«Riforme? Lasciamole al nuovo Papa. E ora la curia si metta al suo servizio”

Le luci su San Pietro si sono spente da poco. Francesco ha fatto ritorno in Santa Marta. Poco oltre le murta leonine, nel seminario minore romano in cima al colle vaticano, Camillo Ruini, 82 anni, presidente emerito dei vescovi italiani, è comosso per un’elezione «inaspettata».

Eminenza, come ha saputo dell’elezione del nuovo Papa?
«Ho appreso la notizia della fumata bianca quando avevo terminato da pochi minuti la messa in San Giovanni in Laterano per il nuovo Papa da eleggere ed ero appena entrato nella mia auto. Ho detto subito all’autista di cercare di arrivare in Vaticano. Ci siamo riusciti e ho avuto la fortuna di poter entrare nella Cappella Sistina quando il nuovo Papa stava ricevendo l’obbedienza e il saluto di ciascun cardinale. Così ho potuto baciargli anch’io la mano; il Papa mi ha abbracciato e mi ha chiesto come avessi fatto ad arrivare così presto. Ho saputo soltanto dopo essere arrivato in Sistina che il nuovo Papa era il cardinale Bergoglio e che aveva preso il nome di Francesco I».

Cosa pensa del nome?
«Mi sembra che sia una scelta coraggiosa e piena di significato: san Francesco è forse il santo che più di tutti si avvicina a Gesù, il santo della gioia, della povertà, di un amore totalmente sincero alla Chiesa. Il santo particolarmente caro a noi italiani, che insieme a san Domenico ha saputo dar vita alla più grande riforma riuscita nella Chiesa, senza rompere l’unità della Chiesa stessa».

C’è bisogno di una riforma?
«La Chiesa ha sempre bisogno di riforma e di rinnovamento per esser come Gesù Cristo la vuole, la sposa che riflette la luce del suo sposo. Oggi questo bisogno sembra essere particolarmente grande, ma lasciamo al nuovo Papa di fare le scelte che lo Spirito Santo suggerirà alla sua intelligenza e al suo cuore».

Si aspettava questa elezione?
«Non posso dire che me l’aspettavo, anche se, come tutti sanno, già nel Conclave precedente la figura del cardinale Bergoglio era emersa. Diciamo che per questo Conclave lo ritenevo una scelta concretamente possibile. E ora sono profondamente felice che sia stata compiuta».

Francesco si è affacciato alla loggia centrale della Basilica vaticana e ha chiesto di pregare. Cosa pensa di questo primo gesto?
«E’ perfettamente in linea con quello che si sa della spiritualità e del comportamento quotidiano del cardinale Bergoglio».

La Chiesa è arrivata a questro Conclave accompagnata da molte voci di contrasti interni, per non dire di scandali: c’è bisogno di un ritorno alle origini?
«Credo che il ritorno alle origini, nel senso di avvicinarsi per quanto possibile a quella piena fiducia in Dio, a quel distacco dai beni terreni, e sopprattutto a quello slancio missionario che la Chiesa ha avuto alle sue origini, sia un’aspirazione irrinunciabile per ogni Papa e per ogni vescovo che voglia guidare i credenti sulla via del Vangelo. Quanto ai contrasti e agli scandali non possiamo negare che ci siano molte cose bisognose di correzione. Naturalmente le voci, in particolare quelle degli organi d’informazione, gonfiano e talvolta inventano, ma non tutto può essere ricondotto a semplici voci».

Secondo lei, esiste un problema riguardo al governo centrale della Chiesa?
«C’è un problema strutturale, affrontato già dal Concilio Vaticano II, ma che non ha ancora trovato una soluzione concreta davvero soddisfacente e stabile: quello del rapporto tra il primato del Papa e il collegio dei vescovi. Ho molta fiducia che Francesco saprà fare un significativo passo in avanti in questa direziene. C’è poi il problema del rapporto della curia con il Papa, e anche con i vescovi di tutto il mondo. Una cosa è chiara: la curia non può essere che uno strumento al servizio del Papa, non un organismo in qualche modo autonomo e meno che meno un condizionamento per l’esercizio del ministero del successore di Pietro e per i suoi rapporti con l’episcopato».

Cosa ha pensato quando ha saputo della rinuncia di Benedetto XVI?
«Sono rimasto profondamente sorpreso e anche addolorato, ma poi ho pensato, come ho anche scritto, che un cardinale, e ogni sincero cattolico, le decisioni del Papa le accoglie, anche quando provocano dolore».

Quali sono le urgenze principali della Chiesa oggi?
«Non credo che sia questo il momento nel quale io debba fare una specie di programma per il nuovo Papa: lasciamolo fare a lui e allo Spirito Santo che lo guida».