Niente paura. Ma l’affare s’ingrossa anche in Vaticano
30 novembre 2010 -
In Vaticano fanno sapere che non son preoccupati. Ma intanto oggi, in un’intervista con il Telegraph, James Ball, un giornalista che lavora per Wikileaks, ha fatto sapere che diversi documenti sul Vaticano devono ancora uscire.
Ecco qui il video dell’intervista di Ball: Vatican, Israel and North Korea in firing line as disclosures to continue ‘for months’.
Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 30 novembre 2010
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L’ultimo Schülerkreis
30 novembre 2010 -
Padre Stephan Horn, presidente dello Schülerkreis – il gruppetto degli ex-studenti del professor Joseph Ratzinge che si riunisce ogni anno a Castel Gandolfo per discutere di un tema teologico – ha detto durante la conferenza stampa di presentazione della nuova “Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI” che il tema per l’incontro di fine estate 2011 sarà la “nuova evangelizzazione”.
Dice padre Horn che all’incontro sarà invitata una teologa dell’ex-Germania Est che parlerà della situazione di un’area profondamente scristianizzata.
E’ anche per ovviare alla scristianizzazione dell’Occidente che Benedetto XVI ha istituito un nuovo Pontificio consiglio, quello della Nuova evangelizzazione, affidato all’ex rettore della Lateranense Rino Fisichella.
Il tema, dunque, sta molto al cuore al Papa che così ne ha parlato in “Luce del mondo”, l’ultimo libro intervista scritto assieme a Peter Seewald: “Ci troviamo di fronte allo scontro tra due mondi spirituali, il mondo della fede e il mondo del secolarismo. La questione è: in cosa il secolarismo ha ragione? In cosa dunque la fede deve far proprie le forme e le immagini della modernità, e in cosa deve invece opporre resistenza? Questa grande lotta attraversa oggi il mondo intero. I vescovi del Terzo Mondo mi dicono: ‘Anche da noi c’è il secolarismo; ma qui si mischia a stili di vita ancora molto arcaici’. Spesso ci si chiede veramente come sia possibile che cristiani che personalmente sono credenti non trovino la forza di rendere politicamente più operante la loro fede. Noi dobbiamo soprattutto cercare di fare in modo che gli uomini non perdano di vista Dio; che riconoscano quale tesoro possiedono; e che poi essi stessi, a partire dalla propria fede, nello scontro col secolarismo possano praticare il discernimento spirituale. Questo processo immane è il vero, grande compito dell’ora presente. Possiamo soltanto sperare che la forza interiore della fede che c’è negli uomini acquisti potenza anche nell’opinione pubblica, formando l’opinione pubblica, e così facendo impedisca alla società di cadere in un pozzo senza fondo”.
Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 30 novembre 2010
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Tosatti ha confessato
29 novembre 2010 -
Marco Tosatti ha confessato: “Ero io una delle fonti del misterioso informatore che nei giorni precedenti il conclave mandava da Roma agli Stati Uniti le indiscrezioni relative ai candidati più probabili per l’elezione al soglio di Pietro”.
Tosatti l’ha scritto qui: “Confesso. La ‘gola profonda’ ero io…“.
Tra le anticipazioni dei giorni scorsi è affiorata l’ipotesi che emergesse una valutazione critica sul caso della pedofilia. Ma i primi documenti riservati dell’amministrazione Usa pubblicati da Wikileaks attraverso i giornali di tutto il mondo non preoccupano il Vaticano, anzi. Lo scrive Giacomo Galeazzi, qui.
Della vicenda Wikileaks-Vaticano ho scritto in questo post. Tutta la prima parte del post l’ho copincollata dal sito Il Sismografo. L’ho fatto perché mi sembrava una buona sintesi. Capita che a volte prendo pezzi da agenzie o da altri siti. Se sono esaurienti mi fanno guadagnare tanto tempo. Non sempre cito la fonte. Un certo T. Harvey, tuttavia, (del quale non conosco le generalità) c’è rimasto male e mi ha detto che avrei dovuto citare. Forse sì. Io tutte le volte che mi copiano (letteralmente) i post non me la prendo. Ma capisco che ognuno è fatto a modo suo. E dunque capisco il lettore Harvey che, ripeto, non conosco. Forse è il curatore del blog Il Sismografo, blog che – per dovere di cronaca – da non so da quanto tempo pubblica tutti (e dico tutti) i miei post senza avermi mai (e dico mai) chiesto il permesso. Per finire (e per concludere): della “diatriba” se ne è occupato anche un tal Luigi Castaldi. Leggi qui il suo post.
Pubblicato su palazzoapostolico.it lunedì 29 novembre 2010
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Se gli Stati Uniti non hanno fonti in Vaticano
28 novembre 2010 -
Questa sera il tedesco “Der Spiegel”, alle 22.30, pubblica una sintesi ampia e articolata di migliaia di file (Embassy files) che il sito Wikileaks ha consegnato alcuni giorni fa, per il controllo, a numerosi quotidiani, tra cui il New York Times, il Guardian, il Monde il Pais.
I documenti, oltre a 8 mila “direttive”, sono principalmente “telegrammi” o “appunti” (totale = 251.287). Alcuni corrispondono al 1966, altri sono posteriori al 2004. Tra quest’ultimi quasi 10 mila corrispondono a gennaio e febbraio 2010.
Secondo lo stesso “Der Spiegel” non si tratta di documenti “top secret” o “riservati”. La maggioranza dei documenti appartengono alla categoria “confidenziale”. I documenti “secret” sarebbero poco più di 15.600.
Secondo alcune prime indiscrezioni molti di questi documenti riguardano soprattutto l’area asiatica (Medio Oriente, Cina, India, Afghanistan, Pakistan, Arabia Saudita, Iraq e i Paesi del Golfo. Poi ci sono tutti i Paesi Nato, la Russia e l’Australia). I files sarebbero stati prelevati dal SiprNet (Secret Internet Protocol Router Network), struttura del governo statunitense alla quale hanno accesso controllato 2 milioni 500 mila funzionari.
Oggi la Stampa ha anticipiato alcuni files che riguardano il Vaticano, e in particolare l’ultimo conclave. I diplomatici statunitensi non avevano creduto alle voci che davano Ratzinger favorito, credendo di più all’ipotesi di un candidato proveniente da un paese in via di sviluppo.
In sostanza, a leggere i due articoli della Stampa, si capisce bene come i diplomatici Usa (e le loro fonti in Vaticano) si basassero per le proprie previsioni esclusivamente sulla lettura dei giornali senza alcuna capacità di andare oltre le aspettative di questi. E, infatti, i nomi che ricorrevano erano i solti. Due “progressiti”, ovvero Tettamanzi e Danneels. E un conservatore, ovvero Castrillon Hoyos.
Leggi qui i due articoli usciti oggi sulla Stampa:
“Eletto Ratzinger gli americani sono sotto choc”
“L’italiano favorito è Tettamanzi”. Ecco la lista dei sedici papabili
Pubblicato su palazzoapostolico.it domenica 28 novembre 2010
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I 150 anni “singolarissimi” dell’Osservatore, un po’ del Papa e un po’ no
28 novembre 2010 -
La buriana che si è abbattuta sull’anticipazione che l’Osservatore Romano ha dedicato al libro intervista del Papa, “Luce del mondo”, ancora non si è placata. L’ultimo a prendersela col giornale vaticano è la Tagespost, il quotidiano cattolico tedesco, secondo cui anticipare soltanto una parte delle parole che Benedetto XVI ha dedicato al preservativo è stato un autogol che ha creato un’inutile confusione.
Di qui la domanda: cos’è l’Osservatore? Un giornale che non deve mai agire oltre ciò che è ufficiale o che, pur avendo come “editore” il Papa, può aprire dibattiti, confronti, magari polemiche, anche rischiando, talvolta? A leggere il curatissimo libro appena dato alle stampe da Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore, e da Antonio Zanardi Landi, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, si deve propendere per la seconda ipotesi.
L’Osservatore, come dice il titolo del volume edito da Allemandi & C. per i 150 anni del quotidiano, è un “Singolarissmo giornale” perché, come scrisse il cardinale Giovanni Battista Montini nel 1961 “non è soltanto un giornale di idee” ma è anche “un giornale d’ambiente vaticano”. E ancora: “Si stampa in Vaticano; ed è perciò in parte ufficiale, e in parte no: è responsabile, per un verso, come un oracolo della gerarchia; è discutibile, per un altro verso, come espressione del pensiero di chi vi scrive di propria proprietà”.
Dal che si capisce che l’Osservatore non è l’istituzione. E’ un centro che convoglia idee, apre dibattiti, crea confronti. E l’ufficialità? C’è anche quella, ma come scrive Vian ha questo carrattere “soltanto nella rubrica intitolata, in modo espressivo, ‘Nostre informazioni’, cioè in quella parte della prima pagina che contiene l’elenco delle udienze e delle nomine pontificie”.
Siamo nel 1861. Anche allora l’Osservatore dava prova di non sapersi piegare alla scontatezza. E stupiva. Iniziava per il papato il decennio più drammatico della sua storia recente. Cavour si apprestava a scrivere la parola fine a quel poco che restava del dominio temporale del Papa. L’Osservatore esordì con toni assolutamente dirompenti per quei tempi. L’Italia è di fronte a una scelta “fra la giustizia e l’iniquità, fra la luce e le tenebre, fra Cristo e Belial”. Scrive Giampaolo Romanato, uno dei maggiori studiosi dei Papi tra Otto e Novecento, che “ogni argomento era buono per attaccare l’avversario. Con compiaciuta meticolosità si fece l’elenco di tutti i nemici del papato che erano scesi anzitempo nella tomba o erano stati colpiti da gravi lutti familiari”. E ancora: “Il caso più evidente era quello del primo ministro piemontese: si era impegnato a portare l’Italia a Roma, e subito dopo era morto!”. Anche se poi, a onore del vero, davanti alla salma di Cavour anche l’Osservatore seppe inchinarsi con la reverenza dovuta a un grande.
Non così con Garibaldi. Quando si seppe del ferimento del generale, “il grottesco personaggio venuto da Caprera”, l’Osservatore ironizzò così: “Le palle dei piemontesi avean proprio il giudizio di non ferire che al solo piede Garibaldi, onde non estinguere la vita del ribelle che è sempre poi il redentore?”. Insomma, allora come oggi, un Osservatore fuori dagli schemi.
Pubblicato sul Foglio sabato 27 novembre 2010
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Il Vaticano duro con Pechino. Vuole rispetto, quello che “il signor” Liu Bainian non ha
25 novembre 2010 -
Non una rottura definitiva, ma un appello durissimo sì. Per la prima volta dalla lettera del Papa ai cattolici cinesi (2007) nella quale la Santa Sede ammetteva in qualche modo la possibilità che la chiesa patriottica del paese portasse all’ordinazione dei propri vescovi previa autorizzazione formale vaticana, la curia romana alza la voce per dire che le cose non vanno nel modo auspicato. Capita ancora, in Cina, che vengano ordinati vescovi patriottici senza l’autorizzazione papale e così, secondo la Santa Sede, non si fa.
Ieri, un comunicato uscito dagli uffici “esteri” della segreteria di stato, esprimeva al massimo livello la critica vaticana per l’ultima illecita ordinazione, quella di padre Giuseppe Guo Jincai, avvenuta sabato scorso a Chengde, nella provincia di Hebei nella Cina continentale. Il Papa, fa sapere il Vaticano, è “offeso”. La decisione cinese è “una grave violazione della disciplina cattolica” e della “libertà religiosa e di coscienza”.
L’obiettivo del comunicato vaticano è uno: Liu Bainian. E’ questo “signore” che, secondo la Santa Sede, sta traviando l’intero governo del paese portandolo su posizioni di antagonismo rispetto a Roma che potrebbero danneggiare in modo irreparabile i rapporti tra le due parti. Liu Bainian, responsabile degli Affari religiosi per conto di Pechino, sembra avere un solo obiettivo: una chiesa totalmente indipendente da Roma, che conservi quei princìpi di “indipendenza, autonomia e auto amministrazione” che le permettano – sono parole pronunciate dallo stesso Liu in concomitanza dell’uscita della lettera papale ai cattolici cinesi nel 2007 – di aiutare il paese a divenire in tutto e per tutto “una nazione socialista”.
In sostanza Liu Bainian vuole costringere il Vaticano ad avere rapporti col governo accettando a priori l’indipendenza religiosa in tutta la Cina e, insieme, la rottura dei legami con Taiwan. Per la Santa Sede entrambe le condizioni sono inaccettabili e ieri, in modo esplicito, l’ha detto forte e chiaro.
Il comunicato vaticano sembra volere salvare il neo vescovo, Liu Bainian, e insieme i vescovi che l’hanno ordinato. La convinzione, infatti, è che i vescovi che si sono prestati all’ordinazione sono stati in qualche modo costretti da Pechino a compiere un gesto non voluto.
Dice il Vaticano: “E’ noto che, negli ultimi giorni, diversi vescovi sono stati sottoposti a pressioni e a restrizioni della propria libertà di movimento, allo scopo di forzarli a partecipare e a conferire l’ordinazione episcopale. Tali costrizioni, compiute da autorità governative e di sicurezza cinesi, costituiscono una grave violazione della libertà di religione e di coscienza”. Se tali costrizioni venissero verificate e certificate, il Vaticano potrebbe anche dichiarare l’ordinazione di sabato illecita.
Ieri, in concomitanza con l’appello vaticano, è stata l’organizzazione Aiuto alla chiesa che soffre a diffondere il report biennale (più di cinquecento pagine) dedicato alle violazioni della libertà religiosa nel mondo. Un fuoco particolare del report è dedicato alla Cina. Il contenuto del documento coincide con un convincimento che nelle stanze della diplomazia vaticana è ormai diffuso: la Repubblica popolare cinese, oggi come sessant’anni fa quando venne fondata, continua a conculcare il diritto alla libertà religiosa senza soluzione di continuità. Non a caso il primo ottobre 2009, il giorno dei festeggiamenti per i sessant’anni, in piazza Tiananmen e lungo il viale della Pace c’era il presidente Hu Jintao vestito con la casacca maoista. E il suo ritratto spiccava accanto a quelli di Mao Zedong, Deng Xiaoping e Jiang Zemin. Nessuno ha speso una parola in merito ai problemi passati e presenti del partito: purghe, persecuzioni, lager, carestie.
Ancora oggi religiosi cattolici sono imprigionati e torturati. L’arresto più “eccellente” è quello di monsignor Giulio Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding (Hebei), avvenuto il 30 marzo scorso. Cinque poliziotti l’hanno prelevato portandolo in una località sconosciuta. Sono anni che Jia, 74 anni, subisce vessazioni e viene costretto per mesi a isolarsi dalla sua comunità. L’intento del governo è quello di costringerlo ad aderire alla chiesa ufficiale. Il risultato di questa azione però sembra uno soltanto: allontanare, anziché avvicinare, il Vaticano a Pechino. Il sequestro è avvenuto in concomitanza con l’incontro in Vaticano della commissione plenaria sulla chiesa in Cina, presenti membri della curia e i vescovi di Hong Kong, Macao e Taiwan. La Santa Sede ha spiegato a più riprese di volere dialogo, distensione e riconciliazione con la Cina ma ha forse capito che solo alzando la voce può ottenere qualcosa. Ieri l’ha fatto.
Pubblicato sul Foglio giovedì 25 giugno 2010
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Tutti in libreria. Esce “Singolarissimo giornale”
25 novembre 2010 -
Oggi è Repubblica, a pagina 45, a dare la notizia più bella. E’ in uscita in libreria “Singolarissmo giornale”, un libro che celebra i 150 anni dell’Osservatore Romano a cura dell’ambasciatore italiano presso la Santa Sede Antonio Zanardi Landi e dell’attuale direttore del giornale vaticano Gian Maria Vian.
L’editore è Umberto Allemandi & C. e le pagine sono 283. Gli interventi contenuti nel libro sono diversi, da Gianpaolo Romanato a Ennio Di Nolfo, da Andrea Riccardi a Carlo Cardia fino a Sergio Romano.
Per chi scrive di cose vaticane credo sia un libro da non perdere.
Gian Maria Vian, l’ho scritto più volte, è un direttore funambolico. Con lui, le sorprese, sono sempre dietro l’angolo. Del resto è Papa Montini che voleva un Osservatore pieno di idee. E Vian, del Montini “giornalista”, è fedele discepolo.
Leggi qui il pezzo di di Reppubblica di oggi a forma Filippo Ceccarelli: I “singolari” 150 anni del giornale del Papa.
Pubblicato su palazzoapostolico.it giovedì 25 novembre
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Tutti a parlare di preservativo. Pasticci mediatici e refusi editoriali animano l’uscita del libro del Papa
24 novembre 2010 -
Domande a raffica, ieri mattina, nella sala stampa vaticana, rivolte soprattutto al giornalista-scrittore tedesco Peter Seewald. La maggior parte delle domande sono incentrate su un unico tema: il preservativo. “Visto che l’Osservatore Romano ci ha dirottato tutti in questa direzione mi tocca fare una domanda anche a me sul preservativo”, dice dal fondo della sala un vaticanista di lungo corso, Gian Franco Svidercoschi. “Devo ammettere che l’anticipazione del libro di sabato non è stata gestita bene”, spiega con stile il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Tutti ne parlano: l’Osservatore sabato ha anticipato il libro del Pontefice spostando di fatto l’attenzione dei media dal concistoro in corso per la creazione di ventiquattro nuovi cardinali e dalle omelie di Benedetto XVI in merito, al preservativo.
L’Osservatore ha riportato una parte della risposta del Papa sul preservativo nella quale egli spiega che l’uso del profilattico per diminuire il pericolo di contagio da Aids è “un primo atto di responsabilità”. Immediatamente tutti i media hanno scritto: “Il Papa apre sui preservativi”. Scrive su First Things – la rivista punto di riferimento dell’area teocon americana fondata dall’ex luterano, poi sacerdote cattolico, Richard John Neuhaus – l’arcivescovo di Denver Charles Chaput: il messaggio del Papa “è stato frainteso a causa degli errori di alcuni suoi collaboratori”
Ammette padre Lombardi che non tutto è girato per il verso giusto. E, infatti, domenica, è toccato a lui pubblicare uno statement “veduto e corretto” dal Papa – “Non è stata una mia pensata ma può essere considerato una lettura autentica del suo pensiero”, ha detto Lombardi – dove si dice che Ratzinger “non riforma o cambia l’insegnamento della chiesa, ma lo riafferma mettendosi nella prospettiva del valore e della dignità della sessualità umana come espressione di amore e responsabilità”. Insomma, è solo colpa dell’Osservatore? Per Peter Seewald no. Spiega: “La vicenda dell’enfatizzazione delle parole di Benedetto XVI sul preservativo mostra come il giornalismo si trovi in una certa crisi”.
Giornalisti a parte, una cosa è però certa: in uno stato di forma non del tutto perfetto si trovano coloro che hanno curato l’editing del libro. Gli errori scorrono con lo scorrere delle pagine. A tratti sono clamorosi. Come quando, nella cronologia della vita pubblicata in fondo al libro, ci si dimentica di segnalare una data piuttosto significativa della vita di Ratzinger e cioè la sua elezione ad arcivescovo di Monaco avvenuta nel 1977.
Del resto, non tutto può essere perfetto. Anche il Papa dice, di non poterlo essere sempre. Dice il vaticanista Luigi Accattoli che Ratzinger “ci avverte fin dall’inizio che il Papa può avere opinioni sbagliate. E’ forse in questa riflessione che va cercata la prima radice del libro-intervista”.
Ieri, in conferenza stampa, si è affrontato soltanto di striscio il clamoroso errore contenuto nella traduzione italiana del testo. Quel “prostituto” per il quale l’uso del preservativo è in qualche modo giustificato divenuto in italiano inspiegabilmente “prostituta”. Ma il direttore della Libreria Editrice Vaticana, don Giuseppe Costa, ha in qualche modo chiesto clemenza dicendo che in fondo si è avuto “soltanto un mese di tempo” per curare la stampa. E in un mese non si può fare tutto. Dice tra l’altro padre Lombardi: “Ho chiesto se c’era un problema serio e importante nella scelta del maschile o del femminile, e il Papa mi ha risposto di no: il punto è la responsabilità nel tener conto del rischio della vita dell’altro con cui sono in rapporto, se lo fa un uomo, una donna o un transessuale è lo stesso”.
Pubblicato sul Foglio mercoledì 24 novembre 2010
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C’è il Foglio dentro il libro del Papa
23 novembre 2010 -
Il Foglio è citato nel libro del Papa con Peter Seewald “Luce del mondo”.
Seewald si rivolge al Papa citando un pezzo del 10 gennaio 2010, questo: “Potere salesiano“.
A pagina 125-126 di “Luce del mondo” è questo lo scambio di battute tra Seewald e Ratzinger:
Seewald: Gli osservatori notano che nella Curia romana assumono sempre più ruoli di responsabilità gli appartenenti agli Ordini religiosi. Il quotidiano Il Foglio ha già parlato di una “svolta copernicana” della politica vaticana in questo senso. I critici invece parlano di “infiltrazioni di fondamentalisti”. La scelta di consacrati appartenenti agli Ordini che hanno fatto voto di povertà, castità e obbedienza vuole essere una sorta di antidoto al carrierismo e agli intrighi che non mancano neanche in Vaticano?
Benedetto XVI: Sono stati chiamati una serie di religiosi appartenenti agli Ordini, perché fra loro ci sono persone veramente valide che hanno grandi capacità e che sono persone pie. Ma non è vero che la loro presenza è aumentata a dismisura. Cerco di trovare la persona giusta, che si tratti di un appartenente ad un Ordine o di un sacerdote diocesano. Quello che è decisivo è che la persona abbia le qualità giuste, sia pia, veramente credente e soprattutto sia un uomo coraggioso. Penso che il coraggio sia una delle principali qualità che un vescovo e un responsabile di Curia debbano possedere oggi. Significa anche non piegarsi al diktat delle opinioni dominanti ma agire per convinzione interiore, anche se così si avranno delle difficoltà. E naturalmente deve trattarsi di persone dalle spiccate qualità intellettuali, professionali ed umane, capaci di guidare e di inserire gli altri in una comunità familiare. Ad esempio, quando ero Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ho giudicato molto importante che fossimo una comunità, che non litigassimo ma fossimo una famiglia. Reputo molto importante questa capacità di avvicinare gli uni agli altri e di creare uno spirito di squadra.
Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 23 novembre 2010
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La Lev corre ai ripari e fa boom di vendite
22 novembre 2010 -
A molti commentatori l’anticipazione di sabato dell’Osservatore Romano di ampi stralci del libro-intervista del Papa con Peter Seewald intitolato “Luce del mondo” e la rassegna stampa in merito il giorno successivo non è piaciuta. Limitandosi ai blog stranieri, leggi qui, qui, qui, qui e qui.
Ma un risultato è stato ottenuto. La Libreria editrice vaticana (Lev), infatti, trainata dai pezzi dei giornali e dai servizi televisivi dedicati alla “apertura” del Papa sui preservativi, ha esaurito le prime cinquantamila copie in italiano (nel senso che tante ne hanno ordinate le librerie).
Già si sta procedendo a una seconda ristampa con dentro – dicono a palazzoapostolico.it fonti vaticane – “alcune correzioni sul testo”. Probabilmente, dunque, la “prostituta” tornerà a essere ciò che il Papa intendeva, ovvero un “prostituto”. E tutto avrà più senso come spiega benissimo qui Massimo Introvigne.
Pubblicato su palazzoapostolico.it lunedì 22 novembre 2010
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