• Solo chi non crede di possedere Dio e la scienza di Dio è davvero sulla strada del Regno.

    (Marion Muller-Colard, scrittrice, vive col marito in un piccolo eremo nei Vosgi)

  • Lunedì 26 novembre 2018 ho pubblicato su Repubblica un'intervista a Leonardo Boff, in seguito all'uscita per Gabrielli Editori di un suo commento a l’Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis: "Imitazione di Cristo e sequela di Gesù". Il noto esponente della Teologia della liberazione considera questo lavoro il suo “canto del cigno”. A uno dei testi più meditati dopo il Vangelo, e ritraducendo partendo dall’edizione della Tipografia poliglotta Vaticana, Boff aggiunge, "nel tramonto della vita", un quinto libro sulla sequela di Gesù.

    L'intervista entra nel vivo del rapporto sempre dicotomico fra Vangelo e potere. Detto in parole semplici: si può essere cristiani e insieme vivere il cristianesimo come prevaricazione e potere da esercitare sugli altri? La risposta ovviamente è negativa, seppure per molti ancora oggi, ne siano consapevoli o meno, non sia una risposta così scontata. Qui pubblico l'intervista integrale, ben più lunga di quella uscita su Repubblica, nella quale Boff parla anche della sua vicenda personale che lo portò a uno scontro durissimo con le gerarchie vaticane. Buona lettura.

    Leonardo Boff legge l’Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis, uno dei testi più meditati dopo il Vangelo. Perché un teologo della Liberazione senza la necessità di paragonarsi a un testo ascetico che predica la necessità del ritorno a un dialogo personale con Cristo?

    "La teologia della liberazione è nata da un'esperienza spirituale, quella di vedere nel povero il Cristo crocifisso. Ciò ha comportato per prima cosa un senso di indignazione, poi un sentimento di misericordia e infine un'opzione per i poveri contro la povertà e per la giustizia sociale, necessariamente legata a una liberazione a tutti i livelli. Senza tale esperienza originaria non è possibile comprendere la Teologia della Liberazione. La passione dei poveri ci ha permesso di vedere la Passione di Cristo. L'impegno a favore dei poveri è un atto d'amore senza il quale la Teologia della Liberazione non sarebbe teologia. Fin da piccolo ho sempre letto l'Imitazione di Cristo. Con il tempo, però, mi sono reso conto del carattere dualista della sua teologia, che ripone tutta l'importanza sulla dimensione dello spirito e dell'eternità e descrive il mondo come il luogo della tentazione e dell'espiazione. Il Vaticano II ci ha risvegliato a una visione globalizzante, ponendoci tutti sotto l'arcobaleno della grazia divina. Il Regno si realizza nel mondo religioso attraverso la preghiera, ma anche nel mondo laico attraverso l'etica. Ho preso allora la decisione di ritradurre, a partire dall'edizione della Tipografia poliglotta Vaticana, quel testo di carattere dualista alla luce non della mia teologia, ma di quella ufficiale del Vaticano II, pur restando sempre fedele al contenuto originario di Tommaso da Kempis, appena con l'aggiunta di espressioni che inserissero, accanto ai valori eterni, quelli del mondo. Tuttavia, 600 anni dopo quell'opera,  molto è cambiato a livello di teologia e di spiritualità. In maniera particolare in America Latina, ma anche nella teologia accademica europea, si è data molta importanza alla sequela del Gesù storico, al suo impegno a favore dei poveri, al suo conflitto con una religione ritualista e farisaica e con i rappresentanti dell'Impero romano e alla sua predicazione del Regno di Dio, vista come un crimine di lesa maestà rispetto all'unico regno di Cesare. Un conflitto a causa del quale Gesù è stato crocifisso. L'Imitazione di Cristo - centrata sul Cristo della fede, sull'incarnazione del Verbo e sul Dio presente tra noi - quasi non parla di resurrezione, ponendo l'accento sulla morte e sulla sofferenza. Ma ciò non è sufficiente. Per questo, a completamento dell'Imitazione di Cristo, mi sono permesso di aggiungere un quinto libro sulla sequela di Gesù, utilizzando la cosmovisione contemporanea, quella dell'universo in evoluzione, della Terra come la parte pensante dell'universo e di noi esseri umani come quella porzione della Terra che sente, che pensa, che ama e che venera. La Sequela di Gesù è stata concepita all'interno della nuova cosmologia, vedendo il Gesù storico sorgere da dentro la materia dell'universo in evoluzione e farsi nostro fratello. E così credo di essere riuscito a unire il Cristo della fede con il Gesù storico.

    Anche Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e Martin Heidegger lessero Tommaso da Kempis riflettendo in particolare sul tema dello svuotamento di sé contro ogni attaccamento al proprio io. Di questo c’è bisogno ancora oggi?

    "È un tema centrale dell'Imitazione di Cristo e rappresenta l'atteggiamento di Gesù che, "pur essendo di natura divina", ha spogliato se stesso per essere uguale a noi (Filippesi 2,6). Questa rinuncia all'attaccamento al proprio io è la prima virtù del buddhismo e anche del cammino spirituale cristiano: porre l'accento non su se stessi ma sull'altro e su Dio. Ed è il tema centrale del più grande dei mistici dell'Occidente, Meister Eckhart, con il suo Abgeschiedenheit, detachment, la pratica del distacco. Psicologi come Freud e filosofi come Heidegger hanno compreso tale esigenza di Tommaso da Kempis. Il distacco è il primo passo per il vero processo di individuazione e di identità personale. È ciò che ci assicura il dono più grande dopo l'amore, che è la libertà interiore".
     
    Lei parla della necessità di trovare una complementarietà tra il Gesù della fede e il Gesù storico. E spiega che seguire Gesù significa assumere la sua causa, correre i suoi rischi ed eventualmente accettare il suo stesso tragico destino. Cosa significa?

    "È una realtà testimoniata dalla Chiesa della liberazione dell'America Latina sotto i regimi militari in vari Paesi. È questo tipo di Chiesa a prendere sul serio l'opzione per i poveri, la quale ha prodotto e produce anche oggi tanti martiri, tra i laici e le laiche, i preti e vescovi come Oscar Romero in El Salvador  e Angelelli in Argentina. Tutti impegnati sulla linea della sequela di Gesù, assumendo la sua causa della giustizia per i poveri, della difesa dei diritti umani essenziali e della denuncia dei crimini del regime militare. Chi fa proprio ciò che Gesù ha detto e ha fatto non può pensare di mettere la propria sopravvivenza al di sopra di tutto. Nessun profeta è morto nel suo letto. Tutti hanno vissuto lo stesso destino di Gesù. Questi cristiani impegnati nella sequela di Gesù conoscevano i rischi a cui andavano incontro, ma non per questo hanno abbandonato i poveri e la sacra causa della giustizia. Erano consapevoli che non sarebbero state la persecuzione e la morte ad avere l'ultima parola, ma la resurrezione sperimentata da Gesù dei vangeli: l'irruzione dell'essere umano nuovo, anticipazione di ciò che tutti saranno un giorno".
     
    La Chiesa sembra ancora in molte sue parti legata a una visione imperialista/costantiniana, immersa nella storia e votata alla conquista del potere. E Francesco a volte sembra una meteora in un mondo che fatica a tenere il suo passo. Cosa pensa?

    "Credo sinceramente che la Chiesa-istituzione, cioè la Chiesa come società gerarchica, non si senta parte del Popolo di Dio come richiedeva il Concilio Vaticano II, ma al di fuori e al di sopra di esso. Organizzandosi non attorno al più antico concetto di communio, di comunione tra tutti, ma attorno al potere sacro (sacra potestas), escludente perché concentrato solo in alcune mani, questo tipo di Chiesa-società gerarchica è caduta nelle tre tentazioni affrontate e superate da Gesù: la tentazione del potere religioso, quella di riformare il mondo a partire dal tempio; la tentazione del potere profetico, quella di trasformare le pietre in pane, e infine la tentazione del potere politico, quella di dominare su tutti i popoli. Nel corso della storia, fino ai nostri giorni, la Chiesa non ha saputo resistere a queste tentazioni, alleandosi ai potenti di questo mondo. E, legandosi ai potenti, ha perso i poveri, non sapendo come evangelizzarli e riducendoli così a semplici fedeli di una parrocchia e a consumatori passivi di beni religiosi. Restano attuali le parole pronunciate dal cattolico Lord Acton (1843-1902) in riferimento ai potenti papi del Rinascimento: 'Il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe in modo assoluto'. E ancora: 'Il mio dogma è la malvagità in generale degli uomini detentori di autorità; sono i più soggetti alla corruzione'. E ancora più pertinente è quanto affermava Hobbes riguardo al potere, che, diceva, si sostiene solo sul “desiderio incessante di avere sempre più potere”. Tutte parole che si sono concretizzate nella storia della Chiesa, attraverso una concentrazione enorme di potere unicamente nelle mani del clero, con esclusione in particolare delle donne. È stato necessario un papa proveniente dalla fine del mondo, un papa che ha scelto il nome Francesco, archetipo della povertà e della rinuncia a ogni potere, per mostrare come la gerarchia della Chiesa debba orientarsi in base al servizio (ierodulia) e non al potere sacro (ierarchia). Avremmo allora più una Chiesa comunità che una Chiesa società dal potere esclusivo di alcuni.
     
    Lei subì un certo ostracismo da Roma? Come le sembra il Vaticano cinque anni dopo l’arrivo di Francesco?

    "Non mi sono mai sentito vittima di ostracismo, perché, una volta promosso allo stato laicale, allo stato di Gesù che era un laico, appartenente alla tribù di David e non di Levi, come evidenzia la Lettera agli Ebrei, ho continuato a fare teologia, a celebrare l'eucaristia nelle comunità senza prete e a realizzare tutti i sacramenti, sempre nel caso in cui manchi un sacerdote. Ho ricevuto il sostegno di molti vescovi, specialmente del cardinal Arns di São Paulo, che è stato mio professore di teologia, e del cardinal Lorscheider, entrambi francescani, che sono venuti a Roma in occasione del processo a cui sono stato sottoposto da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede sul libro 'Chiesa: carisma e potere' (1982), al fine di testimoniare la validità della mia teologia per le comunità del Brasile. Grazie a Dio, non ho conservato alcun rancore per la punizione che mi è stata inflitta del 'silentium obsequiosum'. Sapevo che la teologia del potere sacro operante nella testa dei responsabili dell'ex Sant'Uffizio avrebbe reso inevitabile la mia condanna. Mi sentivo nel vero e avevo l'appoggio della Conferenza dei vescovi del Brasile. Per questo accettai tranquillo l'imposizione del “silenzio ossequioso”, poi sospeso direttamente da Giovanni Paolo II".
     
    Papa Bergoglio subisce diverse critiche. Perché questa ostilità?

    "Credo che i conservatori fossero abituati a un papa faraone, con titoli e simboli del potere ereditati dagli imperatori pagani. Poi all'improvviso arriva un papa al di fuori del quadro tradizionale, che si spoglia di tutto questo apparato profano che allontana i fedeli e asseconda la vanità clericale. Quando vedo la sfilata dei cardinali in pompa magna penso involontariamente al carnevale di Rio de Janeiro.  Papa Francesco è legato al clima culturale della Teologia della Liberazione di matrice argentina, che è un'opzione per il popolo oppresso e per la sua cultura negata, e ne vive la prospettiva di fede. Rinunciando a vivere nell'appartamento pontificio - sarebbe stato un tradimento nei confronti dell'altro Francesco, quello di Assisi - va ad abitare nel pensionato di Santa Marta e mangia insieme agli altri. Così, scherza, è più difficile che lo avvelenino. È una figura liberatrice, che ama veramente i poveri, che invita i rappresentanti dei movimenti popolari a raccontare la propria sofferenza e ad analizzarne le cause, il sistema che pone il denaro al centro di tutto e che produce milioni e milioni di poveri. Non si era mai vista tanta libertà nel chiamare per nome il sistema crudele e senza pietà che sacrifica la maggioranza degli esseri umani. Non risparmia critiche alla curia romana, al carrierismo e a una Chiesa che intende se stessa come una fortezza, anziché come 'una Chiesa in uscita' o un ospedale da campo. Questo papa è uno scandalo per questi esseri medievali persi all'interno del XXI secolo. Bisogna riconoscere che in Europa vive appena il 25% dei cattolici, mentre il 62% si trova nelle Americhe e la percentuale restante in Africa e in Asia. Quella cattolica, pertanto, è diventata prevalentemente una Chiesa del Terzo Mondo, delle periferie dell'attuale sistema. Ma questi conservatori non accettano un papa che non provenga dal loro vecchio e moribondo cristianesimo. Francesco porta l'atmosfera nuova di Chiese che non sono più lo specchio di quelle europee, ma Chiese-fonti, con la loro teologia, la loro pastorale rivolta specialmente ai più poveri, la loro liturgia e il loro modo di rendere lode a Dio. Così come in Brasile l'oligarchia non ha mai accettato che un operaio venuto dal mondo dei poveri arrivasse alla presidenza del Paese, allo stesso modo questi rappresentanti di un mondo passato non accettano un papa del Terzo e Quarto Mondo. Essi sono, nel significato antico della parola, “eretici”, coloro, cioè, che dividono il corpo ecclesiale. E non si vergognano neppure di nascondere i loro legami con il conservatorismo di Trump attraverso la sinistra figura di Steve Bannon, uno dei suoi consiglieri nonché cattolico reazionario. Nonostante la loro opposizione, scandalosa per i fedeli, papa Francesco è oggi, insieme al Dalai Lama, una delle grandi risorse etico-spirituali dell'umanità. Un faro in grado di alimentare la speranza che esistano ancora la condizioni per salvare la Casa Comune, la vita e la nostra civiltà oggi minacciate dalla macchina di morte che abbiamo costruito e che, con le sue armi chimiche, biologiche e nucleari, può distruggere l'intera umanità. È in risposta a questo pericolo che il papa ha scritto l'enciclica Laudato si' sulla cura della Casa Comune, non solo per i cristiani ma per tutta l'umanità. Questa volta non avremo a disposizione un'Arca di Noè che salvi alcuni e lasci morire gli altri. O ci salviamo tutti insieme o tutti ingrosseremo la fila di chi è in marcia verso l'abisso. Tutto questo papa Francesco lo sa, mentre non lo sanno i suoi oppositori, preoccupati di questioncine morali mentre il Titanic umano sta affondando".
     
    Se potesse tornare indietro nella sua vita di sacerdote e di pensatore laico, cosa cambierebbe? Quali errori cercherebbe di non commettere più?

    "Non tornerei mai allo stato clericale. Conservo lo spirito francescano del "Sole" di Assisi, come Dante definisce San Francesco. E continuo a fare quello che facevo prima. Nel mio stato laicale vedo persino un segno della Provvidenza divina. Se non fossi stato un laico non sarei mai stato invitato a partecipare all'elaborazione della Carta della Terra e al Gruppo per la riforma delle Nazioni Unite o a collaborare con il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite Miguel d’Escoto, come suo ghostwriter, nel biennio 2008-2009. Né avrei esercitato altre funzioni, tanto in ambiente accademico quanto in ambito popolare".
     
    Si sente sempre un figlio della Chiesa?

    "Mi sento un cristiano cattolico ed ecumenico all'interno della Grande Chiesa-Popolo di Dio e amico di papa Francesco. Nel tramonto della vita - compirò 80 anni a dicembre - non mi preoccupo del passato ma rivolgo i miei occhi all'eternità. Il mio canto del cigno, come teologo, è stato quello di ritradurre l'Imitazione di Cristo, opera di uno dei più grandi maestri spirituali, aggiungendo un capitolo sulla Sequela di Gesù. Unire il mio nome, quello di un theologus peregrinus, a quello di Tommaso da Kempis è per me l'onore più grande. Ne è valsa la pena?, si domandava Fernando Pessoa, il più grande poeta portoghese. Faccio mia la sua stessa risposta: 'Tutto vale la pena se l'anima non è piccola'. Posso dire che, con la grazia di Dio, ho cercato di fare in modo che la mia anima non fosse piccola".

    (Traduzione di Claudia Fanti)