sette giorni per trovare la pace interiore. una via

ha scritto un libro che ritengo utile in questi giorni: “nel silenzio dell’eremo. sette giorni per trovare la pace interiore” (mondadori). enrica bortolazzi, giornalista e fotografa di reportage, istruttrice di yoga, fondatrice insieme a franco berrino dell’associazione “la grande via”, l’ha messo in pagina dopo aver trascorso una settimana nel silenzio dell’eremo di camaldoli.

dopo aver letto il suo libro le ho chiesto un esercizio non facile. provare a sintetizzare quei sette giorni come promemoria utile per chi desidera trovare la pace interiore.

“cerco di schematizzare un libro non facilmente schematizzabile perché credo che la sua caratteristica sia far entrare piano il lettore nelle giornate per vedere cosa si annida lì dentro”, mi ha risposto. ma “ci provo”.

ecco qui (i titoli dei paragrafi sono miei).

la salita
“dovendo suddividere le giornate come se fossero dei passaggi ricordo la salita come cosa faticosa, solitudine, contatto con la natura nel freddo dell’inverno. il riconoscimento della bellezza degli alberi, del piccolo ruscello, del calpestio delle foglie. il trovarsi immersi in qualcosa che non è usuale, che produce uno stacco della quotidianità, il freddo intenso che non richiama alla camminata. la foresta che ci avvolge in un abbraccio di ghiaccio”. ...continua la leggere

il primo incontro
“poi dopo la salita il primo incontro con qualcosa che non conoscevamo, un monaco che da una vita come la nostra si trasferisce in un eremo arroccato su una montagna. è il secondo passaggio verso qualcosa di sconosciuto che ci impone un attimo di confronto con la nostra vita. qualcosa di totalmente nuovo rispetto a noi. Una scelta radicale che ci fa soffermare sulle nostre scelte”.

lo stupore della pace
“poi un terzo passaggio, una serenità che ci stupisce nella sua pace, un accogliere ciò che il destino ha riservato ad ognuno di noi con grande tranquillità. il ritorno da un lungo viaggio, da un luogo molto amato per mettersi a disposizione di coloro che hanno bisogno di preghiera. il confronto tra l'egoismo personale e l'essere al servizio dell'umanità bisognosa”.

arrivano le paure
poi, attraverso i giorni, la lotta con il silenzio assordante che regna tutt'intorno, l'affiorare dei fantasmi e delle paure celate nell'inconscio. capire, attraverso questa prova, che l'unica cosa che possiamo fare davvero è guardare dentro di noi a fondo, fino in fondo alla nostra storia senza fuggire anche quando la tentazione è forte. non è la fuga verso il clamore del mondo che ci aiuterà a stare bene nella solitudine. arriverà il momento in cui dovremo fare i conti con i nostri fantasmi”.

riemergere
“da lì riemergere con una sensibilità diversa, accettando ciò che si è visto, accettando la nostra umanità imperfetta. Una volta che questa sorta di purificazione, di questo sguardo totalmente aperto su di noi è avvenuta, allora le parole ricevute un giorno dietro l'altro possono raccontare qualcosa di importante. l'attenzione diviene parola feconda, ogni gesto misurato nella lentezza, ogni oggetto incontrato guardato con rispetto, ogni canto ed ogni suono riconosciuto nella sua bellezza”.

il silenzio riempie
“poi giorno, dopo giorno, il silenzio riempie gli spazi, non c'è più bisogno di parole e allora anche la mente si cheta, i pensieri sembrano rallentare il loro flusso. scende una grande tranquillità. sembra non esserci più bisogno di nulla”.

riconoscere la Presenza
“infine, l'incontro con la gioia della fede, la semplicità di un monaco venuto da lontano. il suo sentire che tutto è dio, la gioia profonda del riconoscere la presenza di dio in ogni angolo della creazione. il confronto tra l'insoddisfazione di chi ha molto e la felicità del sentirsi pieni di dio pur non avendo nulla di materiale. la semplicità dello spazio intorno che lascia posto solo per l'ascolto, nessun oggetto inutile, nessun suono. solo ciò che è davvero essenziale. il rendersi conto che il superfluo che ci circonda ci toglie spazio per l'ascolto. solo dentro questo Silenzio che accompagna i giorni e le notti giace ciò che è il senso della vita. solo attraverso il coraggio di guardare a fondo dentro di noi scopriamo il senso del divino che ci appartiene. è attraverso la conoscenza unita alla ricerca di noi stessi e di ciò che ci circonda che possiamo avvicinarci al mistero della vita e viverlo appieno. dopo essere scesi nel nostro abisso, aver guardato fino in fondo ciò che forse non avremmo voluto vedere, aver imparato parole dimenticate nella frenesia della nostra vita, allora e solo allora è possibile scendere a valle portando con sé un piccolo seme prezioso da far germogliare ogni giorno, innaffiandolo con cura e rispetto. allora si potrà mettere al servizio ciò che si è appreso, allora ogni cosa vissuta prenderà posto nel caleidoscopio della propria esistenza e potrà essere d'aiuto per chi ne ha bisogno”.

(foto elliott erwitt)


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