Nun and the bishop: a Phoenix un caso di aborto e coscienza spacca la chiesa

Il mondo delle suore statunitensi è in grande agitazione. Mentre la religiosa americana Mary Clare Millea continua, su incarico del cardinale Franc Rodé, la visita apostolica negli istituti femminili statunitensi per valutare “la qualità della vita dei suoi membri” – in sostanza se conducono una vita in linea con la dottrina cattolica o meno – è il caso di suor Margaret McBrid a scuotere gli Stati Uniti. I principali quotidiani ne parlano da giorni. Questa settimana anche Newsweek ha dedicato alla vicenda un lungo reportage intitolato: “L’attacco della chiesa cattolica alle suore americane”.

Chi è suor Margaret? Fino a qualche mese fa lavorava nel comitato etico dell’ospedale cattolico Saint Joseph a Phoenix, in Arizona. Poi il vescovo della città, monsignor Thomas J. Olmsted, l’ha rimossa dal suo incarico per una vicenda tanto delicata quanto drammatica accaduta nel 2009.

Al Saint Joseph Viene ricoverata una donna in stato di gravidanza e ammalata di ipertensione polmonare. I medici devono prendere una decisione. O portare avanti la gravidanza con gravi rischi per la donna o farla abortire. Suor Margaret suggerisce l’aborto e il feto, all’undicesima settimana, viene rimosso chirurgicamente. Della cosa viene subito informato il vescovo di Phoenix, Thomas J. Olmsted. Questi si dice “turbato”.

Olmsted conosce la suora e sa che in passato, in situazioni analoghe, si è resa protagonista di vicende che l’hanno portata a prendere decisioni non facili. E quando la suora gli spiega che “ha dato il suo consenso all’aborto perché era moralmente accettabile secondo la dottrina della chiesa” passa alle vie di fatto. Ovvero, sposta immediatamente suor Margaret a un altro incarico comunicando anche che nei suoi confronti è automaticamente entrata in vigore la scomunica latae sententiae.

Così, all’Arizona Local News, monsignor Olmsted spiega la propria decisione: “Un bambino non ancora nato non è una malattia: i medici devono senz’altro cercare di salvare la vita di una paziente, ma i mezzi con cui tentano di farlo non devono mai direttamente uccidere il bambino non ancora nato. Il fine non giustifica i mezzi”. E ancora: “La suora e tutte le persone che all’ospedale hanno avuto un ruolo nell’aborto sono scomunicate”.

Per la maggior parte dei commentatori la vicenda è un segno di un accanimento ingiustificato delle gerarchie della chiesa contro il mondo delle religiose americane. “A questo punto le donne saranno al sicuro negli ospedali cattolici?” si chiede l’Huffington Post. Dello stesso tenore anche i tantissimi commenti che i lettori hanno mandato ai giornali: “Suor Margaret ha semplicemente avuto il coraggio di prendere la decisione giusta” dice Anne. “L’ipocrisia della chiesa cattolica è evidente” commenta un altro lettore. “Suor Margaret era la coscienza morale del nostro ospedale”, ha detto John Garvie, primario gastroenterologo del Saint Joseph. E ancora: “Nessuno dovrebbe criticare la difficile decisione che ha preso”.

Newsweek associa la vicenda di suor Margaret alla visita apostolica indetta dal Vaticano. E riporta i commenti di alcune religiose che sostengono che le gerarchie sono troppo spaventate dalla possibile entrata della modernità nella chiesa. E per questo hanno un atteggiamento “punitivo”. Per questo Rodé ha mandato suor Millea negli Stati Uniti. Per questo i vescovi non fanno altro che scomunicare.

Il settimanale americano di area progressista National Catholic Reporter ha svolto una lunga inchiesta. E riportando la posizione del vescovo di Phoenix ha detto: “Olmsted è conosciuto nella diocesi per essere un forte difensore delle istanze dei pro life. Ha condotto diverse preghiere di fronte alla Planned Parenthood e, tra le alte cose, si è rifiutato di concedere la comunione ai politici che hanno preso posizioni pro choice”.

Pubblicato sul Foglio sabato 29 maggio 2010


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  1. unpopiuchiaro ha scritto il 29 maggio 2010 alle 3:23 pm:

    bravissimo questo vescovo. Bravissimo.


  2. GOR ha scritto il 29 maggio 2010 alle 4:00 pm:

    Questo caso rivela quanto deficiente è stata l’educazione cattolica della gente (e di certe suore…) negli ultimi decenni. Tanti non sanno la differenza fra un aborto diretto e un aborto indiretto – e neanche capiscono il principio di doppio effetto. Sembra inoltre che la suora stessa non sapeva che la sua autorizzazione l’ha fatta complice nell’aborto stesso, anche se non fosse presente o facesse parte del attuale gruppo medico che ha compiuto l’aborto. Non solo il medico che fa l’aborto viene scomunicato (se è cattoliico)latae sententiae, ma anche tutti i complici (Can. 1398 e Can. 1329).

    Purtroppo l’aborto è divenuto un procedimento così ‘normale’ in questi tempi che molti non pensano più alle questioni morali coinvolti. È legale, e basta così. Allora tanti si meravigliano quando un caso come questo succede. Si capisce che se uno non è della fede cattolica forse non avrebbe mai sentito di queste cose. Ma per un cattolico – e per di più, una religiosa – di non saper queste cose è inquietante.


  3. Areki ha scritto il 29 maggio 2010 alle 7:38 pm:

    Il Vescovo ha fatto bene. La suora è automaticamente scomunicata. Bisogna difendere la vita senza se e senza ma.
    don bernardo.


  4. amkolbe ha scritto il 29 maggio 2010 alle 9:11 pm:

    Sono proprio d’accordo con GOR. E’ veramente inquietante che un cattolico, e per di più, una religiosa, non sappia queste cose. Se l’educazione cattolica della gente è stata deficiente, forse i vescovi e i predicatori di ogni domenica si devono rendere conto che c’è da fare. Finché i vescovi non decidano di impegnarsi nella formazione dei laici, e delle religiose, le cose andranno avanti così.


  5. luca ha scritto il 29 maggio 2010 alle 9:51 pm:

    emergenza educativa.
    bravissimo gor !!


  6. Francesco ha scritto il 29 maggio 2010 alle 11:06 pm:

    W Bishop Olmsted!


  7. guglielmo ha scritto il 30 maggio 2010 alle 8:47 am:

    che schifo!!!!
    e pensare che le suore una volta negli ospedali raccoglievano con rispetto e amore i primi vagiti dei neonati!
    certo che sentire delle suore che decidono x un aborto è un vero e proprio scandalo,e x un infermiere ferrista come me che tutti i giorni in sala operatoria lotta contro la cultura abortista è ancora + grave,cmq se è in corso una visita negli istituti religiosi americani segno evidente che qualche problema c’è,o no?
    meno male che anche chi ancora cattolica tra le religiose americane si sta muovendo,vi invito ad andare a visitare il sito delle suore domenicane di santa Cecilia (basta cliccare questo nome su un motore di ricrca) ,congregazione prettamente americana,guardate un pò come il Signore le benedice con le molte vocazioni,ma guardate anche come vivono,pregano,insegnano etc…
    forse è il caso che le suore americane prendano esempio,no?
    altro che impiegate in taiellur con delle crocettine che manco si vedono (viste negli usa con i miei occhi),che tristezza!!


  8. MAZZARINO ha scritto il 30 maggio 2010 alle 11:34 am:

    Preghiamo per quella suora. Perchè si renda conto di aver contribuito ad uccidere. La scomunica, ovvia, le serva a capire ed espiare. Serva anche ad evitare che ovunque nel mondo ciò possa ripetersi. Purtroppo molti religiosi “improvvisano” senza rendersi conto di favorire l’apertura delle coscenze a Satana. Credo anch’o che serva formazione. Soprattutto quella di base. Verità fondamentali, definizioni, significato delle parole, analisi logica, che obbligano i religiosi ad idee chiare prima dei voti. Se non si torna al latino obbligatorio per tutti i religiosi proseguirà la deriva del cattolicesimo fai da te. Con risultati di questo tipo!


  9. dubbioso ha scritto il 30 maggio 2010 alle 9:09 pm:

    Scusate,ma trattandosi di un feto all’undicesima settimana se fosse morta la madre sarebbe comunque morto. Quindi la scelta morale non era tra salvare una vita o l’altra, era salvarne una o nessuna? O c’è qualcosa che non capisco?


  10. GOR ha scritto il 31 maggio 2010 alle 1:23 am:

    @dubbioso. Tante considerazioni… Per primo, non si può mai fare una cosa che è male in sè per raggiungere un buon effetto – cioè in questo caso: uccidere il feto per salvare la madre. Il feto non era la ‘malattia’ come ha detto il vescovo Olmsted. Secondo il medico la malattia era così (ipertensione polmonare) che se fosse andata avanti la gravidanza ‘potrebbe’ risultare nella morte della madre. La morte della madre non era prossima e neanche era sicura che succedesse. Altri medici disputano se la madre era in pericolo di morte da questa malattia. Ma questo non centra nel caso. Anche se fosse sicura, non sarebbe lecito moralmente uccidere il feto.

    Ho riferito sopra al ‘principio di doppio effetto’ e al aborto indiretto. Questo vuol dire che in casi come questo si può fare un procedimento o prendere una medicina che potrebbe sanare la malattia della madre, ma che anche avrebbe la conseguenza involontaria dell’ aborto del feto (aborto indiretto). Però certe condizioni devono esser presenti primo di andare avanti così. L’atto (il procedimento o la medicina) deve essere buono in sè o almeno moralmente neutro. Deve esser diretto alla malattia stessa, non al feto. L’intenzione deve essere di curare la malattia, non di uccidere il feto. E finalmente questo deve esser l’unico modo d’agire per salvare la vita della madre.

    Un esempio di questo sarebbe il caso di una donna incinta che ha cancro dell’utero e l’unica soluzione per salvare la sua vita è di fare un isterectomia, pur sapendo che il feto non possa sopravvivere l’operazione. È lecito moralmente fare l’isterectomia in questo caso – ma non si può uccidere il feto primo di fare l’operazione per facilitare il procedimento.

    Però pensi al caso di Santa Gianna Molla che ha rifiutato un procedimento che avrebbe risultato nella morte della sua bambina non nata. La bambina era nata viva, ma poco dopo la madre moriva. Morta nel 1962 a quarant’anni è stata canonizzata santa nel 1994 da Papa Giovanni Paolo II.


  11. GOR ha scritto il 31 maggio 2010 alle 1:34 am:

    Mi sbaglio – Gianna Molla e stata dichiarata beata nel 1994 e santa nel 2004.


  12. Giovanni Maria ha scritto il 31 maggio 2010 alle 10:57 am:

    La vita umana va sempre difesa, ma se la scelta è fra la madre e il bambino, che cosa si deve fare ? La valutazione caso per caso credo vada effettuata solo a valle di una indagine estremanemnte dettagliata del quadro clinico della madre (e del bambino), quella Suora era in costante contatto con la Equipe medica, non potrebbe essere che fosse in possesso di informazioni sulla salute della madre che noi non conosciamo ? Tragedie del genere avvenivano anche quando nei seminari il Latino era obbligatorio.


  13. Anonimo ha scritto il 31 maggio 2010 alle 11:00 am:

    Siamo sicuri che la suora “ha suggerito” l’aborto?
    Come sono andate effettivamente le cose?


  14. GOR ha scritto il 31 maggio 2010 alle 5:43 pm:

    @Anonimo. Non è che la suora ‘ha suggerito’ l’aborto. Lei era l’amministratrice dell’ospedale. I medici hanno consigliato l’aborto. Tocava alla suora – come amministratrice – dare il consenso o no. Ha dato il consenso – pensando che in questo caso era moralmente ammissibile. Senza quel consenso l’aborto non avrebbe andato avanti e dunque era complice nell’aborto e ha contratto la scomunica latae sententiae.

    La suora ha sbagliato e ha ammesso lo sbaglio. Communque un altra piccola vita è spenta. E questo ha successo in un ospedale cattolico dove non sarebbe stato mai accaduto. A causa di questo risulta l’intervento del vescovo – e ha fatto bene.