La felicità dipende da noi, e non da Dio. L’attualità di un’esperienza mistica non pienamente ascoltata

Angela Volpini durante un'apparizione

Angela Volpini durante un’apparizione

Il libro più interessante che ho letto negli ultimi tempi è “Visione mistica”, un dialogo fra Raimon Panikkar e Angela Volpini (Jaka Book). Dopo averlo letto viene da chiedersi come sia possibile che l’esperienza mistica della Volpini sia così poco dibattuta nella Chiesa, come sia possibile che il messaggio affidatole da Maria sia – non del tutto ma in parte sì – caduto nell’oblio.

Ma andiamo con ordine. Chi è Angela Volpini?

Come è riportato sul suo sito (angelavolpini.it), Angela è la protagonista di un’esperienza mistica straordinaria, avvenuta dal ’47 al ’56, che ancora bambina la catapultò al centro della cronaca e dell’attenzione di tantissime persone. Angela si distingue nettamente da ogni altra persona che ha vissuto analoghe esperienze di apparizioni della Madonna, per il coraggio e la capacità di rielaborare questa sua esperienza in un pensiero la cui peculiarità principale è quella di aiutare l’uomo a rendersi consapevole delle sue infinite possibilità di sviluppo, e a riconoscere la felicità nella qualità della relazione con gli altri: «È cambiando la concezione del sacro e del divino che l’uomo può cambiare il modo stesso di guardare al mondo e alla sua vita».

Questa differenza la si nota nettamente quando si va in visita a Casanova Staffora, in provincia di Pavia, il piccolo paese dove tuttora vive e dove le apparse Maria. Qui non si trovano santuari stile Lourdes o Medjugorje. Anche perché la gente che qui arriva, se ciò che cerca sono miracoli o manifestazioni esteriori del sacro resterà delusa. La strada che qui Maria ha insegnato è un’altra: la via per raggiungere la felicità sulla terra è dentro l’uomo. Egli è desiderio di bene e di infinito. Solo se accetta il fatto che questo desiderio che ha dentro sia la strada della sua felicità la sua vita si compie. Maria, del resto, così ha fatto: ha seguito il suo desiderio di amore ed è diventata la madre di Dio. Come lei possiamo essere tutti se siamo fedeli al nostro – e sottolineo nostro – desiderio. Dio vuole soltanto che il nostro desiderio si compia ed egli nulla può senza la nostra libertà e creatività. La felicità, insomma, dipende da noi e non da Dio.

Tutto per Angela inizia all’età di sette anni, il 4 giugno del 1947. Racconta: «Mi trovavo con dei miei coetanei a pascolare le mucche nei pascoli del Bocco, una località distante circa mezz’ora dal paese. Ero seduta sull’erba a confezionare dei mazzetti di fiori quando all’improvviso sentii una persona prendermi sotto le braccia, da dietro, e sollevarmi come per prendermi in braccio. Mi girai, convinta di trovarmi viso a viso con mia zia, ed invece mi trovai di fronte un volto di donna bellissimo, dolcissimo e sconosciuto. Mi distanziai per vedere meglio quel volto: era proprio il viso di una donna sconosciuta e di una bellezza mai vista. Non avevo mai neanche immaginato una bellezza e dolcezza simile».

La prima cosa che balza agli occhi da questo racconto è il corpo: Maria fa sentire ad Angela il suo corpo. Racconta: «Quando si è visto quel corpo non si può più sopportare che un corpo venga ferito, umiliato o assassinato. In ogni più piccolo uomo vedi la sua possibile gloria, e non ci sono più buoni o cattivi, perché tutti sono chiamati all’amore».

In sostanza, nel corpo trasfigurato di Maria così come le appare, Angela vede tutti gli esseri umani: ogni uomo – questo il messaggio che Maria le affida – può essere come lei, può diventare ciò che lei è diventata. Non c’è preferenza, non ci sono privilegiati. Tutti possono trasfigurarsi se sono fedeli al proprio, unico e personale, desiderio di amore. Cosa ha fatto Maria che noi invece non riusciamo a fare? Ha creduto che il suo desiderio di amore poteva realizzarsi. Ha creduto che davvero poteva diventare la madre di Dio. Ha creduto e ha voluto.

Spiega ancora Angela: «Durante le apparizioni, vedevo e leggevo in Maria il mio desiderio di pienezza, di amore infinito, e che questo era il desiderio che hanno tutti gli esseri umani nella loro esistenza. Maria è stata Maria precisamente perché ha messo questo desiderio alla base della sua esistenza. Ed è stata sempre fedele a questo suo desiderio d’amore. Fedele sino al punto di rompere con la legge esterna, con la visione esterna di Dio, per recuperarla dentro di sé, dentro questo desiderio, che è desiderio di amore. Ha potuto conoscere Dio com’è veramente: amore. Questo processo che Maria ha vissuto, e che mi ha fatto conoscere come il suo processo di umanizzazione, me lo ha fatto vedere come il nostro possibile. Lo stesso desiderio è presente in noi, e se anche saremo fedeli a questo desiderio potremo giungere alla nostra pienezza umana».

Questo mi sembra un punto centrale nella visione avuta da Angela: la felicità non viene da un Dio esterno che ci obbliga a una data strada piuttosto che a un’altra. Dio è amore e dunque è il nostro desiderio di amore che dobbiamo cercare di realizzare per essere davvero in sintonia con lui. Egli non ci impone nulla, desidera soltanto che noi coi nostri desideri e le nostre aspirazioni ci realizziamo. Siamo liberi di provarci, almeno. Liberi di dire di sì al nostro desiderio, e non a tutto il resto.

Angela dice anche che all’inizio ha avuto paura: «Paura della scoperta di lei, perché era il nuovo assoluto. Ho cercato di vincere la paura e di esplorare il nuovo che mi veniva offerto». Cos’è questo nuovo? Lo ripeto ancora una volta lasciando parlare Angela: «Dopo che Maria mi ha messo a terra, iniziò a parlare. Mi ha detto: “Sono venuta a insegnarvi la via della felicità sulla terra”. Con queste parole ha trasformato, capovolgendola, la piccola visione che io, bambina di sette anni, potevo avere: che il cielo e lo spirito sono la perfezione, ma non la terra e il corpo. In quella visione, capivo che ciò che stavo vedendo era la mia stessa realtà: il mio corpo, tutta me stessa, compreso il mio corpo, tutta la terra e tutto il cosmo formava la pienezza. Che il cielo era solo una parentesi, contrariamente a quello che intendiamo. Questo mi impressionò molto».

E ancora: «Attraverso Maria ho avuto una visione diversa. Lei non è come ce la mostra la Chiesa, ma una persona molto attiva. Mi dispiace se questo scandalizza qualcuno, però il progetto di Dio e l’Incarnazione sono un desiderio esplicito che Lei ha ottenuto di realizzare. E non perché fosse “lei”. Tuto quello che è nel progetto di Dio si compie anche se “noi” lo vogliamo… Credo che Maria abbia fatto un lavoro creativo su di sé. Ha detto sì al suo desiderio, a “se stessa”, non a “qualcosa”. Ma per dire di sì a se stessa deve avere avuto un grande coraggio».

In questo video Angela spiega meglio di come non abbia fatto io in questa sintesi cosa significhi che la felicità è nelle nostre mani, dipenda solo da una nostra scelta. Dio, Maria, ci sostengono e aiutano, ma la scelta è la nostra.

1 Comment La felicità dipende da noi, e non da Dio. L’attualità di un’esperienza mistica non pienamente ascoltata

  1. Calliope

    dal Catechismo della Chiesa cattolica: “Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il ‘Mistero di iniquità’ sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne”.

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