Così 143 teologi vogliono svegliare la chiesa dalla “tomba del celibato”
8 febbraio 2011 -

Quando Judith Könemann, pedagoga delle religioni di Münster, ha scritto assieme ad altre otto persone un appello per una “profonda riforma della chiesa cattolica” (s’intitola “Chiesa 2011: una svolta necessaria”) non pensava di riscuotere tanto successo.
Dice: “Evidentemente abbiamo colpito nel segno”. Infatti, in pochi giorni, i teologi firmatari dell’appello sono diventati 143, per la maggior parte tedeschi, austriaci e svizzeri: “Le adesioni sono state tante e molti sono quelli che in privato hanno espresso il proprio consenso ma non hanno firmato per timore di ritorsioni da parte del loro vescovo”.
Insomma, si tratta di un agguerrito gruppo di persone che grazie al grande spazio che hanno dato loro i principali quotidiani tedeschi è riuscito a fare arrivare la propria voce fino a Roma. Chiedono la fine dell’obbligo del celibato, l’ordinazione di donne prete, più partecipazione del popolo nella scelta dei vescovi, la fine del “rigorismo morale” che attanaglia Roma, il Vaticano, le gerarchie.
Sull’agenzia di stampa cattolica della diocesi di Vienna, Kath.net, è Guido Horst, direttore in Germania di Vatican Magazine, a dire che i cattolici non si scompongono perché si tratta semplicemente di richieste di “stampo protestante che nulla hanno a che vedere con la vita della chiesa”.
Eppure, lo scrive lo stesso Horst, qualcuno che si scompone c’è. Sono i vescovi tedeschi, le gerarchie di una chiesa che dopo l’annus horribilis delle rivelazioni sulla pedofilia nel clero di Germania – i casi verificatisi nel collegio Canisius di Berlino sono una ferita che ancora sanguina – sembrano incapaci di reagire.
L’origine della protesta è qui: la pedofilia nel clero. E’ nello sconquasso che ha investito la chiesa tedesca nei mesi trascorsi che i 143 trovano lo spunto per chiedere che tutto cambi. Forti del montare dell’indignazione in molti fedeli, i teologi affondano il coltello nella carne dei vescovi, trovandola particolarmente molle.
E, infatti, è principalmente a loro, ai vescovi della Germania, che il Papa sembra si sia voluto rivolgere due giorni fa. L’occasione è stata l’ordinazione episcopale di cinque presbiteri nella basilica di San Pietro. Benedetto XVI ha tenuto un’omelia dedicata alla figura del vescovo il cui testo, non a caso, è stato diffuso da subito in tedesco. Fatto inusuale, che dice della volontà del Papa di dire qualcosa ai confratelli del suo paese. Che cosa? Una chiamata a non cedere allo spirito del mondo. “Il pastore non deve essere una canna di palude che si piega secondo il soffio del vento, un servo dello spirito del tempo”, ha detto il Papa. E ancora: “L’essere intrepido, il coraggio di opporsi alle correnti del momento appartiene in modo essenziale al compito del pastore”.
Erano ventidue anni che in Germania non c’era una “rivolta” di teologi comparabile a questa dei 143: nel 1989 più di 220 studiosi protestarono nella “Kölner Erklärung” (la “Dichiarazione di Colonia”) contro lo stile direttivo di Giovanni Paolo II, che tra le sue “colpe” aveva la nomina del cardinale Joachim Meisner ad arcivescovo di Colonia nonostante il parere contrario delle anime liberal della chiesa.
Allora come oggi il tema è generale. Non si tratta soltanto del celibato dei preti. Si tratta di una riforma che investa tutta la chiesa, il suo governo, la sua organizzazione, l’esercizio del potere. Certo, il celibato è uno dei temi forti. Anche perché, come hanno ricordato sempre i media tedeschi, negli anni Settanta diversi teologi (tra loro anche Joseph Ratzinger, Karl Lehmann e Walter Kasper) firmarono un documento nel quale consideravano l’abolizione del celibato per i preti una delle possibili risposte alla scarsità di vocazioni. Nell’ultimo libro con Peter Seewald “Luce del mondo”, Ratzinger torna sull’argomento: non chiude alla possibilità che vi siano sacerdoti sposati. Ma dice: “Il difficile viene quando bisogna dire come una simile coesistenza dovrebbe configurarsi”.
Ciò che chiedono i 143 è che sul tema non vi sia silenzio. Scrivono: “Dopo la tempesta dello scandalo pedofilia non può seguire la quiete, perché sarebbe solo la quiete della tomba. Ora c’è bisogno di cercare soluzioni in uno scambio di opinioni libero e onesto, per tirare fuori la chiesa dalla sua paralizzante autoreferenzialità”.
Pubblicato sul Foglio martedì 8 febbraio 2011
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propongo a quei teologi di aderire alla chiesa anglicana o a quella luterana….tra l’ altro lì ci son già i frutti di quanto chiedono…e che frutti!immagino il calore col quale sarà accolto il papa nel prossimo viaggio in germania….non ho parole!
Quello che andrebbero riformate sono le facoltà teologiche dove hanno studiato ed insegnano questi “teologi”… specie in Germania, Svizzera ed Austria…(per non parlare del Belgio)
Una Chiesa cosi gia esiste. E la chiesa protestante, la chiesa che sempre si e adattata allo spirito del tempo. All’ eugenica, all’ reich e oggi all’ relativismo morale.
Una Chiesa cosi gia esiste. E la chiesa protestante, la chiesa che sempre si e adattata allo spirito del tempo. All’ eugenica, al reich e oggi al relativismo morale.
Ma questi teologi si preoccupano di spiegare quale potrebbe essere la conseguenza per la Chiesa di avere preti sposati? Forse quella di attirare molte più critiche di oggi per preferenze e favoritismi?
E’ chiaro che qualsiasi successo raggiunto da uno stretto familiare di un sacerdote, dal lavoro importante al posto pubblico, sarebbe imputato a raccomandazioni conseguite tramite il prete di famiglia.
E le offerte? Chi vorrebbe lasciare la sua offerta alla Chiesa per vedere poi la moglie del prete con la pelliccia di visone o il figlio con una bella moto Honda?
E poi, il tempo dedicato alla famiglia certamente toglirebbe tenpo per i parrocchiani che hanno bisogno dell’assistenza.
Mi sembra che i preti sposati farebbero il gioco dei nemici della Chiesa piuttosto che portare grandi vantaggi.
Il rapporto causa-effetto celibato/pedofilia mi sembra pretestuoso ed offensivo per quei sacerdoti che quotidianamente e magari faticosamente vivono la scelta del celibato . Si continua a parlare di pedofilia, ma per quello che conosco attraverso la stampa,non di generica pedofilia si tratta, ma di pederastia con minori.
La soluzione è quindi quella di un più attento esame delle motivazioni di ingresso in seminario e dell’esistenza di problemi psicologici.
Per il resto concordo con le ossevazioni.Quello che andrebbe veramente riformato è il criterio di scelta dei Vescovi e conseguentemente le decisioni da prendere circa teologi di siffatta categoria.
Non so se inquietarmi per i 143 che scrivono contro al papa, o per il migliaio e rotti che non scrive in suo favore. Perché ci sarà pure ancora qualche teologo in favore del papa! O no?
da quel che vedo e leggo nel web mi convinco sempre piu’ che la grande apostasia è vicina ben venga se questo significa che seguire il papa significa non aver naufragato nella fede santita’ la seguiro’ fino alla morte
sono totalmente d’accordo con Luigi.Seguiro’ Papa Benedetto sino alla morte!
@Satiricus. Si c’è – almeno uno.
Sul sito Settimo Cielo di Sandro Magister c’è la risposta di Manfred Hauke, docente di dogmatica nella facoltà teologica di Lugano (dove due dei suoi colleghi hanno firmato il “Memorandum”). È una brava risposta.
Non credo che sia tutto da buttare nel documento firmato dai 143 teologi tedeschi e rispondere che devono lasciare la Chiesa cattolica mi sembra troppo.
Ad esempio la posizione della donna nella Chiesa cattolica va senza dubbio riconsiderata e deve essere oggetto di meditazione teologica nuova. Usiamo per davvero la ragione nelle questioni di fede.
E’ strano che le propposte vengano da quei paesi che non hanno riconosciuto le Radici Christiane ma vogliono dirigere
L’uomo è sempre pronto a giudicare anche anche ciò che non gli appartiene, ciò che non gli è proprio. Ma come si fa a gudicare la vita dei sacerdoti, la loro affettività e altro se non la si conosce. Se l’uomo la smettesse di giudicare senza alcun amore nel cuore forse lo Spirito di Dio avrebbo maggiore espressione per far comprendere i progetti di Dio.
Perchè nulla si può opporre al volere del nostro Creatore..