Per Bagnasco l’Italia ha un socio fondatore in più, la chiesa

Non sono i peccati dei sacerdoti a frenare la voce dei vescovi. In particolare in Italia: “A nessun altro popolo è stato domandato, in termini storici, ciò che è stato richiesto al popolo italiano. Ma anche nessun altro popolo ha ricevuto, in termini spirituali e culturali, quello che ha ricevuto e riceve l’Italia”. E’ uno dei passaggi più alti e nobili del discorso che ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale del paese, ha tenuto aprendo i lavori dell’assemblea generale dei vescovi italiani che ha luogo in Vaticano fino a venerdì. Un passaggio dove Bagnasco, riflettendo sul 150esimo dell’Unità d’Italia, ha ricordato il contributo della chiesa alla formazione dell’intero paese: nel 1861, ha detto Bagnasco, “per una serie di combinazioni, veniva a compiersi anche politicamente una nazione che da un punto di vista geografico, linguistico, religioso, culturale e artistico era già da secoli in cammino”. “Il nome di Roma appare nelle intenzioni divine” ricordava Giovan Battista Montini in un discorso all’indomani del primo centenario dell’Uunità. Certo, la storia che seguì è fatta anche delle “annose traversie che si è soliti condensare nella ‘questione romana’”. Ma è anche vero che, come ha detto il presidente Napolitano, è “grande il contributo che i cattolici e la chiesa hanno dato, spesso pagandone alti prezzi, alla storia d’Italia e alla crescita civile del paese”.

La chiesa e l’Italia unita. Un tema caro a Bagnasco e ai vescovi. I quali, nonostante gli scandali di queste settimane legati ai peccati carnali del clero, non rinunziano alla propria missione. Bagnasco non dimentica il richiamo del Papa alla “preghiera” e alla “penitenza”. E insieme parla alla società perché suo compito è di indirizzare tutti verso il bene. Ecco perché Bagnasco si sofferma sul “suicidio demografico” verso cui l’Italia sta andando. E dice: “Urge una politica che sia orientata ai figli, che voglia da subito farsi carico di un ricambio generazionale”. Quindi ecco la richiesta alla politica di lavorare in un’ottica bipartisan. Per Bagnasco occorre “un supplemento di sforzo e di cura” per uscire dalla crisi. Un lavoro che “politici, imprenditori, banchieri e sindacalisti” devono fare assieme. E ancora: “Dinanzi a questo scenario non possiamo come vescovi non chiedere ai responsabili di ogni parte politica di voler fare un passo in avanti puntando come metodo a un responsabile coinvolgimento di tutti nell’opera che si presenta sempre più ardua”. Oltre a tornare sulla sentenza della Corte di giustizia europea sull’esposizione del crocefisso definendola “il frutto di un malinteso senso della laicità”, Bagnasco ha parlato anche dell’emergenza lavoro, definendola “un’emergenza nazionale”.

Pubblicato sul Foglio martedì 25 maggio 2010


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