Concistoro all’europea. Così l’impronta di B-XVI inciderà sui nuovi cardinali
27 febbraio 2010 -
Il collegio cardinalizio è un insieme di pesi diversi. E’ il Pontefice regnante che lo modifica con nuovi innesti, offrendo in questo modo indicazioni per la propria, futura, successione. Ogni concistoro, in questo senso, è una scossa da valutare attentamente. L’ultima scossa (la seconda del suo pontificato) Benedetto XVI la diede nel novembre del 2007. La prossima è prevista quest’anno, probabilmente per la vigilia della festa di Cristo Re, sabato 20 novembre. Oggi i cardinali elettori (e cioè i porporati che hanno meno di ottant’anni) sono soltanto 111. Nove in meno, dunque, dei 120 previsti ai sensi del motu proprio Ingravescentem Aetatem di Paolo VI. Ma il numero degli uscenti aumenterà di parecchio nel 2010 (dieci unità) e agli inizi del 2011, tra gennaio e marzo: cinque unità. Ciò significa che i posti a disposizione nel concistoro di novembre saranno ventiquattro, un numero considerevole, e che è in grado di mutare gli equilibri e gli assetti dell’intero vertice della chiesa. Un tetto, tuttavia, che il Papa potrebbe addirittura sforare in eccesso qualora ritenesse opportuno farlo.
A uscire non sono porporati di secondo piano. C’è il cardinale Camillo Ruini che compie ottant’anni nel febbraio del 2011. C’è l’ex primate d’Olanda, Adrianus Johannes Simonis, per anni spinta dei movimenti ecclesiali nel Nord Europa. Ci sono i francesi Bernard Panafieu (ex arcivescovo di Marsiglia) e Paul Poupard. Non secondari anche gli addii dell’americano Bernard Francis Law il quale, pur relegato ad arciprete di Santa Maria Maggiore, resta molto ascoltato negli Stati Uniti. E del cardinale Julián Herranz, legato all’Opus Dei e in grado di garantire una notevole influenza sulla chiesa spagnola.
Ipotizzare chi saranno i 24 (o forse più) entranti è un esercizio delicato ma non impossibile. Tutto fa pensare che il concistoro avverrà dopo che alcuni capi dicastero della curia romana lasceranno il proprio incarico per motivi di età: il prefetto dei vescovi, quello del clero e quello dei religiosi, anzitutto. Se così sarà, e se al posto del cardinale Giovanni Battista Re andrà l’arcivescovo di Sydney, il già cardinale George Pell, nel concistoro di novembre entreranno anzitutto i due nuovi prefetti del clero e dei religiosi e, con loro, l’unico prefetto di congregazione oggi non ancora cardinale, ovvero il salesiano prefetto dei santi Angelo Amato. Quindi gli altri capi di dicastero assimilabili per importanza alle congregazioni: Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo tribunale della segnatura apostolica; Velasio De Paolis, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede; Fortunato Baldelli, dal 2009 penitenziere maggiore al posto di James Francis Stafford; Francesco Monterisi, arciprete della basilica di San Paolo fuori le mura; Paolo Sardi, pro-patrono del Sovrano militare ordine di Malta.
Fin qui i nomi certi. Che già dicono molto. Sono, infatti, cinque gli italiani sicuri della berretta rossa. A questi dovrebbero aggiungersi i tre italiani a capo di sedi vescovili importanti che ancora non sono stati creati cardinali: Paolo Romeo (Palermo), Giuseppe Betori (Firenze) e chi andrà a sostituire Severino Poletto a Torino: con ogni probabilità il vercellese Giuseppe Versaldi, arcivescovo di Alessandria.
Tra i nuovi cardinali sono previsti tanti europei (italiani a parte). Ee è qui, nel peso dato ai porporati d’Europa, che Ratzinger offre al nuovo collegio la sua pennellata più profonda. Molto probabili, infatti, sono le berrette a Reinhard Marx (Monaco di Baviera), Kazimierz Nycz (Varsavia), Braulio Rodríguez Plaza (Toledo), Vincent Nichols (Westminster), Willem Jacobus Eijk (Utrecht), André-Joseph Léonard (Malines-Bruxelles). Senza contare i presuli dei pontifici consigli ancora senza berretta (anche loro tutti europei): Gianfranco Ravasi, Antonio Maria Vegliò, Zygmunt Zimowski, Francesco Coccopalmerio e i due che andranno a sostituire rispettivamente Walter Kasper all’Unità dei cristiani e Paul Josef Cordes a “Cor Unum”.
Ovviamente vi saranno anche nuovi cardinali extra europei. Tre gli africani: Laurent Monsengwo Pasinya (Kinshasa), Simon-Victor Tonyé Bakot (Yaoundé), Cyprian Kizito Lwanga (Kampala). Per le americhe: Thomas Christopher Collins (Toronto), Timothy Dolan (New York), Nicolás Cotugno Fanizzi (Montevideo), Orani João Tempesta (Rio de Janeiro) e uno tra i vescovi di Belo Horizonte e Brasilia. In Asia: Malcolm Ranjith (Colombo); Charles Maung Bo (Yangon) e Peter Takeo Okada (Tokyo). Infine un’ipotesi suggestiva: Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme.
Pubblicato sul Foglio sabato 27 febbraio 2010
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I poteri e la grazia. Tutti i santi d’Europa assistono al faccia a faccia tra il Cav. e Bertone in una mostra per incontri notevoli
8 ottobre 2009 -
Roma. Proseguono senza intoppi, all’apparenza (senz’altro soltanto all’apparenza) incuranti del mondo e delle beghe di tutti i giorni, le strette di mano, i sorrisi, i colloqui diplomatici ma soprattutto amichevoli tra Silvio Berlusconi, esponenti della maggioranza di governo, e le più alte gerarchie vaticane e della chiesa italiana. Incontri amichevoli perché un conto sono i problemi del governo e del suo premier, altra cosa è la cordialità tra le due parti che resta sempre e comunque. Negli ultimi giorni, per ben due volte, è toccato ai santi patroni d’Europa, ovvero alla prestigiosa e regale mostra “Il Potere e la Gloria” in scena a Palazzo Venezia (un complesso e affascinante intreccio tra la storia d’Europa, i suoi popoli e duemila anni di storia della santità cristiana), fare da spettatrice a incontri ufficiali e al contempo informali tra le due parti: il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Giovanni Battista Re, Gianni Letta e Franco Frattini lunedì sera in una cena tra i chiostri del Palazzo; il cardinale Tarcisio Bertone, Angelo Bagnasco, Julian Herranz, Berlusconi, ancora Gianni Letta, Giulio Tremonti, Andrea Ronchi ieri sera. Quello di ieri, ovviamente, era l’intreccio clou tra gerarchie vaticane e uomini di governo: sanciva l’inaugurazione vera e propria della mostra (Bertone e Berlusconi hanno tagliato il nastro assieme) e, inoltre, cadeva (casualmente) poche ore dopo il verdetto della Consulta che giudicava illegittimo il Lodo Alfano. E i due, Berlusconi e Bertone, ne hanno probabilmente anche potuto parlare a quattr’occhi quando, alla fine di tutto, si sono appartati per qualche minuto a dialogare privatamente.
E’ un leit motiv delle ultime settimane quello che vuole che non vengano programmati in giorni qualunque gli incontri tra Bertone e Berlusconi. I due, infatti, avrebbero dovuto vedersi l’ultimo venerdì di agosto, a L’Aquila, alla festa della Perdonanza, ma per motivi di prudenza, tutto saltò: il Giornale aveva appena attaccato il direttore di Avvenire Dino Boffo. Poi, Ciampino, quindici giorni fa circa: i due si videro di sfuggita appena prima che Benedetto XVI decollasse per Praga. Berlusconi era appena atterrato da Pittsburgh: l’incontro valse più che altro come foto-notizia. Anche ieri, a onor del vero, non c’era molto di più. Nel senso che i santi patroni d’Europa, che pure erano l’oggetto del ritrovarsi, sono inevitabilmente scemati in secondo piano.
Berlusconi è arrivato, sorridente, pochi minuti prima di Bertone. L’ha aspettato sulla porta di Palazzo Venezia (via del Plebiscito) e l’ha accompagnato (sempre sorridente) lungo i due piani di scale che portano alla sala del nastro, dei quadri, dei santi dell’Europa cristiana. Nell’unica sala dotata di microfoni, il premier ha scherzato (ma neanche troppo) con Bertone (anch’egli molto sorridente): “C’è una grave lacuna nella mostra – ha detto – Manca san Silvio da Arcore che fa sì che l’Italia non sia in mano a certa sinistra che con la religione ha poco a che fare”. Bertone ha sorriso, neanche troppo imbarazzato. E, lasciato sfogare Berlusconi, ha tenuto un breve discorso che l’Osservatore Romano ha intitolato “Come realizzare una vita di qualità”. Un testo in cui il segretario di stato vaticano, ovvero colui che cura per il Papa i rapporti diplomatici con i governi del mondo, ha sottolineato come “per aiutare i nostri contemporanei a costruire vite cariche di senso non bastano politiche intelligenti e diplomazie efficaci: occorrono – ha ricordato – onesti cittadini e buoni cristiani, come diceva don Bosco”.
Gli esempi a cui guardare di certo non mancavano: “Sono i santi che hanno edificato l’Europa con la forza dello spirito cristiano”, ha detto Bertone. “Anche io – ha sottolineato poco prima Berlusconi stando sull’argomento – all’epoca mi sono battuto per introdurre le radici cristiane nella Costituzione europea, ma non è stato possibile perché qualche laicone si è opposto”. E di laiconi, gente comune e meno comune, ieri sera, a Palazzo Venezia ce n’erano parecchi. Un buffet di molteplici pietanze e tanti personaggi a consumarle. Gente elegante, coi santi patroni a fare da sfondo.
Il resto è cronaca: la compagine vaticana che, subito dopo il faccia a faccia Bertone-Berlusconi, lascia Palazzo Venezia e i suoi santi senza rilasciare dichiarazioni. Berlusconi, invece, che uscendo dedica parole al verdetto della Consulta e a Napolitano.
Pubblicato sul Foglio giovedì 8 ottobre 2009
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Dino Boffo, il giorno dopo
30 agosto 2009 -
Alla fine il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Angelo Bagnasco ha detto la sua in difesa del direttore di Avvenire Dino Boffo. E, senz’altro, la difesa era dovuta. Boffo, infatti, è stato in questi primi anni di presidenza del successore di Ruini il principale suggeritore del cardinale Bagnasco. E poi, nell’immediato, la Chiesa italiana non ha altra strategia da mettere in campo: in questo momento, insomma, fare quadrato resta la cosa più importante.
Durissime davvero le parole di Bagnasco: «L’attacco che è stato fatto al dott. Boffo direttore di Avvenire – ha detto il porporato prima di celebrare la messa per la festa del santuario della Madonna della Guardia – è un fatto disgustoso e molto grave». E ancora: «Rinnovo al direttore di Avvenire tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani e delle Comunità cristiane».
La Santa Sede ha seguito con apprensione le ore che hanno visto il direttore del Giornale Vittorio Feltri sbattere in prima pagina un attacco al veleno diretto a Boffo. E, insieme, in Vaticano hanno condiviso la scelta della difesa. Non è questo, infatti, il momento di cedere. Più avanti, invece, si vedrà. A ben vedere, infatti, è nel medio periodo (e cioè entro Natale) che il cardinale segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone potrebbe intervenire nei confronti di Bagnasco per convincerlo a trovare un’alternativa a Boffo. In fondo, dopo tanti anni di conduzione di Avvenire, uno passo indietro potrebbe essere salutare anche per lui.
Ieri, il giornale dei vescovi è andato avanti con la difesa senza tentennamenti: Avvenire, infatti, ha pubblicato la lettera del direttore già resa nota l’altro ieri, la nota della Cei e la solidarietà della redazione.
Il cardinale Angelo Bagnasco, nel venerdì più difficile per i rapporti tra Governo e vertici della Chiesa, non aveva voluto rilasciare alcuna dichiarazione ai giornalisti che lo aspettavano alla partenza del pellegrinaggio a piedi della vigilia della Festa della Madonna della Guardia alle pendici del Monte Figogna.
Ma, evidentemente, dopo una notte difficile, ha preferito reagire e dire la sua.
E che la Santa Sede, e quindi Bertone, in questo momento ritenga che la linea della difesa sia quella giusta lo testimonia l’Osservatore Romano in edicola oggi: il quotidiano della Santa Sede, infatti, all’indomani dell’annullamento della partecipazione del premier alle celebrazioni della Perdonanza celestiniana presiedute all’Aquila dal segretario di stato vaticano, e dell’attacco del Giornale sceglie oggi di non intervenire nella vicenda con articoli né commenti. Ma sulle pagine del quotidiano d’Oltretevere trova comunque spazio il commento al caso Boffo rilasciato ai giornalisti questa mattina dal presidente della Cei. L’Osservatore, poi e significativamente, pubblica alcuni passaggi dell’omelia di Bagnasco in cui il presidente dei vescovi italiani richiama l’importanza della sacralità della vita umana e dell’inviolabilità della dignità umana.
Bagnasco, nell’omelia, ha toccati diversi temi (molti inerenti l’azione del Governo in carica), a cominciare da quello della sicurezza. «Sicurezza e solidarietà non sono due opzioni contrapposte, ma un’unica e inscindibile strada, perché si radicano entrambe nell’unità della persona, della natura umana», ha spiegato il cardinale. Entrambe sono «universalmente volute sono valori oggettivi e universali che testimoniano l’’esistenza di un diritto naturale valido sempre e ovunque» e «sono diritti da rivendicare giustamente e doveri da onorare onestamente, nel quadro delle situazioni concrete della vita dei singoli, delle società, delle Nazioni». «In un clima di nichilismo valoriale non si cadrebbe inevitabilmente in uno Stato etico? Che pretende di decidere l’ordine morale fondamentale, anziché riconoscere i valori costitutivi della persona, quelli che scaturiscono non dai desideri dei singoli ma dalla natura umana di tutti, come l’inviolabilità della vita umana, un lavoro decente, l’onorabilità, la cultura, la libertà, la casa, la sicurezza, la solidarietà».
È stato questo un altro dei passaggi dell’omelia dell’arcivescovo di Genova. «Che l’uomo sia fatto così com’è, anima e corpo – ha aggiunto il prelato – precede qualunque nostra decisione e vincola il dover essere morale dei singoli e della collettività: vincola qualsiasi autorità». «Si dirà forse che il mio dire è una forma di “ingerenza” in ambiti che non sono di mia competenza. Perchè, invece, non pensare ad un contributo che la Chiesa in moltissime forme – religiose e pastorali, culturali e sociali – offre alla riflessione di tutti e per il bene comune?».
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