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Entra in campo Ferrara
mar 15, 2010 BLOG, PALAZZOAPOSTOLICO.IT 7 Comments
Quello che la chiesa oggi non dice, lo scrive Giuliano Ferrara, sul Foglio, qui: “I moralisti dalla vita bassa che tengono la chiesa sotto assedio“.
Pubblicato su palazzoapostolico.it lunedì 15 marzo 2010
B-XVI rilancia la “profezia” del celibato e scrive un decalogo anti pedofili
mar 13, 2010 IL FOGLIO Leave a comment
La risposta del Papa al vociare di questi giorni, al tentativo di legare i casi di abusi sessuali su minori perpetrati da preti al vincolo del celibato, è arrivata ieri con un discorso molto atteso, soprattutto in Vaticano, rivolto ai partecipanti al convegno organizzato dalla Congregazione per il clero sul sacerdozio. Perché una parola “ratzingeriana” sul celibato era, secondo molti, opportuno arrivasse. Benedetto XVI non si è limitato a ribadire un concetto a lui caro: il celibato “rimane un valore sacro”. Ma, a suo modo, ha detto di più. Ha parlato di un’epoca, la nostra, “policentrica” e, dunque, “incline a sfumare ogni tipo di concezione identitaria”.
Un’epoca contro la quale la chiesa deve contrapporre “la peculiarità teologica del ministero ordinato per non cedere alla tentazione di ridurlo alle categorie culturali dominanti”. Certo, riaffermare il valore del celibato non significa sottovalutare le colpe delle quali si sono macchiati alcuni sacerdoti nel mondo. Su queste colpe il Papa ha confermato ancora ieri al presidente dei vescovi tedeschi, Robert Zollitsch, la linea della “tolleranza zero”, annunciando inoltre un’Istruzione in merito che potrebbe prevedere l’immediata denuncia alla magistratura dei preti colpevoli. Si tratta di un vero e proprio decalogo, al vaglio ora della Dottrina per la fede.
Benedetto XVI ieri è tornato sul tema dell’ermeneutica del Concilio Vaticano II, tema già esposto nel discorso alla curia romana del 2005. Come il Concilio va letto in un’ottica di continuità col passato, senza cercare di sfregiarlo portando i suoi testi a un appiattimento a ciò che il mondo pensa e dice, così la vocazione sacerdotale – il sacerdote è “uomo del sacro, sottratto al mondo per intercedere a favore del mondo”, ha detto ieri il Papa –, deve mantenere le sue peculiarità. Il prete è uomo di Dio, ponte tra l’umanità e il trascendente, e come tale non deve cedere a “pericolosi riduzionismi” che nei decenni passati l’hanno presentato come un “operatore sociale”. La cita, Ratzinger, l’ermeneutica conciliare, dicendo che oggi sarebbe opportuna anche “un’ermeneutica che potremmo definire della continuità sacerdotale, la quale, partendo da Gesù e passando attraverso i duemila anni della storia di grandezza e di santità, di cultura e di pietà che il sacerdozio ha scritto nel mondo, giunga fino ai nostri giorni”.
Benedetto XVI usa termini importanti, poi ripresi, in serata, da monsignor Mauro Piacenza, segretario del clero, nelle conclusioni del convegno alla Lateranense. Dice, il Papa, che il sacerdozio deve fiorire nel “carisma della profezia”. Perché c’è grande bisogno di sacerdoti che “parlino di Dio al mondo e che presentino a Dio il mondo”. Uomini “non soggetti a effimere mode culturali, ma capaci di vivere autenticamente quella libertà che solo la certezza dell’appartenenza a Dio è in grado di donare”. Cos’è, infatti, il prete? E’ un uomo “di un Altro”. E come si può essere di un Altro se non attraverso il celibato? “Esso è autentica profezia del Regno”.
Anche Vittorio Messori, giornalista e biografo di Wojtyla e di Ratzinger, parla al Foglio del celibato in questi termini. Secondo lui per Benedetto XVI “il celibato è come un argine contro quella terribile denuncia che fece nella lettera del 10 marzo 2009 per spiegare la remissione della scomunica ai quattro vescovi lefebrviani: ‘Nel nostro tempo in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento’, scrisse il Papa”. Benedetto XVI “lotta contro questo pericolo”, dice Messori. “Va insomma al cuore della crisi di fede che sta investendo l’Occidente. Cerca di risolvere il problema a monte. I dubbi attorno al celibato, infatti, sono il segno d’una crisi più profonda. Contro questa crisi il celibato è da rinvigorire. Da riscoprire. Perché è una condizione alta, incomprensibile se non in un’ottica di fede. Il celibato sacerdotale è ‘propter regnum celorum’, è un segno direi escatologico”. Poi Messori propone una riflessione più ardita: “Proprio perché il celibato è un qualcosa di elevato e prezioso assieme, credo che in futuro la chiesa possa anche tornare alla condizione del primo millennio, dove c’erano i monaci celibi che avevano accesso all’episcopato e al papato e i sacerdoti secolari che invece potevano sposarsi, ma non era permesso loro l’accesso all’episcopato. Del resto chi vive il celibato seriamente sarà come una perla nel mare. Nella chiesa cattolica il celibato sarà un qualcosa di pochi e proprio per questo prezioso e di valore”.
Pubblicato sul Foglio sabato 13 marzo 2010
Dopo Repubblica anche il Times ci segue
mar 12, 2010 BLOG, PALAZZOAPOSTOLICO.IT 8 Comments
Questa cosa dell’esorcista padre Gabriele Amorth e delle sue dichiarazioni rilasciate in un bel libro di Marco Tosatti – “Ci sono satanisti in Vaticano” – che il Foglio per primo ha riportato qui (”Se un esorcista in Vaticano scopre di avere molto da fare“) mi sta un po’ infastidendo.
Perché va bene che Repubblica ci segue sull’argomento senza citarci (leggi qui: “Satana in Vaticano: parola di padre Amorth“) ma che a seguirci sia addirittura il Times proprio non mi va. Perché oltre al danno c’è la beffa: Il Times (leggi qui: “Chief exorcist Father Gabriele Amorth says Devil is in the Vatican“) cita Repubblica senza sapere che questa avrebbe dovuto citare noi, i primi di tutto l’universo terrestre a parlare della cosa.
Pubblicato su palazzoapostolico.it venerdì 12 marzo 2010
La chiesa resiste sulla pedofilia e s’interroga sul celibato
mar 12, 2010 IL FOGLIO Leave a comment
Pubblicato oggi sul Foglio, lo trovi qui: “La chiesa resiste sulla pedofilia e s’interroga sul celibato. Nell’aula magna della Lateranense gremita per i due giorni di convegno sul sacerdozio aleggia il fastidio per il clima d’assedio sugli scandali. La guerra sui numeri e la smentita di Schönborn“.
Pubblicato sul Foglio venerdì 12 marzo 2010
Le parole del Papa e la lettera alla chiesa d’Irlanda
mar 12, 2010 IL FOGLIO Leave a comment
C’è molta attesa per quanto Benedetto XVI dirà oggi ai partecipanti al convegno sul sacerdozio che si chiude stasera alla Pontificia Università Lateranense. A meno di digressioni svolte a braccio, Benedetto XVI non dovrebbe fare accenni diretti alla questione della pedofilia nel clero. Però affronterà due argomenti importanti che, seppure indirettamente, hanno a che fare con gli scandali di questi giorni. Il Papa spiegherà, infatti, che gli errori di alcuni sacerdoti non possono compromettere l’intero servizio sacerdotale di molti. In questo senso il celibato sacerdotale resta un valore da difendere e salvaguardare. Inoltre, quella del Papa sarà una riflessione su cosa significhi essere dei veri “rappresentanti di Cristo” nel mondo. Si tratta di definire la vocazione sacerdotale alla luce di una corretta ermeneutica di quanto ha detto il Concilio Vaticano II.
L’attesa della chiesa cattolica, ovviamente, è anche per la Lettera pastorale di Benedetto XVI alla chiesa d’Irlanda. Il testo, tuttavia, sta subendo una lunga elaborazione anche alla luce degli ultimi casi di abusi su minori registratisi all’interno di alcune diocesi tedesche, olandesi e austriache. Secondo indiscrezioni l’uscita della Lettera, che fino a pochi giorni fa era prevista per il 20 marzo, potrebbe subire un rallentamento. La data più probabile è il giovedì santo, primo aprile.
Pubblicato sul Foglio venerdì 12 marzo 2010
Il columnist EGT
mar 11, 2010 BLOG, PALAZZOAPOSTOLICO.IT 1 Comment
L’articolo di oggi (giovedì) sul Sole 24 Ore (pagina 15) del presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi (EGT), è coraggioso fin dal titolo: “I buoni preti? Meglio degli economisti“. Quando l’ho letto questa mattina ho pensato: parlare di buoni preti in questi giorni nei quali la stampa non fa altro che parlare di preti cattivi non è un esercizio semplice. Anzi, è più che altro un esercizio impopolare.
E, invece, a leggere le cinque colonne di EGT si conviene ancora una volta che ha ragione lui. Meglio essere “provocatori” ma almeno dire qualcosa, che scrivere cose scontate che non interessano a nessuno. In questo senso EGT è un columnist di spessore.
EGT parla della crisi economica in atto e degli auspici di un nuovo (o nuovi) modello di capitalismo. E dice, in scia a Ratzinger, una cosa che soltanto il cristianesimo dice con questa convinzione: non devono cambiare le cose fuori di noi (in questo caso il modello di capitalismo che ci siamo dati) perché le cose migliorino, dobbiamo cambiare noi. Deve cambiare l’uomo perché il capitalismo cambi, perché la nostra società cambi. E perché l’uomo cambi, un prete “può tornare utile”: la sua concezione dell’uomo dice molto anche a chi deve fare i conti con l’economia.
EGT scrive spesso di queste cose. Lo fa con competenza sull’Osservatore Romano. Lo fa sul Sole 24 Ore. Sul Foglio spesso scriveva delle lettere gustose che giustamente venivano valorizzate. E’ un po’ che non scrive più. Ma in redazione, tutti, sperano torni presto a farlo.
Pubblicato su palazzoapostolico.it giovedì 11 marzo 2010
Manfred Lütz contro esagerazioni e minimizzazioni: il teologo e psichiatra tedesco ci dice cose sagge sulla pedofilia tra i preti
mar 11, 2010 IL FOGLIO 2 Comments
Oggi sul Foglio, lo trovi qui: “Il teologo e psichiatra tedesco ci dice cose sagge sulla pedofilia tra i preti“.
Pubblicato sul Foglio giovedì 11 marzo 2010
Che cosa c’è dietro la seconda ondata di anglicani convertiti al cattolicesimo
mar 10, 2010 IL FOGLIO 8 Comments
La seconda ondata è cominciata. Dopo il gruppo di fedeli tradizionalisti australiani appartenenti alla Forward in Faith, anche un centinaio di parrocchie anglicane statunitensi ha deciso di emigrare in massa nel cattolicesimo usufruendo della costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus” firmata da Benedetto XVI, il 4 novembre scorso. Si tratta di fedeli (diversi preti sposati inclusi) appartenenti all’Anglican Church in America (Aca). Anche per loro valgono le regole già accettate dagli australiani: entreranno in strutture denominate “Ordinariati personali” e manterranno i propri riti liturgici. La decisone è stata presa nei giorni scorsi durante un meeting tenutosi nella città di Orlando (Florida). Erano presenti il reverendo Louis W. Falk, presidente dell’Aca, e il vicepresidente, il reverendo George Langberg.
L’Aca fa parte della Tradional Anglican Communion (Tac) che vent’anni fa ruppe con la comunione anglicana per le molteplici decisioni prese in contrasto con la dottrina tradizionale. Come i fedeli australiani, anche i fedeli dell’Aca non hanno digerito la decisione di diverse comunità anglicane di ordinare preti e vescovi sia donne sia omosessuali. Lo strappo, insomma, ha radici lontane e la decisione dei giorni scorsi è la coda di un lungo processo.
La notizia è stata riportata in Gran Bretagna dal Telegraph. E’ nel Regno Unito, infatti, che la decisione del Papa di firmare l’“Anglicanorum coetibus” fa molto parlare di sé. Il mondo anglicano non sta passando uno dei suoi momenti migliori. Al di là delle conversioni al cattolicesimo, è in atto un’importante e apparentemente inarrestabile emorragia di fedeli ben superiore a quella che sta investendo, in tutta Europa, sia cattolici che ortodossi. La via “liberal” che ha mandato in crisi gli anglicani più tradizionalisti, in fondo, altro non è che un tentativo di reagire a questa dissoluzione numerica. Ma i risultati, fino a oggi, sembrano controproducenti: anche il “movimento di Oxford” (di cui uno dei più illustri membri fu John H. Newman) era da comprendere in questa dinamica.
A poco più di sei mesi dal viaggio del Papa nel Regno Unito, il mondo anglicano è chiamato in qualche modo a riflettere al suo interno. Benedetto XVI non ha approvato l’“Anglicanorum coetibus” in opposizione al mondo anglicano ma semplicemente per rispondere a una richiesta avanzata a Roma dai fedeli. Come il recente simposio sull’ecumenismo promosso dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha dimostrato, l’intenzione di Roma è quella di creare una sinergia, almeno in Europa, tra diverse chiese e comunità cristiane. Come ha detto alla Radio Vaticana il vescovo anglicano Tom Wright, il “sogno modernista” che viveva la cristianità quaranta anni fa non si è realizzato. “Oggi ci troviamo in un mondo diverso e credo che tutti siamo consapevoli che una maggiore intesa tra di noi sarebbe veramente una buona cosa”.
Pubblicato sul Foglio mercoledì 10 marzo 2010
Repubblica ci segue
mar 10, 2010 BLOG, PALAZZOAPOSTOLICO.IT Leave a comment
Evidentemente il pezzo che ho scritto sul Foglio il 25 febbraio su padre Gabriele Amorth (leggi qui: “Se un esorcista in Vaticano scopre di avere molto da fare“) ha fatto scuola. Se è vero, come è vero, che oggi Repubblica ci dedica (con partenza in prima) le pagine 35, 36 e 37. Titolo: “Il Divolo abita anche in Vaticano” (di Marco Ansaldo). Titolo che dice una cosa scontata mentre l’accusa di padre Amorth da me riportata sul Foglio era diversa: in Vaticano ci sono satanisti. Ripeto: non so se sia vero, ma così disse lui, padre Amorth, il più grande esorcista vivente. Oltre al pezzo citato di Marco Ansaldo su Repubblica c’è anche un fondo di Giancarlo Zizola: “I cristiani e il potere del male”.
Qui trovi un link con dentro i due pezzi di Ansaldo e Zizola.
Pubblicato su palazzoapostolico.it mercoledì 10 marzo 2010




















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