Perché le nomine strategiche della Cei parlano ancora la linea di Ruini
27 maggio 2010 -
Non sono privi di importanza i cambi al vertice della Conferenza episcopale italiana decisi in queste ore dall’assemblea generale dei vescovi riunita in Vaticano. Cambiano il vice presidente per il nord e dieci dei dodici presidenti di commissione. Tutti i nuovi arrivati parteciperanno, con possibilità di voto, al direttivo della Cei – il Consiglio permanente – e avranno per forza di cose un contatto più diretto col presidente, il cardinale Angelo Bagnasco, e il segretario generale Mariano Crociata. Le nomine sono espressione in qualche modo delle diverse correnti presenti nell’episcopato italiano. Anche se non è scontato che le rappresentino tutte e in modo equilibrato. Avviene un po’ come nei consigli presbiterali delle diocesi. Se è vero che i sacerdoti chiamati a parteciparvi rappresentano le differenti anime presenti nella chiesa locale, è anche vero che molti preti sono chiamati perché hanno pochi impegni e sono più liberi di altri.
Il nuovo vice presidente per il nord Italia è Cesare Nosiglia, arcivescovo di Vicenza. Prende il posto del vescovo di Brescia, monsignor Luciano Monari. Nosiglia nelle scorse settimane è stato indicato come uno dei possibili concorrenti di Giuseppe Versaldi, oggi vescovo di Alessandria, per la nomina di arcivescovo di Torino al posto dell’uscente cardinale Severino Poletto. Ordinato sacerdote ad Acqui Terme, Nosiglia viene portato nella diocesi di Roma e quindi a compiti di responsabilità in Cei dal cardinale Camillo Ruini. La nomina a vice presidente per il nord è dunque un segnale che la leadership della Cei offre soprattutto dentro la chiesa. Anche se il nome del successore di Poletto dovrebbe comunque essere Versaldi. In lui, infatti, crede fermamente il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone.
L’influenza di Ruini sulle nomine italiane è, come è logico che sia, ancora forte. Il feeling con il cardinale Giovanni Battista Re è saldo fin dai tempi in cui quest’ultimo era sostituto della segreteria di stato. Con l’addio nelle prossime settimane di Re alla Congregazione dei vescovi ogni equilibrio potrebbe cambiare anche se difficilmente Bagnasco e coloro che sono chiamati a compiti di responsabilità in Cei faranno a meno dei suoi consigli. E’ vero: Bagnasco ha oramai assunto una leadership autonoma. Anche grazie al link diretto con l’appartamento papale riesce a non essere influenzabile da questa o quella corrente. Certo, non tutti ritengono che le nomine rappresentino la migliore eredità lasciata da Ruini. Ma è anche assodato che Bagnasco non è un presidente che vuole fare piazza pulita attorno a sé. Tutt’altro. Piuttosto tende a valorizzare le varie spinte interne tenendo in gran conto il passato, evitando fratture.
Tra i nuovi dieci presidenti di commissione ci sono altri fedelissimi di Ruini. C’è Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica: è stato eletto presidente della commissione episcopale per il laicato. Fu Ruini a volerlo per dieci anni incaricato per la pastorale giovanile delle Cei, lavorando in particolare per l’organizzazione delle Giornate mondiali della gioventù. C’è Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, nuovo presidente della Commissione per il clero e la vita consacrata: Ruini lo consacrò vescovo per la sede di Anagni-Alatri. E c’è Marcello Semeraro. Prende il posto che era di Bruno Forte nella commissione per la dottrina della fede. Semeraro è anche presidente del consiglio di amministrazione di Avvenire.
Gli altri presidenti di commissione sono Giancarlo Maria Bregantini, ex vescovo antimafia di Locri, oggi arcivescovo di Campobasso-Boiano; Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato; Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi; Enrico Solmi, vescovo di Parma; Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone; Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia; Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata; Bruno Schettino, arcivescovo di Capua.
Pubblicato sul Foglio giovedì 27 maggio 2010
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Gentilissimo P. Rodari, mi ha incuriosito questo suo post… in particolare sarebbe interessante un approffondimento circa l’orientamento pastorale di questi Vescovi. Per dirne una, anche mons. Francesco Lambiasi è stato assistente di AC prima di essere assegnato a Rimini…
Più banalmente è ovvio che nno possiamo parlare di correnti come si parlerebbe in un partito, ma di orientamenti si. Per esempio quali sono più vicini alla linea del Card. Angelo Scola o del card. C. Cafarra o G. Biffi, solo per citarne tre che mi stanno personalemente “simpatici”
Risposta: perche non si cancella 19 anni con un colpo di spugna e anche perche come si evince dall’articolo Bagnasco non sembra soffrire di complesso di protagonismo, e infine ciò che conta è la continuità con cio che è stato fatto. Questo si che è sapere governare, per riprendere il tema della catechesi del Papa ieri.