Chiesa e geopolitica. Vita, Nigeria e libertà religiosa. Discorso ai diplomatici di un Papa europeo, ma non eurocentrico
10 gennaio 2012 -
Nella Sala Regia del palazzo apostolico Benedetto XVI ha ricevuto ieri il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.
Il Papa ha difeso la vita nascente e la famiglia, ha parlato di libertà di educazione e di libertà religiosa. E ha ricordato le aggressioni ai cristiani in Nigeria insieme all’uccisione del ministro pachistano Shahbaz Bhatti: “Non si tratta” ha detto il Papa, “di un caso isolato.
In non pochi paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica”.
A quattro giorni dall’annuncio di un imminente concistoro che secondo la maggior parte degli osservatori ridisegnerà in chiave fortemente “romanocentrica” gli equilibri del collegio cardinalizio, l’incontro di ieri ha comunque mostrato l’appeal internazionale che oggi la Santa Sede possiede. Solo gli Stati Uniti, infatti, superano il Vaticano per numero di paesi accreditati. In tutto sono 179, circa dieci in meno da quelli che gli stessi Stati Uniti dicevano di avere nel 2009. In sostanza, all’appello mancano soltanto la Cina e l’Arabia Saudita, tra i paesi più importanti.
Domenica è stato il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire a ricostruire notizie dettagliate circa “il ruolo della chiesa cattolica nello scenario della geopolitica mondiale” mostrando anche dati interessanti circa le rappresentanze pontificie nel globo.
Dall’anno scorso, per la prima volta, gli italiani non sono più in maggioranza tra i nunzi apostolici. E ce ne saranno ancora di meno in futuro, vista la preponderanza di nuovi nunzi stranieri finora nominati da Benedetto XVI. Appena meno della metà, 49 in tutto, sono italiani, una percentuale inferiore rispetto al passato. Si tratta di un trend destinato a crescere visto che, con Papa Ratzinger, sono stati elevati all’episcopato 36 nunzi di prima nomina di cui solo 13 italiani.
Quattro giorni fa molto si è scritto anche intorno al fatto che nessuno dei nuovi cardinali è africano. Ciò non significa, tuttavia, che la Santa Sede non abbia un interesse diplomatico e pastorale nel continente. In Africa la rete delle nunziature è stata rafforzata con due nuove sedi: in Burkina Faso nel 2007 e in Liberia nel 2008. Nel 2010 poi, oltre a quello presente in Timor Est, sono stati nominati altri tre “incaricati d’affari” stabilmente residenti in tre paesi africani: Ciad, Gabon e Malawi.
Pubblicato sul Foglio martedì 10 gennaio 2011
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A me sinceramente pare che – lasciando da parte le questioni geo-politiche, su cui mi rimetto ad analisi di commenatori più saggi ed esperti – il fulcro del discorso tenuto dal Santo Padre davanti al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, sia la vigorosa rivendicazione dell’esistenza di un criterio per giudicare ogni avvenimento nel mondo. In altri termini, il Papa ha voluto riaffermare che esiste una chiave di volta per interpretare ciò che ci circonda e le azioni da intraprendere; c’è un punto di riferimento per il dialogo con tutte le culture e religioni.
Il criterio, la chiave di volta, il punto di riferimento – e anche la sfida – è “la dignità inalienabile di ogni persona umana e dei suoi diritti fondamentali”.
Questo approccio costringe tutti a misurarsi sull’essenziale, sulla realtà, ad abbandonare ogni l’ideologia.
Come al solito un discorso di altissimo livello, che merita di essere ascoltato e compreso in una logica di umanesimo integrale e di promozione antropologica, anche come antidoto alla crisi economica (e al decadimento valoriale) di oggi.
La capillarità della presenza di rappresentanze della Santa Sede nel mondo. – (“Solo gli Stati Uniti, infatti, superano il Vaticano per numero di paesi accreditati. In tutto sono 179, circa dieci in meno da quelli che gli stessi Stati Uniti dicevano di avere nel 2009”) – sembrerebbe voler dimostrare l’importanza della religione dal numero di sedi accreditate. Ma non è così, se come ha ricordato il papa : “In non pochi paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica”. Quindi la domanda è : “ a che serve essere accreditati anche in molti paesi, ma nello stesso tempo contestati e osteggiati ?” E’ solo la kermess dell’ipocrisia dove dietro ad ogni inchino e sorriso si nasconde solo la volontà di trarne un vantaggio da una parte e dall’altra.
E’ anche strano che la stessa Santa Sede che dovrebbe avere familiarità con le cose scritte, abbia dimenticato che non è tanto il numero che conta, quanto l’approvazione celeste, come l’episodio di Gedeone ricorda. Con soli 300 uomini vinse Madian e Amalec (Giudici 7.4)
A che serve dunque sforzarsi di apparire numerosi e ben accetti quando la realtà dimostra il contrario ? Il Vangelo dice :
“A meno che Geova stesso non edifichi la casa,
Non serve a nulla che vi abbiano lavorato duramente i suoi edificatori.
A meno che Geova stesso non custodisca la città,
Non serve a nulla che sia stata sveglia la guardia.
Non serve a nulla che vi alziate di buon’ora,
Che vi mettiate a sedere tardi,
Che mangiate cibo con pene.” ( Salmi 127.1-2)
Non serve quindi a nulla che l’Avvenire si sforzi di descrivere “il ruolo della chiesa cattolica nello scenario della geopolitica mondiale” Perché non saranno poche righe di pubblicità a cambiare il corso degli eventi orami già ben delineati e precedentemente descritti.