La timidezza in ordine sparso dei media cattolici sulla crisi politica
9 agosto 2010 -
Mentre il Pdl si spacca e il governo rischia di andare in frantumi, la chiesa cattolica che fa? Sta a guardare, mostrando che a conti fatti una linea chiara e unica non c’è. I sociologi e gli intellettuali vicini alla Conferenza episcopale italiana guidata dal cardinale Angelo Bagnasco si affannano a dire che la chiesa non prende parte al gioco politico, che la chiesa non fa sogni riguardanti nuovi partiti unici o neo centristi, perché la chiesa sta al centro della società e non della politica. A tutti guarda, e da tutti chiede di essere considerata come soggetto attivo della vita pubblica. Diversi vescovi e cardinali dichiarano di sognare una nuova classe di politici cristianamente impegnati, senza osare andare oltre. Tuttavia un’impressione resta: ed è che le diverse forze in campo, dal Vaticano alla Cei, dai movimenti alle associazioni, messe assieme mostrano una non univocità di linea che la magmatica situazione attuale non può che accentuare.
Molto scalpore ha fatto, prima della rottura Fini-Berlusconi, la cena a casa di Bruno Vespa alla quale ha partecipato anche il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone. Oltre il Tevere se ne parla da giorni. Perché Bertone è andato? Difficile rispondere: per alcuni è testimonianza del feeling indissolubile tra la segreteria di stato vaticana e il premier. Per altri, un appoggio a Casini e alle forze cattoliche di centro perché tornino protagoniste all’interno del centrodestra.
La Cei e il suo giornale, Avvenire, dal dopo Dino Boffo si mantengono prudenti. Le pagine in cui veniva criticato il premier e il governo sono un ricordo. Scriveva un anno fa il giornale della Cei sul montare dell’inchiesta di Bari: “Il premier chiarisca”. E giù commenti sulla vicenda delle escort di Palazzo Grazioli e la “catena delle non chiarezze”. Poi ci fu l’uscita del Giornale contro Boffo. Momenti che ancora oggi fanno male e forse spaventano. Non a caso breve ma feroce è stato Marco Tarquinio a rispondere a Giorgio Stracquadanio che invocava per Fini la stessa dose di veleni utilizzata contro Boffo: “Non sa quello che dice. O lo sa troppo bene”. Quale dunque la linea di Avvenire e Cei? Una linea prudente per non sovrapporsi alla segreteria di stato vaticana ma, insieme, senza offendere il pensiero dei tanti vescovi anti berlusconiani. Un anno fa forse Avvenire sarebbe stato più coraggioso. Come lo è stato pochi giorni fa don Sciortino su Famiglia Cristiana. Sciortino ha parlato senza mezzi termini di “disastro etico”. Perché nessuno fa “vera politica”. “Il bene comune è uscito di scena, espressione ormai desueta”. A nessuno importa “che il paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il ‘dominus’ assoluto”. Che Famiglia Cristiana non sia filoberlusconiana è assodato. Ma che sia oggi, di fatto, uno dei pochi organi di stampa cattolici a osare certi giudizi è un altro dato di fatto che fa pensare.
Ha coraggio anche il Regno. Il quindicinale dehoniano, da sempre vicino al cattolicesimo progressista, nel numero uscito poco prima della rottura Fini-Berlusconi ha pubblicato un editoriale di Gianfranco Brunelli, analista acuto che in passato non aveva lesinato critiche alla “tendenza centrodestra” della Cei ruiniana, assai critico verso il Pd. Il titolo è “Silvio c’è ancora”, e vi si legge una bocciatura dell’intero investimento politico di una parte cospicua del cattolicesimo italiano: in sostanza, se Silvio c’è ancora è perché il Pd non c’è più. “Chi immaginava dalle ceneri dell’Ulivo di dare vita davvero a un partito democratico si è sbagliato. Potremmo anche dire che si è sbagliato perché ha sbagliato. E questo vale sia per l’ala prodiana sia per quella veltroniana. Avere dissociato nel disegno dell’Ulivo la leadership dalla premiership ha condotto inutilmente alla fine dell’unica ipotesi politica riformatrice messa in campo nel centrosinistra negli ultimi trent’anni”. Quindi? Il futuro è incerto e si “fatica a trovare una chiave politica forte”. Casini vorrebbe rientrare nel centrodestra attraverso “una crisi di governo” e “su questo ha anche il consenso imprudente del segretario di stato vaticano”. Dal Vaticano parecchio silenzio. Oggi esce il nuovo quaderno della Civiltà cattolica, supervisionato come sempre dalla segreteria di stato. Il notista politico Michele Simone scrive un pezzo, chiuso prima della crisi-Caliendo, e dedicato alle tante, forse troppe, fondazioni esistenti all’interno del Pdl. “E’ l’ennesimo problema nelle mani di Silvio Berlusconi”. Ma la rottura Fini-Berlusconi in parte risolve il problema. E tranquillizza coloro che nella chiesa stanno col premier.
Pubblicato sul Foglio sabato 7 agosto 2010
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La dipartita di Fini dal PDL è veramente cosa buona. Il PDL depurato dei residui statalisti neopagani di Fini ed Urso e degli ultimi rimasugli radicali (Dalla Vedova) potrà meglio supportare le istanze etiche, provenienti dal mondo cattolico, sul modello del PP spagnolo. I fuoriusciti tendono “naturalmente” alla loro radice che è la stessa di Rutelli e dei cattostatalisti usciti dal PD ma forse anche al PD della Bresso e della Bonino) Ciò che invece sconcerta è che sia Casini a volerli unire attoro a sè. Boh? A me pareva addirittura che l’UDC fosse stata chiusa da Cesa che ne aveva azzerato tutte le cariche qualche mese fa per fondare il Partito della Nazione … ?!?! Comunque più delle Parole per la Chiesa contano i fatti: Berlusconi aveva salvato Eluana. Fini non era d’accordo. Alla fine ci ha “pensato” lo Stato Etico con Napolitano.
Difficile che Bagnasco possa dimenticare!
Che non ci sia una linea univoca mi sembra chiaro ed anche inevitabile. Dovrebbe perciò esserci una comune attenzione, una comune volontà di formare persone che vivano la politica come un servizio, ed anche un atteggiamento critico nei confronti di chi usa il potere in modo scorretto.
Per quanto mi riguarda mi sembra chiaro il fallimento di un bipolarismo malsano che ha portato al prevalere di un leaderismo che soffoca la passione per il bene comune e la libera discussione. Mi sembra chiaro che non esistono, in politica, “unti del Signore”.
La Chiesa non ha, per forza, una linea unica, retta, perchè è composta da tradizionalisti inflessibili, protestanti etici, progressisti che mettono al primo posto gli immigrati. Cerca di non influenzare il voto, quindi non spingere questo o quel polo per poi incidere con chi vince e governa. Primo problema: chi vince non riesce a governare. Secondo problema (drammatico): questa volta c’è il terzo polo. E’ di centro. Sveglia!
Leggete l’ editoriale di famiglia cristiana. Nella mia parrocchia la frequenza alla messa domenicale è calata del 15% in 3 anni attestandosi al 25&. Questo è il risultato dell’ abbraccio mortale fra il card. Ruini e Berlusconi: la morte dei valori evangelici; povertà, umiltà, attenzione all’ altro, inclusione di tutti, fuga dal potere ecc. Povera gerarchia cattolica. ne vedremo delle belle
x mazzarrino
certo, berlusconi è proprio il prototipo del VERO CATTOLICO…..
Per Alex .Il Cattolico non sogna. Ed il suo giudizio deve basarsi sui fatti. Con i cantrini sponsorizzati dai magnifici Bindi Bersani Bonino Bresso ed ora anche Fini Urso e Della Vedova) avremmo già da ora eutanasia, unioni gay etc etc.Gurdando poi gli atti ed i comportamenti della classe politica “sedicente” cattolica” fa bene la Chiesa a pensare ad altro.
Per Marco
1)Ci credo che dopo l’era Ruini siano calate le presenze nelle parrocchie ma se i cattolici sono quelli anti-Ruini, meglio così.
2) Berlusconi ha poco del cristiano in effetti, ma almeno ha fatto un tentativo per Eluana, dall’altra parte i migliori si sono comportati come Ponzio Pilato, farei fatica ad uscire di casa dalla vergogna.
3) se tra i valori evangelici ci sta pure l’ “inclusione di tutti” alla don Sciortino giusto per avere un’altra Olanda, un’altra banlieu francese, i cattolici ridotti a pregare nei garage, mi vengono i brividi che neanche “Profondo Rosso” e “Shining” uno dopo l’altro…
ma io infatti dicevo che berlusconi si comporta da VERO CATTOLICO: è contrario al divorzio, ma ha divorziato 2 volte,
Caro Alex, le due mogli di Berlusconi sono il minore dei problemi. Uno dei suoi tanti problemi è ad esempio che abbia mandato i figli di secondo letto a una scuola retta dalla setta magico-esoterica dei teosofi, e che le sue televisioni sono tra i principali responsabili del decadimento della morale in Italia. E che dire dell’aborto del suo primo figlio avuto con la Veronica durante il settimo mese di gravidanza(poverino, il bamnino era malato, o presunto tale …). Se questi sono cattolici, poveri noi cattolici …
Credo che sarebbe ora che il mondo cattolico (senza per questo identificarsi totalmente in una forza politica) prendesse chiaram,ente le distanze da questo premier e dal suo alleato Bossi. Personaggi come Stracquadanio o Bianconi sono chiaramente indegni, del tutto incapaci di capire cosa sia la Costituzione.
Chiunque ci liberi da Berlusconi e dalla sua corte sarà il benemerito.
L’odio di certi politicanti pseudo-cattolici per gli immigrati è tale che sopportano senza fiatare le bordate del tiranno Gheddafi sull’Europa “che dovrebbe diventare musulmana” pur di avere la collaborazione di quel dittatore nei respingimenti degli immigrati, ed il suo petrolio.Ma non erano gli stessi (o gli amici di quelli) che spargevano sterco di porco sul terreno per impedire la costruzione di moschee?
Forse, visti i loro costumi sessuali non propriamente “cristiani”, hanno cambiato idea e pensano che è meglio convertirsi all’Islam per poter praticare la poligamia senza ricevere fastidiose critiche? Lo facciano, ma lascino in pace la Chiesa e consentano ad altri, più attenti al bene comune ed ai diritti umani, di governare.