Troppi indemoniati a Milano. Così Scola ha raddoppiato gli esorcisti

Il demonio? E’ raro a Milano, ma a volte c’è. E infatti aumenta di giorno in giorno il numero delle persone che chiamano in curia vescovile perché pensano di essere possedute da Satana.

Tanto che il cardinale arcivescovo Angelo Scola ha deciso di rinnovare il Collegio degli esorcisti con nuove nomine che fanno raddoppiare il numero degli esorcisti, da sei a dodici.

“Dalle domande che arrivano l’esigenza è anche raddoppiata – dice monsignor Angelo Mascheroni, vescovo ausiliare e responsabile del Collegio degli esorcisti dal 1995 – Giungono molte richieste di nomi, indirizzi e numeri di telefono… Per questo abbiamo attivato un centralino. Chi ne avesse bisogno può telefonare e troverà una persona a rispondergli, che smista le segnalazioni sul territorio ed evita alle persone di affrontare lunghi viaggi”.

Ma come si manifesta il demonio? Dice Mascheroni: “Chiedo sempre se prima di rivolgersi a un esorcista sono stati da maghi, che magari gli hanno spillato dei soldi. Chiedo anche se sono andati da specialisti, perché talvolta si tratta di fenomeni mentali, psichici e psichiatrici. Poi bisogna difendersi anche dai parenti, perché a volte sono più accaniti e fratelli, figli, genitori magari insistono nel dire: ‘C’è di mezzo il diavolo!’. Il ministero fondamentale degli esorcisti è quello dell’ascolto e della consolazione, perché incontrano solitamente persone disfatte che maledicono il prossimo. Vanno accolti tutti con grande serenità e non bisogna smarrirsi di fronte alle parole che sentono, perché il Signore è sempre più forte del demonio. Però i fenomeni davvero diabolici, almeno secondo la mia esperienza, sono molto rari”.

E chi è che si rivolge agli esorcisti? “Arrivano giovani e anziani, uomini e donne, persone di diversi livelli culturali, dalla quinta elementare alla laurea. Di solito telefonano i parenti, per i ragazzi chiamano i genitori dicendo che il figlio non va più a scuola, si droga, è ribelle… In realtà non c’è il demonio, ma a diciotto anni i giovani non vogliono più imposizioni. E’ importante quindi discernere bene le situazioni. Monsignor Lorenzo Longoni, che era un vero esorcista, mi diceva che nella sua vita ha fatto un solo esorcismo. Il libro degli esorcismi, pubblicato dalla Cei e purtroppo fuori commercio, contiene semplici preghiere di benedizione e di consolazione, non di allontanamento del diavolo. Quando vengono da me i penitenti faccio dire un Padre nostro, la preghiera più bella che ci ha insegnato Gesù e che è il primo vero esorcismo perché diciamo: ‘Liberaci dal male’. Può essere un male fisico, psichico, morale. Ma può essere anche il maligno”.

Lo scontro di Canterbury. “Donne vescovo mai”, è una questione teologica e non di uguaglianza

I vertici della chiesa d’Inghilterra non ci stanno. E lavorano per sovvertire il voto del Sinodo che il 20 novembre ha bocciato il progetto di legge di portare le donne all’episcopato.

Nel documento “Women in the Episcopate – Where Next?”, infatti, il segretario generale del Sinodo, William Fittall, spiega che “se la chiesa d’Inghilterra non sarà in grado di risolvere la questione da sola in tempi rapidi, ci ritroveremo a fronteggiare una grave crisi costituzionale nei rapporti tra stato e chiesa, il cui esito è difficilmente prevedibile”.

Il Sinodo è un organo con poteri elettivi. Formato da vescovi, clero e laici, esamina e propone progetti di legge per tutto ciò che riguarda la chiesa anglicana, ma in base alla supremazia regia e al diritto costituzionale l’ultima parola circa le sue disposizioni spetta al Parlamento.

Il piano di Fittall, con l’appoggio dell’arcivescovo di Canterbury uscente, Rowan Williams, e di quello entrante Justin Welby, è quello di sovvertire il voto prima del 2015, l’anno in cui secondo i calcoli al Parlamento verrà chiesto di rendere effettiva la decisione. In sostanza, già nel Sinodo previsto per il prossimo luglio, gli sconfitti cercheranno di ribaltare il voto.

Il risultato del 20 novembre parla di 44 voti a favore e tre contrari fra i vescovi, 148 a favore e 45 contrari tra il clero, 132 a favore e 74 contrari fra i laici. In sostanza, i voti favorevoli non sono bastati. Fra i laici, metà di coloro che hanno bocciato il progetto dell’ordinazione episcopale femminile sono donne.

Fra queste, la più agguerrita è Susie Leafe, che spiega al Guardian come “la dimostrazione di forza da parte dei membri laici non è sorprendente, né è sorprendente che molte di questi laici siano donne. Questa non è una questione di sessismo – dice –. E’ piuttosto una questione di convinzione teologica. Una convinzione che interessa entrambi i generi. La Sacra Scrittura è chiara, dice che uomini e donne sono uguali ma anche diversi. Ognuno deve stare al proprio posto”. Fittall, nel suo documento, spiega che sull’ordinazione è in gioco la credibilità di tutta la chiesa. Ma, risponde una delle donne più in vista della stessa comunità anglicana, Jane Hedges, canonico amministratore di Westminster Abbey e arcidiacono di Westminster, “per riconquistare la nostra credibilità nella nostra società, abbiamo già avuto modo di agire, abbiamo avuto modo di prenderci tutto il tempo necessario per ascoltarci l’un l’altro”.

Susie Leafe, che prima del voto aveva lanciato anche una petizione per chiedere che il Sinodo non si esprimesse favorevolmente al progetto di legge, dice che il “no” non discende dal fatto che lei, come tante altre donne, sono “tradizionaliste”. Molti tradizionalisti anglicani hanno già abbracciato grazie alla costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus di Benedetto XVI la fede cattolica, ma non è il loro caso. Loro sono e vogliono restare anglicane. Ma, dicono, c’è un limite. “Molte giovani la pensano come noi. Questo non è un problema di uguaglianza, ma di teologia. Gli uomini sono diversi dalle Donne e voglio ripeterlo: ognuno nella chiesa deve svolgere funzioni proprie”. Coloro che hanno detto e scritto che dopo il voto i “conservatori” e i “tradizionalisti” in seno alla chiesa anglicana non avrebbero avuto altra soluzione che “arrendersi” o “emigrare verso Roma come tanti hanno già fatto” hanno dovuto ricredersi.

Eppure, parlamentari e opinione pubblica erano favorevoli. Una fonte vicina al segretario della cultura, Maria Miller, che è anche ministro per le donne e per l’uguaglianza, ha detto: “Il voto negativo non è un problema solo per la chiesa: avrà effetti su tutta la società, proprio mentre stiamo cercando di aiutare le donne a realizzare il loro potenziale in tutte le sfere del sociale”. Secondo un sondaggio ComRes realizzato nel mese di luglio, il 74 per cento dei cittadini inglesi intervistati riteneva che le donne vescovo dovrebbero essere in grado di raggiungere le più alte vette della chiesa.