dice due cose che più di altre mi hanno colpito.

la prima è che in questi giorni in una lombardia spaventata dal coronavirus è opportuno tornare con la memoria al 1576, quando Milano venne investita dalla peste. dice: "la chiamarono la peste di san carlo. perché un uomo, san carlo appunto, la visse in modo differente, senza paura, arrivando a dare la vita per gli altri e in questo modo facendo sì che tutti addirittura definissero la stessa peste usando il suo nome. se questi giorni di paura, legittima, ci facessero ritornare a un modo di vivere le relazioni così, come fece san carlo, non sarebbero giornate andate sprecate. Proprio in quei giorni trovo un’indicazione su come stare dentro queste prove".

la seconda è il ricordo di vicende "per certi versi" analoghe vissute nella sua infanzia: "ricordo le piccole bare bianche dei funerali dei bambini, fra questi alcuni miei cugini, che se ne andavano per polmonite e tubercolosi. io stesso a vent’anni fui colpito dalla tubercolosi. c’erano anche allora paura e smarrimento. anche se le famiglie facevano tanti bambini e dunque, seppure nel dolore unico e insieme terribile, le morti erano mitigate dalla presenza dei tanti che restavano. inoltre, c’era un riferimento netto e chiaro alla fede nella risurrezione per cui tutto era vissuto alla fine con speranza".

così angelo scolsa in una lunga intervista concessami oggi su repubblica.

scola ha scelto di abitare a imberido di oggiono dopo aver lasciato la guida dell’arcidiocesi di milano a mario delpini. ha deciso di fare ritorno ai manzoniani luoghi della sua infanzia, vicino a "quel ramo del lago di como che volge a mezzogiorno", distante appena dieci chilometri da malgrate, il paese dove nacque 78 anni fa da suo padre carlo, camionista, e da sua madre regina, guantaia e casalinga, e dove da piccolo conobbe il dolore e insieme la rinascita.



ho mandato per iscritto qualche domanda a víctor manuel fernández, teologo argentino oggi arcivescovo di la plata dopo alcuni anni alla guida dell’università cattolica di argentina. teologo vicino a jorge mario bergoglio, ha contribuito alla stesura di alcuni suoi testi. con lui nel 2014 scrissi per emi “il progetto di francesco. dove vuole portare la chiesa”.

querida amazonia non parla mai di celibato ecclesiastico. perché secondo lei questa scelta?
non parla del celibato perché il sinodo era dedicato piuttosto ai problemi sociali, ambientali e culturali dell’amazzonia, e al cammino di evangelizzazione della chiesa in questo contesto. il celibato non sembra possa essere un tema per un sinodo locale. probabilmente prima di parlare del celibato il papa pensa che si debbano analizzare meglio altri presupposti:
1. che i laici abbiano più potere, reale ed effettivo, per creare, per guidare, per arricchire le comunità, e in ogni caso che ricevano una formazione adeguata.
2. che si pensi prima di tutto alla vita delle comunità, ai carismi, ai ministeri laicali diversi, etc.
3. che si dia priorità, con più forza, all’annuncio del kerygma per suscitare l’incontro con cristo nell’amazzonia, affinché l’annuncio non sia solo dei pastori protestanti.
4. e anche che si pensi meglio a come le comunità delle varie città accolgono gli indigeni che arrivano senza nulla.
credo che il papa pensi che non si debbano tralasciare questi passi per concentrarsi invece sul celibato. per questo motivo non chiude la porta, ma preferisce sottolineare altri punti.

eppure il tema del celibato esiste ed è importante, perché eluderlo?
per il motivo che ho appena detto, perché manca ancora un discernimento più completo ed integrale che non permette che si acceleri.

secondo alcuni il fatto che il papa abbia chiesto di leggere e approfondire il documento conclusivo significa che implicitamente invita a lavorare anche sulla richiesta dei vescovi di ordinare sacerdoti i diaconi permanenti o comunque a lavorare su soluzioni che vanno in quella direzione. è così?
se si legge l’introduzione, il papa dice chiaramente che non solo invita a leggere il documento del sinodo. chiede anche che si metta in pratica. per farlo ci sono diverse mediazioni e diversi tempi. alcuni temi meritano più studio e un discernimento più complesso. ecco la parola chiave che molti dimenticano: discernimento. l’ansia non aiuta a fare le cose perbene e a compiere ciò che lo spirito vuole.

alcuni riformatori sono rimasti delusi dalle sue non-aperture, altri più conservatori continuano a criticarlo seppure di fatto egli non abbia sostanzialmente cambiato la dottrina. chi è per lei papa francesco?
francesco applica il suo principio: “il tempo è superiore allo spazio”. non vuole dominare spazi, ma creare processi che portino alle vere risposte dello Spirito. non è interessato a passare alla storia per i cambiamenti che lui stesso ha iniziato. vuole iniziare processi, anche se poi saranno altri a ricevere gli applausi.


nessuno dovrebbe dimenticare cosa accadde a giordano bruno. perché un uomo che appena quattro secoli fa, era il 17 febbraio del 1600, venne arso vivo in una piazza in centro a roma per le sue idee deve essere motivo di riflessione e messa in discussione per tutti, anzitutto per coloro che quel crimine l’hanno compiuto, ovvero la chiesa cattolica.

giordano bruno era un uomo libero, la cui unica “colpa” fu quella di proporre un pensiero che andava a cozzare contro il controllo delle coscienze che la chiesa pretendeva di avere su tutti. contro le coscienze libere la chiesa usava l’inquisizione, perpetrando un crimine dal quale, seppure con modalità di espresione differenti da allora, ancora oggi a mio avviso in molti devono imparare a emanciparsi.

l’ex sacerdote domenicano fu bruciato sul rogo per eresia. si rifiutò di disconoscere l’infinità dell’universo, la sfericità della terra, la non creazione della materia, l’eliocentrismo, la mortalità dell’anima. ma più in profondità ciò che scandalizzò il sistema di potere del tempo fu il fatto che predicava la possibilità dell’unione con dio all’interno della propria coscienza, in questo modo lasciando in secondo piano l’intermediazione della chiesa. ancora oggi la sua visione profondamente umana spaventa, eppure è l'unica in grado di liberare l'uomo e di farlo volare verso una piena e autentica realizzazione.


"la mia esistenza cambiò quando al posto di chiedermi cosa avessi dovuto fare nella vita, iniziai a domandarmi cosa di quello che facevo rendeva gli altri felici. era evidente: erano le mie foto e i miei video a dare gioia ed emozioni agli altri. la mia strada era quella".

è una bella scoperta, quella fatta da Stefano Tiozzo, a un certo punto della sua vita, circa quattro anni fa. lasciò una professione avviata per seguire ciò che nella sua stessa vita dava felicità agli altri, e così realizzandosi lui. è un cambio di paradigma che in pochi fanno proprio, eppure necessario in questi mondo dove tutti sappiamo solo vivere di egoismo e possesso, pensando che la soddisfazione egotica sia la strada. non lo è. essa risiede nell'essere fedeli alle proprie esigenze, certo. ma quali esattamente? quelle di amore. oggi su repubblica un mio racconto/intervista con stefano, in occasione della prossima uscita del suo libro per edizioni terra santa.


la notizia viene dai vescovi americani. ne ha scritto l’agenzia di stampa degli stessi presuli – catholic news service – e ne parlo oggi su repubblica.it

in sostanza, coloro che credono che nell’esortazione che segue il sinodo per l’amazzonia – “querida amazonia” (amata amazzonia) sarà resa nota domani mattina – il papa aprirà ai preti sposati si sbagliano. lo ha detto lo stesso francesco incontrando ieri i vescovi in visita ad limina.

spiega il vescovo di salt lake city, oscar a. solis, che francesco ha dato ai presuli l’impressione che il tema di ovviare alla carenza di sacerdoti in alcune regioni remote dell’amazzonia con l’ordinazione sacerdotale di diaconi sposati sarà oggetto di discernimento futuro, ma non presente.
 
i media in questi mesi hanno parlato del sinodo concentrandosi principalmente su questo tema. ma in realtà l’assise, come l’esortazione che ne è la vera conclusione, abbraccia problematiche più ampie e per la chiesa altrettanto importanti come i temi sociali ed ecologici. l’arcivescovo wester di santa fe ha spiegato che in sostanza il papa, molto delicatamente, ha detto che sul tema dell’ordinazione dei preti sposati non ha sentito che lo spirito santo fosse all’opera in questo momento.
 
un mese fa parecchio rumore fece un libro del cardinale robert sarah, con un contributo di benedetto XVI, dedicato all’importanza del celibato sacerdotale. il libro, uscito prima dell’esortazione, sollevò un polverone perché venne letto da alcuni come la volontà di influenzare francesco su un tema sensibilissimo per la chiesa. in realtà, secondo quanto trapela da oltretevere, sembra che l’esortazione sia stata portata a termine già a fine dicembre e dunque prima dell’uscito del libro.
 
la vicenda di questi giorni ricorda molto quando accadde con con l’enciclica humanae vitae di paolo vi nel 1968. anche allora parti della chiesa, fra queste con forza l’episcopato olandese, chiedevano aperture che montini non diede. così oggi, se tutto sarà confermato, francesco.

ps. il giorno seguente le dichiarazioni dei vescovi americani è stata resa nota l'intera esortazione. il testo conferma quanto anticipato. francesco, senza mai citare il tema del celibato ecclesiastico, non apre alla possibilità di ordinare sacerdoti i diaconi sposati. nell'esortazione il papa sceglie di non aprire spiragli a un cambiamento di regole sul celibato dei preti non rispondendo alla richiesta di ordinare sacerdoti i diaconi sposati contenuta del documento finale del sinodo stesso. il tutto nonostante nella chiesa cattolica vi siano eccezioni in questo senso, dai preti sposati nelle chiese di rito orientale fino ai sacerdoti anglicani sposati e riammessi alla comunione con roma. anche se il papa invita a leggere integralmente il documento finale, base per scrivere l'esortazione pubblicata oggi, auspicando che tutta la chiesa si lasci "arricchire e interpellare" da esso, questo non ha valore magisteriale. e, dunque, le vie possibili per superare la regola restano esclusivamente quelle già previste dal codice di diritto canonico e cioè che un vescovo chieda al papa la dispensa da una delle materie obbligatorie per accedere al sacerdozio, fra queste anche il celibato. ma sono eccezioni già previste, terze vie in questa esortazione non vengono contemplate.


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