C’è chi non teme morire

…”Permettetemi, però, di dire ancora una volta che c’è un affetto particolare che mi lega, potrei dire da sempre, a questo sommo musicista. Ogni volta che ascolto la sua musica non posso non riandare con la memoria alla mia chiesa parrocchiale, quando, da ragazzo, nei giorni di festa, risuonava una sua Messa: nel cuore percepivo che un raggio della bellezza del Cielo mi aveva raggiunto, e questa sensazione la provo ogni volta, anche oggi, ascoltando questa grande meditazione, drammatica e serena, sulla morte. In Mozart ogni cosa è in perfetta armonia, ogni nota, ogni frase musicale è così e non potrebbe essere altrimenti; anche gli opposti sono riconciliati e la mozart’sche Heiterkeit, la “serenità mozartiana” avvolge tutto, in ogni momento. E’ un dono questo della Grazia di Dio, ma è anche il frutto della viva fede di Mozart, che – specie nella sua musica sacra – riesce a far trasparire la luminosa risposta dell’Amore divino, che dona speranza, anche quando la vita umana è lacerata dalla sofferenza e dalla morte”.

“Nell’ultima lettera scritta al padre morente, datata 4 aprile 1787, così egli scrive parlando proprio della tappa finale della vita sulla terra: ‘… da qualche anno sono entrato in tanta familiarità con quest’amica sincera e carissima dell’uomo, [la morte], che la sua immagine non solo non ha per me più nulla di terrificante, ma mi appare addirittura molto tranquillizzante e consolante! E ringrazio il mio Dio di avermi concesso la fortuna di avere l’opportunità di riconoscere in essa la chiave della nostra felicità. Non vado mai a letto senza pensare che l’indomani forse non ci sarò più. Eppure nessuno fra tutti coloro che mi conoscono potrà dire che in compagnia io sia triste o di cattivo umore. E di questa fortuna ringrazio ogni giorno il mio Creatore e l’auguro di tutto cuore ad ognuno dei miei simili’. È uno scritto che manifesta una fede profonda e semplice, che emerge anche nella grande preghiera del Requiem, e ci conduce, allo stesso tempo, ad amare intensamente le vicende della vita terrena come doni di Dio e ad elevarci al di sopra di esse, guardando serenamente alla morte come alla ‘chiave’ per varcare la porta verso la felicità eterna”.

“Il Requiem di Mozart è un’alta espressione di fede, che ben conosce la tragicità dell’esistenza umana e che non tace sui suoi aspetti drammatici, e perciò è un’espressione di fede propriamente cristiana, consapevole che tutta la vita dell’uomo è illuminata dall’amore di Dio. Grazie ancora a tutti”.

Sono parole di Papa Ratzinger pronunciate ieri sera a Castel Gandolfo, al termine di un concerto offerto dalla Pontificia Accademia delle Scienze. In programma c’era la Messa da Requiem in Re minore K 626 di Wolfgang Amadeus Mozart eseguita dall’Orchestra di Padova e del Veneto, diretta dal Maestro Claudio Desderi, e dal Coro “Accademia della voce” di Torino, diretta dal Maestro Sonia Franzese.

Pubblicato su palazzoapostolico.it mercoledì 8 settembre 2010


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  1. JERB ha scritto il 8 settembre 2010 alle 8:13 pm:

    Il papa parla d’una fede genuinamente cristiana in Mozart. Questo è falso: Mozart era un francmassone convinto. Nella stessa lettera citata dal papa c’è un inciso dove parla di Dio, che gli ha “concesso l’opportunità (voi mi capite) di cognoscere…” È una allusione a la francmassoneria, nella quale egli aveva ingresso due anni prima. Il papa ommette questo inciso. Non può dirsi che questo discorso sia un vero servizio alla verità.


  2. adam ha scritto il 11 settembre 2010 alle 9:58 am:

    Che fosse credente proprio cosi, non lo sapevo. Interessante… Thanks a lot


  3. adam ha scritto il 11 settembre 2010 alle 10:01 am:

    @Jerb guardo sempre con sospetto dei “bravi” cristiani, che non hanno mai attraversato delle notti oscure della fede


  4. JERB ha scritto il 13 settembre 2010 alle 2:14 pm:

    adam, ma Mozart non attraversava nessuna “notte oscura”, piutosto egli era convinto della cosmovisione massonica, anzi incontrava nella massoneria consolazione, speranza. La sua adessione alla massoneria non è un episodio transitorio, perdura anzi fino alla sua morte. Infatti, il Requiem non è la sua ultima opera, neanche l’ultima nella quale ha lavorato, ma la cantata massonica “Lob der Freundschaft”.