Brutto compleanno per il Concilio, i lefebvriani si preferiscono scismatici
25 gennaio 2012 -
La commissione Ecclesia Dei avrebbe voluto festeggiare l’anniversario che cade oggi dei cinquantatré anni dell’annuncio dell’indizione del Concilio Vaticano II – il 25 gennaio 1959 Giovanni XXIII, a soli tre mesi dall’elezione, annunciò nella basilica di San Paolo fuori le mura l’intenzione di convocare l’assise – dando notizia della comunione ritrovata con i lefebvriani. Invece il ritorno è ancora in mente Dei e, stando alle notizie che giungono da Econe, sede della Fraternità fondata dal vescovo Marcel Lefebvre, ancora di là da venire.
C’è un paradosso all’interno del pontificato in corso: il Papa che chiede a gran voce il rispetto della tradizione, fatica a trovare un accordo con “l’estrema destra” del mondo cattolico. Più facile, per lui, rinsaldare con gli anglicani, quella parte di cristianità maggiormente su posizioni liberal.
Da Econe le parole suonano molto dure: a complemento della risposta al preambolo dottrinale inviato dal Vaticano, i lefebvriani hanno trasmesso un secondo testo nel quale affermano che gli insegnamenti del Concilio sono in contraddizione con gli enunciati del magistero tradizionale anteriore: libertà religiosa, ecumenismo, collegialità, ecclesiologia.
Dopo la liberalizzazione del messale preconciliare (2007), la revoca nel 2009 della scomunica ai quattro vescovi tradizionalisti e i due anni di colloqui dottrinali il nodo sembra non sciogliersi. A dividere Roma e i lefebvriani resta, ancora, l’ermeneutica del Concilio. Ratzinger insiste nella tesi del Vaticano II come riforma nella continuità con la tradizione dottrinale cattolica; i lefebvriani denunciano una rottura netta tra la chiesa post Vaticano II e la storia precedente.
Particolarmente oltraggiose, per Roma, le parole pronunciate in questi giorni dall’ala più dura dei lefebvriani, la frangia capeggiata dal vescovo Richard Williamson, già noto alle cronache per le sue posizioni negazioniste sulla Shoah: “Piuttosto sedevacantista scismatico che apostata romano”, è la sua ardita posizione. Per Williamson lo scisma non deve spaventare. Dice: “Un rischio maggiore di acquisire una mentalità scismatica sarebbe di contrarre la malattia mentale e spirituale dei romani di oggi avvicinandosi troppo a loro”.
A questo punto la palla è nelle mani di monsignor Bernard Fellay, capo dei lefebvriani. O prende le distanze dai più duri o il rientro della Fraternità è compromesso.
Pubblicato sul Foglio mercoledì 25 gennaio 2011
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Perché brutto compleanno per il Concilio? Se Williamson & Soci vogliono giocare agli scismatici-sedevantisti si accomodino pure, non è una grande perdita, specie se si pensa all’opinione che hanno del Papa.
Alessia
Non sciunt quid dicunt!
Secondo Lei: …fatica a trovare un accordo con “l’estrema destra” del mondo cattolico. Più facile, per lui, rinsaldare con gli anglicani, quella parte di cristianità maggiormente su posizioni liberal.
Questo non e` vero ne giusto. Il mondo anglicano che sta cercando unita` con Roma non viene del mondo anglicano liberal! Como San Tommaso dice sed contra: il mondo anglicano che cerca unita
Non sciunt quid dicunt! Secondo Lei: Benedetto fatica a trovare un accordo con “l’estrema destra” del mondo cattolico. Più facile, per lui, rinsaldare con gli anglicani, quella parte di cristianità maggiormente su posizioni liberal.
Questo non e` vero ne giusto. Gli anglicani in unione con Roma o quelli che cerca unione con Roma non vengono dalla parte liberale degli Anglicani anzi vengono dalla parte conservatrice!! Sono piu` simpatici con la Societa` SSPX che il mondo liberale anglicano. Il mondo liberale Anglicano sta in accordo con certi cattolici liberali (oso dire eretici?) come Kung et alii.
Williamson? Un ex anglicano probabile agente infiltrato da sua maestà o giù di lì; di infiltrazioni massoniche se ne era già comunque parlato al tempo delle 4 ordinazioni vescovili a fine anni ottanta
williamson e’ una cosa, mons. fellay un’ altra. e sapra’ certamente cosa fare.
Come si vede che lei è ben lungi da dire la Verità e come la odia con tutto se stesso.
Ancora chiama lefevriani dei veri cattolici, dice “estrema destra” da vero cattocomunista ed addita ancora la causa dei problemi all’ermeneutica, la FSSPX non ha mai visto nell’ermeneutica il problema perchè la causa prima del disastro in cui versa la Chiesa Cattolica è il concilio. Non si preoccupi nessuno della fraternità vuole lo scisma mi dispiace per lei, anche su questo ha le idee poco chiare.
“Fellay capo dei lefevriani”
“De ore tuo te judico serve nequam”.
Continui così io intanto pregherò per lei.
CVCRCI
Comincio a sospettare che l’ermeneutica della continuità sia un concetto spirituale e insieme politico, ovvero un approccio metodologico,ma problematico nel merito.
Forse alla fine conviene ammettere che la Chiesa del Concilio ha compreso sè stessa in una maniera nuova e diversa, e valorizzare anche questo aspetto.
Mi pare che diversamente si permanga dentro un equivoco permanente, e i lefebvriani, dal loro punto di vista giustamente, ce lo ricordano ogni volta.
Credo che Lucius abbia ragione! Gli anglicani ritornati nella piena comunione con Roma sono quelli maggiormente “conservatori”. Difatti, la comunità anglicana si è spaccata a seguito di alcune decisioni a dir poco opinabili (come l’ordinazione sacerdotale femminile e la benedizione di coppie omosessuali). La cost. ap. Anglicanorum coetibus, in tale prospettiva, ha costituito un’ottima “strategia” ecumenica, perché è stata promulgata dal Papa al momento giusto.
Beh, per quanto riguarda la Comunità San Pio X, credo che ormai l’obiettivo minimo sia cercare di fare ritornare nella VERA E UNICA CHIESA almeno quella parte più “moderata” della Fraternità, che in ogni caso ha cifre non indifferenti, come ha notato Benedetto XVI nella Lettera che dovette divulgare per spiegare la remissione della scomunica. La Comunità ha all’incirca 500 presbiteri e altrettanti ordinandi (certo, mi auguro che non siano candidati magari scartati dai seminari cattolici… ma vista la situazione dei seminari nella Chiesa, poco ci credo; a riguardo proporrei di abolirli e di istituire dei grandi seminari maggiori centralizzati).
In ogni caso, la remissione della scomunica è condizionata, va ricordato. Dunque, i lefebvriani sono ancora eretici e scismatici, ripudiando il Concilio Vaticano II. Credo che il Papa abbia fatto sin troppo per loro.
Ma occorre porsi una domanda? Per quale motivo la Curia Romana ha prestato in questi ultimi 30 anni così tanta attenzione alla causa di Marcel Lefebvre? C’è una questione ecclesiale molto profonda.. forse uno scetticismo, che coinvolge le più alte gerarchice ecclesiastiche, che lambisce gran parte delle deliberazioni del Vaticano II, in primis per quanto concerne la riforma liturgica. Altrimenti, non si spiegherebbe un’attenzione quasi ossessiva, anche del Papa, che quando era Cardinale ebbe occasione, per esempio, di criticare il Messale di Paolo VI, che di fatto ruppe con la tradizione liturgica precedente. Ecco per quale motivo ha introdotto 2 modalità di celebrazione diverse per lo stesso identico rito (un principio che pare più una finzione e che forse, teologicamente, non ha un fondamento solido).
In ogni caso… buona fortuna, cara mia Chiesa!
@ manuel
l’attenzione ossessiva verso Lefebvre è dovuta al fatto che i suoi seguaci rimasti nella Chiesa sono molti e ben collocati, non certo da oggi
…Tanto Rumore Per Nulla. Come se al di là della preghiera per l’unità si potesse far molto. E come se questi toni aiutassero. Mah. Pagliuzza, Trave, etc. etc. E la Verità, TUTTA la Verità, la sa solo Dio. Nessuno ha il diritto ad ergersi giudice su questa terra.
a me pare che il Papa abbia fatto il massimo per giungere all’ unità con questi lefreviani per i quali non nutro alcuna simpatia anche se comprendo che sulla liturgia ci posson essere motivazioni valide ..in certi casi….ma gia Benedetto sta dando chiare indicazioni per chi vuol comprendere…ciò non significa tornare per tutta la chiesa all ingessatura del rito di piov….se non voglion tornare dunque che stian dove sono….del resto chi tra loro è onesto e saggio a questo punto sa cosa fare….i problemi oggi son ben altri…..vedi austria…belgio….germania….ecc..non si può ulteriormente perder tempo con costoro…
Caro Paolo, Willimason non rappresneta più da un bel po’ la Fraternità-… non conta più nulla, dovresti saperlo…
Perché, se non conta più niente, Fellay non lo butta fuori dalla fraternità? Lui e i suo amici sedevacantisti? E’ evidente che non sa ancora cosa fare. A prescidere da quella che sarà la fine di questa storia auspico che la parte più sana e dialogante della fsspx, con o senza Fellay,
abbia il coraggio di staccarsi per entrare in completa comunione con il Papa portando la ricchezza della loro differenza.
La cosa buffa di tutto questo è che i Lefebvriani sono in cuor loro profondamente protestanti: il magistero del Papa non mi piace? Me ne vado… Il che, beninteso, non è un delitto, ma certamente è uno strappo con la tradizione cattolica ben più lacerante del Vaticano II.
Mgr Williamson, fsspx –
Commentaire Eleison –
20 janvier 2012
Maladie mentale
Un ami m’a présenté récemment une série d’arguments pour montrer pourquoi la FSSPX devrait faire un accord avec Rome, bien que les Discussions doctrinales de 2009-2011 aient montré que le désaccord doctrinal Rome-FSSPX est radical. Que l’un de ses arguments fasse le sujet de ce Commentaire-ci, car je crois qu’il ouvre la compréhension de la pleine dimension du problème auquel la FSSPX est confrontée.
Si la FSPX ne «normalise» pas bientôt sa position vis-à-vis de Rome, écrit-il, elle court le risque de perdre son sens de l’Eglise. Car il y a des laïcs et même des prêtres de la FSSPX qui sont à l’aise dans leur situation présente anormale et qui s’y sont adaptés, parce que la FSSPX «a tout ce dont elle a besoin, en particulier des évêques». Une telle adaptation, écrit mon ami, tend vers une mentalité schismatique et un sédévacantisme pratique, sinon théorique. J’ai répondu qu’à mon avis un risque bien plus grand que celui de se laisser gagner par une mentalité schismatique est celui de contracter «la maladie spirituelle et mentale des Romains d’aujourd’hui en les fréquentant de trop près». Une réponse scandaleuse? Que je m’explique.
«Maladie mentale» est le mot appliqué à des hommes d’Eglise à Rome avec lesquels un autre ami s’est récemment entretenu longuement. Il dit que ce sont des hommes intelligents et sincères, parfaitement capables de saisir les arguments en faveur de la Tradition qui leur sont présentés, mais il conclut, «Ce sont des malades mentaux, mais ils ont l’autorité». Certainement qu’en disant «malades mentaux» il ne pense nullement à injurier personnellement ces Romains, car il exprime quelque chose de beaucoup plus sérieux qu’une simple injure personnelle. Il signale l’état objectif des esprits romains, tel que ses conversations avec eux l’ont confirmé. Leurs esprits ne se préoccupent plus de vérité.
Un troisième ami, ayant lui aussi eu à parler avec des Romains, m’a dit la même chose avec des mots différents. Je lui demandais, «N’auriez-vous pas pu aller au fond du problème en abordant avec eux la question fondamentale de l’esprit et de la vérité?». Il répondit : «Non. Tout ce qu’ils auraient dit, c’est que c’est eux l’autorité, que l’Eglise catholique c’est eux, et que si nous voulons être catholiques, c’est à eux de nous dire ce qu’il faut pour l’être». Comme une voiture marche à l’essence, de tels esprits ne marchent plus à la vérité mais à l’autorité. Or, le lait est une chose merveilleuse, bien sûr, mais imaginez un automobiliste qui insisterait avec le plus grand sérieux pour remplir le réservoir de sa voiture avec du lait! Le problème gigantesque du monde moderne presque entier, c’est qu’il a perdu tout sens et amour de la vérité. L’Eglise a résisté le plus longtemps possible à cette perte de la vérité, mais avec Vatican II cette dernière résistance s’est aussi effondrée.
Car le monde moderne est éblouissant et d’un puissant attrait, et Rome de même ! Voici comment un ami Italien ressent le magnétisme des bureaux du Vatican: «Pénétrer dans les palais de Rome est une entreprise hasardeuse car l’air même que l’on respire à l’intérieur est irrésistible. Si on est fasciné par ces salles vénérables, c’est moins par le charme des personnages officiels (beaucoup ne sont pas charmants du tout !) que par l’impression qu’elles inspirent de tous leurs 2000 ans d’histoire de l’Eglise. S’agit-il de la fascination du Ciel? De l’Enfer? En tout cas l’atmosphère même du Vatican séduit les visiteurs et entraîne leur volonté».
Et la fascination du Vatican ne constitue qu’une petite partie de la pression totale du monde moderne qui s’infiltre dans les esprits pour les mettre au pas, et les entraîner à sa suite. Cher ami, je préférerais être un sédévacantiste schismatique qu’un apostat romain. Mais Dieu aidant, je ne serai ni l’un ni l’autre!
Kyrie eleison.
Le sédévacantisme parait de plus en plus un problème d’”identité culturelle”… que les Lefebvriens sont en train de confondre avec la “verité theologique”…
W sia Williamson che W Fellay entrambi fanno quello che avrebbe fatto Lefebvre