Napoli ferita a morte: pulizie di primavera in onore di Berlusconi. Gli autobus deviano a seconda dei roghi

Napoli «ti ferisce a morte o ti addormenta» scrisse Raffaele La Capria nel romanzo che nel 1961 gli valse il premio Strega: Ferito a morte. E oggi, 47 anni dopo, poco è cambiato. Napoli, a viverci dentro, ancora ferisce a morte, ma il suo pungiglione quest’oggi ha sembianze diverse da quelle descritte dal celebre scrittore partenopeo. La ferita è di altro tipo. È quella tenuta aperta dal puzzo maleodorante delle tonnellate di rifiuti ancora non raccattati dalle strade e, insieme, delle centinaia di roghi e più che nelle giornate di ieri e dell’altro ieri ancora nascevano come funghi un po’ ovunque.

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