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	<title>Palazzo Apostolico - Diario Vaticano di Paolo Rodari &#187; ILFOGLIO.IT</title>
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	<description>Diario Vaticano di Paolo Rodari - Vatican Blog</description>
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		<title>Così il Vaticano pressa il Ppe su gay e aborto</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 09:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Rodari</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia è di questo pomeriggio ed è destinata a fare parecchio rumore: il Vaticano fa pressing sui deputati del Partito popolare europeo per fermare la risoluzione sulle discriminazioni “in base all’orientamento sessuale e alla identità di genere” e la risoluzione sul “programma di azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo”. L’ha rivelato l’agenzia spagnola Efe, che ha avuto accesso a una lettera dell’8 gennaio, a firma del nunzio apostolico in Francia, monsignor Luigi Ventura, inviata ai 201 esponenti del Ppe. Nel documento – a motivo del quale c’è già chi parla d’ingerenze vaticane nelle vicende europee – si partecipa “la preoccupazione della Santa Sede – è questa la parte che maggiormente ha dato fastidio, ndr – su due progetti di risoluzione, il cui testo è in aperta opposizione con la legge naturale e i valori promossi dalla chiesa cattolica”, motivo per cui “è necessario partecipare attivamente al voto”. Proprio questa mattina il Consiglio d’Europa ha dibattuto sul fascicolo delle discriminazioni su base sessuale, e ha rinviato ad aprile il voto sulla risoluzione e i 78 emendamenti.</p>
<p>Se gli emendamenti non passeranno e il testo resterà “inaccettabile” – scrive monsignor Ventura –, i parlamentari “dovranno opporsi alla sua approvazione”. E raccomanda di rivolgersi a “Volontè, che coordina gli emendamenti in accordo con la posizione della Santa Sede”. Sono, infatti, a firma del deputato Udc, fresco di nomina a capogruppo del Ppe, la maggior parte degli emendamenti presentati alla risoluzione sulla discriminazione su base sessuale. Il testo prevede, tra l’altro, il riconoscimento legale alle coppie dello stesso sesso. Capitolo che la chiesa non vuole aprire, e su cui il nunzio ribadisce che nel diritto europeo “non esiste il ‘diritto’ al matrimonio o all’unione di persone dello stesso sesso”. Quanto al secondo progetto, il nunzio esprime preoccupazione perché nel documento “si presenta l’aborto come un diritto della donna e come un metodo di pianificazione familiare” e chiede di sostenere gli emendamenti dei parlamentari Volontè e Marco Gatti. La lettera – secondo quanto rivelato da Efe – si sbilancerebbe inoltre a favore di Riccardo Ventre per il posto di giudice nel Tribunale europeo dei diritti umani, in rappresentanza dell’Italia.</p>
<p>Infine, monsignor Ventura avrebbe indicato proprio Volontè per l’incarico di presidente del Ppe, cosa che si è realizzata. Il senatore Vannino Chiti ha espresso “incredulità, stupore, sincera amarezza” e ha annunciato la richiesta all’assemblea del Consiglio d’Europa di un “chiarimento istituzionale”. Il gesto inoltre, ha aggiunto, “non fa bene alla chiesa e non giova ai suoi rapporti con le istituzioni europee”. Il capogruppo della delegazione italiana, Luigi Vitali, si dichiara stupito per un’iniziativa di cui non era a conoscenza. È una cosa “imbarazzante” che comunque non rispecchierebbe l’andamento delle votazioni. “Sono basito e spero che il nunzio chiarisca” ha concluso. All’oscuro sembra essere anche il nunzio apostolico a Strasburgo monsignor Aldo Giordano. No comment invece da monsignor Ventura e dalla segreteria di stato vaticana. Ma la vicenda pare destinata a non finire qui.</p>
<p><code>Pubblicato sul <strong><a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/4321">foglio.it</a></strong> mercoledì 27 gennaio 2010</code></p>
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		<title>B-XVI parla del celibato (ma nessuno se ne accorge)</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Rodari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è un passaggio nell&#8217;omelia del Papa di oggi a Brescia che è stato pronunciato nell&#8217;indifferenza generale dei telegiornali e di molte agenzie di stampa. Quello (ne ho scritto ieri sul Foglio) inerente il celibato dei preti. Un passaggio importante alla luce dell&#8217;attesa costituzione apostolica per gli anglicani nella quale &#8211; la cosa fa molto discutere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un passaggio nell&#8217;omelia del Papa di oggi a Brescia che è stato pronunciato nell&#8217;indifferenza generale dei telegiornali e di molte agenzie di stampa. Quello (ne ho scritto ieri sul Foglio) inerente il celibato dei preti.</p>
<p>Un passaggio importante alla luce dell&#8217;attesa costituzione apostolica per gli anglicani nella quale &#8211; la cosa fa molto discutere in Vaticano &#8211; si parlerà del futuro dei preti sposati anglicani che vorranno rientrare sotto Roma. E, soprattutto, del futuro dei seminarsiti sposati di queste stesse comunità anglicane.</p>
<p>Benedetto XVI, cita la &#8220;Sacerdotalis caelibatus&#8221; di Paolo VI (24 giugno 1967) laddove dice: &#8220;Preso da Cristo Gesù fino all&#8217;abbandono di tutto se stesso a lui, il sacerdote si configura più perfettamente a Cristo anche nell&#8217;amore col quale l&#8217;eterno sacerdote ha amato la Chiesa suo corpo, offrendo tutto se stesso per lei&#8230; La verginità consacrata dei sacri ministri manifesta infatti l&#8217;amore verginale di Cristo per la Chiesa e la verginale e sooprannaturale fecondità di questo connubio&#8221;. </p>
<p>&#8220;Dedico queste parole del grande Papa &#8211; ha detto Benedetto XVI &#8211; ai numerosi sacerdoti della diocesi di Brescia, qui ben rappresentati, come pure ai giovani che si stanno formando nel seminario. E vorrei ricordare anche quelle che Paolo VI rivolse agli alunni del Seminario Lombardo il 7 dicembre 1968, mentre le difficoltà del post-Concilio si sommavano con i fermenti del mondo giovanile: &#8220;Tanti – disse – si aspettano dal Papa gesti clamorosi, interventi energici e decisivi. Il Papa non ritiene di dover seguire altra linea che non sia quella della confidenza in Gesù Cristo, a cui preme la sua Chiesa più che non a chiunque altro. Sarà Lui a sedare la tempesta… Non si tratta di un’attesa sterile o inerte: bensì di attesa vigile nella preghiera. È questa la condizione che Gesù ha scelto per noi, affinché Egli possa operare in pienezza. Anche il Papa ha bisogno di essere aiutato con la preghiera&#8221; (Insegnamenti VI, [1968], 1189).</p>
<p>L&#8217;ultima stesura della costituzione apostolica &#8211; quella finale &#8211; dovrebbe essere oramai ultimata. In settimana dovrebbe uscire. E spiegare, finalmente, cosa ne sarà del celibato. O meglio, cosa ne sarà dei seminaristi sposati che chiedono di essere ordinati negli ordinariati personali formati dagli anglicani convertiti al cattolicesimo. Un tema spinoso per una chiesa, quella cattolica, che per consuetudine non ammette deroghe al celibato sacerdotale.</p>
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		<title>Il significato umano e umanistico del crocifisso secondo padre Samir</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 13:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Rodari</dc:creator>
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		<title>Martedì 20 ottobre: Reunion</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Rodari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La trovi QUI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La trovi <strong><a href="http://www.ilfoglio.it/riunione/469">QUI</a></strong></p>
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		<title>Sabato 19 settembre: Reunion</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 15:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Rodari</dc:creator>
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		<title>Il Papa a Viterbo ovvero l&#8217;itinerario di Ratzinger verso san Francesco</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 11:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Rodari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un viaggio sulle orme di San Bonaventura. E’ la visita che il Papa compie il 6 settembre a Viterbo e Bagnoregio, la città natale del santo la cui reliquia è venerata nella Cattedrale di San Nicola. Benedetto XVI non ha mai nascosto la sua attrazione per il pensiero di sant’Agostino e della scuola agostiniana di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un viaggio sulle orme di San Bonaventura. E’ la visita che il Papa compie il 6 settembre a Viterbo e Bagnoregio, la città natale del santo la cui reliquia è venerata nella Cattedrale di San Nicola. Benedetto XVI non ha mai nascosto la sua attrazione per il pensiero di sant’Agostino e della scuola agostiniana di cui il francescano san Bonaventura di Bagnoregio è il più insigne rappresentante. Padre Pietro Messa, preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum di Roma, è tra i massimi esperti italiani di studi francescani. Al Foglio spiega i significati di questa visita papale e, insieme, i legami tra il pontificato ratzingeriano e san Bonaventura. “La visita a Bagnoregio è paragonabile a quella del 22 aprile 2007 a Pavia in onore di sant’Agostino: entrambe indicano due Dottori della chiesa, uno dell’epoca patristica e l’altro medievale, che ebbero un ruolo importante nella formazione teologica del Papa stesso. E qui c’è da evidenziare un fatto importante per comprendere il magistero di Benedetto XVI. Solitamente i Pontefici ebbero molta cura a distinguere le loro opere personali, soprattutto precedenti all’elezione al papato, dai loro discorsi o scritti in quanto pontefici. L’esempio più emblematico è papa Pio II che diceva ai suoi sudditi di tralasciare ciò che pensava Enea Silvio Piccolomini, ossia lui stesso prima della elezione pontificia, e seguire soltanto ciò che era indicato da papa Pio”.<br />
Non così Benedetto XVI? “Papa Ratzinger nei suoi discorsi a volte rimanda a opere da lui scritte prima dell’elezione pontificia. Ad esempio è avvenuto il 7 giugno 2008 nel discorso ai partecipanti del simposio europeo dei docenti universitari in cui citò il capitolo terzo del suo volume ‘Introduzione al cristianesimo’; volendo comprendere il pensiero di Benedetto XVI – compresa l’ultima enciclica – non è possibile prescindere dalla sua formazione remota”. Quale passaggio rappresenta lo studio di Bonaventura nell’itinerario culturale di Benedetto XVI? “A questa domanda rispose lui stesso quando, dovendo presentarsi in occasione della nomina a membro della Pontificia accademia delle scienze, il 13 novembre del 2000, pronunciò un discorso in cui disse: ‘Il mio lavoro post dottorale fu incentrato su san Bonaventura, un teologo francescano del XIII secolo. Scopersi un aspetto della teologia di san Bonaventura a quanto ne so non basato sulla letteratura precedente: la sua relazione con una nuova idea di storia concepita da Gioacchino da Fiore nel XII secolo. Gioacchino intese la storia come progressione da un periodo del Padre (un tempo difficile per gli esseri umani sotto la legge), ad un secondo periodo della storia, quello del Figlio (con maggiore libertà, più franchezza, più fratellanza), ad un terzo periodo della storia, il periodo definitivo della storia, il tempo dello Spirito Santo. Secondo Gioacchino questo doveva essere il tempo della riconciliazione universale, di riconciliazione tra l’est e l’ovest, tra cristiani ed ebrei, un tempo senza legge (in senso paolino), un tempo di vera fraternità nel mondo. L’interessante idea che scopersi fu che una corrente significativa di francescani era convinta che san Francesco di Assisi e l’Ordine francescano segnarono l’inizio di questo terzo periodo della storia, e fu loro ambizione l’attualizzarlo; Bonaventura mantenne un dialogo critico con tale corrente’”.<br />
Riguardo alla formazione di Benedetto XVI, che si esprime anche nel suo pontificato, quale ruolo riveste la sua tesi inerente la teologia della storia di san Bonaventura? “Gli elementi sono molti. Ad esempio, se l’abate Gioacchino da Fiore commentando il racconto delle nozze di Cana dice che lo sposo è simbolo dello Spirito Santo, rompendo così con tutta la tradizione patristica, Bonaventura afferma perentoriamente la centralità di Cristo. Pensando alla sollecitudine del Papa nell’affermare la centralità di Gesù di Nazaret, come ha fatto nel suo libro, non si può che trovarvi dei riscontri. Così anche, mentre il gioachimismo profilava il superamento dell’età cristiana, tutto ciò non si riscontra in Bonaventura; considerando tutto questo non è difficile pensare al richiamo di Benedetto XVI a leggere la storia della Chiesa nell’ottica della riforma nella continuità piuttosto che della rottura. E si potrebbero fare altri esempi”. Quali? “Monsignor Amato ricorda una conseguenza durevole che Bonaventura lasciò nella mentalità di Ratzinger, il quale non avrebbe mai accettato, in quanto contrario al pensiero escatologico neotestamentario, l’assunto francescano secondo cui ci sarebbe stato sulla terra l’avvento di un’era finale dei poveri, che avrebbe preceduto l’ingresso della storia nell’eternità di Dio. Ancora prima della teologia della liberazione, Ratzinger già valutava negativamente questa anticipazione medievale dell’escatologia liberazionista”.<br />
Possiamo dire che anche tramite san Bonaventura il francescanesimo ha un certo ruolo nella concezione e nell’esercizio del papato da parte di Benedetto XVI?<br />
“La risposta la lasciamo al noto teologo domenicano Yves Congar, che proprio partendo da questo studio e dalla problematica del rapporto tra chiesa locale e chiesa universale, che tanta parte ha avuto nel dibattito ecclesiale post conciliare e di cui uno dei protagonisti è stato il cardinal Joseph Ratzinger, scrisse: ‘Joseph Ratzinger, che ha fatto notare, giustamente crediamo, alcune differenze tra Bonaventura e Tommaso, dà molta importanza al ruolo che il papa occupa nella mistica bonaventuriana in ragione del fatto francescano’. Leggendo ciò e tenendo conto che oggi Ratzinger è papa Benedetto XVI è più che legittima la domanda se e in quale modo tale aspetto francescano è caratterizzante nella sua concezione ed esercizio del papato. Leggendo vari suoi scritti e discorsi ‘&#8217;ipotesi di una risposta affermativa si rafforza; così non stupisce, anzi diventa pienamente comprensibile, che secondo Benedetto XVI per comprendere il ministero petrino bisogna ritornare a san Francesco”.</p>
<p>Tratto da: <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/3258">ilfoglio.it</a></p>
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