Il legno diritto della santità. Tutto quello che il Foglio ha scritto e detto su Giovanni Paolo II, lodi e critiche al suo pontificato fino alla beatificazione

Giovanni Paolo II diviene beato. Il suo è il processo più veloce della storia della chiesa (stando almeno alle notizie che si hanno dei secoli recenti).

Cosa vuol dire che diventa beato? Beatificazione è il riconoscimento formale, da parte della chiesa, dell’ascensione di una persona defunta al Paradiso. I beati però non possono ancora essere considerati formalmente santi. Lo stato di santità viene riconosciuto al termine di un processo più lungo che prende il nome di canonizzazione.

La chiesa al termine del processo di canonizzazione afferma che quella persona si trova con certezza in Paradiso e in più, rispetto alla semplice beatificazione, ne permette la venerazione come santo nella chiesa universale. Questo processo richiede in genere molti anni durante i quali devono essere riconosciuti dei miracoli attribuiti all’intercessione della persona oggetto del processo.

La beatificazione è stata introdotta in forma definitiva da Alessandro VII (1599-1667): è appunto l’atto pontificio con cui il Papa riconosce il culto nell’ambito di una chiesa locale. La canonizzazione, invece, ha un carattere dogmatico e definitivo, con cui il successore di Pietro prescrive il culto alla chiesa universale

Il cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha fatto sapere recentemente di aver chiesto da subito il culto universale per Wojtyla. La cosa non è stata concessa. Del resto, è logico: se si fosse riconosciuto il culto universale di fatto Wojtyla sarebbe stato considerato alla stregua di un santo (ma santo non lo è ancora). La parola santità indica uno stato di vita ineccepibile dal punto di vista spirituale, ovviamente per il cristianesimo il modello di riferimento è Gesù Cristo.
Alla santità sono chiamati tutti i cristiani. Ma oltre a questa santità comune c’è quella canonica che consiste nel vivere eroicamente le virtù cristiane. Questa pratica virtuosa viene riconosciuta ufficialmente dalla chiesa e da essa proposta come modello all’intero popolo di Dio, proprio perché, come scriveva Pio XI, “a tutti sia più facile raggiungere la vera santità”.

Perché la chiesa propone al culto dei fedeli alcuni santi e non altri? Il santo canonizzato, benché si sia santificato come ogni altro nell’adempimento del proprio dovere, nel proprio stato e nella propria condizione, è stato scelto e portato da Dio ad una perfezione singolare, diversa dalla vita comune. In secondo luogo, un santo, per essere canonizzabile, deve essere portatore di un carisma di santità: deve cioè recare un “messaggio” da parte di Dio all’umanità, deve essere maestro e collaudatore di una “via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo, potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità, secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno”. Come ha scritto Giovanni Paolo il nella bolla d’indizione del giubileo del 2000, la santità “si manifesta nelle vicende di tanti santi e beati, riconosciuti dalla chiesa, come anche in quelle di un’immensa moltitudine di uomini e donne sconosciuti, il cui numero è impossibile calcolare”.

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Perché un candidato divenga beato si chiede il riconoscimento di un miracolo avvenuto per sua intercessione. Cos’è il miracolo? Il miracolo è un evento straordinario che supera le leggi della natura, che suppone un intervento speciale di Dio e che è, allo stesso tempo, un segno ed una manifestazione di un messaggio di Dio all’uomo. I miracoli possono essere fisici o morali, ma per le cause vagliate dalla Congregazione per le cause dei santi è necessario un miracolo fisico; e, se consiste in una guarigione, questa deve essere istantanea, completa e duratura, oltre che inspiegabile secondo le leggi della natura, alla luce delle attuali conoscenze mediche. La chiesa esige dei miracoli per la beatificazione e canonizzazione perché sono una sorta di “timbro” che Dio appone sul suo servo, con cui garantisce la sua santità.

L’esame delle presunte guarigioni miracolose è compiuto prima sotto il profilo scientifico, cioè è studiato dai medici; poi si pronunciano i consultori teologi, ai quali spetta dire se la guarigione, naturalmente inspiegabile secondo i medici, è o no un vero miracolo, avvenuto per l’intervento del Signore invocato per intercessione del servo di Dio o del beato. Anche nell’esame del miracolo l’ultima parola spetta al congresso ordinario dei cardinali e vescovi e, infine, al sommo pontefice.

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E’ stato Benedetto XVI ha dare il suo assenso alla beatificazione di Wojtyla. L’ha dato perché il processo ha soddisfatto i requisiti richiesti. L’ha dato anche perché conosceva bene Giovanni Paolo II.

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Leggi Ci liberò dal comunismo. Beati noi per quel Papa di Giuliano Ferrara

Leggi la pagina di Maurizio Crippa Un record di beatificazioni e canonizzazioni per risvegliare i cristiani

Leggi l’articolo del Foglio che ha anticipato l’annuncio della beatificazione di Wojtyla Beato chi ha bisogno di beati

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Pubblicato sul Foglio sabato 30 aprile 2011

Il nuovo vice di Bertone, Angelo Becciu, arriva dall’Ostpolitik a Cuba

E’ anche grazie al suo prezioso lavoro diplomatico, morbido e votato alla non ingerenza, che Cuba ha scarcerato negli ultimi mesi diversi prigionieri del regime.

E’ stato lui tra i primi ad adoperarsi per accompagnare la transizione cubana che ha portato all’insediamento al vertice del governo di Raúl Castro.

Nel farlo ha chiesto rispetto per la libertà religiosa, accesso ai media per i propri rappresentanti, la possibilità di costruire nuovi edifici di culto, il nihil obstat all’arrivo nel paese di nuovi missionari. Il tutto mettendo sul piatto dei rapporti con il regime una linea nuova, più distensiva, la quale, mettendo da parte antichi dissapori e arroccamenti, mirasse a risultati concreti.

A conti fatti, la sua è stata una sorta di Ostpolitik su scala caraibica del Terzo millennio. E, forse, l’ultima di tipo tradizionale ancora necessaria, visto che nei suoi ventisei anni e mezzo di pontificato Giovanni Paolo II è riuscito a fare cadere tutti gli altri vecchi regimi comunisti, e la Cina è una partita diversa. Il suo impegno non è passato inosservato oltre il Tevere, tanto che nei prossimi giorni, a meno di cambiamenti di rotta dell’ultima ora, sarà lui a essere nominato in uno dei ruoli di maggior responsabilità, potere e prestigio della curia romana: sostituto della segreteria di stato vaticana, il primo collaboratore del cardinale Tarcisio Bertone e, dunque, tra coloro che hanno maggiore frequenza nell’appartamento papale.

Si chiama Giovanni Angelo Becciu, è sardo, ha 62 anni, è nunzio apostolico a Cuba e vanta una lunga carriera diplomatica alle spalle. Se nominato da Papa Benedetto XVI, prenderà il posto dell’arcivescovo Fernando Filoni il quale, come anticipato dal Foglio qualche giorno fa, si sposterà alla guida della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, la ricca Propaganda fide oggi governata dal cardinale indiano Ivan Dias, il “ministero” dove si gestiscono ingenti patrimoni e si hanno in mano i destini delle diverse missioni della chiesa cattolica nel mondo.

Filoni lascia perché è naturale, per un sostituto, l’approdo dopo anni di servizio in una Congregazione. Ma, nello stesso tempo, lascia per una mancata sintonia con Bertone la quale, in un ruolo così delicato, è quanto mai cruciale.

Fino all’ultimo momento la rosa di nomi per il posto di sostituto sono stati diversi. Becciu è una scelta tutta di Benedetto XVI, che l’ha preferito al nunzio apostolico in Francia, monsignor Luigi Ventura, legato da lunga amicizia con l’ex segretario di stato vaticano il cardinale Angelo Sodano, e all’ex nunzio apostolico in Bolivia, monsignor Luciano Suriani, oggi responsabile del personale della segreteria di stato e più vicino invece a Bertone.

Benedetto XVI ha conosciuto più da vicino Becciu durante il viaggio del marzo 2009 in Camerun e Angola. Fino a luglio 2009, infatti, Becciu era nunzio in Angola e São Tomé e Príncipe. Qui ha organizzato l’arrivo, la permanenza e la prima visita di Benedetto XVI sul territorio africano. Ma è a Cuba che i rapporti tra Becciu e la Santa Sede si sono intensificati.

A Cuba, infatti, è arrivato non soltanto Bertone nel 2008 per una lunga visita di una settimana, ma anche il responsabile dei rapporti con gli stati, il corso monsignor Dominique Mamberti, giusto un anno fa. La politica vaticana degli ultimi anni più distensiva che in passato ha avuto nelle nomine vescovili una sua importante manifestazione. Tre anni fa i vescovi di Pinar del Rio e di Santiago de Cuba, che erano tra i più combattivi nei confronti del regime castrista, sono andati in pensione e sono stati sostituiti da due presuli più accomodanti.

Pubblicato sul Foglio venerdì 29 aprile 2011