Gotti Tedeschi: doppia difesa
21 settembre 2010 -
L’Osservatore Romano prende due volte le difese del presidente dello Ior, il banchiere Ettore Gotti Tedeschi sotto inchiesta per omissioni legate alla violazione della normativa antiriciclaggio (nel mirino della Procura di Roma due trasferimenti operati da un conto sul Credito Artigiano).
Il giornale vaticano pubblica in prima pagina il comunicato della segreteria di stato in difesa di Gotti Tedeschi.
E, a sopresa (almeno per il lettore), in pagina 5 pubblica una recensione firmata dal segretario di stato Tarcisio Bertone al libro di Gotti Tedeschi e Rino Cammilleri “Denaro e Paradiso. I cattolici e l’economia globale”.
Dopppia difesa, dunque, a scanso di equivoci.
Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 21 settembre 2010
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Il Vaticano difede Gotti e attacca i magistrati
21 settembre 2010 -
Il Vaticano non ci sta. E alla notizia che Ettore Gotti Tedeschi, presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior) e un altro importante dirigente della stessa banca vaticana sono indagati dalla procura di Roma per violazione del decreto legislativo 231 del 2007 – che è la normativa di attuazione della direttiva Ue sulla prevenzione del riciclaggio – reagisce con forza.
Nel primo pomeriggio è uscito questo comunicato firmato direttamente dalla segreteria di stato vaticana in cui, oltre a esprimere piena fiducia a Gotti Tedeschi, si comunica che La Santa Sede da tempo sta lavorando per entrare a fare parte della cosiddetta White List, ovvero la lista degli istituti virtuosi che non intrattengono rapporti con i paradisi fiscali.
Quanto al lavoro della Procura di Roma la segreteria di stato esprime “perplessità” e “meraviglia”.
Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 21 settembre 2010
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L’ecumensimo è un ritorno (a Roma)
19 settembre 2010 -
Due giorni fa il Papa incontrando al Lambeth Palace la comunità anglicana è stato abbastanza soft. Nel senso che non è entrato nei punti caldi che dividono cattolici e protestanti inglesi. Nemmeno ha parlato della costituzione apostolica Anglicanorum coetibus che tanto ha dato fastidio nell’establishment della chiesa di stato d’Inghilterra.
Non così oggi. Questo pomeriggio, all’Oscott College di Birmingham, il Papa incontra i vescovi di Inghilterra, Scozia e Galles e a loro dice una frase importante.
Dice il Papa: Siate “generosi nel porre in atto la costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus. Questo dovrebbe essere considerato un gesto profetico che può contribuire positivamente allo sviluppo delle relazioni fra anglicani e cattolici. Ci aiuta a volgere lo sguardo allo scopo ultimo di ogni attività ecumenica: la restaurazione della piena comunione ecclesiale nel contesto della quale il reciproco scambio di doni dai nostri rispettivi patrimoni spirituali, serve da arricchimento per tutti. Continuiamo a pregare e ad operare incessantemente per affrettare il lieto giorno in cui quel traguardo verrà raggiunto”.
Il messaggio è chiaro. Per il Papa la pubblicazione di Anglicanorum coetibus è un gesto profetico per le relazioni ecumeniche tra cattolici e anglicani. Dunque ciò che la costituzione apostolica prevede è un qualcosa che deve fare da esempio, da luce, per tutta la chiesa. Cosa prevede Anglicanorum coetibus? Il ritorno sotto Roma degli anglicani che lo desiderano. Ecco l’ecumenismo per Ratzinger: non dialogo fine a se stesso, ma dialogo verso un ritorno, quello anglicano alla comunione con Roma.
Pubblicato su palazzoapostolico.it domenica 19 settembre 2010
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Anche Tolkien dal Papa
19 settembre 2010 -
A Birmingham Papa Benedetto XVI ha incontrato oggi il pronipote di J.R.R. Tolkien. Tim Tolkien, uno scultore, ha ricevuto la commissione di creare una statua speciale del Cardinale John Henry Newman al centro oggi della cerimonia di beatificazione.
Ci sono collegamenti tra Newman e l’autore della Trilogia del Signoer degli Anelli: Cofton Park, il luogo della beatificazione, era uno dei parchi preferiti dello scrittore quando da piccolo viveva a Birminghm. Lo stesso Tolkien, alla morte della madre, fu affidato ai padri dell’Oratorio di San Nlippo Neri, fondato dal cardinale e oggi visitato dal Pontefice, perche’ crescesse da buon cattolico.
Pubblicato su palazzoapostolico.it domenica 19 settembre 2010
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Un’omelia senza coscienza
19 settembre 2010 -
Benedetto XVI ha celebrato oggi una messa a Birmingham per la beatificazione del cardinale John henry Newman.
Mentre ieri, nella veglia di preghiera nel londinese Hyde Park, aveva dato qualche affondo sulla grande questione della coscienza, su Newman paladino della coscienza che pur di rimanere fedele a se stessa non cede di fronte alle sirene del sovrano, oggi si è tenuto lontano dal tema.
E’ strano. Ma evidentemente il Papa ritiene sia sufficiente quanto ha detto ieri.
Leggi qui di seguito l’intera omelia odierna.
Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,
la giornata odierna che ci ha portati qui insieme a Birmingham è di grande auspicio. In primo luogo, è il giorno del Signore, domenica, il giorno in cui nostro Signore Gesù Cristo risuscitò dai morti e cambiò per sempre il corso della storia umana, offrendo vita e speranza nuove a quanti vivevano nelle tenebre e nell’ombra della morte. Questa è la ragione per cui i cristiani in tutto il mondo si riuniscono insieme in questo giorno per dar lode e ringraziare Dio per le grandi meraviglie da lui operate per noi. Questa domenica particolare, inoltre, segna un momento significativo nella vita della nazione britannica, poiché è il giorno prescelto per commemorare il 70mo anniversario della “Battle of Britain”. Per me, che ho vissuto e sofferto lungo i tenebrosi giorni del regime nazista in Germania, è profondamente commovente essere qui con voi in tale occasione, e ricordare quanti dei vostri concittadini hanno sacrificato la propria vita, resistendo coraggiosamente alle forze di quella ideologia maligna. Il mio pensiero va in particolare alla vicina Coventry, che ebbe a soffrire un così pesante bombardamento e una grave perdita di vite umane nel novembre del 1940. Settant’anni dopo, ricordiamo con vergogna ed orrore la spaventosa quantità di morte e distruzione che la guerra porta con sé al suo destarsi, e rinnoviamo il nostro proposito di agire per la pace e la riconciliazione in qualunque luogo in cui sorga la minaccia di conflitti. Ma vi è un ulteriore, più gioiosa ragione del perché questo è un giorno fausto per la Gran Bretagna, per le Midlands e per Birmingham. E’ il giorno che vede il Cardinale John Henry Newman formalmente elevato agli altari e dichiarato Beato.
Ringrazio l’Arcivescovo Bernard Longley per il cortese benvenuto rivoltomi questa mattina, all’inizio della Messa. Rendo omaggio a tutti coloro che hanno lavorato così intensamente per molti anni per promuovere la causa del Cardinale Newman, inclusi i Padri dell’Oratorio di Birmingham e i membri della Famiglia spirituale Das Werk. E saluto tutti coloro che sono qui venuti dall’intera Gran Bretagna, dall’Irlanda e da altrove; vi ringrazio per la vostra presenza a questa celebrazione, durante la quale rendiamo gloria e lode a Dio per le virtù eroiche di questo sant’uomo inglese.
L’Inghilterra ha una grande tradizione di Santi martiri, la cui coraggiosa testimonianza ha sostenuto ed ispirato la comunità cattolica locale per secoli. E tuttavia è giusto e conveniente che riconosciamo oggi la santità di un confessore, un figlio di questa Nazione che, pur non essendo chiamato a versare il proprio sangue per il Signore, gli ha tuttavia dato testimonianza eloquente nel corso di una vita lunga dedicata al ministero sacerdotale, specialmente alla predicazione, all’insegnamento e agli scritti. E’ degno di prendere il proprio posto in una lunga scia di Santi e Maestri di queste isole, san Beda, sant’Hilda, san Aelredo, il beato Duns Scoto solo per nominarne alcuni. Nel beato John Henry quella gentile tradizione di insegnamento, di profonda saggezza umana e di intenso amore per il Signore ha dato ricchi frutti quale segno della continua presenza dello Spirito Santo nel profondo del cuore del Popolo di Dio, facendo emergere abbondanti doni di santità.
Il motto del Cardinale Newman, Cor ad cor loquitur, “il cuore parla al cuore”, ci permette di penetrare nella sua comprensione della vita cristiana come chiamata alla santità, sperimentata come l’intenso desiderio del cuore umano di entrare in intima comunione con il Cuore di Dio. Egli ci rammenta che la fedeltà alla preghiera ci trasforma gradualmente nell’immagine divina. Come scrisse in uno dei suoi forbiti sermoni: “l’abitudine alla preghiera, che è pratica di rivolgersi a Dio e al mondo invisibile in ogni stagione, in ogni luogo, in ogni emergenza, la preghiera, dico, ha ciò che può essere chiamato un effetto naturale nello spiritualizzare ed elevare l’anima. Un uomo non è più ciò che era prima; gradualmente… ha interiorizzato un nuovo sistema di idee ed è divenuto impregnato di freschi principi” (Parochial and plain sermons, IV, 230-231). Il Vangelo odierno ci dice che nessuno può essere servo di due padroni (cfr Lc 16,13), e l’insegnamento del Beato John Henry sulla preghiera spiega come il fedele cristiano si sia posto in maniera definitiva al servizio dell’unico vero Maestro, il quale soltanto ha il diritto alla nostra devozione incondizionata (cfr Mt 23,10). Newman ci aiuta a comprendere cosa significhi questo nella nostra vita quotidiana: ci dice che il nostro divino Maestro ha assegnato un compito specifico a ciascuno di noi, un “servizio ben definito”, affidato unicamente ad ogni singolo: “io ho la mia missione – scrisse – sono un anello in una catena, un vincolo di connessione fra persone. Egli non mi ha creato per niente. Farò il bene, compirò la sua opera; sarò un angelo di pace, un predicatore di verità proprio nel mio posto… se lo faccio obbedirò ai suoi comandamenti e lo servirò nella mia vocazione” (Meditations and devotions, 301-2).
Lo specifico servizio al quale il Beato John Henry Newman fu chiamato comportò l’applicazione del suo sottile intelletto e della sua prolifica penna a molti dei più urgenti “problemi del giorno”. Le sue intuizioni sulla relazione fra fede e ragione, sullo spazio vitale della religione rivelata nella società civilizzata, e sulla necessità di un approccio all’educazione ampiamente fondato e a lungo raggio, non furono soltanto di importanza profonda per l’Inghilterra vittoriana, ma continuano ancor oggi ad ispirare e ad illuminare molti in tutto il mondo. Desidero rendere onore alla sua visione dell’educazione, che ha fatto così tanto per plasmare l’”ethos” che è la forza sottostante alle scuole ed agli istituti universitari cattolici di oggi. Fermamente contrario ad ogni approccio riduttivo o utilitaristico, egli cercò di raggiungere un ambiente educativo nel quale la formazione intellettuale, la disciplina morale e l’impegno religioso procedessero assieme. Il progetto di fondare un’università cattolica in Irlanda gli diede l’opportunità di sviluppare le proprie idee su tale argomento e la raccolta di discorsi da lui pubblicati come The Idea of a University contiene un ideale dal quale possono imparare quanti sono impegnati nella formazione accademica. Ed in verità, quale meta migliore potrebbero proporsi gli insegnanti di religione se non quel famoso appello del Beato John Henry per un laicato intelligente e ben istruito: “Voglio un laicato non arrogante, non precipitoso nei discorsi, non polemico, ma uomini che conoscono la propria religione, che in essa vi entrino, che sappiano bene dove si ergono, che sanno cosa credono e cosa non credono, che conoscono il proprio credo così bene da dare conto di esso, che conoscono così bene la storia da poterlo difendere” (The Present Position of Catholics in England, IX, 390). Oggi quando l’autore di queste parole viene innalzato sugli altari, prego che, mediante la sua intercessione ed il suo esempio, quanti sono impegnati nel compito dell’insegnamento e della catechesi siano ispirati ad un più grande sforzo dalla sua visione, che così chiaramente pone davanti a noi.
Mentre il testamento intellettuale di John Henry Newman è stato quello che comprensibilmente ha ricevuto le maggiori attenzioni nella vasta pubblicistica sulla sua vita e la sua opera, preferisco in questa occasione, concludere con una breve riflessione sulla sua vita di sacerdote e di pastore d’anime. Il calore e l’umanità che sottostanno al suo apprezzamento del ministero pastorale vengono magnificamente espressi da un altro dei suoi famosi discorsi: “Se gli angeli fossero stati i vostri sacerdoti, cari fratelli, non avrebbero potuto partecipare alle vostre sofferenze, né compatirvi, né aver compassione per voi, né provare tenerezza nei vostri confronti e trovare motivi per giustificarvi, come possiamo noi; non avrebbero potuto essere modelli e guide per voi, ed avervi condotto dal vostro uomo vecchio a vita nuova, come lo possono quanti vengono dal vostro stesso ambiente (“Men, not Angels: the Priests of the Gospel”, Discourses to mixed congregations, 3). Egli visse quella visione profondamente umana del ministero sacerdotale nella devota cura per la gente di Birmingham durante gli anni spesi nell’Oratorio da lui fondato, visitando i malati ed i poveri, confortando i derelitti, prendendosi cura di quanti erano in prigione. Non meraviglia che alla sua morte molte migliaia di persone si posero in fila per le strade del luogo mentre il suo corpo veniva portato alla sepoltura a mezzo miglio da qui. Cento vent’anni dopo, grandi folle si sono nuovamente qui riunite per rallegrarsi del solenne riconoscimento della Chiesa per l’eccezionale santità di questo amatissimo padre di anime. Quale modo migliore per esprimere la gioia di questo momento se non quella di rivolgerci al nostro Padre celeste in cordiale ringraziamento, pregando con le parole poste dal Beato John Henry Newman sulle labbra dei cori degli angeli in cielo:
Lode a Colui che è Santissimo nell’alto dei cieli
E lode sia nelle profondità;
Bellissimo in tutte le sue parole,
ma ben di più in tutte le sue vie!
(The dream of Gerontius).
Pubblicato su palazzoapostolico.it domenica 19 settembre 2010
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Newman precursore del Concilio? Non proprio
19 settembre 2010 -
Questa mattina Benedetto XVI è a Cofton Park (Birmingham) dove celebra la messa per la beatificazione del cardinale John Henry Newman.
Alle 12 a Rendal reciterà l’Angelus. Poi nel pomeriggio l’incontro coi vescovi d’Inghilterra e Scozia e infine la cerimonia di congedo all’aeroporto di Birmingham.
Mi sembra che le cose più importanti su Newman il Papa le abbia dette ieri.
Da decenni è in corso un aspra battaglia su chi sia davvero Newman per la chiesa. Un precursore del Concilio? Un seguace della libera coscienza e d’un certo liberalismo ecclesiale? Un ispiratore d’un ecumenismo fondato sul dialogo senza la meta ultima del ritorno di tutti i cristiani alla piena comunione con Roma? Oppure è stato altro? Oppure è stato un grande difensore di una fede che trova nella ragione un suo fondamento, di una fede che già nella coscienza correttamente ispirata riscopre le verità che intende seguire?
Ieri il Papa ha fugato ogni equivoco.
Ha detto Benedetto XVI: “Newman ha descritto il proprio lavoro come una lotta contro la tendenza crescente a considerare la religione come un fatto puramente privato e soggettivo, una questione di opinione personale. Qui vi è la prima lezione che possiamo apprendere dalla sua vita: ai nostri giorni, quando un relativismo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra società, Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in essa la nostra definitiva libertà e l’adempimento delle più profonde aspirazioni umane. In una parola, siamo stati pensati per conoscere Cristo, che è Lui stesso la via, la verità e la vita”.
Se c’è una cosa che Newman ha combatutto è ogni modalità di vivere la religione in modo privatistico. Ogni modalità di relativismo e liberalismo religioso.
Dice poi il Papa: “L’esistenza di Newman, inoltre, ci insegna che la passione per la verità, per l’onestà intellettuale e per la conversione genuina comportano un grande prezzo da pagare. La verità che ci rende liberi non può essere trattenuta per noi stessi; esige la testimonianza, ha bisogno di essere udita, ed in fondo la sua potenza di convincere viene da essa stessa e non dall’umana eloquenza o dai ragionamenti nei quali può essere adagiata. Non lontano da qui, a Tyburn, un gran numero di nostri fratelli e sorelle morirono per la fede; la testimonianza della loro fedeltà sino alla fine fu ben più potente delle parole ispirate che molti di loro dissero prima di abbandonare ogni cosa al Signore. Nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia. E tuttavia la Chiesa non si può esimere dal dovere di proclamare Cristo e il suo Vangelo quale verità salvifica, la sorgente della nostra felicità ultima come individui, e quale fondamento di una società giusta e umana”.
Newman ci insegna poi “la passione per la verità, per l’onestà intellettuale e per la conversione genuina comportano un grande prezzo da pagare”. Ratzinger parla di “conversione genuina”. Newman si convertì. Torno in comunione con Roma. Non è forse questo il senso d’un sano ecumenismo? Oggi il Papa potrebbe parlare anche di questo. Ma intanto, ieri, ha già dato la linea. Newman fu tante cose, ma non certo un precursore del Concilio.
Leggi qui “Se segui Newman c’è un prezzo da pagare“.
Pubblicato su palazzoapostolico.it domenica 19 settembre 2010
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Se segui Newman c’è “un prezzo da pagare”
18 settembre 2010 -
Dopo il poderoso testo pronunciato ieri pomeriggio dal Papa nella Westminster Hall nel quale ha ricordato alle autorità del paese l’importanza della religione nella vita pubblica e la necessità di rifarsi sempre alla coscienza quale lume ispiratore d’ogni azione (Tommaso Moro non ebbe paura di rifarsi alla coscienza e di disobbedire al sovrano che poi lo uccise), questa sera il Papa offre agli inglesi un secondo grande intervento.
Nell’Hyde Park di Londra, Benedetto XVI presiede la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John Henry Newman, che “avrebbe descritto il proprio lavoro come una lotta contro la tendenza crescente a considerare la religione come un fatto puramente privato e soggettivo, una questione di opinione personale”.
Dunque Ratzinger torna sul tema della rilevanza pubblica del credere. Tema importante nel Regno Unito dove un popolo in teoria tollerante verso tutti si trova sovente a discriminare chi crede come dimostrano i casi delle Ong cattoliche costrette a dare in adozione a coppie gay i propri bambini.
Dice il Papa: “Qui vi è la prima lezione che possiamo apprendere dalla sua vita – di Newman, ndr -: ai nostri giorni, quando un relativismo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra società, Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in essa la nostra definitiva libertà e l’adempimento delle più profonde aspirazioni umane. In una parola, siamo stati pensati per conoscere Cristo, che è Lui stesso ‘la via, la verità e la vita’ (Gv 14,6)”.
Ma la passione per la verità, seguire la verità e non cedere al relativismo, può comportare un pezzo da pagare. Dice il Papa: Newman insegna anche che “la passione per la verità, per l’onestà intellettuale e per la conversione genuina comportano un grande prezzo da pagare. La verità che ci rende liberi non può essere trattenuta per noi stessi; esige la testimonianza, ha bisogno di essere udita, ed in fondo la sua potenza di convincere viene da essa stessa e non dall’umana eloquenza o dai ragionamenti nei quali può essere adagiata”.
Qualche esempio concreto? Dice il Papa: “Non lontano da qui, a Tyburn – qui impiccarono alcuni cattolici -, un gran numero di nostri fratelli e sorelle morirono per la fede; la testimonianza della loro fedeltà sino alla fine fu ben più potente delle parole ispirate che molti di loro dissero prima di abbandonare ogni cosa al Signore. Nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia. E tuttavia la chiesa non si può esimere dal dovere di proclamare Cristo e il suo Vangelo quale verità salvifica, la sorgente della nostra felicità ultima come individui, e quale fondamento di una società giusta e umana”.
Dopo Tommaso Moro, dunque, il Papa ricorda altri martiri, anch’essi assassinati da Enrico VIII nelle persecuzioni che il re mise in campo dopo lo scisma.
E’ questo uno dei messaggi forti del Papa per il Regno Unito: il primato della coscienza di Newman comporta a volte anche il martirio. Newman ricorda che la coscienza è indisponibile al sovrano perché le norme morali che essa chiede vengano seguite nascono dalla ragione (e poi fluiscono negli insegnamenti della chiesa). La chiesa è il punto di arrivo della coscienza. Insieme, la chiesa corregge la coscienza laddove rischia di tradire se stessa.
Chi sono dunque Tommaso Moro e coloro che sono morti a Tyburn? Dei martiri della coscienza.
Leggi qui cosa successe a Tyburn.
E qui di seguito puoi leggere il testo integrale del Papa pronunciato a Hyde Park:
Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,
questa è una serata di gioia, di immensa gioia spirituale per tutti noi. Siamo qui riuniti in questa veglia di preghiera per prepararci alla Messa di domani, durante la quale un grande figlio di questa Nazione, il Cardinale John Henry Newman, sarà dichiarato Beato. Quante persone, in Inghilterra e in tutto il mondo, hanno atteso questo momento! Anche per me personalmente è una grande gioia condividere questa esperienza con voi. Come sapete, Newman ha avuto da tanto tempo un influsso importante nella mia vita e nel mio pensiero, come lo è stato per moltissime persone al di là di queste isole. Il dramma della vita di Newman ci invita ad esaminare le nostre vite, a vederle nel contesto del vasto orizzonte del piano di Dio, e a crescere in comunione con la Chiesa di ogni tempo e di ogni luogo: la Chiesa degli Apostoli, la Chiesa dei martiri, la Chiesa dei santi, la Chiesa che Newman amò ed alla cui missione consacrò la propria intera esistenza.
Ringrazio l’Arcivescovo Peter Smith per le gentili parole di benvenuto pronunciate a vostro nome, e sono particolarmente lieto di vedere molti giovani presenti a questa veglia. Questa sera, nel contesto della preghiera comune, desidero riflettere con voi su alcuni aspetti della vita di Newman, che considero importanti per le nostre vite di credenti e per la vita della Chiesa oggi.
Permettetemi di cominciare ricordando che Newman, secondo il suo stesso racconto, ha ripercorso il cammino della sua intera vita alla luce di una potente esperienza di conversione, che ebbe quando era giovane. Fu un’esperienza immediata della verità della Parola di Dio, dell’oggettiva realtà della rivelazione cristiana quale era stata trasmessa nella Chiesa. Tale esperienza, al contempo religiosa e intellettuale, avrebbe ispirato la sua vocazione ad essere ministro del Vangelo, il suo discernimento della sorgente di insegnamento autorevole nella Chiesa di Dio ed il suo zelo per il rinnovamento della vita ecclesiale nella fedeltà alla tradizione apostolica. Alla fine della vita, Newman avrebbe descritto il proprio lavoro come una lotta contro la tendenza crescente a considerare la religione come un fatto puramente privato e soggettivo, una questione di opinione personale. Qui vi è la prima lezione che possiamo apprendere dalla sua vita: ai nostri giorni, quando un relativismo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra società, Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in essa la nostra definitiva libertà e l’adempimento delle più profonde aspirazioni umane. In una parola, siamo stati pensati per conoscere Cristo, che è Lui stesso “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).
L’esistenza di Newman, inoltre, ci insegna che la passione per la verità, per l’onestà intellettuale e per la conversione genuina comportano un grande prezzo da pagare. La verità che ci rende liberi non può essere trattenuta per noi stessi; esige la testimonianza, ha bisogno di essere udita, ed in fondo la sua potenza di convincere viene da essa stessa e non dall’umana eloquenza o dai ragionamenti nei quali può essere adagiata. Non lontano da qui, a Tyburn, un gran numero di nostri fratelli e sorelle morirono per la fede; la testimonianza della loro fedeltà sino alla fine fu ben più potente delle parole ispirate che molti di loro dissero prima di abbandonare ogni cosa al Signore. Nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia. E tuttavia la Chiesa non si può esimere dal dovere di proclamare Cristo e il suo Vangelo quale verità salvifica, la sorgente della nostra felicità ultima come individui, e quale fondamento di una società giusta e umana.
Infine, Newman ci insegna che se abbiamo accolto la verità di Cristo e abbiamo impegnato la nostra vita per lui, non vi può essere separazione tra ciò che crediamo ed il modo in cui viviamo la nostra esistenza. Ogni nostro pensiero, parola e azione devono essere rivolti alla gloria di Dio e alla diffusione del suo Regno. Newman comprese questo e fu il grande campione dell’ufficio profetico del laicato cristiano. Vide chiaramente che non dobbiamo tanto accettare la verità come un atto puramente intellettuale, quanto piuttosto accoglierla mediante una dinamica spirituale che penetra sino alle più intime fibre del nostro essere. La verità non viene trasmessa semplicemente mediante un insegnamento formale, pur importante che sia, ma anche mediante la testimonianza di vite vissute integralmente, fedelmente e santamente; coloro che vivono della e nella verità riconoscono istintivamente ciò che è falso e, proprio perché falso, è nemico della bellezza e della bontà che accompagna lo splendore della verità, veritatis splendor.
La prima lettura di stasera è la magnifica preghiera con la quale san Paolo chiede che ci sia dato di conoscere “l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza” (cfr Ef 3,14-21). L’Apostolo prega affinché Cristo dimori nei nostri cuori mediante la fede (cfr Ef 3,17) e perché possiamo giungere a “comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità” di quell’amore. Mediante la fede giungiamo a vedere la parola di Dio come una lampada per i nostri passi e luce del nostro cammino (cfr Sal 119, 105). Come innumerevoli santi che lo precedettero sulla via del discepolato cristiano, Newman insegnò che la “luce gentile” della fede ci conduce a renderci conto della verità su noi stessi, sulla nostra dignità di figli di Dio, e sul sublime destino che ci attende in cielo. Permettendo a questa luce della fede di risplendere nei nostri cuori e abbandonandoci ad essa mediante la quotidiana unione al Signore nella preghiera e nella partecipazione ai sacramenti della Chiesa, datori di vita, diventiamo noi stessi luce per quanti ci stanno attorno; esercitiamo il nostro “ufficio profetico”; spesso, senza saperlo, attiriamo le persone più vicino al Signore ed alla sua verità. Senza la vita di preghiera, senza l’interiore trasformazione che avviene mediante la grazia dei sacramenti, non possiamo – con le parole di Newman – “irradiare Cristo”; diveniamo semplicemente un altro “cembalo squillante” (1Cor 13,1) in un mondo già pieno di crescente rumore e confusione, pieno di false vie che conducono solo a profondo dolore del cuore e ad illusione.
Una delle più amate meditazioni del Cardinale contiene queste parole: “Dio mi ha creato per offrire a lui un certo specifico servizio. Mi ha affidato un certo lavoro che non ha affidato ad altri” (Meditations on Christian Doctrine). Vediamo qui il preciso realismo cristiano di Newman, il punto nel quale la fede e la vita inevitabilmente si incrociano. La fede è destinata a portare frutto nella trasformazione del nostro mondo mediante la potenza dello Spirito Santo che opera nella vita e nell’attività dei credenti. Nessuno che guardi realisticamente al nostro mondo d’oggi può pensare che i cristiani possano continuare a far le cose di ogni giorno, ignorando la profonda crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidando che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli cristiani possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della nostra società. Sappiamo che in tempi di crisi e di ribellioni Dio ha fatto sorgere grandi santi e profeti per il rinnovamento della Chiesa e della società cristiana; noi abbiamo fiducia nella sua provvidenza e preghiamo per la sua continua guida. Ma ciascuno di noi, secondo il proprio stato di vita, è chiamato ad operare per la diffusione del Regno di Dio impregnando la vita temporale dei valori del Vangelo. Ciascuno di noi ha una missione, ciascuno è chiamato a cambiare il mondo, ad operare per una cultura della vita, una cultura forgiata dall’amore e dal rispetto per la dignità di ogni persona umana. Come il Signore ci insegna nel Vangelo appena ascoltato, la nostra luce deve risplendere al cospetto di tutti, così che, vedendo le nostre opere buone, possano dar gloria al nostro Padre celeste (cfr Mt 5,16).
Qui desidero dire una parola speciale ai molti giovani presenti. Cari giovani amici: solo Gesù conosce quale “specifico servizio” ha in mente per voi. Siate aperti alla sua voce che risuona nel profondo del vostro cuore: anche ora il suo cuore parla al vostro cuore. Cristo ha bisogno di famiglie che ricordano al mondo la dignità dell’amore umano e la bellezza della vita familiare. Egli ha bisogno di uomini e donne che dedichino la loro vita al nobile compito dell’educazione, prendendosi cura dei giovani e formandoli secondo le vie del Vangelo. Ha bisogno di quanti consacreranno la propria vita al perseguimento della carità perfetta, seguendolo in castità, povertà e obbedienza, e servendoLo nel più piccolo dei nostri fratelli e sorelle. Ha bisogno dell’amore potente dei religiosi contemplativi che sorreggono la testimonianza e l’attività della Chiesa mediante la loro continua orazione. Ed ha bisogno di sacerdoti, buoni e santi sacerdoti, uomini disposti a perdere la propria vita per il proprio gregge. Chiedete a Dio cosa ha in mente per voi! Chiedetegli la generosità di dirgli di sì! Non abbiate paura di donarvi interamente a Gesù. Vi darà la grazia necessaria per adempiere alla vostra vocazione. Permettetemi di concludere queste poche parole invitandovi ad unirvi a me il prossimo anno a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù. Si tratta sempre di una splendida occasione per crescere nell’amore per Cristo ed essere incoraggiati nella vostra gioiosa vita di fede assieme a migliaia di altri giovani. Spero di vedere là molti di voi!
Ed ora, cari amici, continuiamo questa veglia di preghiera preparandoci ad incontrare Cristo, presente fra noi nel Santissimo Sacramento dell’Altare. Insieme, nel silenzio della nostra comune adorazione, apriamo le menti ed i cuori alla sua presenza, al suo amore, alla potenza convincente della sua verità. In modo speciale, ringraziamolo per la continua testimonianza a quella verità, offerta dal Cardinale John Henry Newman. Confidando nelle sue preghiere, chiediamo a Dio di illuminare i nostri passi e quelli della società britannica, con la luce gentile della sua verità, del suo amore, della sua pace. Amen.
Pubblicato su palazzoapostolico.it venerdì 18 settembre 2010
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Tanto clamore per nulla (o quasi)
18 settembre 2010 -
Non sono un complottista e dunque non penso che l’arresto di ieri dei potenziali terroristi sia stato pubblicizzato da Scotland Yard in qualche modo per oscurare la storica giornata del Papa a Londra (per la prima volta un Papa è entrato al Lambeth Palace, per la prima volta un Papa è entrato nel Westminster Hall, per la prima volta un Papa è entrato nella Westminster Abbey).
Tuttavia ad ascoltare le parole che questa mattina ha pronunciato padre Federico Lombardi durante il briefing coi giornalisti qualche domanda mi viene.
Ha detto Lombardi: “Il momento degli arresti di ieri mattina che sono stati di carattere – ritengo – semplicemente preventivo, senza particolari motivi di preoccupazione, non ha modificato assolutamente, per nulla, né lo svolgimento, né lo spirito dell’attuazione del viaggio da parte del Papa e da parte di tutti i suoi collaboratori”.
Così mi domando: se non c’erano particolari motivi di preoccupazione, se dunque, come pare, non è stato trovato nulla a carico dei cinque algerini, perché tutto questo clamore? Perché si è costretti i media di tutto il mondo a dedicare lunghi pezzi e reportage all’“attentato sventato”?
Leggi qui il testo integrale delle dichiarazioni rilasciate da padre Lombardi durante il briefing questa mattina.
Pubblicato su palazzoapostolico.it sabato 18 settembre 2010
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