L’ultimo narratore. Francesco e i suoi gesti che parlano al mondo #3

Da quando è stato eletto al soglio di Pietro, Francesco comunica coi simboli. Dopo Benedetto XVI, Papa della parola, Jorge Mario Bergoglio, vescovo di Roma che lega alla sua predicazione gesti esterni immediatamente riconoscibili, un Papa «narratore» come spiega alla fine di questo post il sociologo Franco Garelli, l’ultimo leader mondiale a usare la narrazione come cifra del suo pontificato.

Ma stiamo sui simboli. Iniziò da subito, Papa Bergoglio, a usarli, decidendo di esordire alla loggia centrale della basilica vaticana la sera dell’elezione con quel Buonasera che tanto impressionò. Poi la scelta di continuare a calzare le sue semplici scarpe nere, la decisione di abitare a Santa Marta, i viaggi internazionali nei quali sale sull’aereo portandosi dietro la sua borsa. Come a dire: con l’elezione non ho acquisito alcun grado onorificio, resto ciò che sono sempre stato, un pastore che vive insieme al suo popolo.

Accanto a questi piccoli gesti che dicono di uno stile immediatamente riconoscibile, ce ne sono stati altri di più grande valenza politica. Due esempi: il recente dono alla Fao di un potente simbolo della tragedia delle migrazioni, una scultura raffigurante il piccolo profugo siriano Aylan Kurdi annegato davanti alla spiaggia di Bodrum in Turchia nel 2015. E, ancora, più indietro nel tempo, la decisione di aprire la prima porta della Misericordia dell’Anno Santo nella capitale della Repubblica Centrafricana, una terra, disse, «che soffre da diversi anni la guerra e l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace». Simboli che parlano, dunque, invitano a riflettere, a non dimenticare il passato, a cambiare il futuro.

Questa settima ho dovuto scrivere nel merito su Repubblica due volte. La prima con la notizia della decisione, presa direttamente dal Papa, di proibire la vendita di sigarette in Vaticano. Sul mio giornale ho scritto che il provvedimento è in linea con uno dei princìpi basilari della sua predicazione, la coerenza: non si può insistere sulla necessità della salvaguardia della salute e poi razzolare male, e cioè vendere tabacco e fare con esso profitti. Del resto, allo «scandalo dell’incoerenza» il Papa ha dedicato più interventi, fra questi un’omelia nel febbraio del 2014 nella quale ammonì quei credenti che «danno una contro-testimonianza a chi non crede».

La seconda è una notizia a cui ho dedicato oggi una pagina. Si tratta della decisione presa dai Musei Vaticani di esporre, col placet di Pechino e del Papa, alcune opere artistiche direttamente nella Città Proibita, il palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing. Contestualmente, alcune opere cinesi sbarcheranno nelle gallerie degli stessi Musei, per un’apertura di credito che conferma la volontà di seguire, anzitutto attraverso segni e simboli, una strada che potrebbe portare frutti insperati.

Sempre oggi ho intervistato su tema il sociologo Franco Garelli. Fra le tante cose mi ha detto che «un tempo c’erano i presidenti americani che narravano il ruolo guida degli Stati Uniti nel mondo. Ora nemmeno più loro. Resta solo Francesco, che narra la sua visione, l’attenzione al creato, agli ultimi, alle piccole cose, e narrando comunica, riesce ad arrivare». Gli ho chiesto: la sua non è ostentazione? «Non è così. Lui vive in quel modo, il suo Buonasera la sera dell’elezione, le scarpe nere, la borsa portata in aereo, fanno parte del suo modo di essere. In settembre ho partecipato a un seminario in Vaticano. Ho alloggiato a Santa Marta. Ho potuto vedere il Papa muoversi quando non è osservato da nessuno. Va a salutare coloro che stanno alla reception e fa tanti piccoli gesti in questo senso senza che nessuno lo veda. Certo, l’adozione di alcuni simboli ha un valore pedagogico, ma sono atteggiamenti naturali in lui».

Per finire una breve notizia:

Oggi, per chi riesce, sono alle 12 alla sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana in via del Corso a Roma per moderare la presentazione di un bel libro di Chiara Lubich. Si tratta della prima uscita di una Collana che il movimento dei Focolari le dedica. La Collana raccoglie per temi alcuni dei suoi scritti. Quello che presentiamo oggi è il numero cinque e s’intitola Parole di Vita. Sono le riflessioni di Chiara su passi del Vangelo, parole che divulgava su semplici foglietti scritti con uno stile semplice e immediato. L’iniziativa ha offerto un notevole contributo alla riscoperta della Parola di Dio nella Chiesa del Novecento, trasmettendo un “metodo” per vivere la Scrittura e condividerne i frutti.

Ci sentiamo la prossima settimana (se non prima, se trovo il tempo per qualche post come intermezzo di questa rubrica del lunedì che ormai è arrivata alla terza puntata #3).

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