Quando vedo alcuni colleghi vaticanisti a pranzo a Roma o in giro al seguito del Papa c’è chi mi scanzona dicendo: “Ecco qui il primo vaticanista su twitter”.
La cosa non mi turba anche perché dopo la discesa su twitter avvenuta più di un anno fa, vedo che molti colleghi si sono adeguati (molti per la verità già c’erano, soprattutto stranieri) e twittano senza sosta.
Dopo un anno su twitter seguo circa 150 persone. Mentre 1441, oggi, seguono me.
Inizialmente twittavo solo in inglese, oggi twitto sia in inglese che in italiano.
E’ utile stare su twitter?
Assolutamente sì, per varie ragioni.
Anzitutto si possono seguire tanti colleghi, soprattutto del mondo anglosassone, che su twitter comunicano e danno notizie. Tutte le mattine, ad esempio, lukecoppen pubblica sul sito del Catholic Herald (e contestualmente su twitter) la rubrica “Morning Catholic must-reads”, molto utile per avere un quadro di alcuni degli articoli più importanti usciti sui siti e i giornali in lingua inglese.
Ogni tanto mi capita di non avere il tempo per fare piccole ricerche su cose che non conosco. Speso basta un tweet e diversi colleghi mi vengono in aiuto sciogliendo dubbi, allegando documenti.
Su twitter ci sono anche diversi ecclesiastici. Alcuni, soprattutto gli italiani, molto ingessati: si vede che non sono loro a twittare ma qualcuno per loro. Altri sono invece più sciolti, soprattutto gli statunitensi.
Io twitto da tweetdeck, una piattaforma che mi permette di mandare i tweet anche su facebook e linkedin. E’ molto utile perché con un solo lancio copro tre social network. Tweetdeck mi ha permesso di incrementare i contatti su facebook. Contatti anche questi spesso molto utili per il mio lavoro.
Tweetdeck mi permette di seguire twitter anche per parole chiave. Tra le tante ho scelto “vatican”. Mi appiano tutti i tweet che nell’universo twitter hanno dentro la parola “vatican”. C’è di tutto. Posso vedere centinaia di nuovi tweet al giorno. Ovvio che non li leggo tutti. Ma mi sono utili per un motivo: ogni giorno capisco come la gente parla di vaticano. Qualche mese fa, ad esempio, per due settimane, nella categoria “vatican” mi sono apparsi migliaia di tweet che commentavano l’endorsement dell’Osservatore Romano per i Beatles. Mentre la notizia sui giornali era sparita da giorni, su twitter non si è parlato d’altro per quindici giorni e più. Curioso.
Twitter è un mondo pieno di sorprese per chi fa il giornalista. Una volta mi ha chiamato la Bbc: “Abbiamo visto che fa tweet sul Vaticano. Potremmo intervistarla”, mi hanno chiesto.
Recentemente ho scritto su twitter che ero alla ricerca di un editore statunitense per il libro “Attacco a Ratzinger” scritto con Andrea Tornielli. In molti mi hanno risposto e dato consigli mostrandosi anche disponibili a cercare un editore.
Insomma, giudizio positivo. Fermo restando un dato incontrovertibile nella professione di ogni giornalista: le notizie, quelle decisive, si trovano “per strada”, girando senza sosta. Twitter e il web aiutano, ma non sono tutto.
Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 28 settembre 2010