La chiesa “cena” con tutti e alla politica chiede riforme

Una settimana fa, la cena a casa di Bruno Vespa alla quale avevano partecipato anche il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi aveva lasciato in qualche modo intendere un appoggio delle gerarchie vaticane a un ritorno dell’Udc nel Pdl e, insieme, l’ok del Vaticano per un governo di responsabilità nazionale che porti a termine le riforme di cui anche la chiesa ritiene il paese abbia bisogno. Ieri un incontro a Palazzo Giustiniani ha mostrato come, al di là delle intenzioni dei singoli cardinali, la volontà della chiesa cattolica è più che altro quella di rimanere un passo indietro rispetto alla politica, suggerire agli attori del bipolarismo una propria agenda per il paese senza intervenire ad altri livelli.

Nella sede del Senato la Conferenza episcopale italiana, per voce di Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea, ha presentato a diversi politici – tra questi il presidente del Senato Renato Schifani, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il leader di Api Francesco Rutelli – il documento preparatorio della Settimana sociale dei cattolici italiani che si svolgerà a Reggio Calabria in ottobre: “Alla chiesa sta a cuore il bene comune, che c’impegna a condividere risorse economiche e intellettuali, morali e spirituali, imparando ad affrontare insieme, in un contesto di reciprocità, i problemi e le sfide del paese”, ha detto Miglio, ricordando che è una “agenda” per il bene comune che la chiesa intende rimettere all’attenzione dei soggetti politici e non tanto progetti di altra natura. Un concetto, quest’ultimo, ribadito anche da Schifani: “Riguardo alla presenza dei cattolici in politica, la strada non è quella della topografia partitica, non coincide affatto con la creazione di un partito di cattolici, ma è quella della saldatura forte attorno a una tavola di valori da condividere assieme anche a chi proviene da altre esperienze”. Ed è per questo, che “il protagonismo dei politici cattolici deve misurarsi in concreto e con scelte concrete su temi che rivestono priorità assoluta”. Certo, il comitato che organizza le settimane sociali e la Cei non sono la segreteria di stato vaticana. Ma, in generale, è qui che si trova tutta la chiesa: a spingere perché la politica lavori per il bene del paese senza entrare più di tanto nelle future ed eventuali alleanze di governo.

Paola Binetti dice al Foglio che la “chiesa è di tutti”. E che l’incontro a Palazzo Giustiniani “dimostra come al di là delle appartenenze politiche l’agenda della chiesa per il paese è ascoltata trasversalmente”. Dice: “La chiesa è una forza che deve essere valorizzata come fu durante i lavori della Costituente. Dopo la Seconda guerra mondiale la chiesa tornò a organizzare le settimane sociali. E furono proprio le settimane sociali a offrire un contributo importante alla stesura della nostra Costituzione. Ancora oggi in modo trasversale quest’operazione sono chiamati a svolgere i cattolici. Contribuire al cambiamento del paese. Le riforme necessarie sono chiare e le settimane sociali le hanno messe nero su bianco secondo cinque direttrici: intraprendere, educare, includere le nuove presenze, slegare la mobilità sociale, completare la transazione istituzionale”.

Il comitato che organizza le settimane sociali dipende direttamente della Conferenza episcopale italiana guidata dal cardinale Angelo Bagnasco. Il comitato lavora avendo ben presente il discorso che lo scorso maggio il Papa rivolse all’assemblea generale della Cei riunita in Vaticano. “Alla chiesa sta a cuore il bene comune, che ci impegna a condividere risorse economiche e intellettuali, morali e spirituali, imparando ad affrontare insieme, in un contesto di reciprocità, i problemi e le sfide del paese”, disse il Papa. E’ questo il faro che la Cei intende seguire. Certo, occorre trovare la strada migliore perché questo bene comune venga realizzato. Se la Cei non parla di larghe intese, e nemmeno di nuovo o grande centro, la stessa cosa non la fa Casini che ieri, uscendo da Palazzo Giustiniani ha detto: “A parole tutti si dicono contrari alla mia proposta ma nella sostanza tutti la appoggiano. Sono convinto che serva un governo che lanci una forte iniziativa politica che realizzi un armistizio tra le parti”. La chiesa ascolta e osserva. E così farà nelle prossime settimane.

Pubblicato sul Foglio mercoledì 21 luglio 2010


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  1. Francesco73 ha scritto il 22 luglio 2010 alle 11:41 am:

    La Chiesa è di tutti e i cattolici possono stare in partiti diversi, ci mancherebbe.
    Ma poi la politica è più forte, e impedisce a un Lupi del PDL e a una Bindi del PD di ritrovarsi davvero, se non su rarissime grandi questioni su cui magari c’è un richiamo pressante della gerarchia, ma sempre poi facendolo con mille sfumature e declinazioni diverse.

    Se si accetta la logica divisiva, quella – in politica e nella legislazione – prevale anche sulla comune appartenenza cattolica.

    La realtà è che ci vorrebbe una proposta e una classe dirigente di ispirazione cristiana presente, unita e radicata, ferma poi la libertà di tutti gli altri di militare dove vogliono.

    Con presenze disperse, si raccolgono solo sospiri, e si media tutt’al più qualche affare.


  2. regolo ha scritto il 22 luglio 2010 alle 3:56 pm:

    Secondo me il Presidente Schifani
    rappresenta la CEI molto di più di Mons. Miglio.