Cézanne evangelista. Scola parla del nuovo Evangeliario Ambrosiano. Un tesoro liturgico alla prova dell’arte moderna: l’iconologia contro l’idolatria. Gesù e la libertà

Il cardinale Angelo Scola sposa l’idea del suo predecessore, il cardinale Dionigi Tettamanzi, di dare forma a un nuovo Evangeliario Ambrosiano, “un’espressione significativa che parla simultaneamente ai fedeli della nostra realtà diocesana, ma anche a quanti sono diversamente credenti, a quanti si dicono agnostici e a quanti dicono di essere atei nella società plurale”.

A circa un mese dal suo primo discorso alla città di Milano – cadrà come ogni anno a inizio dicembre, nella ricorrenza di sant’Ambrogio, patrono della città insieme a san Carlo Borromeo – Scola presenta il più solenne dei libri liturgici: l’Evangeliario è infatti il libro che incorpora le letture evangeliche delle domeniche, delle feste e delle solennità.

Accanto ai testi evangelici è previsto che sei artisti contemporanei realizzino delle tavole, un tentativo per riproporre l’originario legame tra immagine e parola attraverso un linguaggio attuale: assieme a Giovanni Chiaramonte, Nicola De Maria, Mimmo Paladino ed Ettore Spalletta, gli emergenti Nicola Samorì e Nicola Villa.

Dice Scola: “Mi sono imbattuto qualche tempo fa in una bella definizione che il padre gesuita neotomista Bernard Lonergan (nasce nel 1904, muore nel 1984, è conosciuto per aver prodotto nella sua vita due opere monumentali come ‘Insight’ e ‘Il metodo in teologia’) diede in un suo testo intitolato ‘Lezione sull’arte’: ‘L’arte presenta la bellezza, lo splendore, la gloria, la maestà, il plus che è nelle cose’. E fino a qui la sua resta una constatazione condivisibile da tutti. Ma poi Lonergan aggiunge un’altra cosa che mi ha colpito molto: ‘L’arte si ritira quando dite che la luna è solo terra e le nuvole sono solo acqua’. Mi sembra questo un modo paradossale ma insieme molto interessante e profondo di presentare l’arte. E mi sembra un modo molto indicato per immedesimarci con le opere che sono state scelte per illustrare l’Evangeliario e cioè il Vangelo utilizzato in quell’azione fondamentale che la persona e la comunità sono chiamate a compiere qual è la santa messa”.

Cos’è l’opera d’arte? “L’opera d’arte è presenza e basta. E’ presenza tout court. Perché nello stesso tempo e simultaneamente parla ed è forma. O se si vuole, per dire cosa sia l’arte, si può usare l’espressione scolastica ‘species’. E ancora si può anche tornare al teologo Hans Urs von Balthasar che tanto ha lavorato nella sua trilogia sul concetto di figura, quella che lui chiama ‘Gestalt’, per dire che essa è nello stesso tempo splendore, lumen. L’opera d’arte sta lì davanti all’uomo, parla, non ha bisogno di un linguaggio ulteriore perché è simultaneamente forma e splendore, species e lumen. Quindi è un fenomeno originario che va colto in se stesso, senza alcun processo di interpretazione. Necessita esclusivamente, insomma, che la luce ne colga tutto lo splendore lasciando parlare la forma”.

Già nei primi codici di Evangeliari, risalenti al VI secolo, il testo è corredato da un ricco apparato iconografico. Da allora per tutto il Medioevo e il Rinascimento sono stati prodotti volumi di altissimo pregio, veri e propri tesori d’arte libraria rilegati con coperte in avorio intagliato e oro e impreziosite da gemme, cammei e smalti, alla ricerca di una corrispondenza tra la sacralità del testo e la bellezza dell’oggetto.

E così il nuovo Evangeliario: “nuovo” perché scritto nella nuova traduzione liturgica approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana, “nuovo” nella scelta delle letture evangeliche selezionate nell’ambito della riforma del rito ambrosiano e confluite nel nuovo lezionario promulgato nel 2008, “nuovo” infine nell’intento di modernizzare lo storico e glorioso ruolo di committente della chiesa, in particolare nel Seicento della riforma cattolica.

L’immagine assume, quindi, valore teologico, divenendo chiave di lettura per comprendere il brano evangelico ed è una trasposizione visiva del messaggio di Dio, mentre è sempre stata l’abilità tecnica del miniaturista a conferirle anche valore artistico.

Dice ancora Scola: “Questo fatto delimita molto il potere dei critici perché l’opera d’arte parlando essa stessa è aperta a qualunque interpretazione. Tutti noi siamo introdotti in questa modalità d’espressione dell’artista e siamo in un certo senso presi dentro e portati in alto dalla sua modalità di percepire, nel caso dell’Evangeliario, un episodio, un mistero della vita di Gesù o dei santi e siamo chiamati a camminare dentro questo mistero. Questa è la vera forza del carattere simbolico dell’arte, che dobbiamo riapprendere ad apprezzare abbandonando un certo razionalismo anche nel contemplare un’opera d’arte. L’arte contemporanea ha una forza liberante perché ti sposta continuamente, ti porta in alto e queste illustrazioni hanno proprio questo compito”.

E ancora: “L’arte, se è così – e lo è più che mai l’arte contemporanea – ha una forza di liberazione, una forza liberante straordinaria perché ti chiama dentro di sé. E’ significativo che queste illustrazioni dell’Evangeliario abbiano a che fare con la messa perché c’è un nesso forte tra l’anafora, che è il cuore della messa, e l’anaforesi che è il portare in alto”.

Scola invita a tornare a san Bernardo di Chiaravalle e in particolare a una pagina del suo scritto “De aquaeductu” dove si chiede: se il figlio di Dio non fosse venuto nel mondo l’uomo che idea di Dio si sarebbe potuta fare di Dio stesso? Dice Scola: “Avremmo avuto la tendenza a cadere nell’idolatria. Mentre lui venendo ce l’ha reso pensabile, immaginabile, toccabile, proprio nei misteri della sua vita. La trinità in Cristo Gesù ha voluto lasciarsi rappresentare, rendersi presente all’umana libertà attraverso il suo figlio incarnato e l’ha fatto donandosi e l’arte da millenni rappresenta questo mistero: tutta l’arte, perché non si può parlare di arte cristiana accanto all’arte generica. Certe nature morte di Paul Cézanne descrivono meglio il mistero di tanti altri. L’arte è come il pensiero, quando il pensiero va alla radice la filosofia trapassa il pensiero religioso in religione e così l’arte quando tocca il profondo è religiosa”.

E’ anche per questo motivo che il progetto del nuovo Evangeliario va oltre i confini del mondo ecclesiale. Nei suoi intenti vuole presentarsi come un’operazione di profilo culturale, nella convinzione, come ha recentemente affermato Papa Benedetto XVI, che “in ogni stagione storica l’incontro con la parola sempre nuova del Vangelo è sorgente di civiltà, costruisce ponti fra i popoli e arricchisce il tessuto delle nostre città, esprimendosi nella cultura, nelle arti e, non da ultimo, nelle mille forme della carità”.

Per Scola “l’arte contemporanea è particolarmente adatta ad affrontare l’Evangeliarium perché risente in maniera evidente del travaglio a cui questa nostra epoca di passaggi sta costringendo tutti gli uomini”. Certo, “sarebbe stato più semplice pescare nella nostra grandissima tradizione opere di altissima levatura che attraversano il tempo, e invece aver fatto questa scelta – quella degli artisti contemporanei, ndr – significa andare al cuore della domanda e della libertà che agita l’uomo di oggi in questa epoca di travaglio”.

Dal 5 novembre all’11 dicembre a Milano, a Palazzo Reale, le tavole saranno esposte al pubblico prima di essere rilegate nell’originale che sarà poi consegnato in Duomo. Nella chiesa di San Raffaele e alla Galleria San Fedele vi saranno due mostre accessorie, rispettivamente con l’esposizione dei bozzetti preparatori delle opere degli artisti e con altre opere realizzate per l’occasione e che illustrano il rapporto tra culto e liturgia.

Pubblicato sul Foglio martedì 1 novembre 2011