“Sotto segreto pontificio”. Ecco chi sceglie il vescovo di Milano. Sono iniziate le consultazioni formali. Vescovi e grandi elettori laici scrivono al Papa. Il parere del cardinale Biffi

Piazza Fontana, sede della curia milanese
L’incarico del cardinale Dionigi Tettamanzi alla guida della diocesi di Milano è agli sgoccioli. Lo dice il fatto che le consultazioni promosse in proposito dal nunzio in Italia monsignor Giuseppe Bertello sono iniziate da diversi giorni. Se il Papa ha dato l’ok significa che Bertello deve chiudere i lavori entro e non oltre un mese. Tettamanzi compie 77 anni il 14 marzo. I due anni di proroga che Ratzinger gli ha concesso scadono, dunque, a breve. Il Papa vuole il nome del suo successore non oltre l’inizio di questa primavera.

Le consultazioni di Bertello seguono una procedura standard e hanno lo scopo di portare al Papa un’idea di massima su chi potrebbe essere il nome più adatto a sostituire Tettamanzi. Perché se è vero che la decisione ultima è del Papa, è anche vero che egli non sceglie senza prima aver valutato il parere dei suoi collaboratori né senza consultare il livello locale. Questo parere è portato al Papa dal nunzio, e dunque Bertello gioca in questa partita un ruolo importante di filtro. 68 anni, diplomatico della vecchia scuola, Bertello ha saputo costruire, anche grazie alle comuni origini piemontesi, un rapporto di amicizia con il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone. C’è una vulgata che descrive Bertello di linea progressista: “E’ tra i più critici prelati antiberlusconiani”, ha scritto il 23 gennaio scorso il Messaggero restringendo però la visuale soltanto sulla politica italiana.

Le consultazioni di Bertello sono iniziate, come sempre accade, via posta. In una lettera Bertello ha chiesto a un variegato numero di persone di esprimere tre preferenze (ma è possibile anche arrivare a quattro o fermarsi a un solo nome) per la successione di Tettamanzi. Non sono stati consultati soltanto tutti i vescovi lombardi, i presidenti delle conferenze episcopali regionali e i vescovi ausiliari di Milano. Ma, vista l’importanza della diocesi, anche molti cardinali italiani e qualche personalità del mondo laico.

Tra i cardinali un parere molto atteso è quello del milanese vescovo emerito di Bologna Giacomo Biffi. Quindi i pareri del rettore dell’Università cattolica Lorenzo Ornaghi, del presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana Valentina Soncini e di un responsabile di Comunione e liberazione, verosimilmente Julián Carrón.

In alto a destra, sopra la data, la lettera di Bertello reca una scritta importante: “Sotto segreto pontificio”. Che significa che i pareri espressi sono vincolati dal segreto. Regola ferrea in passato mai tradita, da qualche anno il segreto viene spesso non rispettato. Le persone consultate lo sanno e, dunque, si adeguano: si limitano a poche parole di encomio verso coloro che ritengono idonei senza abbandonarsi a evidenziare, in questo o in quel candidato, eventuali elementi controversi.

Una volta che tutte le risposte sono arrivate a Bertello, questi redige per la Congregazione dei vescovi uno status quaestionis. Ovvero un documento in cui descrive la diocesi, le sue necessità e criticità. E, insieme, allega un pamphlet coi risultati della consultazione e con copia delle risposte date da tutti. E’ evidente una cosa: da come Bertello redige il pamphlet un primo e importante indirizzo viene dato ai lavori successivi.

Alla Congregazione dei vescovi non arrivano soltanto le relazioni di Bertello. Ma anche quelle della seconda sezione della segreteria di stato. Anche questo ufficio, infatti, riceve in copia le risposte inviate a Bertello. E anch’esso è chiamato a inviare una sua relazione alla Congregazione dei vescovi. In sostanza sono due i pareri che arrivano sul tavolo del cardinale franco canadese Marc Ouellet, prefetto dei Vescovi: quello di Bertello e quello di Bertone.

La Congregazione dei vescovi si riunisce in plenaria ogni giovedì. E’ qui che valuta le nomine per le singole diocesi. E’ in questa assise, alla quale partecipano circa 25 cardinali, che si decideranno gran parte delle sorti di Milano. Ai 25 – tra questi ci sono Ruini (fino al 19 febbraio, il giorno che compie 80 anni), Bertone, Law, Stafford, Lajolo, Riylko, Tauran, Canizares, Vallini, Bagnasco, Lehmann, Nicora, Levada, Saraiva Martins – viene data una relazione preparata appositamente dal “ponente”. Questi è una sorta di relatore scelto tra i cardinali della plenaria da Ouellet e dal segretario della Congregazione, l’ex nunzio in Spagna e Andorra il portoghese Manuel Monteiro de Castro. Ouellet e Monteiro de Castro (teologicamente legato alla scuola della rivista “Communio” di balthasariana memoria il primo, diplomatico di scuola casaroliana il secondo) devono ancora scegliere il ponente per Milano. C’è chi dice che il maggiore influsso su quest’ultimo l’avrà Monteiro de Castro. E’ il numero due della Congregazione, infatti, a tenere il pallino dei lavori del prefetto. E’ lui che porta i lavori della Congregazione nelle mani di Ouellet. E’ lui l’unico che può essere in grado si suggerire al “ponente” quali parole usare davanti alla plenaria: “Il nunzio nella sua relazione ha portato alla nostra attenzione tre nomi, ma io dico che è meglio un outsider”. Oppure: “Per il nunzio il favorito è questo, ma io ritengo che sia più opportuno considerare quest’altro”. Sulla relazione del “ponente” i cardinali della plenaria debbono esprimere un voto. Se concordano con le indicazioni del ponente dicono: “In voto relatoris”. Altrimenti esprimono un parare diverso.

Chiusa la plenaria Ouellet andrà in udienza da Benedetto XVI, come sempre di sabato. Ouellet salirà dal Papa e relazionerà sul risultato della plenaria. A questo punto, il Papa può decidere istantaneamente oppure rispondere: “Le farò sapere”. E’ verosimile che, per una diocesi cruciale come Milano, Benedetto XVI terrà conto del parere de vescovi ma deciderà in autonomia. I nomi più accreditati restano due, Ravasi e Scola. E’ convinzione diffusa però che il Papa opterà per un vescovo residenziale, cioè alla guida di una diocesi. In questo caso Ravasi uscirebbe di scena. Resterebbe soltanto Scola? Lui e la possibilità di un outsider, una terza scelta. Ieri Avvenire ha dato spazio a Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza, con una lunga intervista sulle radici cristiane dell’Europa. Ambrosio sembra il nome di un possibile outsider, di certo non l’unico.

Pubblicato sul Foglio sabato 5 febbraio 2011


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  1. edoardo ha scritto il 6 febbraio 2011 alle 5:33 pm:

    Questa di Scola (che qui ribadisci, dopo averne già scritto qualche giorno fa) mi sembra francamente più frutto di un tuo desiderio, che una possibilità concreta e reale.
    A me sembra una cosa che non sta nè in cielo nè in terra.
    Non si è mai visto un Patriarca di Venezia trasferito ad un altra sede, cosa che gli toglierebbe il titolo di Patriarca. E lo spostamento di un cardinale da una sede all’altra è cosa insolita e rarissima: in Italia l’unico precedente che si ricordi è proprio quello di Tettamanzi trasferito da Genova a Milano. Questo secondo eventuale spostamento, sancirebbe in via definitiva e ufficiale la supremazia dell’arcidiocesi di Milano su tutte le altre dicocesi italiane, ivi compreso il Patriarcato di Venezia.
    In secondo luogo, Scola compirà 70 anni tra qualche mese. Dopo l’episcopato di Tettamanzi durato neanche 9 anni, ne avremmo dunque uno di appena 5-7 anni… non mi pare un gran risultato. Un tempo i vescovi duravano 25-30 anni, se non di più!
    La vastità della diocesi e l’onerosità del compito, richiederebbero un vescovo giovane ed energico, diciamo attorno ai 50-55 anni…
    Purtroppo questo Papa ha la tendenza a “invecchiare” un po’ tutte le gerarchie. Bisognerebbe ricordargli per esempio che Martini fu fatto arcivescovo a 53 anni non ancora compiuti, Montini a 57, Schuster a 49, Ferrari a 44.
    E forse Ratzinger dimentica che lui stesso fu fatto arcivescovo di Monaco (e ipso facto cardinale) all’età di 50 anni?


  2. edoardo ha scritto il 6 febbraio 2011 alle 6:05 pm:

    Un’altra considerazione.
    Scrivi che si attende con ansia il parere del cardinale Biffi. Che questi venga consultato è cosa possibile e probabile.
    Ma ometti completamente di dire che sicuramente il Papa terrà in grande considerazione il parere di un certo Carlo Maria Martini (suo coetaneo, tra l’altro).
    Essendo stato arcivescovo per 22 anni, una qualche conoscenza della diocesi ce l’avrà. O no?


  3. Paolo Rodari ha scritto il 6 febbraio 2011 alle 6:56 pm:

    Francamente non ho desideri per Milano. Faccio soltanto il giornalista e scrivo ciò che so. Scola è in corsa, che piaccia o no.
    Quanto a Martini hai ragione. Credo che il Papa sentirà anche lui.


  4. Augusto ha scritto il 6 febbraio 2011 alle 9:07 pm:

    Ma ad esempio il card. Piacenza è proprio difficile che venga scelto?


  5. davide ha scritto il 6 febbraio 2011 alle 10:26 pm:

    al di là di tutto, caro Paolo, ti ringrazio per il bell’articolo. chiarificatore.


  6. davide ha scritto il 6 febbraio 2011 alle 10:28 pm:

    grazie per il bell’articolo, Paolo. chiarificatore.


  7. ecclesiamdilexi ha scritto il 7 febbraio 2011 alle 4:50 pm:

    Gentile Dr. Rodari,
    con profondo rispetto e apprezzamento per la sua precisione e competenza, Le segnalo che il Nunzio Apostolico non si limita a redigere uno “status quaestionis” e a ricapitolare i pareri emersi nell’indagine da lui compiuta, ma gli e’ richiesto dal Papa di emettere il suo personale e motivato parere, concludendo il suo rapporto con la terna di nomi che egli, il Nunzio, propone al Papa, specificando l’ordine della sua preferenza per il primo, il secondo ed il terzo posto, con ampie ed articolate motivazioni nero su bianco. Il tutto, ovviamente, basato sui pareri formulati da coloro che egli ha consultato, ma anche su quanto risulta dagli archivi della Nunziatura e dalla sua personale conoscenza dei candidati. Cordialita’ e complimenti.


  8. Efrem ha scritto il 7 febbraio 2011 alle 11:25 pm:

    @ Augusto
    Come può essere fatto il nome del card. Piacenza che è meno di un anno che è stato nominato Presidente della Congregazione del Clero…se BXVI lo voleva a Milano avrebbe messo lì un altro…

    @ edoardo
    …il problema delle nomine di “giovani” è che se poi fai uno “sbaglio” (vedi Danniels, Mahony, ecc…) te li tieni, perché non si torna più indietro…e la responsabilità del Papa è grande…
    non dimentichiamo che Milingo a 39 anni era Arcivescovo della capitale dello Zambia, poteva essere pure fatto cardinale qualche anno dopo, a suo tempo…figurati il danno maggiore che avrebbe potuto fare ora che è andato “fuori di testa”…

    Per questo BXVI credo voglia andare con prudenza e, nel dubbio, meglio uno già provato dagli anni e dall’esperienza… Non a caso, proprio a Lusaka il Papa ha recentemente fatto cardinale non il vescovo attuale, ma l’emerito che ha già 79 anni…!!


  9. Pietro ha scritto il 8 febbraio 2011 alle 2:29 pm:

    Ipotesi suggestiva quella di Scola a Milano, ma alquanto improbabile, per non dire impossibile… E lo dico con cognizione di causa, credetemi. Anzitutto Scola desidera restare a Venezia: soprattutto in un’occasione è stato vicino ad andare a Roma, ma, evidentemente d’accordo con il Papa, preferisce giocare di sponda col Pontefice da Venezia, posizione a lui più congeniale.
    Secondo: se, come ogni cosa lascia pensare, il successore di Tettamanzi verrà eletto in primavera, verosimilmente già a marzo, non potrà essere Scola, dato che sta per accogliere proprio la visita pastorale del Pontefice in terra veneta.
    Il ruolo di Scola è ben più delicato, specialmente all’interno degli equilibri dell’episcopato non solo italiano ma mondiale. Il vero “nemico” è Ravasi: francamente ogni cosa lascia intendere che sia lui il futuro arcivescovo di Milano, a quel punto il duello sarà davvero in punta di fioretto. I due si stimano, com’è noto, ma è del tutto evidente che nel conclave i giochi si attestano tutti attorno a loro due.
    Vedrete se non è così, ve lo dice uno che, diciamo così, non abita così lontano dalla Piazzetta dei Leoncini (chi ha orecchi intenda)…


  10. Davide ha scritto il 8 febbraio 2011 alle 6:14 pm:

    La nomina di Scola a Milano riaccenderebbe la lotta tra martiniani e ciellini. Non mi pare un’opzione realista.


  11. Efrem ha scritto il 8 febbraio 2011 alle 6:34 pm:

    @Pietro
    …a parte che parlare di nemico… ma se mi sembri molto ben informati riguardo a Scola, e credo che sia vero che Ravasi sarà nella rosa dei candidati, però non penso, opinione personale, che sarà lui poi a spuntarla alla fine… comunque vedremo…


  12. Davide ha scritto il 9 febbraio 2011 alle 11:27 am:

    Segnalo un commento che condivido di Giorgio Bernardelli su Vino Nuovo:
    http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=314

    Resta il fatto che i nomi di Scola e Negri certamente generano una certa apprensione quantomeno nel clero ambrosiano.


  13. Lele ha scritto il 11 marzo 2011 alle 8:59 pm:

    Penso che Scola abbia tutti i requisiti per essere il nuovo Patriarca-Arcivescovo di Milano (conserverà ad personam il titolo di Patriarca) e penso che dopo di lui a Venezia faranno nuovo Patriarca il Vescovo di Padova Mattiazzo in quanto è a Padova da 21 anni, e la promozione patriarcale sarebbe un pre pensionamento regale..e .. Penso che Scola sarà il prossimo Arcivescovo di Milano… Al di la del suo legame con CL in Veneto si è dimostrato attentissimo ai problemi sociali e del lavoro, come Metropolita e Patriarca è stato molto pastorale…E lo vedo benissimo a Milano..Ma anche se resta a Venezia non mi dispiacerebbe perchè Scola ha un futuro che va ben oltre il Triveneto………a buon inteditore poche parole


  14. mimi ha scritto il 1 maggio 2011 alle 11:26 pm:

    Non è certo facile scegliere un cardinale per Milano una città con tanti problemi sociali e di lavoro però per me ci vuole una persona di mez’età senza offendere nessuno perchè la chiesa deve seguire i giovani e se ci passa molte generazioni è difficile far coincidere le idee e si rischia che i giovani non crescano nella fede.
    Sono milanese e per me i miglior cardinali di milano è stati Montini e Carlo Maria Martini sapevano entrare con attenzione e semplicità nella persona. Mi piacerebbe che Milano abbia ancora dei cardinali così. Grazie pregherò perchè questa scelta è troppo importante per la nostra diocesi.