@CardRavasi, è lui o non è lui?
24 gennaio 2012 -
Scrive Franco Adriano su Italia Oggi, in un pezzo intitolato “Il miracolo del cardinale: è sempre su twitter senza toccare il computer” che dietro i cinguettii di @CardRavasi su twitter non c’è in realtà il cardinale capo della Cultura della Santa Sede ma “il giovane britannico Richard Rouse”, un addetto stampa dotato di “una forte padronanza del mezzo da buon nativo digitale e spiccato profilo internazionale”.
Sempre secondo Italia Oggi, Richard Rouse sarebbe addirittura colui che scrive i post sul blog di Ravasi “Parola & parole“.
Io non ci credo, però il dubbio rersta. Qualcuno è in grado di chiarire?
Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 24 gennaio 2012
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Non è novità che tutti i siti cattolici siano presidiati e controllati da zelanti cattolici parabolani indottrinati che cercano di confutare le posizioni e gli argomenti che non sono favorevoli alla chiesa. Ma questo rientra nell’esercizio della libertà di parola che deve essere garantito a tutti.
Però, garantirlo ai cattolici è ancora meglio, dato che alla fine non possono dimostrare quello che dicono “poiché dicono ma non fanno. Legano gravi carichi e li mettono sulle spalle degli uomini, ma essi stessi non li vogliono muovere neppure col dito.” ( Mt 23.3-4) I loro argomenti sono contrari ad ogni logica, perché fantastici e misteriosi tutti contrari al Vangelo.
“Poiché tutte le volte che quelli delle nazioni che non hanno legge fanno per natura le cose della legge, questi, benché non abbiano legge, sono legge a se stessi” ( Rm. 2.14) Nel loro caso vale esattamente il contrario e suonerebbe così : “poiché tutte le volte che i religiosi che dicono di avere la legge ma non fanno le cose della legge dimostrano di essere inutili chiacchieroni che non hanno legge”
“Gli disse: ‘Dalla tua propria bocca ti giudico, schiavo malvagio” ( Lc 19.22) Quindi meglio lasciarli parlare più parlano più si aggrovigliano !
Sal di parabolani zelanti ne sa qualcosa! La sua attività di zelante presidio è costante. Ringraziamo, comunque, per la ottriata concessione di libetà di parola concessaci.