poeta e filosofo, fondatore dei gruppi “darsi pace”, marco guzzi è voce capace di aprire orizzonti, anche in giorni di tempesta. l’ho raggiunto per parlare di questo tempo così nuovo e arduo, per ascoltare i suoi pensieri, le sue parole.

a motivo del coronavirus siamo dentro una prova: come viverla senza ansia?
“io credo che questa prova costituisca una specie di spartiacque nella storia dell’umanità, un punto di rottura che ci impone di rivedere completamente i nostri schemi mentali, e anche i progetti evolutivi e di sviluppo, che avevamo elaborato negli ultimi decenni della globalizzazione neoliberista, ma forse anche nei secoli precedenti della modernità. penso cioè che ci troviamo dentro una fase critica di immensa portata, che quindi inevitabilmente ci spaventa, e ci confonde. il modo che mi sembrerebbe più appropriato per affrontare questa crisi sarebbe dunque quello di interrogarci più a fondo anche sulle cause remote, e direi destinali, di questa pandemia, e su tutto ciò che essa mette in crisi. la prima risposta alla paura consiste cioè nel pensiero profondo, nella interrogazione sul significato dell’esistenza umana su questa terra, e su come riorientarla alla luce di quella radicalità che una pandemia mondiale dovrebbe imporci. il secondo modo per vivere questo periodo, attenuandone la sofferenza, consiste nel prenderci cura in forme più serie della nostra interiorità, nell’intraprendere o nell’approfondire la conoscenza di noi stessi, e nel dare tempo e valore a quelle pratiche di meditazione e di contemplazione che ci consentono di sondare e di sperimentare, fisicamente ed emotivamente, profondità pacificate, anche nel mezzo di una tempesta”... continua a leggere



“le messe ‘senza popolo’ on-line? non mi piacciono. purtroppo molti preti sono stati abituati così. per loro non c’è salvezza senza un dio che da fuori viene a salvare l’uomo. se si toglie loro la celebrazione della messa non sanno cosa fare. non capiscono che il signore è già in noi, si fa pane nella parola. egli è dentro l’uomo e chiede di riconoscerlo e di portare il suo amore agli altri”.

sono parole che mi ha detto oggi in una intervista apparsa su repubblica padre alberto maggi. il suo pensiero combacia col mio. a mio parere, infatti, queste celebrazioni on-line, seppure celebrate da uomini in buona fede, sono figlie di una visione di sé e del rapporto con dio sbagliata... continua a leggere


in questo tempo mi capita di pensare spesso ad adriana zarri, che scelse la vita eremitica isolandosi dal mondo in un casolare in piemonte.

il suo fu un isolamento volontario, il nostro di questi giorni forzato. ma a tratti anche il suo, come il nostro, fu aspro, non esente da incertezze, domande e soprattutto attese.

a leggere i suoi testi si scoprono gioie, ma anche dubbi, fatiche, quel non compiuto che è caratteristica costante di chi non si sente arrivato, ma sempre in ricerca. e mi colpisce un passaggio del suo “un eremo non è un guscio di lumaca”, letto in queste ore su una pagina a lei dedicata, nel quale in sostanza comunica a tutti come non vi sia differenza fra noi e lei: nell’isolamento ognuno attende senza sapere chi e cosa arriverà. il senso non sta nel trovare, ma nell'attendere, anzitutto nell'attendere. perché qualcosa sfugge sempre, molto non torna, e ammetterlo non è remissione ma verità... continua a leggere


monaco benedettino camaldolese del sacro eremo di camaldoli, fra axel bayer pratica yoga e meditazione da vent’anni. insegnante dello himalayan yoga institute fondato da swami rama, fra axel è anche responsabile delle relazioni tra l’ashram benedettino di shantivanam a tannirpalli, nel tamil nadu (india) e la casa madre di camaldoli. da molti anni propone corsi di meditazione e iniziative che mettono in dialogo la tradizione cristiana con la saggezza dell’india.

 

fra axel, come vivete a camaldoli questi giorni?

“la nostra vita non è del tutto stravolta. di fatto viviamo sempre in una sorta di ritiro. diciamo che in questi giorni siamo un po’ più eremiti del solito”. ... continua la lettura


don angelo casati, 88 anni, saggista e poeta, voce profetica fra le più ascoltate a milano, mi racconta come sta vivendo questi giorni difficili.

caro angelo, stiamo vivendo una situazione che per molte generazioni è una novità assoluta. c’è tanta paura. come stai tu davanti alla paura?
“sì, caro paolo, forse sta qui l’eccezionalità dei nostri giorni: nel fatto che la paura è generalizzata e tutti in paura per lo stesso evento. per il resto penso che la paura faccia parte della vita, ognuno ha le sue paure, chi più chi meno, chi per una cosa chi per un’altra. come sto io? non ho mai pensato una vita esente da sentimenti di paura, né a una traversata senza momenti di bufera. la guardo in faccia, la mia e quella degli altri che fanno la traversata con me. non condivido l’opinione degli ecclesiastici che vedono nella paura un sintomo di una fede minore. e non penso che sia un segno di poca fede sentirne la presa sulla pelle.
penso a gesù che più volte invitava a superare la paura, a non temere. quando i suoi discepoli per furia di acque e tempeste urlavano dalla barca e i gridi sembrano soffocati dal’urlo delle acque.
eppure anche lui provò sentimenti di paura, quando per esempio di fronte alla morte che ormai incombeva, all’ombra notturna degli ulivi nell’orto ‘cominciò’– dice il vangelo - a spaventarsi e a sentire angoscia e disse ai discoli: ‘l’anima mia è triste fino alla morte’. lo sento compagno delle mie paure e delle paure dell’umanità”. ..... continua la lettura


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