Il messaggio del Papa ai giovani è una mini enciclica sulla fede. Media distratti
8 settembre 2010 -
Ha detto bene il direttore di Avvenire Marco Tarquinio: la maggior parte dei giornali scrivendo che il Papa è favorevole alla precarietà e contro il posto fisso ha male interpretato il messaggio diffuso da Benedetto XVI per la Giornata mondiale della gioventù in programma a Madrid nell’agosto 2011. Anche il Papa il giorno stesso che i giornali riportavano malamente il suo pensiero è intervenuto per chiarire che non è certo la chiesa ad esaltare “l’incertezza, la mobilità, la volubilità”.
Non è usuale che il Papa senta l’esigenza di mettere in chiaro concetti male riportati dai media. Questa volta l’ha fatto e a leggere per intero il testo del messaggio travisato si può facilmente intuirne il motivo: il messaggio è stato scritto di suo pugno, profondo, e meritava un’attenzione maggiore da parte degli addetti ai lavori. Il messaggio è un commento al tema della giornata mondiale dei giovani, ovvero la frase di san Paolo: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede”. Il testo è come una mini enciclica sulla fede, scritto in un momento, spiega il Papa, “in cui l’Europa ha grande bisogno di ritrovare le sue radici cristiane”. Ai giovani Ratzinger chiede di non abbandonare la fede. Chiede di stare vicini a Gesù che si rende presente nei sacramenti della chiesa.
E poi una sorpresa, ovvero tre confidenze inedite relative alla sua infanzia. Anzitutto il racconto dell’adolescenza durante il nazismo e la guerra. Scrive il Papa: “Se penso ai miei anni di allora: semplicemente non volevamo perderci nella normalità della vita borghese. Volevamo ciò che è grande, nuovo. Volevamo trovare la vita stessa nella sua vastità e bellezza. Certamente, ciò dipendeva anche dalla nostra situazione. Durante la dittatura nazionalsocialista e nella guerra noi siamo stati, per così dire, ‘rinchiusi’ dal potere dominante. Quindi, volevamo uscire all’aperto per entrare nell’ampiezza delle possibilità dell’essere uomo”. Quindi la chiamata al sacerdozio. Il Papa confida di aver avuto “ben presto la consapevolezza che il Signore mi voleva sacerdote”. “Ma poi, dopo la guerra, quando in seminario e all’università ero in cammino verso questa meta, ho dovuto riconquistare questa certezza. Ho dovuto chiedermi: è questa veramente la mia strada? E’ veramente questa la volontà del Signore per me? Sarò capace di rimanere fedele a lui e di essere totalmente disponibile per lui, al suo servizio? Una tale decisione deve anche essere sofferta. Non può essere diversamente. Ma poi è sorta la certezza: è bene così! Sì, il Signore mi vuole, pertanto mi darà anche la forza. Nell’ascoltarlo, nell’andare insieme con lui divento veramente me stesso. Non conta la realizzazione dei miei propri desideri, ma la sua volontà. Così la vita diventa autentica”. Infine la decisione maturata da tempo di scrivere un libro su Gesù: “Durante lunghi anni di studio e meditazione, maturò in me il pensiero di trasmettere un po’ del mio personale incontro con Gesù in un libro: quasi per aiutare a vedere, udire, toccare il Signore, nel quale Dio ci è venuto incontro per farsi conoscere”.
A Castel Gandolfo continua in questi giorni il “ritiro” del Papa. E’ probabile che il messaggio per Madrid sia stato scritto qui, dove prosegue intanto il lavoro sulla seconda parte del libro su Gesù e sui testi per il viaggio in Inghilterra.
Pubblicato sul Foglio martedì 7 settembre 2010
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