Non ci sono solo le aperture di Barack Obama ai matrimoni tra gay a preoccupare vescovi americani e Vaticano. C’è anche la diocesi di Philadelphia (Pennsylvania) governata da uno dei cardinali tra i più influenti, il californiano Justin Francis Rigali, a turbare i sonni delle gerarchie.
Qui, infatti, il procuratore distrettuale Seth Williams ha appena annunciato l’incriminazione penale da parte del Grand Jury della città per un alto funzionario della diocesi, monsignor William Lynn, 60 anni, accusato di aver coperto negli anni passati diversi casi di abusi perpetrati ai danni di minori e di aver trasferito, proteggendoli, i preti colpevoli.
E’ la prima volta che un funzionario della chiesa viene perseguito penalmente per aver coperto abusi. E’ la prima volta ma il caso potrebbe rappresentare un giro di boa importante: in futuro potrebbero essere perseguiti con la medesima accusa anche vescovi, cardinali, perfino il Pontefice.
Il caso Philadelphia è significativo anche per altri motivi. Anzitutto per il numero di preti coinvolti, ben 63: in tanti avrebbero approfittato di minori soprattutto negli anni in cui arcivescovo di Philadelphia era Anthony Joseph Bevilacqua, dal 1987 al 2003. E poi per la reazione di alcuni degli accusati, gagliarda come non si è verificato da altre parti.
Questa volta, infatti, molti dei sacerdoti hanno criticato pubblicamente le modalità tramite le quali la magistratura sta cercando di inchiodarli. Ai preti è stato fatto un test con la macchina della verità e tutti, secondo il test, sarebbero colpevoli. Così in molti hanno chiesto la parola su una radio locale, la Wpht.
Padre Joseph Di Gregorio, in particolare, è intervenuto per dire senza paure che le accuse contro di lui “sono completamente e totalmente una bugia”. Ha detto: “Spero che io non stia diventando una sorta di capro espiatorio. Spero che la diocesi non permetta questo”. Di Gregorio era stato accusato da una donna, nel 2005, di aver abusato di lei nel lontano 1968, quando era ancora ragazza. “Ogni affermazione di questa donna è una menzogna assoluta”, ha affermato. E ancora: “Non l’ho mai toccata. Non ho mai tentato o assunto alcun comportamento fuori luogo nei suoi confronti”. Secondo la macchina della verità Di Gregorio “ha mentito quando ha negato di aver toccato la ragazza nella sua auto e in camera da letto”. Ha spiegato in proposito il prete: “Ho visto il risultato del test. L’ho letto. E’ inconcludente”.
Altri preti hanno deciso di difendersi pubblicamente sostenendo di non essere tutelati da nessuno, nemmeno dalla diocesi che qui, come capita altrove, si mostra parecchio remissiva. Dicono: “Cerchiamo di condannare chi ha commesso un reato, e non semplicemente un gruppo. Qui sembriamo semplicemente un numero di sacerdoti da dare in pasto ai lupi. E’ questo ciò che sta realmente accadendo”.
Pubblicato sul Foglio sabato 26 febbraio 2011