“Attacco a Ratzinger” su Repubblica
25 agosto 2010 -

Troppi attacchi al Papa. Così a Benedetto XVI manca uno spin doctor
di Marco Ansaldo
Quando il Papa è in viaggio all’estero, c’è un momento molto importante della giornata, addirittura centrale da un punto di vista mediatico. Si svolge immancabilmente all’ alba, quando nella stanza d’ albergo dove alloggia l’ assistente del direttore della Sala stampa vaticana, il burbero ed efficentissimo Victor van Brantegem, avviene la distribuzione dei testi che il Santo Padre leggerà quel giorno.
Così fu anche la mattina del 12 settembre 2006, a Ratisbona, primo viaggio di Joseph Ratzinger nella sua Baviera come Benedetto XVI. Ma quella volta accadde qualcosa. Una volta pronunciata la sua lezione all’ università, le agenzie di stampa rilanciarono il discorso puntando soprattutto su una citazione di Manuele II Paleologo, dalla quale poteva evincersi il messaggio che per il Papa cattolico l’ Islam è una religione violenta, votata alla guerra santa. Una frase che estrapolata dal suo contesto ampio e articolato, 12 pagine fitte, scosse profondamente il mondo islamico che reagì indignato alla vigilia del viaggio seguente di Benedetto nella Turchia di fede musulmana. Eppure, otto ore prima che il testo venisse pronunciato, gli stessi giornalisti leggendolo mentre facevano colazione capirono che quella sola frase poteva dare adito a pericolosi fraintendimenti e risultare potenzialmente esplosiva. Segnalarono subito la cosa all’ ufficio stampa papale, insistendo, ma nulla venne cambiato.E puntualmente una bufera internazionale si abbatté violenta e durissima sul Vaticano, con tanto di richieste di scuse al Pontefice da parte di alti esponenti religiosi islamici, sopite infine dalla geniale intuizione della preghiera comune del Papa di Roma con il Mufti di Istanbul nella Moschea Blu. Ma com’ è possibile che a Ratisbona nessuno dello staff papale avesse avuto la prontezza di avvisare Benedetto dei rischi? Un libro illuminante in proposito affronta non solo l’ interessante ricostruzione di quell’ incidente, ma tutta una serie di infortuni clamorosi e crisi mediatiche in cui il Vaticano si è trovato impigliato, soprattutto in quest’ ultimo anno difficile per il Papa tedesco.
Lo hanno scritto due fra i più preparati vaticanisti italiani, Paolo Rodari e Andrea Tornielli ( Attacco a Ratzinger, editore Piemme). Ratisbona infatti fu solo il primo caso, a cui ne seguirono molti.
Quello della nomina del vescovo polacco Wielgus, in odore di spionaggio; della scomunica revocata al prelato negazionista Williamson; delle parole in Africa sui preservativi destinati ad aumentare il problema dell’ Aids; della difficile gestione dello scandalo sulla pedofilia nella Chiesa; fino all’ inedito scontro fra cardinali, con l’ attacco della rampante eminenza austriaca Schoenborn all’ ex segretario di Stato vaticano Sodano. Tutti questi infortuni destinati a intaccare gravemente l’ immagine dell’ istituzione cattolica e di chi la guida, sostengono i due autori, potrebbero invece essere sapientemente depotenziati da parte della Santa Sede. Basterebbe un accurato controllo preventivo e la possibilità successiva di applicarlo, come l’ incidente di Ratisbona ha dimostrato e pure i casi seguenti, che Rodari e Tornielli analizzano uno per uno nelle loro complesse sfaccettature e nei brutali effetti successivi.
La loro deflagrazione rivela piuttosto che la Gerarchia difetta – anche se ciò può sembrare strano – di una vera strategia comunicativa. Manca una regìa complessiva. E ci si limita, dopo, a tamponare le falle, a spegnere gli incendi, a disinnescare bombe già esplose.
Le mansioni affidate all’ attuale direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, uomo di grandissima preparazione e abnegazione, e la sua stessa confidenza e accessibilità al Papa appaiono diverse da quelle del suo predecessore, Joaquim Navarro Valls, che con Karol Wojtyla aveva non solo un rapporto di consigliere, ma agiva come un vero e proprio spin doctor. Una questione a cui la Santa Sede dovrà prestare molta attenzione. Perché come ha efficacemente spiegato ai due vaticanisti un autorevole porporato interno ai sacri palazzi, gli attacchi a Ratzinger si sono moltiplicati. «Attacchi di ogni tipo. Una volta si dice che il Papa si è espresso male, un’ altra volta si parla di errore di comunicazione, un’ altra ancora di un problema di coordinamento tra gli uffici curiali, un’ altra di inadeguatezza di certi collaboratori. Vuole sapere la mia impressione? Non c’ è una squadra che lo sostiene adeguatamente, che previene l’ accadere di certi problemi, che riflette su come rispondere in modo efficace. Che cerca di far passare, di espandere l’ autentico suo messaggio, spesso distorto. Così la domanda più frequente è diventata questa: a quando la prossima crisi?».
Pubblicato su Repubblica lunedì 23 agosto 2010
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una domandina semplice semplice: ma la “squadra” del papa non se l’è costruita il papa? E allora che senso ha deplorare ora questi errori di comunicazione o tattici? La responsabilità è primariamente del papa, che nonostante i quasi trent’anni (trent’anni!) trascorsi a Roma non ha compreso una regola fondamentale del governo (e di qualsiasi governo, non solo quello curiale): non è circondadosi di “yesmen” che i problemi si risolvono: occorrono piuttosto persone che siano anzitutto capaci di vederli i problemi e non di dissimularli per non turbare l’augusto abitante del terzo piano del palazzo apostolico. Bertone, da buon salesiano, è certamente un grande esperto di calcio, ma come segretario di Stato ha lasciato parecchio a desiderare: l’attuale nunzio a Mosca non sarà altrettanto competente sull’andamento della “clericus cup”, ma non c’è dubbio che i problemi li sappia vedere e che li sappia anche risolvere
Molti sacerdoti pensano e continuanoa dindottrinare i fedeli che le riforme volute da benedetto XVI, facciano parte di una visione personale di Ratzinger e che dunque alla sua morte la Chiesa, rinnovata e purificata dal Concilio vaticano II, da non confondere con la Chiesa fino a Pio XII, dovrà riprendere il cammino interotto da Benedetto XVI, la prima grande mossa dovrà riguardare la liberalizzazione della liturgia romana che con l’attuale papa secondo i sacerdoti ( a sua volta indottrinati dai vari Uffici diocani liturgici che a sua volta sono formati da uomini formatisi alla scuola bugniniana mariniana)ha subito una grossa virata tradizionalista ( mah) .
A mio modesto parere fino a quando le Conferenze Epicopali avranno troppo potere , il servizio petrino di qualsiasi vescovo di Roma andrà sempre più a diminuire , creando pian piano le cosidette chiese nazionali autocefale.Nulla di più devastante ……..alla fine …( questa la profezia di Fatima ) quando tutto sarà perduto solo il “resto” che è rimasto fedele al papa e alla TRadizione Apostolica e dei santi padri ricostruirà la Chiesa che purificata andrà incontro alla seconda venuta del Signore.
Egr. dottore, ho letto questa recensione e quella di Introvigne, ma non il suo libro. Secondo il direttore del CESNUR sono tre gli elementi che contribuiscono al nascere e svilupparsi degli attacchi al Papa: l’ostilità dei media, quella dei cattolici “adulti” e l’inettitudine dei comunicatori della Santa Sede. Ansaldo, invece, parla solo del terzo fattore. Ha esteso l’uno o ha tagliato l’altro?
Mi sembra che avete fatto un grande servizio con questo libro. Grazie!
Le verità del Santo Padre dette a Ratisbona sono solo Verità che tutti conoscono ma che non sono comode “per il buon vivere”. Ammiro il coraggio del nostro Papa, Cristo è con lui e quindi non c’è nulla da temere. Viva il Papa.
Per etsi: non è facile governare la chiesa. Il Papa non può fare tutto. La squadra forse potrebbe essere migliore ma secondo me il problema è anche nel modo di governare. Credo ci dovrebbe essere più raccordo tra i dicasteri e meno accentramento sulla segreteria di stato.
Per Silvio: Repubblica ha fatto un bel pezzo, anche se sulla comuicazione noi nel libro non insistiamo così tanto