L’Azione cattolica torna in campo ma conferma la “scelta religiosa”
10 novembre 2011 -
Fu più di quarant’anni fa che Vittorio Bachelet traghettò l’Azione cattolica (Ac) da un regime di cristianità e di confusioni tra fede e politica a un modello che abbandonava vecchie sicurezze e vecchi privilegi per fare spazio all’essenziale. Venne chiamata scelta religiosa: “Nel momento in cui l’aratro della storia scavava a fondo rivoltando profondamente le zolle della realtà sociale italiana che cosa era importante? Era importante gettare seme buono, seme valido. Riscoprire la centralità dell’annuncio di Cristo, l’annuncio della fede da cui tutto il resto prende significato… questa è la scelta religiosa”, diceva Bachelet.
E ancora: “Una scelta a cui tornare ogni qual volta la tentazione della mondanità e di poco evangeliche trame riaffiora insidiosa ai vari livelli della chiesa”.
Oggi però i tempi sono cambiati. La Dc non c’è più da un pezzo e ai rischi del collateralismo politico ne sono subentrati altri. Su tutti la parola sussurrata con maggiore timore al raduno di Todi dove le principali associazioni cattoliche hanno ragionato su come muoversi di qui in avanti: irrilevanza.
Per questo l’Ac – l’annuncio viene dato sul mensile Segno da un dossier tutto dedicato alla necessità di “una nuova politica” – chiama i suoi a un nuovo impegno: “Non un nuovo, improbabile, ‘partito dei cattolici’, ma un ritrovato, propositivo e doveroso protagonismo dei credenti per la costruzione della polis”, scrive il direttore Gianni Borsa.
L’Ac torna alla militanza politica decenni dopo la scelta religiosa di Bachelet? Franco Miano, presidente dell’Ac, chiarisce: “Il nostro non è un dietrofront rispetto alla scelta religiosa. Piuttosto è un approfondimento di un’intuizione ancora valida. La scelta religiosa significa prendere le distanze da un collateralismo politico in favore della necessità della testimonianza. Oggi sentiamo ancora più forte questo bisogno di testimoniare. Per questo, in scia ai richiami per una nuova generazione di politici cattolici fatti dal Papa e dal cardinale Angelo Bagnasco, non soltanto intendiamo puntare tutto sulla formazione di una nuova leva di politici ma ci auguriamo che questa leva innervi la classe politica anche a livello nazionale”.
Sono tantissimi gli amministratori locali che si rifanno dichiaratamente o solo idealmente all’Ac. Dietro queste persone c’è un popolo dalle potenzialità enormi: circa un milione, se non di più, sono i cattolici in costante contatto con l’associazione. Non è un mistero che ciò che l’Ac auspica per il dopo Berlusconi è “una maggioranza di larghe intese in grado di predisporre risposte efficaci alle sfide più urgenti: tra queste una nuova legge elettorale che restituisca al ‘popolo’ la scelta dei propri rappresentanti”. Ma, dice Miano, “se lo schema dovesse restare quello di un forte bipolarismo siamo pronti ugualmente a dire la nostra laddove necessario”. A sinistra? “Spesso dicono che stiamo a sinistra ma i nostri valori non hanno colori: vita, famiglia, scuola, lavoro”.
Pubblicato sul Foglio giovedì 10 novembre 2011
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