Ma a me Dan Brown piace

Non manca molto tempo alla riapertura per gli studiosi della biblioteca apostolica vaticana prevista per il 20 settembre. La struttura era stata chiusa per degli importanti lavori di ristrutturazione.

Di questi lavori parla oggi sull’Osservatore Romano (la data del giornale è quella di domani) monsignor Cesare Pasini, prefetto della biblioteca. Pasini parla in particolare del nuovo sofisticato sistema wifi grazie al quale i volumi della biblioteca saranno controllati a distanza: gli studiosi ammessi alle sale di consultazione saranno infatti dotati di una tessera elettronica che traccerà ogni loro movimento e una banda magnetica garantirà lo stesso trattamento a ogni libro, consentendo così di verificare momento per momento se quella persona è autorizzata a essere in quel posto e a spostare quello specifico libro da una sala all’altra.

L’intervista dell’Osservatore è firmata da Marco Filotei, il quale mette su carta una lunga prefazione dove attacca Dan Brown.

Cosa c’entra Dan Brown con i nuovi sistemi di sicurezza della biblioteca? Niente. Ma l’articolista dell’Osservatore ne approfitta per attaccarlo perché – dice – da oggi in poi quelli come lui, quelli che inventano storie nelle quali “eroi senza macchia” entrano nella biblioteca per rubare il “Galileo celato” dovranno “inventarsi qualcosa di più raffinato” se vogliono “anche solo sfiorare l’argomento”.

Su questo attacco l’Osservatore ci fa pure il titolo: “Dan Brown s’inventi qualcos’altro”.

Ho letto Dan Brown. E ho scoperto il segreto del suo successo: i suoi thriller sono pieni di suspance. La suspance è la vera protagonista delle sue storie. Una suspance pazzesca, talmente pazzesca che attira milioni di lettori. I suoi scritti sono cinematografici. Si leggono d’un fiato. E, una volta finiti, lasciano senza parole: c’è solo il desiderio di tornare in libreria appena esce il thriller successivo.

Certo, Dan Brown si fa beffe in modo grossolano di tante verità che la chiesa custodisce con amore e cura da anni. E la cosa fa male alla chiesa principalmente per un motivo: perché vende. Se non vendesse non ci sarebbe tanta attenzione nei suoi confronti.

Contro le falsità storiche di Dan Brown l’Opus Dei ha messo in campo una controffensiva preziosa che condivido nei modi e nei toni. Andava fatta, per amore della verità.

Invece non condivido il livore messo in campo oggi dall’Osservatore Romano. Non condivido quella frase: i libri di Dan Brown “non varrebbe la pena di ritrovarli tra qualche secolo in una qualsiasi biblioteca”. Credo, invece, che la tecnica tramite la quale Dan Brow cattura lettori andrebbe studiata. Come credo che se lo si ritiene un nemico pericoloso andrebbe ignorato e non continuamente gratuitamente menzionato.

Leggi qui l’Osservatore Romano: “Dan Brown s’inventi qualcos’altro”.

Pubblicato su palazzoapostolico.it giovedì 24 giugno 2010


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  1. Paolo Merolla ha scritto il 24 giugno 2010 alle 7:16 pm:

    Ma di thriller appassionanti ne escono a valanga, e se permette Molto più appassionanti, forse lei li ritiene il loro prestigio troppo basso per averli letti, ma ha mai letto, che so, Pournelle o Ed Mc Bain?. Allora io ammiro il Diavolo perché ha avuto il coraggio di sfidare Gesù?
    Sulla questione di non parlarne per non fargli tutta questa pubblicità sono d’accordo, ed è una cosa che non capisco. Ma anche qui molti lo fanno, anzi ci sono ottimi esegeti, apologeti e critici cattolici che tranquillamente non se ne sono mai occupati.
    Cordialmente.


  2. Anonimo ha scritto il 24 giugno 2010 alle 9:54 pm:

    Anche l’attacco a Saramago post mortem francamente poteva essere evitato. Sicuramente le idee di Saramago, e il suo esasperato atteggiamento non solo anticlericale ma antireligioso vanno stigmatizzati e combattuti, ma c’era un eccesso di livore che ho trovato stonato nei confronti di quello che comunque è stato un grande scrittore della nostra epoca, specialmente l’indomani dalla sua dipartita. Saramago è stato sicuramente un grande nemico, ma ai grandi nemici che muoiono si concede una salva di cannone.


  3. GOR ha scritto il 24 giugno 2010 alle 10:24 pm:

    Paolo, condivido i tuoi sentimenti riguardo a Dan Brown. Dall’inizio non ho capito perchè tanta gente si sono sconvolti a causa dei suoi libri. Sono romanzi, per carità! Dato che Brown faceva finta che raccontasse la verità. Ma era detta ironicamente, per vendere libri – e succedeva! Il tumulto generato da diversi notevoli personaggi non ha fatto che aumentare le vendite dei libri.

    Tanti anni fa ho letto i libri di Morris West (The Shoes of the Fisherman”, “The Clowns of God”, “Lazarus”, ecc. ) – libri che trattavano del Papa, di Cardinali, di intrigo nella Curia Romana. Mi piacevano molto, ma non credevo che fossero veri o trattassero di avvenimentio attuali nella Città Vaticana. Erano romanzi, e come tale mi piacevano. Abbiamo dimenticato che cosa sono i romanzi?


  4. Paolo Rodari ha scritto il 25 giugno 2010 alle 1:58 pm:

    Per Paolo: Leggo tantissimi thriller. Non gli autori che mi ha citato. ma li leggerò. quello che vlevo dire è che dan brown è un genio della suspance. per questo merita di essere letto.
    Per Anonimo: l’attacco a Saramago è condivisibile nei contenuti, meno nella tempistica.
    Per Gor: hai ragione egrande Morris West!


  5. Anonimo ha scritto il 25 giugno 2010 alle 2:08 pm:

    La scorrettezza di Dan Brown è proprio nell’aver gigioneggiato sull’ambiguità del fatto di dire cose “vere”. Non fosse stato questo, non ci sarebbe nulla da dire, perché non possiamo certo prendercela se uno scrittore (non cattolico) scrive un romanzo di fantasia in cui Gesù ha sposato la Maddalena. Sai che roba.

    Condivido l’entusiasmo di Gor e Paolo per il bravissimo e godibilissimo Morris West! (E “Conclave” di Roberto Pazzi l’avete letto? A me è piaciuto molto, peccato che l’abbia del tutto rovinato con una sorta di pessimo “seguito”.)


  6. Paolo Rodari ha scritto il 25 giugno 2010 alle 2:36 pm:

    Per Anonimo: a me invece ha deluso Marco Pomilio, il Quinti Evangelo… chi è secondo voi il migliore vatican-thrillerista?


  7. Pietro Salvatori ha scritto il 25 giugno 2010 alle 3:36 pm:

    Si.
    Al netto di chiesologismi e code di paglia varie, il problema di Dan Brown però è che scrive sempre lo stesso libro cambiandogli il titolo e la copertina…


  8. lettore ha scritto il 26 giugno 2010 alle 11:53 am:

    Lei può sicuramente leggere questi libri senza “scottarsi”, gentile Paolo Rodari, data la sua elevata cultura e lo dico senza ironia ;-)
    Lo stesso non può dirsi ahimé per il 70% della gente, temo…
    Eppure per una volta mi pare di poter condividere l’opinione dell’Osservatore Romano.
    P.S.:personalmente detesto i thriller :-D


  9. Paolo Merolla ha scritto il 26 giugno 2010 alle 2:45 pm:

    Grazie per il chiarimento Paolo (Rodari). Il mio intervento, rileggendolo, era sopra le righe…


  10. Anonimo ha scritto il 26 giugno 2010 alle 3:38 pm:

    Quello di Pomilio è tutt’altro genere di romanzo, però. Andrebbe paragonato piuttosto col “Nome della rosa”, e io penso che non sfigurerebbe.

    Salvatori: verissimo, nel “Simbolo perduto” praticamente ha sostituito “Roma” con “Washington”, “Chiesa” con “Massoneria” e il gioco è fatto…