il monaco che pratica yoga: "la paura della morte diminusice se diamo spazio all'intuizione dell'eternità dentro di noi"

monaco benedettino camaldolese del sacro eremo di camaldoli, fra axel bayer pratica yoga e meditazione da vent’anni. insegnante dello himalayan yoga institute fondato da swami rama, fra axel è anche responsabile delle relazioni tra l’ashram benedettino di shantivanam a tannirpalli, nel tamil nadu (india) e la casa madre di camaldoli. da molti anni propone corsi di meditazione e iniziative che mettono in dialogo la tradizione cristiana con la saggezza dell’india.

 

fra axel, come vivete a camaldoli questi giorni?

“la nostra vita non è del tutto stravolta. di fatto viviamo sempre in una sorta di ritiro. diciamo che in questi giorni siamo un po’ più eremiti del solito”. ... continua la lettura

cosa significa fermarsi?

“fermarsi significa guardare dentro sé stessi. sentire i propri disagi. questi giorni ci obbligano a guardarci dentro. sono quindi occasione: entriamo in noi stessi senza paura. il silenzio non è una minaccia, ma uno spazio di unione con il fondo della vita. lì troviamo la nostra vera essenza, chi siamo. i mistici dicono che tutti siamo stati costruiti per stare in unione silenziosa col creatore, perciò la vita separata da questa unione non è altro che agitazione. ma la vera vita è lì, nel silenzio, in questa unione. fa parte di noi una dimensione mentale superiore che san paolo chiama lo spirito dell’uomo, evagrio pontico il nous, cioè l’intelletto; è la parte superiore della mente che è in grado di comunicare con il divino, è capax dei. la vera natura della nostra mente è capace di dio, fatta per stare alla sua presenza”.

 

perché viviamo nella paura?

“la paura con la quale tutti noi ci dobbiamo confrontare è quella della morte. più o meno ce l’abbiamo tutti. chi la vive con più angoscia spesso fatica ad addormentarsi perché anche dormire è entrare nell’incoscienza. e ciò spaventa. in questi giorni in particolare ci sembra di perdere il controllo delle cose e questo ci fa paura. ma avere il controllo di tutto è sempre, anche in giornate normali, un’illusione”.

 

come uscire dalla paura?

“pensando, credendo, intuendo nell’esperienza della preghiera o della meditazione che nella nostra vita terrena c’è una dimensione già presente di eternità, la vita eterna non inizia quando moriamo ma è in atto già ora. dobbiamo riuscire a entrare in contatto con questa dimensione, con questa intuizione che non finisce. la paura della morte diminuisce nella misura che scopriamo qualcosa di eterno già presente in noi”.

 

che consigli pratici può dare a chi in questi giorni di colpo si trova costretto a stare chiuso in casa dopo anni di vita attiva nel mondo?

“difficile rispondere a questa domanda, perché un cammino spirituale non si può inventare ad hoc. occorre ascoltare il proprio cuore. nella propria interiorità ci sono preoccupazioni, emozioni, paure, ma anche l’intuizione su come superare ogni cosa. a volte può venire in aiuto un testo che ispiri fiducia e consolazione, che dalla propria piccolezza e dal girare sempre intorno a sé stessi e alle proprie preoccupazioni porti a qualcosa di più grande. oppure può venire in aiuto una musica, un lavoro manuale… se sento invece che può essere il momento di iniziare la meditazione, posso cercare un libro che faccia da introduzione, scaricare una proposta guidata da internet. sul sito https://wccmitalia.org/come-meditare/# ci sono indicazioni utili".

 

come ha scoperto lo yoga?

"a berlino anni fa mi avvicinai allo yoga a motivo di un mal di schiena. trovai grande giovamento e oltre a questo mi si aprì il mondo della spiritualità. non avevo nutrito questa dimensione fino a quel momento. riscoprii anche la mia fede cristiana in una nuova luce, con una nuova dimensione di comprensione. perché gesù si ritira da solo in montagna a pregare? non si capisce il motivo se non sperimentiamo in noi stessi questo ritiro. grazie allo yoga ho scoperto la mia dimensione spirituale e ho messo anche le fondamenta per la mia vita monastica".

 

cos’è lo yoga?

"in occidente si presenta sotto forma di esercizi fisici che però non sono che una piccola parte dello yoga stesso. perché lo yoga è più ampio: è una pedagogia per accompagnarci verso una dimensione di meditazione, di pace, di silenzio interiore. inizia con delle regole di comportamento etico morale, non mentire, non attaccarsi alle cose; integra il corpo sui piani grossolani e sottili e vuole portarci al silenzio interiore. chiede insomma uno stile di vita nuovo che nel fondo, paradossalmente, potremmo sintetizzare come un abbandonarsi al divino. è un fare per scoprire che in fin dei conti posso raggiungere uno stato di silenzio interiore solo affidandomi con fiducia nelle sue mani. questa dimensione spirituale nel cristianesimo occidentale non è molto percorsa, ma potrebbe esserlo di più. ci sono autori importanti che ne hanno parlato: evagrio pontico e giovanni climaco, per esempio, nella chiesa orientale, giovanni cassiano, giovanni della croce, teresa d’avila per la chiesa occidentale".

 

la dimensione interiore spaventa l’istituzione della chiesa?

"forse un po’ sì. ma è anche normale che sia così. un prete a cui è affidata una parrocchia non può rispondere appieno anche all’esigenza del silenzio perché non ha una adeguata formazione al riguardo. poi, certo, al fondo c’è anche il problema che la dimensione interiore sfugge a qualsiasi controllo e come tale viene guardata un po’ con diffidenza. in ogni caso non vedo contrapposizione fra la strada del silenzio e i riti della chiesa. ci può essere compenetrazione, perché vivere il silenzio può fra vivere meglio e più in profondità i riti. origene dice nel suo trattato sulla preghiera che anche il semplice padre nostro va recitato con presenza mentale altrimenti è sprecato".


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