Il Papa difende Pio XII, i gesuiti no
Set 19, 2008 Pensieri sparsi
Anche la prima pagina dell’Osservatore Romano di oggi è dedicata all’importante discorso che Benedetto XVI ha tenuto ieri ricevendo in Vaticano i partecipanti a un Simposio dedicato a Pio XII e promosso dall’associazione ebraica newyorkese “Pave the Way Foundation”.
Il titolo del quotidiano vaticano rende onore a quanto il Papa ha voluto dire: «Pio XII e gli ebrei. Verità storica senza pregiudizi». In sostanza, Benedetto XVI ha invitato a riconoscere, dopo anni che un Pontefice non si esprimeva con questa forza in merito, l’azione umanitaria di Pacelli durante la persecuzione nazista e fascista: «Con paterna e coraggiosa dedizione - ha detto il Papa -, Pio XII evitò il peggio e salvò numerosi ebrei».
Il discorso di Benedetto XVI è significativo perché manifesta, con un’enfasi che non si registrava addirittura dal lontano 1964 quando Paolo VI si recò in Terra Santa, l’intenzione della Chiesa di arrivare a mettere la parole fine intorno alle accuse di reticenza e di silenzio mantenuti da Pacelli nei confronti delle persecuzioni ebraiche ai tempi del nazismo. Ciò che sullo sfondo resta ancora aperto, tuttavia, è se questa parola fine comprenda o meno lo sblocco definitivo della causa di beatificazione dello stesso Pio XII. Spetta a Benedetto XVI, infatti, decretare «l’eroicità delle virtù» di Pacelli così come ha già sancito, più di un anno fa, la riunione plenaria dei cardinali e dei vescovi della congregazione per le cause dei santi. Se il Papa prenderà a breve questa importante decisione, ancora non è dato saperlo. Le resistenze fuori dalla Chiesa sono tante, come tante sono quelle interne.
Lo dimostra l’uscita di ieri della Civiltà Cattolica, la prestigiosa rivista dei gesuiti super visionata dalla segreteria di Stato vaticana. Con un tempismo forse non voluto ma che testimonia una certa confusione nel governo vaticano, la Civiltà Cattolica ha voluto proprio ieri non nascondere l’«imbarazzo» per l’atteggiamento della Santa Sede al momento del varo delle leggi razziali da parte di Benito Mussolini. Allora, scrive la rivista dei gesuiti, il Vaticano «scelse di agire con mezzi discreti e puntando sull’efficacia della propria diplomazia domestica», finalizzando la propria azione «a mettere in salvo prima di tutto gli ebrei italiani convertiti al cattolicesimo». Insomma, parole differenti per contenuti e toni da quelle pronunciate sempre ieri dal Papa.
Benedetto XVI in difesa del Pastor Angelicus
Set 18, 2008 Pensieri sparsi
Si è chiusa da pochi minuti, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, l’udienza che Benedetto XVI ha concesso ai partecipanti al Simposio promosso dalla “Pave the Way Foundation”. A loro il Papa ha rivolto un discorso notevole (ne avevo parlato due gironi fa sul Riformista, trovate l’articolo nel post precedente), tutto dedicato a Pio XII e alla sua opera importante portata avanti nei confronti degli ebrei durante le persecuzioni naziste.
Ecco il discorso del Papa:
Gentili Signore e Signori,
è per me un vero piacere incontrarvi al termine dell’importante simposio promosso dalla Pave the Way Foundation, che ha visto la partecipazione di eminenti studiosi per riflettere insieme sull’opera generosa compiuta dal mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Pio XII, durante il difficile periodo del secolo scorso, che ruota attorno al secondo conflitto mondiale. A ciascuno di voi rivolgo il mio più cordiale benvenuto. Saluto in modo particolare il Sig. Gary Krupp, Presidente della Fondazione, e gli sono grato per i sentimenti espressi a nome di tutti i presenti. Gli sono inoltre riconoscente per le informazioni che mi ha dato su come si sono svolti i vostri lavori in questo vostro simposio, in cui avete analizzato senza preconcetti gli eventi della storia, unicamente preoccupati di ricercare la verità. Il mio saluto si estende a quanti si sono a voi uniti in questa vostra visita, e colgo volentieri l’occasione per inviare il mio cordiale pensiero ai vostri familiari e alle persone a voi care.
Durante questi giorni la vostra attenzione si è rivolta alla figura e all’infaticabile azione pastorale e umanitaria di Pio XII, Pastor Angelicus. È passato mezzo secolo dal suo pio transito, avvenuto qui, a Castel Gandolfo nelle prime ore del 9 ottobre 1958, dopo una malattia che ne ridusse gradualmente il vigore fisico. Questo anniversario costituisce una importante opportunità per approfondirne la conoscenza, per meditarne il ricco insegnamento e per analizzare compiutamente il suo operato. Tanto si è scritto e detto di lui in questi cinque decenni e non sempre sono stati posti nella giusta luce i veri aspetti della sua multiforme azione pastorale. Scopo del vostro simposio è proprio quello di colmare alcune di tali lacune, conducendo una attenta e documentata analisi su molti suoi interventi, soprattutto su quelli a favore degli ebrei che in quegli anni venivano colpiti ovunque in Europa, in ossequio al disegno criminoso di chi voleva eliminarli dalla faccia della terra. Quando ci si accosta senza pregiudizi ideologici alla nobile figura di questo Papa, oltre ad essere colpiti dal suo alto profilo umano e spirituale, si rimane conquistati dall’esemplarità della sua vita e dalla straordinaria ricchezza del suo insegnamento. Si apprezza la saggezza umana e la tensione pastorale che lo hanno guidato nel suo lungo ministero e in modo particolare nell’organizzazione degli aiuti al popolo ebraico.
Grazie a un vasto materiale documentario da voi raccolto, arricchito da molteplici e autorevoli testimonianze, il vostro simposio offre alla pubblica opinione la possibilità di conoscere meglio e più compiutamente ciò che Pio XII ha promosso e compiuto a favore degli ebrei perseguitati dai regimi nazista e fascista. Si apprende allora che non risparmiò sforzi, ovunque fosse possibile, per intervenire direttamente oppure attraverso istruzioni impartite a singoli o ad istituzioni della Chiesa cattolica in loro favore. Nei lavori del vostro convegno sono stati anche evidenziati i non pochi interventi da lui compiuti in modo segreto e silenzioso proprio perché, tenendo conto delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, solo in tale maniera era possibile evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei. Questa sua coraggiosa e paterna dedizione è stata del resto riconosciuta ed apprezzata durante e dopo il tremendo conflitto mondiale da comunità e personalità ebraiche che non mancarono di manifestare la loro gratitudine per quanto il Papa aveva fatto per loro. Basta ricordare l’incontro che Pio XII ebbe, il 29 novembre del 1945, con gli 80 delegati dei campi di concentramento tedeschi, i quali in una speciale udienza loro concessa in Vaticano, vollero ringraziarlo personalmente per la generosità dal Papa dimostrata verso di loro, perseguitati durante il terribile periodo del nazifascismo.
Gentili Signori e Signore, grazie per questa vostra visita e per il lavoro di ricerca che state compiendo. Grazie alla Pave the Way Foundation per la costante azione che dispiega nel favorire i rapporti e il dialogo tra le varie Religioni, in modo che esse offrano una testimonianza di pace, di carità e di riconciliazione. E’ mio vivo auspicio infine che quest’anno, che ci ricorda il 50° della morte di questo mio venerato Predecessore, offra l’opportunità di promuovere studi più approfonditi sui vari aspetti della sua persona e della sua attività, per giungere insieme a conoscere la verità storica, superando così ogni restante pregiudizio. Con tali sentimenti invoco sulle vostre persone e sui lavori del vostro simposio la benedizione di Dio.
Quelli che in Italia ostacolano la messa in latino e quelli che, invece, «sono dei tradizionalisti insaziabili»
Set 16, 2008 Pensieri sparsi
Il Segretario della Commissione Ecclesia Dei, monsignor Camille Perl, nel corso del convegno dal titolo “Il motu proprio Summorum Pontificum di Sua Santità Benedetto XVI - Una ricchezza spirituale per tutta la Chiesa un anno dopo”, ha ricordato una cosa importante: «In Italia la maggioranza dei vescovi, con poche ammirevoli eccezioni, hanno posto ostacoli all’applicazione del motu proprio sulla messa in latino. Lo stesso bisogna dire di molti superiori generali che vietano ai loro sacerdoti di celebrare la messa secondo il rito antico».
Ma, nel corso dei lavori, ha detto una cosa altrettanto importante il presidente dell’organismo vaticano, il cardinale Dario Castrillon Hoyos: in merito all’applicazione del motu proprio ci sono alcuni tradizionalisti che sono «insaziabili». Castrillon ha addirittura detto che sono arrivate richieste per «dedicare la basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, in modo esclusivo al rito antico». «Insaziabile, incredibile», ha commentato il porporato in proposito. Santa Maria Maggiore è una delle quattro basiliche patriarcali della capitale. Il cardinale ha anche spiegato che coloro che parlano di «vittoria» quando il Papa dà la comunione ai fedeli in ginocchio, tornando cioè a una modalità più tradizionale, sbagliano e non aiutano il progetto di Benedetto XVI.
Cosa ha detto il Papa a Parigi? Due discorsi al cuore dell’Europa dimentica di sé
Set 13, 2008 Pensieri sparsi
Nella laicissima Francia, nel paese che, da Voltaire in giù, è per il mondo intero la “patria dei Lumi”, Benedetto XVI ha vestito, nella mattinata di venerdì in occasione della sua visita a Parigi (poi seguirà quella a Lourdes), davanti alle autorità del paese adunate all’Eliseo, i panni del professore di storia che spiega come attorno al concetto di «laicità positiva» Chiesa e Francia, lui e il presidente Sarkozy, possano viaggiare su binari mai così vicini e sintonici.
Un tema, questo, secondo un diverso accento affrontato anche nell’attesissimo discorso del pomeriggio, quello tenuto dal Pontefice al College des Bernardins davanti a oltre 600 rappresentanti del mondo della cultura francese. Anche qui, il Papa, ha voluto vestire i panni del professore di storia per indagare sulla genesi delle cosiddette radici cristiane dell’Europa, la genesi insomma di un continente dove oggi «per molti - ha detto - Dio è diventato veramente il grande Sconosciuto».
Un discorso, insomma, che non ha voluto spiegare all’intellighenzia transalpina quali siano i valori a cui un continente cristiano dovrebbe richiamarsi, quanto l’origine della sua stessa identità cristiana: il monachesimo che nel Medioevo seppe creare dei luoghi di aggregazione culturale dove non soltanto la teologia (fede) ma anche le scienze (ragione) vennero indagate e poterono progredire senza frizioni e separazioni.
Benedetto XVI vola a Parigi: meno parole, più fatti
Set 12, 2008 Pensieri sparsi
«Fatti e non parole» ha chiesto alla Francia il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone in un’intervista a La Croix. Parlando del viaggio del Papa a Parigi e Lourdes, Bertone è intervenuto in merito al concetto di “laicità aperta” che Benedetto XVI andrà ad esporre oggi davanti ad oltre 600 intellettuali francesi e ha fatto capire come in Vaticano si parli ancora molto di quanto, nel 2004 quando era ministro dell’Interno, Sarkozy scrisse in un libro-intervista dal titolo “La République, les religions, l’espérance”.
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L’enigma del numero 2: Bagnasco cerca il sostituto di Betori
Set 9, 2008 Pensieri sparsi
Chi sostituirà Betori alla segreteria generale della Cei? L’enigma verrà risolto senz’altro non prima del 20 settembre.
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Intervista con Gian Maria Vian: «È il mio editore che vuole un Osservatore libero e di idee»
Set 5, 2008 Pensieri sparsi
Pubblico di seguito l’incipt dell’intervista al direttore dell’Osservatore Romano che ho fatto uscire quest’oggi sul Riformista. Si spiega cos’è il nuovo Osservatore e come il suo editore – ovvero il Papa - lo vuole. È un’intervista utile anche per capire l’uscita della Scaraffia sulla Osservatore dell’altro ieri e, insieme, l’indubbia vivacità culturale del giornale papale.
Benedetto XVI glielo scrisse esplicitamente meno di un anno fa, il 27 ottobre 2007: il Papa auspicava che l’Osservatore Romano, «cercando e creando occasioni di confronto», divenisse sempre di più il luogo di «incontro tra fede e ragione», grazie al quale «si rende possibile una cordiale collaborazione tra credenti e non credenti». E lui – Gian Maria Vian, nominato il 29 settembre dello scorso anno alla guida del giornale vaticano e insediatosi appunto il 27 ottobre successivo – è proprio questo confronto che intende mettere in campo. Affinché l’Osservatore diventi sempre più ciò che il Papa desidera, in continuità, tra l’altro, con quanto scrisse nel 1961, per il centenario del giornale, in un mirabile articolo intitolato Le difficoltà dell’Osservatore, il cardinale Montini. Quando cioè colui che due anni dopo sarebbe divenuto Paolo VI – il Papa forse con le maggiori doti giornalistiche mai esistito (suo padre era stato direttore del Cittadino di Brescia e lui stesso scrisse con passione centinaia di articoli) – definì L’Osservatore Romano un «giornale di idee».
Il Papa (ex) donatore e un convegno in Vaticano rispondono implicitamente a Lucetta Scaraffia
Set 4, 2008 Pensieri sparsi
L’altro ieri in prima pagina sull’Osservatore Romano, Lucetta Scaraffia chiedeva che fosse riaperto il dibattito attorno alla definizione di morte cerebrale, che è la condizione in cui un trapianto può avvenire: a suo dire, la validità della morte cerebrale sarebbe da mettere in discussione e, di conseguenza, pure la legittimità del trapianto degli organi.
La notizia ha provocato sdegnate reazioni da parte della comunità scientifica. Come pure in Vaticano (vedi smentite di Lombardi e Lozano Barragan), dove forse si ricordavano la ponderosa letteratura papale in merito: il cardinale Ratzinger lo disse pubblicamente il 3 febbraio 1999: «È lecito aderire, spontaneamente e in piena coscienza, alla cultura dei trapianti e della donazione degli organi». E lui stesso, quando era cardinale (ora che è divenuto Pontefice l’iscrizione non può più comportargli eventuali espianti), aderì a questa cultura con tanto di iscrizione all’associazione dei donatori: «Io - disse - sono iscritto da anni all’associazione dei donatori e porto sempre con me questo documento dove è scritto che sono disponibile a offrire i miei organi a chi ne avesse bisogno: è un atto d’amore».
Oltre all’iscrizione di Ratzinger all’associazione dei donatori, c’è un’altra notizia che alla luce della prima pagina di ieri dell’Osservatore resta significativa perché sembra andare in senso opposto: nel mese di novembre avrà luogo, proprio in Vaticano, un convengo organizzato dalla pontificia accademia per la vita, dalla federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici e dal centro italiano dei trapianti, tutto dedicato al trapianto d’organi. E in quell’occasione sarà anche Benedetto XVI a parlare esponendo il proprio punto di vista.
Ma notizia la fanno pure i precedenti papali: Pio XII che già nel 1956 si espresse a favore degli xenotrapianti. Giovanni Paolo II che, nel corso del Giubileo del 2000, incontrò la Società dei trapianti e disse: «I trapianti sono una grande conquista della scienza a servizio dell’uomo e non sono pochi coloro che ai nostri giorni sopravvivono grazie al trapianto di un organo». Concetto, peraltro, confermato dalla Evangelium vitae laddove si legge che, «tra i gesti che concorrono ad alimentare un’autentica cultura della vita, merita un particolare apprezzamento la donazione di organi».
Come si fa teologia lo si impara a Castelgandolfo
Set 3, 2008 Pensieri sparsi
Benedetto XVI a Castelgandolfo, in occasione dell’annuale seminario coi suoi ex alunni, ha rinunciato a discutere di Lutero e ha “ripiegato” su Gesù di Nazaret. Ma non ha rinunciato a sentir parlare due esegeti evangelici già precedentemente invitati,
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