“Attacco a Ratzinger” secondo il Corriere
5 settembre 2010 -
di Alberto Melloni
La compassione per il Papa è un sentimento che ha ispirato artisti e letterati da due secoli. Le incisioni su Pio VII recluso a Savona animano lo sgomento popolare davanti all’irruzione al Quirinale il 6 luglio 1809, cuore del panegirico per quel Papa del giovane Rosmini. Quando Pio IX fugge a Gaeta nel 1849, durante la effimera Repubblica romana, un’onda di tristezza per il Papa si fa strada sulle tele e quando nel 1870 quello che Garibaldi liquidava col turpiloquio perde il potere temporale, si piange la sua sorte. Ai pellegrini del Giubileo del 1900 arrivati da Bologna viene offerta sui banchetti la paglia su cui dorme Leone XIII, l’Augusto prigioniero.
Tuttavia anche dopo la Conciliazione il Papa viene guardato come un alter Christus in pena e in pericolo: minacciato dai nemici interni, come quelli che passano a Indro Montanelli le veline per i suoi articoli contro Giovanni XXIII dell’autunno 1962, dalle coltellate dalle quali si salva Paolo VI, dai colpi sparati da Alì Agca il 13 maggio 1980. Il Papa è, insomma, il bersaglio di nemici che nel tempo cambiano (i liberali, i massoni, gli ebrei, le lobbies) ma volta a volta vedono in lui l’ostacolo da abbattere.
Anche Benedetto XVI, ovviamente, è circondato da questo alone. C’è chi giura che nella serie ormai lunga di inciampi che hanno ritmato i primi cinque anni di pontificato, con polemiche di stampa violente, ci sia un complotto. Anzi: Marcello Foa, docente di giornalismo a Lugano, sa anche da dove viene: dal «Bilderberg Group, ovvero il gruppo riservatissimo che seleziona l’élite politica, economica e finanziaria (sic) degli Stati Uniti» e che «vedrebbe con favore la diffusione di una religione universale, con principi tratti dalle religioni conosciute, ma priva di una chiesa centrale». A questa congrega, descritta con toni che ricordano i Protocolli dei savi di Sion, farebbe concorrenza, secondo un collaboratore dell’agenzia Asianews, il blocco americano-israeliano: che avrebbe scatenato i propri «impiegati» del «New York Times» per coprire spostamenti di bombe in vista della guerra all’Iran.
Bazzecole, comunque, in confronto alla potenza delle quattro lobbies ( nec plures nec pauciora: quelle dell’aborto, della pillola Ru 486, dei gay e del progressismo cattolico) che secondo il Cesnur muovono quello che un bel reportage di Andrea Tornielli e Paolo Rodari chiama Attacco a Ratzinger (Piemme, pagine 320, euro 18).
L’articolata inchiesta, prima di far sentire queste voci, ripercorre la dozzina di casi nei quali una frase, un gesto, un atto di Benedetto XVI hanno generato discussioni, conflitti, reazioni, scuse, precisazioni. Ratisbona e i lefebvriani, la pedofilia e il chiacchiericcio, le accuse fra cardinali e le nomine fallimentari di Varsavia o Linz, l’orrore del caso Maciel, la capitalissima questione degli anglicani e la mariologia sono solo alcuni degli episodi ricostruiti dai due vaticanisti, con cura per ciò che sta dietro questi casi e con prudenza quando si tratta di dire cosa c’è dentro.
Diffidente verso le teorie del complotto, Attacco a Ratzinger vede comunque tre linee di fuoco sul Papa tedesco: una lontana e nemica, come quella dei gruppi che sperano di chiedere l’arresto di Benedetto XVI durante il suo viaggio in Inghilterra; una seconda interna al cattolicesimo (liberal o progressista secondo gli autori e le loro fonti), che farebbe pagare al vecchio teologo tedesco la sua resistenza alle mode postconciliari; la terza interna all’entourage pontificio, che gestirebbe male la comunicazione con i giornalisti, fonte di molte delle impressioni raccolte dal volume.
Che errori di comunicazione ci possano essere stati è un dato di fatto: con carte riservate si documenta una netta sottovalutazione della velocità dell’informazione; ma la questione va ben al di là del ruolo della Sala stampa o della regia che la dovrebbe guidare. Ed è questione tutta ecclesiologica. Al di là della abusatissima ed equivocatissima citazione di Benedetto XVI sull’ermeneutica del Vaticano II (ermeneutica della riforma e della continuità contro ermeneutica della rottura del soggetto Chiesa, ontologicamente inteso) è al Concilio, e alle difficoltà incontrate dal governo di questo Papa ed evitate dal predecessore, che si è rinviati. Il punto non è cosa conviene fare alla Chiesa per passarla liscia o guadagnare consenso o evitare pasticci: ma come colmare quel deficit di comunione di cui lo stadio ancora embrionale di collegialità operante nel cattolicesimo e l’ossessione del nemico interno sono la riprova. Di questi, che non sono attacchi, ma fatti, soffre il Papa, e non solo lui.
Pubblicato sul Corriere della Sera giovedì 2 settembre 2010
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Papa Benedetto XVI è un ottimo teologo, un geniale scrittore, una persona umile e riservata (leggete i suoi testi prima di giudicarlo, sempre se siete abbastanza intelligenti da poterlo fare).
Il tempo dimostrerà (come sempre) che anche questa scelta della Chiesa è stata più che mai giusta. Scelta che garantirà la longevità infinita della tradizione Cattolica…
Le ideologie utopistiche che si sono succedute nei secoli con i loro sedicenti politici/filosofi spariscono nel dimenticatoio dei “bei tempi passati”.
Invece la Chiesa, come corpo di Cristo, baluardo che difende i principi cristiani ben riassunti dal “Discorso della montagna” di Gesù (Vangelo Matteo 5,1-7,2) è destinata a durare per tutta l’eternità, o almeno per tutta quell’eternità che precede il Giudizio Universale che arriverà di certo, per tutti…
Si, il giudizio arriverà anche per quegli atei, o tiepidi credenti, che denigrano con cinismo o ignoranza le proposte morali e razionali della Chiesa e del Papa: l’antiabortismo, l’accettazione del diverso e la possibilità di redimersi dal peccato, la difesa della vita a tutti i costi, la sacralità della famiglia e la concezione, sempre più attuale, dell’atto sessuale da vivere prioritariamente come gesto d’amore e non come atto di mecificazione del corpo fine a se stesso.
Ratzinger non sbaglia… E’ la massa che è acora orientata da pecoroni ciechi travestiti da sedicenti pastori, sciocchi maestri con alle spalle il nulla e senza altro futuro che il nulla…