primo, impara ad attendere

in questo tempo mi capita di pensare spesso ad adriana zarri, che scelse la vita eremitica isolandosi dal mondo in un casolare in piemonte.

il suo fu un isolamento volontario, il nostro di questi giorni forzato. ma a tratti anche il suo, come il nostro, fu aspro, non esente da incertezze, domande e soprattutto attese.

a leggere i suoi testi si scoprono gioie, ma anche dubbi, fatiche, quel non compiuto che è caratteristica costante di chi non si sente arrivato, ma sempre in ricerca. e mi colpisce un passaggio del suo “un eremo non è un guscio di lumaca”, letto in queste ore su una pagina a lei dedicata, nel quale in sostanza comunica a tutti come non vi sia differenza fra noi e lei: nell’isolamento ognuno attende senza sapere chi e cosa arriverà. il senso non sta nel trovare, ma nell'attendere, anzitutto nell'attendere. perché qualcosa sfugge sempre, molto non torna, e ammetterlo non è remissione ma verità... continua a leggere

poi d'improvviso il buio diviene luminoso, il silenzio risuona di voci.

auguriamoci che questi giorni siano così anche per noi, lo smarrimento certo, ma poi anche le luci, la caverna che torna a riempirsi.

scrive adriana zarri: “sono i giorni in cui l’eremita guarda al viottolo che porta alla sua casa, nella speranza di veder spuntare qualcuno: un amico, un conoscente, magari uno sconosciuto: un nomade o un cacciatore di passaggio, col suo cane estroverso che ci aggredisca innocuamente, con gran zampate sul petto! ma la stradina resta vuota. magari gli giunge una voce, lontanissima; ma egli rimane lì, murato nel suo silenzio muto. guarda il telefono, sperando che squilli; ma il telefono tace. vorrebbe allora farlo parlare, chiamare un amico: dirgli: ‘vieni!’ o anche solo sentire la sua voce; ma lascia l'apparecchio silenzioso, sul tavolo, e non chiama nessuno. deve arrivare in fondo, e consumare quella caverna vuota che gli si è aperta dentro. va in cappella e invano tenta di pregare: gli sembra di bussare a una porta chiusa. allora può giungere anche a dirsi che è stato un pazzo; per un breve momento può esser tentato di rimpiangere una vita più ‘umana’. poi lentamente, a volte all'improvviso, si sente come riemergere, la fote secca dà acqua, il buio diventa luminoso, le cose che si erano appiattite come fiori secchi dentro a una pagina, riprendono rilievo e consistenza. la caverna si riempie, il silenzio risuona ancora di voci. l'solamento si fa di nuovo solitudine".


Appuntamenti

A breve

gli aggiornamenti 

_________________

NUOVO LIBRO
 
 

Sottoscrivi la newsletter

Libri

Prima o poi arriverò al nocciolo, a quel gheriglio di scrittura innanzi al quale ogni altro tentativo al confronto non potrà che impallidire
© 2020 All Rights Reserved. Powered by Pastorello's