Il “giro del fieno” di Scola porta in cascina il Toniolo e molla il San Raffaele

Il “giro del fieno”, e cioè il cambio degli incarichi nella curia ambrosiana che molti prospettavano con l’avvento del nuovo arcivescovo, il cardinale Angelo Scola, non ci sarà. Almeno per il momento. In piazza Fontana 2, infatti, non sono previsti grandi scossoni.

Anche perché l’immagine che l’ex patriarca di Venezia tiene a trasmettere di sé, arrivando nella grande diocesi, non è anzittutto quella del governatore, quanto quella del pastore. Per questo la sua prima uscita pubblica è stata a Cesano Boscone all’Istituto Sacra famiglia, una grande istituzione della carità ambrosiana dove vivono mille e più disabili.

Certo, tutto ciò non significa che il cardinale non sarà attento e sensibile ai temi più strettamente di governo che una diocesi grande e ricca come Milano porta con sé.

Tra questi ci sono due dossier scottanti, che parecchio danno da pensare anche a Roma, nelle felpate stanze della curia romana: l’entrata del Vaticano nell’ospedale San Raffaele e il futuro dell’Istituto Toniolo, ovvero quella che è la chiave di accesso alle finanze dell’Università Cattolica.

Sulle due operazioni si è combattuta nei mesi passati una battaglia dura e aspra, giocata anche senza esclusione di dolorosi fendenti tra l’area vicina al segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone e la vecchia guardia legata agli ambienti della chiesa italiana un tempo guidata dal cardinale Camillo Ruini.

A vincere è stato il buon senso, complice soprattutto proprio Scola il quale, nei tre mesi circa trascorsi tra l’annuncio della nomina a Milano e il suo insediamento in diocesi, ha raccolto dossier, sentito pareri diversi, e poi ha agito. Come? Riferendo il suo punto di vista al Papa, in un incontro privato a Castel Gandolfo avvenuto pochi giorni prima del suo arrivo a Milano.

Benedetto XVI ha preso atto che la soluzione più giusta per quanto riguarda il Toniolo è che Scola, nei prossimi mesi, assuma la presidenza del consiglio di amministrazione al posto di Dionigi Tettamanzi. Successivamente, l’idea è quella di nominare un laico alla guida dello stesso Istituto, e quindi di riscriverne gli statuti. Oggi il Toniolo è persona giuridica di diritto privato. La nuova missione è di trasformarlo in qualcosa che risponda pubblicamente del proprio operato e del proprio bilancio, mantenendo però contestualmente un legame diretto con la diocesi ambrosiana, senza dunque che Roma possa direttamente imporre dall’esterno scelte proprie, tanto meno il nome del presidente. Controllare il Toniolo significa avere sotto il proprio controllo l’Università Cattolica e anche il Policlinico Gemelli. Un giro di affari, ma oggi anche di debiti, non indifferente.

Il Papa ha preso atto anche dell’opinione non soltanto di Scola, ma di molti esponenti di peso dell’episcopato romano e italiano, a riguardo del San Raffaele. In sostanza sembra che Benedetto XVI si sia convinto del fatto che l’entrata del Vaticano nell’ospedale alle porte di Milano oltre che un’operazione d’immagine parecchio problematica – in un momento di crisi vedere la banca vaticana mettere sul piatto 200 milioni di euro, mentre molti fedeli indirizzano grandi e piccoli risparmi all’obolo di san Pietro, non è il massimo – è un azzardo in sé. Il San Raffaele, fondato e presieduto da don Luigi Maria Verzé, ha poco, se non nulla, nei suoi statuti che lo leghi alla chiesa. Non solo, al suo interno si pratica la fecondazione artificiale e nei suoi laboratori si compiono anche ricerche svincolate dai criteri etici affermati dal magistero. Per non parlare dell’Università Vita-Salute: molte delle sue teologie, filosofie, studi umanistici e scientifici cozzano, visibilmente, con la visione e con la ricerca cattolica.

Per questo l’idea è di un allontanamento progressivo che dovrebbe portare il Vaticano a uscire di scena entro sei mesi. Il condizionale è comunque d’obbligo. Perché sei mesi sono tanti e c’è chi, nell’entourage di Bertone, resta convinto che non tutto sia ancora perduto.

Pubblicato sul Foglio giovedì 29 settembre 2011

E se ci fosse un nuovo concistoro?

Io non ne so niente.

L’ho letto qui.

Pubblicato su palazzoapostolico.it giovedì 29 settembre 2011