Da santo subito a beato tra un po’. Giallo nella canonizzazione di Wojtyla
5 marzo 2010 -
Diventa un giallo il processo di beatificazione e canonizzazione di Karol Wojtyla. “Santo subito”, avevano chiesto parte dei fedeli riuniti in piazza San Pietro l’8 aprile del 2005 in occasione dei funerali di Giovanni Paolo II. Ma il processo che stando alle attese avrebbe dovuto essere brevissimo – già Benedetto XVI aveva anticipato l’inizio della causa senza aspettare che passassero i cinque anni canonici dalla morte – rischia ora di subire ritardi. Tutto ciò nonostante un mese fa il postulatore della causa, monsignor Slawomir Oder, avesse dato alle stampe un libro che anche nel titolo aveva la pretesa della definitività: “Perché è santo. Il vero Giovanni Paolo II raccontato dal postulatore della causa di beatificazione”. Un libro, secondo alcuni, uscito troppo in anticipo.
Questa la situazione. La Congregazione per le cause dei santi sta valutando la veridicità del miracolo – è indispensabile per procedere alla beatificazione – che sarebbe avvenuto per intercessione di Wojtyla. La valutazione è stata affidata a sette medici qualificati. Chiamati a dare un parere sul caso della suora francese, Marie Simon-Pierre, che sarebbe guarita dal Parkinson per intercessione del predecessore di Ratzinger, sembra non siano riusciti a giungere a un parere unanime. Uno di questi medici, infatti, non è convinto del fatto che suor Marie fosse stata davvero affetta da Parkinson. Per questo motivo è stata chiesta a due dei sette una relazione sullo stato dell’arte in modo che quando fra qualche settimana i medici si riuniranno per esprimere un parere definitivo tutte le perplessità siano nero su bianco. Certo, la beatificazione non dovrebbe essere messa in discussione. Ma che questa avvenga nel 2010 è cosa improbabile.
Uno dei più importanti quotidiani cattolici polacchi, Rzeczpospolita, ha sentito nelle scorse ore il professor Grzegorz Opala, neurologo dell’Università medica della Slesia, il quale in merito alla malattia di suor Marie ha detto: “Ci sono malattie che presentano gli stessi sintomi del morbo di Parkinson, ma che sono diverse da questo. Nei casi di quei parkinsonismi sorti dopo un trauma, un’intossicazione o dopo aver assunto dei medicinali, i sintomi spariscono se si sospende, ad esempio, il trattamento cui è stato sottoposto il malato. Il Parkinson, invece, non è curabile”. Secondo il professor Opala, comunque, è inverosimile che le équipe mediche che hanno esaminato la guarigione della suora non abbiano preso in considerazione questa possibilità.
Suor Marie aveva raccontato d’essere guarita dal Parkinson il 2 giugno del 2005, poco dopo la morte di Giovanni Paolo II: “Avevo il Parkinson, ho pregato Giovanni Paolo II e la malattia è sparita”, disse la suora. Il morbo di Parkinson, che aveva intaccato principalmente la parte sinistra del corpo, le era stato diagnosticato nel 2001. Si era aggravata nel 2004, e ancor più il giorno della morte di Giovanni Paolo II, il 2 aprile 2005. Il 13 maggio le suore Piccole sorelle della maternità, la comunità nei pressi di Aix-en-Provence della quale la suora fa parte, avevano iniziato a pregare per la guarigione di Marie. All’improvviso, il 2 giugno, i sintomi della malattia scomparvero. La guarigione miracolosa, inspiegabile dal punto di vista scientifico, venne confermata nel processo diocesano.
A dispetto di quanto scrive Rzeczpospolita non è in discussione, all’interno della Congregazione per le cause dei santi, l’ipotesi di valutare un altro miracolo per arrivare alla beatificazione. Ce ne sono 271 – molti “non italiani” – sui quali sono state raccolte documentazioni ma ancora non sono stati valutati. Prima di procedere in tal senso, infatti, si attende un parere definitivo sul miracolo di suor Marie da parte dei quattro medici convocati.
Sentito dal Foglio, il cardinale José Saraiva Martins dice che più che parlare di “rallentamento” nel processo di beatificazione di Wojtyla, occorre parlare di “iter normale”. “Avviene sempre così. Il miracolo è sempre presunto. E prima che la consulta dei medici si esprima rimane tale. Nel caso di Wojtyla ancora un parere definitivo da parte dei medici non c’è. E finché non c’è un parere definitivo non si può passare alle valutazioni dei teologi. Spetta infatti ai teologi dire se c’è un processo di causa-effetto tra il miracolo avvenuto e l’intercessione di Wojtyla”.
Pubblicato sul Foglio venerdì 5 marzo 2010
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Formidabile la suora politeista che afferma di aver “pregato Giovanni Paolo II”.
Quanto al processo, è giusto che venga fatto con tutti i crismi scientifici e le garanzie di credibilità.
Tantopiù quando si tratta di un santo vero come Giovanni Paolo.
Più in generale, in questi giorni avverto in modo del tutto nuovo la sensazione che la Chiesa che amiamo, nei suoi aspetti organizzativi, comunicativi e di rapporto col mondo, deve mettere in cantiere molte molte molte riforme.
C’è un continuo farsi sorprendere su una quantità di nervi scoperti che parlano non solo di cattiveria dei nemici ma anche di inadeguatezza, sciatteria, ritardo, incapacità, incomprensione che sono tutti difetti nostri.
E’ vero che ci sono notizie amplificate (poco fa è uscita un’altra ANSA che farà discutere per settimane), ma è vero pure che c’è qualcosa in questo sistema che non funziona più.
Per amare davvero, e custodire, forse occorre il coraggio di mandare al macero qualcosa.
Mattia, da sempre purtroppo c’è chi confonde il “chiedere l’intercessione dei santi” con il “pregare i santi”. Occorre molta formazione e molta catechesi per rimediare queste storture.
Certo Anonimo, però da una religiosa… Va bé…
Nel Medioevo per “individuare” e cogliere in flagranza gli eretici gli si domandava loro CREDI nella Madonna? Se rispondevano “Sì” era palese la loro eresia. Ogni tanto vorrei fare questo test a tutti i preti (preti, non pie donne della messa delle 8 del mattino…) ma non ho il coraggio, ho paura del risultato…
Dal fronte tradizionalista c’é avversione aperta alla beatificazione di Giovanni Paolo II, alcuni si permettono anche di ironizzare e lo chiamano “San Tosubito”.
Dal fronte progressista c’é evidentemente una pressione “politica” di segno opposto che si è vista in piazza (San Pietro) fin dal primo momento col cartello “Santo subito”.
I sinceri cattolici si fidano della Chiesa, non credono agli slogans e sanno aspettare.
Non è questione di essere progressisti o tradizionalisti.
La Santità di Giovanni Paolo II l’abbiamo vissuta tutti, credenti e non giorno dopo giorno per 28 anni. Credo che egli sia entrato nel cuore di tutti noi in quanto nessuno in questi tempi moderni ci ha avvicinato al Cristo quanto Lui.
Ecco, credo che “l’avversione”alla canonizzazione sia da ricercare proprio in questo motivo.
Non ci interessa dei Miracoli e di quanto decideranno le varie comissioni….consulte e chi più ne ha più ne metta. Ci interessa di quello che sentiamo dentro di noi, e noi sentiamo che Lui è veramente Santo