Una cena senza precedenti
12 luglio 2010 -
Giovedì sera Bruno Vespa ha organizzato a casa sua una cena con Silvio Berlusconi (accompagnato dalla figlia Marina), Gianni Letta, il cardinale Tarcisio Bertone, Pierferdinando Casini, il governatore Mario Draghi e Cesare Geronzi, numero uno di Generali.
La cena, scrivono i giornali, aveva un unico scopo: assecondare il tentativo di Berlusconi di evitare lo sfarinamento della sua maggioranza iniettando forze fresche, appunti i centristi di Pier Ferdinando Casini.
Molto ha fatto parlare la presenza di Bertone. C’è chi ha scritto che mai in passato un segretario di stato si era “abbassato” fin qui.
I commenti più duri li hanno riportati ieri (lunedì 11 luglio) Repubblica e la Stampa. Entrambi hanno citato fonti vaticane anonime parecchio scontente.
Scrive Repubbica:
“La presenza di Bertone alla tavola di casa Vespa ha sconcertato più di un prelato. ‘Quando c’era il cardinale Agostino Casaroli cose del genere non sono mai successe. Ma nemmeno col suo successore Angelo Sodano’ è uno dei commenti che si raccolgono Oltretevere. ‘Un segretario di Stato non deve esporsi in questo modo e tantomeno essere usato per andare in soccorso di questo o quell’uomo politico col pretesto di una cena tra amici’ dicono altri vescovi e cardinali interpellati nei vari uffici della Segreteria di Stato e delle Congregazioni pontiticie. ‘Perché va bene incontrare i rappresentanti delle istituzioni, ma ritrovarsi a cena per parlare, magari, di crisi politiche italiane e di futuri scenari governativi, non è una buona cosa per il primo collaboratore del papa’, commenta un cardinale esperto di diplomazia, che ha lavorato in istituzioni internazionali con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, il quale rimprovera al segretario di Stato di ‘imbarazzare, con queste cene private, sia il Papa sia tutta la Chiesa’. ‘Cenare con un amico politico non ci sarebbe niente di male, ma qui la posta in gioco è ben altra’, commenta un altro porporato, che vede nella cena da Vespa ‘un’altra tappa centrata da Gianni Letta nella lunga marcia di riavvicinamento tra Santa Sede e governo dopo lo strappo di un anno fa, quando il direttore dell’Avvenire Dino Boffo fu costretto alle dimissioni per gli ingiusti attacchi del giornale di casa Berlusconi’. ‘E’ incomprensibile che il cardinale Bertone dia l’impressione di stare a questo gioco, facendosi usare da una figura come il premier con cui non prenderei nemmeno un caffè e tantomeno darei l’ostia consacrata’, lamenta un arcivescovo impegnato nella pastorale dell’immigrazione”.
Scrive la Stampa: “Come la presenza del governatore alla cena di Vespa non significa che la Banca d’Italia sia entrata nel gioco politico tra Berlusconi e Casini, così la Santa Sede va tenuta fuori dai negoziati in corso – sottolinea il sociologo cattolico Giuseppe De Rita, presidente del Censis e profondo conoscitore dei rapporti tra Stato e Chiesa -. Si sa che Bagnasco è più silenzioso, mentre a Bertone piace andare nei luoghi che contano, ma la Chiesa in questo momento ha troppi guai per dare peso storico alla tavolata da Vespa”. Semmai i “contraccolpi maggiori” sono quelli interni alle gerarchie ecclesiastiche. “La Dc riusciva a immettere in sé e a elaborare le pressioni vaticane: c’erano Andreotti, Fanfani e la sinistra dossettiana che sapevano comporre dentro il partito le varie istanze della Chiesa – sottolinea De Rita -. All’epoca dell’unità politica dei cattolici arrivavano sfumate dal Vaticano sollecitazioni plurime, adesso invece piombano richieste singole e monodirezionali”. Un interventismo legato al diverso quadro di riferimento, ma anche al diverso approccio dei protagonisti. “In Segreteria di Stato c’erano Montini, Tardini, Casaroli che non andavano alle cene per far politica – puntualizza De Rita -. Poi sull’altra sponda del Tevere avevano interlocutori capaci di dare risposte laiche più rispondenti alla realtà delle operazioni di potere. De Gasperi non si attovagliava con i porporati a casa di giornalisti, specialmente nel pieno delle manovre politiche”.
Pubblicato su palazzoapostolico.it lunedì 12 luglio 2010
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Dato la delicatezza del ruolo del Segretario di Stato Vaticano – particolarmente nei confronti delle cose politiche e sociali dello stato Italiano – forse sarebbe opportuno d’aver un segretario non-italiano in quel posto? La Chiesa è universale e il Segretariato di Stato ha da fare con tutti i paesi del mondo – non solamente con quello italiano. Lascia quelle cose alla CEI, o a un Nuncio Apostolico – come si fa in altri paesi.
Just a thought…
e tu Paolo cosa pensi in merito?
La partecipazione ad una cena del genere reca un danno inimmaginabile. Un conto è la partecipazione ad incontri per risolvere problemi del paese, per risollevarlo, ma in questo caso…
Un autogol.
Mah che diamine!, ora Bertone non può nemmeno partecipare ad una puntata di Porta(ta) a Porta(ta).
Più che altro, stupisce l’impudenza con cui si è lasciata diffondere la notizia.
Bertone avrà anche scelto un momento poco opportuno per partecipare a una cena, però non è uno che si nasconde. Diverso il discorso sugli anonimi malignatori di curia. Sul comportamento dei diplomatici Casaroli e Sodano calerei un tendone pietoso o meglio, una lapide.
Per Alessio: Penso che Bertone può andare alle cene che vuole. Se però la cena aveva davvero lo scopo di riappacificare Berlsuconi e Casini allora non pesnio che Bertone abbia fatto bene ad andare. Lui è segretario di stato vaticano, npn può abbassarsi a queste cose
“l’Arcivescovo che si coccupa di pastorale dell’immigrazione” (……….) sarebbe da mandare sui barconi, ma nella direzione inversa alla solita…
Se c’è uno da biasimare questo è Vespa che si è prestato al gioco di Berlusconi. Io che non sono maligna, credo che Bertone pensasse di recarsi a una semplice cena per celebrare le nozze d’oro di Vespa col giornalismo.
Io che sono maligno, penso semplicemente che a cena si va con chi si vuole, ma che di certi incontri non si deve dare notizia.
Non credo che la pubblicità all’evento sia stata un’incidente, tutt’altro.
E quindi la valutazione su questo aspetto è stata sbagliata, in modo marchiano.
Ci sono forse salesiani anche in Goldman Sachs?
Anche se, a pensarci bene: meglio una simile cena -con Bertone- alla luce del sole, che la stessa medesima, a porte chiuse, ma con Filoni al posto di Bertone…
In Italia servirebbe solo una cosa perchè le cose vadano meglio: annullare il concordato e radere al suolo la città del vaticano
io credo che la cena non avesse da riconciliare casini con berlusconi,è solo stata una cena,e in italia qualsiasi cosa crea un caso o un teorema.
vespa è un vanitoso s’è fatto telefonare a porta/porta adesso è riuscito ad avere il primo ministro il segretario di stato e il governatore della banca d’italia a cena,se era una cena con fini strategici precisi rimaneva segreta o il segretatio di stato non ci andava ma mandava uno per lui………
vedo che il pressing giustizialista sta funzionando sulla chiesa appena c’è una sottana fuori dal sacro recinto delle balaustre comincia a tirare il venticello del ricatto,repubblica sta dando il melgio di sè……..
giuseppe49 c’è chi ha tentato di meglio,nerone,diocleziano,i mussulmani,i rivoluzionari francesi,i massoni francesi del 1890-1905,i rivoluzionari messicani,spagnoli,lenin,hitler,stalin,mao,qualche ripetizione che sò a Theran potrebbe essere utile,così concretizziamo i tuoi nobili principi,di buon maestro della nostra epoca,invece che tante ciance si passi ai fatti….non trovi?
Un’altro colpo del Cardinal Paperoga!
Vabbè, anche Gesù cenava da Zaccheo e quei pettegoli degli evangelisti a raccontar tutto!
Dal vangelo secondo Bruno….
@Rossoporpora
Gesù andava da Zaccheo per predicare il Vangelo e incontrare peccatori per invitarli al pentimento, non per formare governi amici…
Comunque bellissimo l’epiteto card. Paperoga