Affari cardinali, le cordate in lotta della finanza color porpora. Sanità, Ior e nomine eccellenti. Il ruolo di Sodano e quel consiglio al Papa di tenersi il “ripulitore” Viganò

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Il comitato permanente dell’Istituto Toniolo, la “cassaforte” dell’Università Cattolica e dell’ospedale Gemelli, si riunisce domani per sancire l’entrata del cardinale Angelo Scola tra i suoi membri.

L’arcivescovo di Milano prende il posto del notaio Giuseppe Camadini, storico rappresentante del cattolicesimo bresciano e della sua “finanza bianca”, recentemente dimessosi assieme all’economista Alberto Quadrio Curzio.

L’entrata ufficiale di Scola è significativa non soltanto perché porterà presto il nuovo arcivescovo di Milano ad assumere la presidenza dell’Istituto al posto del cardinale Dionigi Tettamanzi, ma anche perché affossa definitivamente le aspirazioni del Vaticano che intendeva portare alla presidenza del Toniolo un suo uomo di fiducia, l’ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick.

Il piano del Vaticano era ambizioso: conquistare il Toniolo e insieme l’ospedale Gemelli, unendo in un unico polo d’eccellenza anche il San Raffaele, il Bambin Gesù e la Casa Sollievo di San Giovanni Rotondo.

Al progetto stavano lavorando, con la supervisione del segretario di stato Tarcisio Bertone, il manager Giuseppe Profiti, il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e l’industriale Vittorio Malacalza, colui che più di altri avrebbe dovuto impegnarsi economicamente.

Tra i primi a sfilarsi c’è stato Malacalza il quale, a poche ore dalla morte di don Luigi Verzé, disse a chi gli chiedeva se la cordata era ancora decisa a restare dentro il San Raffaele: “Forse non ne saremo degni”. Il più lesto a cogliere il cambiamento di rotta è stato Flick il quale, svanita la possibilità di entrare nel Toniolo, è riuscito a divenire presidente del cda del San Raffaele legandosi a stretto giro con l’altra cordata, quella dell’imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli che coi suoi 405 milioni di euro si è aggiudicato l’ospedale.

Quanto accaduto all’interno del Toniolo e del San Raffaele non è altro che la coda di una battaglia più ampia che si sta giocando tra le pieghe del mondo cattolico e dello stesso Vaticano. Una battaglia per il potere. Le mire di Bertone sulla stanza dei bottoni ambrosiana sono state stoppate non soltanto dai pareri negativi di Scola e del presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco, ma anche da una nota scritta fatta pervenire in appartamento papale dal cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Aif, la nuova authority incaricata di controllare l’attività finanziaria di tutti gli enti del Vaticano, sentito il parere dell’amico porporato bresciano Giovanni Battista Re, ex capo dei Vescovi. Il parere dei quattro porporati è pesato parecchio e alla fine ha convinto il Papa il quale, tra l’altro, vedeva nell’operazione anche un intoppo giuridico: lo Ior non può, per statuto, impegnarsi in un’operazione del genere.

Bertone e i suoi fidati imprenditori da una parte, Scola, Bagnasco e il mondo legato alla finanza ambrosiana cosiddetta “bianca” dall’altra. Il Papa nel mezzo a cercare quelle soluzioni più giuste ed eque per tutti. E un ruolo significativo che viene giocato anche dal segretario particolare del Papa, monsignor Georg Gänswein, che quasi quotidianamente ha dovuto raccogliere notizie, sentire pareri, fare da filtro con il Pontefice.

Diverse le lettere arrivate sul suo tavolo contro Bertone, non tutte anonime. Ieri, all’interno del programma d’inchiesta “Gli intoccabili”, in onda su La7, è stato il giornalista Gianluigi Nuzzi a svelare una lettera di qualche mese fa scritta dall’attuale nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò. Il presule, allora numero due del Governatorato, non cita il San Raffaele e nemmeno il Toniolo ma parlando di “corruzione” all’interno del Vaticano chiama in causa, seppur indirettamente, il segretario di stato, reo, quantomeno, di un omesso controllo su coloro che all’interno della Santa Sede rubano gonfiando i costi degli appalti.

Le finanze del governatorato, prima del suo arrivo, erano un buco nero, nel 2009 perdevano 8 milioni di euro: in Vaticano venivano fatte lavorare sempre le stesse ditte, che gonfiavano i costi per l’edilizia e l’impiantistica. Su tutti viene citato un caso: il presepe montato nel Natale del 2009 in piazza San Pietro, costato alle casse della Santa Sede 550 mila euro.

Viganò cita i cardinali Velasio De Paolis, Paolo Sardi e Angelo Comastri come persone da lui informate. Dice che della “corruzione” ha parlato con Bertone senza però ricevere l’aiuto che sperava. E dice al Papa di essere preoccupato: Bertone gli aveva promesso la guida del governatorato una volta che l’allora presidente, il cardinale Giovanni Lajolo, fosse andato in pensione, ma alle parole non sono seguiti i fatti. Perché Viganò non viene promosso nel posto che gli è stato promesso? A suo dire per un solo motivo: per bloccare l’opera di pulizia iniziata dentro il Vaticano. Una tesi sostenuta anche da altri cardinali di curia, tra questi l’ex nunzio a Washington Agostino Cacciavillan, uomo del cardinale decano Angelo Sodano. Cacciavillan si è speso personalmente sconsigliando al Papa l’allontanamento di Viganò.

Difficile dire quali conseguenze il Papa deciderà di trarre da tutta questa vicenda. Per molti tutto questo fango potrebbe pregiudicare la posizione di Bertone in sella alla segreteria di stato vaticana, tenuto conto anche del fatto che il prossimo dicembre egli compirà 78 anni, la stessa età che aveva il suo predecessore Angelo Sodano quando il Papa accettò le sue dimissioni. In realtà le dimissioni di Bertone sembrano lontane: è improbabile che Benedetto XVI decida di privarsi di colui che un anno dopo l’elezione al soglio di Pietro ha scelto quale suo uomo di fiducia anche in virtù di un conclave in cui il cardinale di origini piemontesi ha giocato un ruolo decisivo. Già lo scorso agosto un “corvo” aveva provato a fare lo scalpo a Bertone. Sul tavolo del segretario di stato vaticano arrivò una missiva anonima che si apriva con una minacciosa citazione di don Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, la congregazione a cui appartiene Bertone: “Grandi funerali a corte!”. Con queste parole il santo torinese preannunciava lutti a Vittorio Emanuele II nel caso il regno piemontese avesse continuato con le politiche di confisca dei beni della chiesa.

L’anonimo estensore della missiva mostrava di essere informato sulle vicende della curia, tanto che accusava Bertone di non saper decidere e di scegliere i collaboratori sulla base delle sue simpatie personali. Faceva riferimento alla decisione presa di trasferire Viganò, allontanandolo dal Vaticano.

Ma l’estensore della lettera ometteva un particolare non secondario: lo spostamento di Viganò dal Vaticano a Washington non è stata una decisione unilaterale di Bertone. E’ stata una nomina firmata dal Papa. E’ lui ad aver voluto la promozione di Viganò. E’ lui ad aver scelto Bertone, nonostante già nei primi mesi successivi al suo arrivo in segreteria di stato in molti dicessero: “Non ha la stoffa per fare il segretario di stato. Troppo poco diplomatico”.

Pubblicato sul Foglio giovedì 26 gennaio 2011


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  1. PMC ha scritto il 27 gennaio 2012 alle 12:10 am:

    Certo che per un intellettuale e pastore come BXVI questa partita a scacchi, se davvero è come ci viene raccontata, deve risultare di una noia micidiale. Scommetto che anche lui non vede l’ora delle ferie per dedicarsi a tempo pieno all’attività intellettuale.


  2. diego ruggiero ha scritto il 27 gennaio 2012 alle 5:35 pm:

    LEGGO NEL VANGELO:
    “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare.”

    Da un lato non si può derubricare le accuse di Viganò a semplice “battaglia personale”,come hanno fatto alcuni vaticanisti sui loro blog, dall’altro non si può prendere tutte le accuse di Viganò come oro colato.

    Ciò che è certo è però che queste battaglie di potere scandalizzano, e non poco, i credenti, i piccoli che credono.

    Come non ricordare le parole di Gesù: “tra voi non sia così”!?

    Come non ricordare le lettera di papa Benedetto ai Vescovi del mondo nel 2009.La riporto:
    “Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!”

    Sono stato sempre incline a considerare questa frase come una delle esagerazioni retoriche che a volte si trovano in san Paolo.
    Sotto certi aspetti puo’ essere anche cosi’. Ma purtroppo questo ”mordere e divorare” esiste anche oggi nella Chiesa …”

    Spero che il Signore illumini i cuori di tutti.


  3. BRUNO34 ha scritto il 28 gennaio 2012 alle 1:58 pm:

    SEMPRE E’ STATO COSI’ E CONTINUERA’ COSI’. A QUESTO PUNTO PENSO CHE IL PAPA DOVREBBE CAMBIARE IL SEGRETARIO DI STATO, ORMAI E’ UN CARDINALE CON TANTE VERUGHE MORALI. CRISTO AIUTI LA SUA CHIESA.


  4. Sal ha scritto il 28 gennaio 2012 alle 3:29 pm:

    “Grandi funerali a corte! ” Sembrano parole profetiche dato che non sarà loro possibile continuare con i giochetti di potere per l’egemonia e il controllo. Assomigliano più ad una internazionale delle “scarpe” dove senza esclusione di colpi si vedono gli uni sempre più concentrati a farle agli altri, per dimostrare, come si dice quell’amore fraterno che li fa assomigliare più ai “fratelli coltelli” piuttosto che ai ciabattini umili e operosi d’altri tempi.
    Sia come sia, non sarà più loro possibile continuare a nascondere sotto finte vesti il pelo del lupo rapace della parabola. Erano altri tempi quando i giornalisti, tutti asserviti erano in attesa di un tozzo di pane. Sembra che anche i giornalisti (alcuni) abbiano iniziato a fare il proprio mestiere e fortunatamente anche la televisione aiuta gli sprovveduti a capire che in quel colle, non di solo pane si vive, ma anche di companatico riccamente innaffiato dal un buon rosso porpora e di tanta sopraffazione, lusinga, inganno, affarismo, degni della più antica tradizione e della più grande multinazionale del crimine, nascosta all’ombra della cupola.

    Non è quindi difficile prevedere che quel consenso così lungamente e prepotentemente raccolto con le buone o con le cattive nei secoli, non potrà che continuare a venir meno. Sarà mica che qualche antica profezia sia in via di realizzazione ?

    “ E ora odi questo, [donna] data ai piaceri, che siedi al sicuro, che dici nel tuo cuore: “Io sono, e non c’è nessun altro. Non sederò vedova, e non conoscerò perdita di figli”. Ma queste due cose ti verranno all’improvviso, in un sol giorno: perdita di figli e vedovanza. Nella loro completa misura devono venire su di te, per l’abbondanza delle tue stregonerie, per il pieno potere delle tue malie, in maniera straordinaria. E confidavi nella tua malizia. Hai detto: “Non c’è nessuno che mi veda”. La tua sapienza e la tua conoscenza, questo è ciò che ti ha sviato; e continui a dire nel tuo cuore: “Io sono, e non c’è nessun altro”. 11 E su di te deve venire la calamità; non conoscerai nessun incantesimo contro di essa. E su di te cadrà l’avversità; non la potrai evitare. E su di te verrà all’improvviso una rovina che non sei abituata a conoscere.”
    ( Isaia 47.8-11)

    Si, davvero grandi funerali a quella corte !