
Umberto Eco
L’Osservatore Romano fa a pezzi, sull’edizione che reca la data di domani (sabato 30 ottobre 2010), Umberto Eco. E, in particolare, il suo “Cimitero di Praga” – Bompiani, 526 pagine, 19.50 euro.
Ultimo romanzo di Eco, “Il Cimitero di Praga” narra la storia di un falsario dalle oscure intenzioni che, come avverte l’autore, si candida a diventare “il personaggio più cinico e antipatico di tutta la storia della letteratura”. Tra i tanti documenti falsi creati c’è anche il manoscritto noto come “I protocolli dei savi di Sion”, il clamoroso falso storico utilizzato dalla polizia zarista per motivare un profondo odio contro gli ebrei.
Scrive sull’Osservatore la storica Lucetta Scaraffia: “Il romanzo di Eco è noioso, farraginoso, di difficilissima lettura. Perfino per una persona come me, che forse capisce i suoi riferimenti storici. Del feuilleton non ha la trama avvincente, i personaggi appassionanti, l’intreccio abile da cui non ci si riesce a staccare”.
E ancora: “Sul piano della morbosità Eco non si è negato niente… I cattolici sono rappresentati con caricature mostruose, e non mancano neppure riferimenti ai Pontefici, che rifulgono per stupidità e ottusa opposizione a tutto ciò che osi far pensare al progresso… Il risultato è un libro pesante, in cui l’esilità della trama non riesce a sostenere il macigno di troppi complotti… Il suo unico intento (di Eco, ndr) è fare sfoggio di una sterminata erudizione storico-letteraria e dare prova di abilità intellettuale nel mettere insieme dei pezzi di storia con episodi inventati”.
Scrive su “Pagine Ebraiche” – l’articolo è ripreso dall’Osservatore – Anna Foa, ebrea, docente di storia all’Università di Roma “La Sapienza”: “Eco vorrebbe dimostrare la falsità dei ‘Protocolli dei Savi di Sion’. Ma la verità non emerge e la confusione regna sovrana… La costruzione di Eco volta a smontare un falso non arriva, per una strana eterogenesi dei fini, a ricostruirlo?”.
Prima del giornale vaticano era stato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni a dire la sua, spiegando anche il motivo di tanta ira: il problema, secondo Di Segni, è che “il protagonista, per quanto becero e mostruoso, risulta alla fine simpatico”.
Insomma, chi legge può identificarsi col falsario, e dunque con chi lavora contro gli ebrei.
Pubblicato su palazzoapostolico.it venerdì 29 ottobre 2010