The new vatican house organ

Ormai è assodato. Il Corriere della Sera è il vero giornale ufficiale del Vaticano. (Mentre invece l’Osservatore Romano resta quello ufficioso).

Oggi, addirittura, l’house organ della Santa Sede (appunto il Corriere) apre dicendo che il Papa e Bertone faranno più controlli sulle case di Propaganda Fide perché si sono accorti che qualcosa non va. (E, infatti, scrive il Corriere che nel 2011 Balducci non comparirà più sull’Annuario Pontificio!).

La domanda sorge spontanea: ma Propaganda Fide non è una Congregazione della Santa Sede? In sostanza il Corriere offre questa notizia: il Vaticano farà più controlli su se stesso.

Ma, a ben guardare tra le righe dell’articolo, una notizia c’è. Ed è il lancio della candidatura del sostituto Filoni alla guida di Propaganda Fide. Tutto l’articolo sembra essere finalizzato ad avanzare l’ipotesi di questo “promoveatur ut amoveatur”. Filoni è sostituto dal 2007 (solo da 3 anni). I suoi predecessori sono stati Sandri (7 anni), Re (11 anni), Benelli (10 anni), Dell’Acqua (15 anni). Gli unici sostituti che sono rimasti in carica per poco tempo sono stati Caprio (3 anni) e Cassidy (1 anno). Anche loro furono promossi in altri lidi perché non convincevano.

Se Filoni andrà a Propagnada Fide, Bertone cercherà un suo secondo di fiducia. Chi potrebbe essere? C’è chi dice che il migliore sarebbe Bertello.

Pubblicato su palazzoapostolico.it giovedì 17 giugno 2010


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Si parla solo di lui

E’ ancora il cardinale arcivescovo di Sydney George Pell a tenere banco sui blog.

Pell doveva diventare il nuovo prefetto dei vescovi al posto del cardinale Giovanni Battista Re ma per questi motivi il Papa ci ha ripensato.

Oggi sull’argomento si scatena Damian Thompson, così: “Cardinal Pell is the victim of a smear campaign designed to stop him reforming the world’s bishops“.

Pubblicato su palazzoapostolico.it mercoledì 16 giugno 2010


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Fughe dal Vaticano

Sul Foglio dell’altro ieri ho letto questo.

Sul Giornale di ieri ho letto questo.

Mentre sul sito del Passetto di Borgo leggo questo.

E penso che il Vaticano è un mondo fantastico.

Pubblicato su palazzoapostolico.it mercoledì 16 giugno 2010


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Patti chiari e amicizia difficile. Il vescovo di Cordoba si batte perché Santa Maria non ritorni moschea

“Lasciare che i musulmani entrino a pregare nella cattedrale di Santa Maria di Cordoba significa espellere per sempre dalla stessa cattedrale la comunità cattolica, farla uscire una volta per tutte. Significa servire ai cattolici una definitiva ‘buona notte’. E questa è una grave irresponsabilità”. E ancora: “Ci sono cose che cattolici e musulmani possono condividere e altre che invece non possono. La cattedrale di Cordoba non è un luogo che i cattolici possono condividere coi musulmani e il motivo è semplice: ammettere il culto islamico significa automaticamente espellere dalla cattedrale i cattolici. Il culto islamico, infatti, non permette che questa condivisione possa realizzarsi”.

A parlare così è stato domenica monsignor Demetrio Fernández González, vescovo di Cordoba. Benedetto XVI l’ha nominato lo scorso febbraio con uno scopo preciso: dialogare con la popolosa comunità islamica presente in Andalusia senza tuttavia cedere il terreno a falsi sincretismi e irenismi. Dialogare senza rinnegare la propria identità e le proprie radici. In città e in tutta la regione la convivenza fra le due fedi non è semplice. Qui, nel “Paradiso Perduto” di tutti i musulmani, nelle terre che furono dominate dall’islam per secoli, i musulmani vogliono rinsaldare una presenza che sia visibile a tutti. Un segno visibile della Mezzaluna nel cuore dell’Europa. In questo senso la cattedrale di Cordoba è un simbolo unico e prestigioso: per quattro secoli e mezzo – dal 758 al 1236 – i musulmani di Spagna impossibilitati a recarsi alla Mecca la eressero a loro luogo sacro per eccellenza, la trasformarono in moschea.

A Fernández i musulmani chiedono una cosa: le chiavi della cattedrale. Chiedono che la chiesa cattolica si mostri “aperta e dialogica”. Fernández per settimane ha studiato la situazione. Ha vagliato ogni cosa e poi, dopo parecchie pressioni, ha deciso di rispondere. Domenica ha parlato pubblicamente.

Ha detto che non è sua intenzione consentire ai musulmani di pregare in cattedrale. Anche perché “i quattro secoli in cui i musulmani hanno trasformato il luogo di culto in moschea non sono niente rispetto ai circa sedici secoli nei quali lo stesso luogo di culto è stato terreno consacrato dei cattolici”. E ancora: i cattolici hanno “ottimi rapporti coi musulmani. Abbiamo buone relazioni con quelli che professano la fede islamica nel nome della pace, della giustizia e della convivenza tra i popoli. Ma questi rapporti sono una cosa. Mentre completamente altro e diverso è chiedere di condividere il medesimo luogo per il culto. Questa condivisione è impossibile per noi e per loro”.

Non sono stati mesi facili quelli che Fernández ha trascorso nella sua nuova diocesi. Due mesi fa i musulmani hanno messo in campo un gesto teatrale. Hanno fatto arrivare dall’Austria un centinaio di loro fedeli i quali, con la scusa d’essere turisti, sono entrati in cattedrale per pregare. Le autorità non hanno potuto far altro che lasciare fare salvo poi arrestare due fedeli che, armati di coltelli, non volevano più uscire.
La Santa Sede segue con attenzione la vicenda. Già monsignor Michael L. Fitzgerald, fino al 2005 presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, chiese ai musulmani di Cordoba di “accettare la storia” senza volersi “prendere delle rivincite”, allo stesso modo in cui i cattolici non rivendicano edifici passati sotto l’islam. Fitzgerald ricordò Wojtyla “che fece visita alla moschea Ummayade di Damasco – che era una basilica bizantina, ndr – ma non chiese di celebrare la messa nella moschea”. Oggi il Vaticano chiede le stesse cose ai musulmani di Cordoba. E a Fernández chiede di dialogare ma anche di non cedere. Ancora pochi giorni fa Mansur Escudero, leader della “Junta islamica”, ha richiesto la cattedrale per “uso condiviso ecumenico”. Un uso che Fernández non vuole concedere.

Pubblicato sul Foglio martedì 15 giugno 2010


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Un nuovo presidente (con qualche ombra)

John H. Garvey è il nuovo presidente della Catholic University of America.

E’ il terzo laico nominato in questo prestigioso incarico.

La nomina è avvenuta col consenso del Vaticano.

Garvey ha un passato con molte luci ma anche qualche ombra.

Un buon profilo secondo me è questo: “Catholic U’s new president: Law school dean who awarded honorary degree to abortion proponent“.

Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 15 giugno 2010


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The Blues Brothers santi subito

Non smette di stupire l’Osservatore Romano.

Oggi un’intera pagina dedicata ai Blues Brothers. Titolo principale: “In missione per conto di Dio (e del cinema)”.

In pagina anche un fondo del direttore, Gian Maria Vian.

Eccolo qui.

Un film cattolico
di Gian Maria Vian

The Blues Brothers è un film cattolico? Gli indizi non mancano in un’opera dove i dettagli non sono certo casuali. A iniziare dalla foto incorniciata di un giovane e forte Giovanni Paolo II nella casa dell’affittacamere — dall’accento siciliano e vestita di nero, dunque cattolica — di Lou «Blue» Marini. Senz’altro cattolico, come Alan «Mr. Fabulous» Rubin, di origine polacca, e come soprattutto i fratelli Jake ed Elwood Blues. E a notarlo, con maligna ostilità, sono gli avversari più determinati, cioè gli insopportabili nazisti dell’Illinois.
Jake ed Elwood sono infatti cresciuti nell’orfanotrofio intitolato a sant’Elena e alla santa Sindone, governato dalla terribile ma a suo modo affettuosa Sister Mary Stigmata, detta la Pinguina, e ora a rischio di sopravvivenza per cinquemila dollari di tasse non versate. Ma per i due quella istituzione cattolica è tutta la loro famiglia — solo il vecchio impiegato Curtis suonava per loro l’armonica in cantina, ricordano con nostalgia — e decidono di salvarla a ogni costo con i suoi piccoli ospiti.
Ma come farlo senza allontanarsi (troppo) dai valori trasmessi dalle suore e, nonostante qualche trasgressione, sempre ritenuti validi? L’illuminazione arriva nella chiesa battista di Triple Rock dove li ha indirizzati Curtis e dove ascoltano un sermone del reverendo Cleophus James sulla necessità di non sprecare la propria vita. Ed è proprio il religioso protestante ad accorgersi del cambiamento di Jake («tu hai visto la Luce!») che scatena tra i fedeli un’ondata carismatica, ovviamente rock, ma che soprattutto porterà i fratelli a ricostituire «la banda» per raccogliere i dollari necessari alla salvezza dell’orfanotrofio.
A fianco dei piccoli (e della Pinguina), i fratelli Blues sono capaci di toccanti attenzioni: così Elwood non si dimentica di una terribile crema al formaggio commissionatagli da un anziano amico. E nulla antepongono — Elwood, il più galante, rinuncia persino all’avventura con una fascinosa signorina — alla «missione per conto di Dio». Che alla fine riuscirà. Consegnando alla storia del cinema e della musica un film memorabile. Stando ai fatti, cattolico.

Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 15 giugno 2010


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Il gesuita e il gay-pride

Succede che a New York una parrocchia vuole partecipare al gay-pride del prossimo 27 giugno.

La parrocchia è la Saint Francis Xavier. Lo “stemma” della parrocchia è una croce coi colori dell’arcobaleno, gli stessi colori usati in tutto il mondo per la bandiera della pace. Il parroco è un gesuita. Si chiama Joe Costantino. E’ lo stesso sacerdote che organizza meeting per “gay cattolici”, “lesbiche cattoliche” e anche “meditazioni Zen”. Basta farsi un giro sul sito della parrocchia per rendersi conto: “Church of saint Francis Xavier, a jesuit apostolate in New York City since 1847”. Nella sezione “Social groups and activities” si trova ogni cosa.

Ma a New York non c’è un vescovo qualunque. C’è Timothy Dolan. Che così ha risposto a father Costantino: “Nyc Parish Defies Archbishop Dolan’s Request To Not Participate in Gay Pride March Later This Month”.

Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 15 giungo 2010


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Omicidio Padovese, parla monsignor Ruggero Franceschini: “Ankara non ha sotto controllo la situazione, l’islam radicale avanza”

“Su Padovese ho ragione io” dice al Foglio monsignor Ruggero Franceschini, vescovo di Smirne. Franceschini ritiene che l’omicidio di Padovese sia a sfondo religioso e che, in merito, il Papa sia stato “malconsigliato”.

Leggi l’intervista qui.

Pubblicato sul Foglio sabato 12 giugno 2010


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Tutti pazzi per Pell

La notizia che l’arcivescovo di Sydney, il cardinale George Pell, non sarà più nominato dal Papa prefetto dei vescovi al posto del cardinale Giovanni Battista Re sta facendo impazzire i blog.

Tutto è cominciato da alcuni giornali irlandesi che hanno pubblicato le proteste di un’associazione di vittime della pedofilia nel clero che criticava Pell per la gestione di alcuni casi avvenuti in passato in Australia. Leggi qui “Keep out Pell, say Irish sex victims”. Pare che è stato anche a motivo di queste critiche che il Vaticano abbia rivisto una nomina di fatto già decisa.

Il primo a parlare ufficialmente della retromarcia vaticana su Pell è stato il blog “La cigüeña de la torre” con un post intitolato “Una mala noticia”.

Quindi tanti altri. Tra questi:

Andrea Tornielli: “Pell rinuncia. Il rebus della successione al cardinale Re”.

Marco Tosatti: “Agnosco stilum Curiae Romanae”.

The Age: “Cardinal Pell ‘blocked’ on top Vatican post”.

Pubblicato su palazzoapostolico.it lunedì 14 giugno 2010


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Una notte da preti. A San Pietro col Papa e migliaia di “vasi di creta” che Dio sa usare

Dio è “audace”. Talmente “audace” che si serve di “un “povero uomo”, il prete, per arrivare agli altri uomini. E’ la follia della chiesa. Il paradosso della vocazione sacerdotale: uomini come tutti gli altri, peccatori come (a volte peggio) degli altri, eppure chiamati. Questo è lo scandalo che ieri (con un’omelia in piazza San Pietro), l’altro ieri (con una veglia davanti a quindicimila preti), il Papa ha voluto ricordare alla chiesa e al mondo. Il Papa non nasconde il peccato del clero. Chiede “perdono” e poi dice: “La chiesa deve usare il bastone contro i falsificatori”, raddrizzare i “disorientamenti” e punire “i comportamenti indegni della vita sacerdotale”. Ma il bastone non è per colpire a morte. E’ un “vincastro” che aiuta a tornare sulla retta via. Chi è il prete? Un uomo che “in vasi di creta”, attraverso “la sua debolezza umana”, porta al mondo il dono della fede.

Quindicimila sacerdoti l’altro ieri sera hanno ascoltato Benedetto XVI rispondere a braccio, in piazza San Pietro, a cinque domande. “I preti difendono il Papa e il Papa difende il celibato” è il commento alla serata che fa il vaticanista John Allen sul National Catholic Reporter. Gli scandali della pedofilia hanno scosso la chiesa. I preti in piazza ne parlano. Il Papa prende la parola e dice. Scandali? “Il vero scandalo è il celibato dei preti. Uno scandalo per il mondo che non lo capisce”. Ratzinger rivendica la spada che la chiesa porta dentro il mondo. Il celibato è una lama affilata per un mondo di “non sposati”. Ma, dice il Papa, “il loro non sposarsi è l’opposto del nostro celibato”. “Loro sono per una vita senza vincoli, il nostro celibato è responsabilità in vista del regno dei cieli”. Gli scandali della pedofilia? “Ci sono anche gli scandali secondari”, dice, che però non minano “il vero scandalo, quello del celibato”.

Prima dell’arrivo del Papa in piazza viene diffusa la “Moldava” del compositore boemo Bedrich Smetana. “La chiesa è come la Moldava” dice padre Piotr, dalla Polonia. “Tante curve, tante deviazioni dalla strada maestra, ma la meta è chiara e si cammina verso di essa. Siamo qui per seguire il Papa su questa strada”.

Il cardinale portoghese José Saraiva Martins, prefetto emerito dei Santi, possibile candidato al papato nel 2005 se Ratzinger non avesse superato lo scoglio Bergoglio, arriva all’imbrunire: “Vengo in piazza da sacerdote per stare coi sacerdoti. Siamo bombardati da più parti. Ma non cediamo. Andiamo avanti con fiducia. Il sacerdozio è una vocazione santa alla quale aderiscono uomini che a volte sbagliano. Ma tanti vivono la propria missione da eroi”. Il Papa li ringrazia i suoi preti. E suggerisce loro di non farsi schiacciare dal troppo fare: “Trovatevi dei momenti di riposo, andate in vacanza ogni tanto, ritrovate le vostre energie”.

Dietro il braccio di Carlo Magno si riconosce un folto gruppo di Legionari di Cristo. Vestiti di scuro, eleganti, colletto romano e rosario in mano. Pregano mentre aspettano il Papa. Molti sono giovani seminaristi. Del loro fondatore, padre Marcial Maciel Degollado, non parlano. La ferita non è rimarginata. Uno di loro racconta: “La chiesa è santità e peccato insieme. I giornali, i media, sembrano aver scoperto in questi mesi l’acqua calda. I peccati che hanno commesso preti nei confronti dei minori non vanno sminuiti né nascosti. Ma la chiesa è anche altro. Grandi frutti possono venire da grandi peccatori. La chiesa accetta tutti e tutti cerca di correggere. Non sempre ce la fa. Può anche fallire”.

Le accuse comunque restano gravi: “Sì, ma è curioso che siano scoppiate in questo anno che il Papa ha dedicato al sacerdozio. ‘Era da aspettarsi che al ‘nemico’ questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto’ ha detto ieri il Papa. Curioso ma non tutto è venuto per nuocere”. Cioè? “Questi fatti ci sono serviti per andare più a fondo della nostra vocazione: mai come in queste settimane abbiamo fatto preghiere e penitenze”. Don Elia Giudice è parroco in Campania. Scrive libri e ama la cultura. Dice: “In questo anno tutti hanno voluto insegnare al prete come comportarsi. Si sono però dimenticati che il sacerdote è un uomo scelto tra gli uomini con tutte le luci e le ombre del suo tempo. Si porta dentro la sua vocazione il meglio ma anche il peggio del mondo. Lotta per il meglio e combatte contro il peggio. E nella lotta non sempre si riesce a vincere”.

Pubblicato sul Foglio sabato 12 giugno 2010


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