L’inferno di Scicluna e di von Balthasar

«Chi dopo essersi portato a una professione di santità distrugge altri tramite la parola, con l’esempio sarebbe davvero meglio per lui che i suoi malfatti gli fossero causa di morte essendo secolare, piuttosto che il suo sacro ufficio lo imponesse come esempio per altri nelle sue colpe, perché tendenzialmente se fosse caduto da solo il suo tormento nell’inferno sarebbe di qualità più sopportabile».

Sono state queste parole pronunciate ieri nella basilica di San Pietro dal Promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, il maltese Charles Scicluna – è lui che guida da otto anni la task-force dell’ex Sant’Uffizio incaricata di indagare sui casi di pedofilia che coinvolgono esponenti del clero – a scatenare giustamente la stampa che oggi offre titoli di questo tipo: “Preti pedofili: per loro l’inferno più duro”.

Le parole di Scicluna sono importanti più che altro per questo motivo: nelle omelie dei preti di oggi l’inferno, il paradiso, il purgatorio sono di fatto scomparsi. E la cosa secondo molti uomini di chiesa è un grave danno per i fedeli. Perché se non si crede più nella dannazione eterna come anche nella vita eterna – che senso hanno il peccato, la colpa, la redenzione… non esistono più e infatti nessuno sa più distinguere ciò che è bene da ciò che è male.

Insieme a Scicluna è giusto ricordare – l’hanno fatto molti giornali oggi – un grande teologo che mai ha negato l’esistenza dell’inferno seppure sia stato spesso in merito travisato.

Si tratta di Hans Urs von Balthasar. Spesso lo si cita come il teologo che ha detto che l’inferno esiste, ma è vuoto. In realtà von Balthasar non ha mai detto niente di tutto ciò. Scrive in proposito Giandomenico Mucci sulla Civiltà Cattolica del 28 aprile 2008: “L’equivoco nasce nel 1984 dopo il Convegno romano sulla figura e sul pensiero di Adrienne von Speyr, durante il quale il teologo svizzero riprese la sua riflessione escatologica che già nel 1981 aveva suscitato aspre critiche nell’area teologica di lingua tedesca e ancora nel 1987 costringeva il suo autore a difenderla. La tesi di von Balthasar afferma che sperare la salvezza eterna di tutti gli uomini non è contrario alla fede. Essa si avvale dell’autorità di alcuni padri della Chiesa, tra i quali Origene e Gregorio Nisseno, ed è condivisa da non pochi teologi contemporanei, tra i quali Guardini e Daniélou, de Lubac, Ratzinger e Kasper, e da scrittori cattolici come Claudel, Marcel e Bloy. Ai suoi critici von Balthasar replicava: “La soluzione da me proposta, secondo la quale Dio non condanna alcuno, ma è l’uomo, che si rifiuta in maniera definitiva all’amore, a condannare se stesso, non fu affatto presa in considerazione. Avevo anche rilevato che la Sacra Scrittura, accanto a tante minacce, contiene pure molte parole di speranza per tutti e che, se noi trasformiamo le prime in fatti oggettivi, le seconde perdono ogni senso e ogni forza: ma neppure di questo si è tenuto conto nella polemica. Invece sono state ripetutamente travisate le mie parole nel senso che, chi spera la salvezza per tutti i suoi fratelli e tutte le sue sorelle, “spera l’inferno vuoto” (che razza di espressione!). Oppure nel senso che chi manifesta una simile speranza, insegna la “redenzione di tutti” (apokatastasis) condannata dalla Chiesa, cosa che io ho espressamente respinto: noi stiamo pienamente sotto il giudizio e non abbiamo alcun diritto e alcuna possibilità di conoscere in anticipo la sentenza del giudice. Com’è possibile identificare speranza e conoscenza? Spero che il mio amico guarirà dalla sua grave malattia – ma per questo forse lo so?”. Basti questo testo a quanti ripetono per abitudine la formuletta dell’”inferno vuoto” della quale sono responsabili le “fin troppo grossolane deformazioni sui giornali”.

Pubblicato su palazzoapostolico.it domenica 30 maggio 2010


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  1. lettore ha scritto il 30 maggio 2010 alle 4:22 pm:

    Ha fatto molto bene a riferirci questa notizia carissimo Paolo Rodari, così almeno non si fa di ogni teologo un… fascio!

    Certo che con i tempi che corrono queste sottigliezze non mi paiono proprio il massimo dell’utilità… ma in virtù di quanto leggo, certo non si può affatto dire che Balthasar abbia sostenuto un’eresia o un errore, questo non di certo.


  2. Stefano Tassinari ha scritto il 30 maggio 2010 alle 5:45 pm:

    Inferno e Paradiso, argomenti ultimi, quasi impossibili.
    Posso dire cosa mi sembra giusto.
    Non l’inferno, la dannazione eterna mi sembra esagerata, più sopportabile la pena di morte della tortura eterna.
    Quindi in definitiva quello che mi auguro: niente Inferno, redenzione per tutti i peccatori con rarissime eccezioni, pluriomicidi, stragisti, strupratori seriali, pedofili violenti, per loro trovo giusto l’annichilimento (in questo condivido Vito Mancuso). Un pò forte e non cristiano? Non ne sarei tanto sicuro..


  3. don Giuseppe ha scritto il 31 maggio 2010 alle 7:32 am:

    nessuno vuol negare l’esistenza e la possibilità di andare all’inferno, che tra l’altro salva la libertà umana. Dio infatti non mi salva senza di me! Un appunto lo farei al monsignor Maltese , anzi due ! Uno in punta di dottrina e l’altro col cuore di pastore, seppure indegno. Il promottore di giustizia cita fior di padri per richiamare la severità con la quale Dio giudicherà i preti che si macchiano di certi delitti ma io voglio citare San Francesco che ci ricorda due verità sempre affermate dalla Chiesa ma oggi in preda al furore giustizialista dimenticate. Dice San Francesco: “e guai a coloro che disprezzano i sacerdoti; quand’anche fossero peccatori, tuttavia nessuno li deve giudicare , poiche il Signorein persona riserva solo a se stesso il diritto di giudicarli”. Questo non toglie il dovere di perseguire i colpevoli penalmente, anche in sede civile ma ricorda a noi cristiani che “Qui autem iudicat me Dominus est!”. San Francesco va ancora oltre ricordando una cosa che spiacera a molti ma che bisogna pur dire: “Infatti quanto maggiore di ogni altro è il ministero che svolgono riguardo al corpo e sangue di Gesù …così quelli che peccano contro di loro hanno un peccato tanto più grande , che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo”. E’ bene ricordarlo in un momento in cui per fare una doverosa e necessari pulizia si rischia di raccogliere anche gli spurghi incomposti e calunniosi contro i preti. E ora parla il cuore di un pastore che è anche peccatore; ammonire i peccatori è un opera di misericordia spirituale e ben venga, ma vorrei sentire in questi giorni anche qualche frase simile a questa dell’insospettabile Pio XII: ” Anche se foste colpevoli di tutti i peccati del mondo non dovreste aggiungeread essi quello di non ammettere che la Bontà di Dio è più grande ancora delle vostre colpe e capace di perdonarle”. Scusate lo sfogo e spero che nesuuno mi voglia prendere per clericale o lassista…


  4. Giovanni Maria ha scritto il 31 maggio 2010 alle 1:44 pm:

    Stefano, santa pazienza! non siamo mica al Circolo del Biliardo, non dico che occorre sapere di Teologia Dogmatica, ma un’occhiatina al Santo Vangelo io la darei, con calma, basterebbe una paginetta al giorno, tanto per non rischiare l’annichilimento del cervello. con affetto


  5. massimo ha scritto il 31 maggio 2010 alle 2:02 pm:

    vorrei commentare anch’io,in questi giorni di caligine in preda a un populismo giustizialista che da parecchio non si percepiva tutti commentano la tolleranza zero e la svolta nella chiesa imposta da questo grande papa,ma nessuno si azzarda a ricordare le sueparole che fanno onore allo spessore di pastore supremo della chiesa che non si lascia dettare l’agenda o la dottrina o la pastorale dai venti dell’opinione pubblica,traggo questa citazione dalla lettera agli irlandesi nel paragrafo in cui si rivolge agli abusatori:”Il sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdonare persino il più grave dei peccati e di trarre il bene anche dal più terribile dei mali. Allo stesso tempo, la giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre azioni senza nascondere nulla. Riconoscete apertamente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio”.
    non dobbiamo mai dimenticarci che Cristo è stato crocefisso in redenzione dei nostri peccati,e è stato crocefisso tra due ladroni e non tra due giudici con le manette in mano………


  6. babbo ha scritto il 31 maggio 2010 alle 5:32 pm:

    Come padre di figlia abusata da un prete l’inferno che io auspico loro è quello di cui necessitano tutti i pedofili per convertirsi: l’inferno delle nostre patrie galere, dal quale guarda caso i preti non vogliono essere sfiorati, eppure farebbe loro tanto bene!Perchè li farebbe uguali agli altri. Bisognerebbe che sulle chiese fosse scritto “Attenzione da qui in poi non sei sotto la tutela della giurisdizione italiana, ma di quella vaticana”


  7. Stefano Tassinari ha scritto il 31 maggio 2010 alle 6:06 pm:

    Egregio Giovanni Maria, il suo commento è un pò forte ma và bene soprattutto se si scrive, come nel mio caso, qualcosa di estremamente duro e non si è propriamente cattolici, ma pur credendo in Dio molto interessati a tutto ciò che esprime la Chiesa e il Cattolicesimo, e lo si scrive in un blog di questo tipo. Ben mi sta, quindi. Però confermo alla lettera il mio pensiero, se c’è un anima l’Infermo per conto mio è una bestemmia e non posso credere che Dio l’abbia nemmeno pensato. Se l’anima e con essa la coscienza morale non esiste come nei mostri che ho elencato, per per me è giusta l’eliminazione della non-anima dopo la morte.
    Ora andrò a leggermi il Catechismo che a volte riserva delle sorprese, ad esempio sulla pena di morte!


  8. Lorenzo ha scritto il 1 giugno 2010 alle 6:24 am:

    Quali sorprese?


  9. Stefano Tassinari ha scritto il 1 giugno 2010 alle 9:42 pm:

    Quali sorprese? Beh se permette Lorenzo, per i non addetti ai lavori le seguenti paiono delle sorprese, (e non riguardano esclusivamente il Catechismo)belle sorprese dal mio punto di vista che si collegano anche al post di cui sopra.
    Catechismo della Chiesa Cattolica (1997)
    « 2266: Corrisponde ad un’esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell’uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l’ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole. »
    « 2267: L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
    Se invece i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.

    Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo “sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti” [Evangelium vitae, n. 56]. »

    « Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la Santa Comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia. »
    (Joseph Ratzinger, nota inviata alla Conferenza episcopale americana, giugno 2004[5])


  10. Maria Matilde ha scritto il 2 giugno 2010 alle 10:43 am:

    si disquisisce sull’inferno..
    anzichè su come estirpare questa piaga dalla Chiesa.
    Non è certo il timore del giudizio Divino che terrà a freno la perversione.
    Il problema è riconoscerela in tempo , cioè prima dell’ordinazione sacerdotale,
    collaborare con la giustizia civile senza paure di scandali.
    Perchè lo scandalo è il silenzio e la copertura.
    Se si vuole disquisire sull’inferno sarà bene ricordare che anche chi si rende complice di un reato con il silenzio potrebbe andarci..


  11. Bianca Freccia ha scritto il 4 giugno 2010 alle 10:42 pm:

    Mi vado sempre più convincendo che la maggior parte dei problemi alla Chiesa di Nostro Signore sia stata creata dai teologi. Avremmo avuto eresie, scismi eccetera senza di loro? Non costruiscono castelli sterminati di libri quando il Vangelo è un libtricino accessibile a tutti, a differenza dei testi illegibili dei dottoroni? E non ha detto, Gesù, che ringraziava il Padre per aver rivelato “ai piccoli” quel che aveva nascosto ai “saggi ed ai potenti”?