A chi non piace il Cortile dei gentili
4 marzo 2010 -
L’idea lanciata da monsignor Gianfranco Ravasi di una fondazione che faccia proprio l’auspicio del Papa di creare un luogo di dialogo tra cattolici e non credenti, il cosiddetto “Cortile dei gentili” – ne ho parlato sul Foglio in questo articolo: “La finestra sul cortile dei gentili si apre a Parigi, laica e spirituale insieme” – non piace a tutti.
A palazzoapostolico è il curatore di Fides et Forma, Francesco Colafemmina, a scrivere queste righe:
“A mio modestissimo parere, il Santo Padre ha fatto un discorso completamente diverso. Ad esempio quando qualche anno fa incontrò Oriana Fallaci, dimostrò l’apertura della chiesa nei riguardi di intellettuali atei o piuttosto agnostici che comprendono le esigenze del cristianesimo ma non hanno la fede. L’assenza di fede non presuppone una posizione ostile o contraria alla chiesa, spesso è semplicemente una nebbia o una oscurità che si posa nell’anima dell’uomo e gli impedisce di credere, pur nutrendo la consapevolezza della profonda verità che il cristianesimo esprime nei molteplici aspetti della vita dell’uomo su questa terra. A Parigi nel 2008 il Papa disse: ‘Paolo non annuncia dei ignoti. Egli annuncia Colui che gli uomini ignorano, eppure conoscono: l’Ignoto-Conosciuto; Colui che cercano, di cui, in fondo, hanno conoscenza e che, tuttavia, è l’Ignoto e l’Inconoscibile. Il più profondo del pensiero e del sentimento umani sa in qualche modo che Egli deve esistere’. E aggiunse che il cristianesimo non offre un pensiero ma offre la manifestazione concreta e reale di Cristo. Questa è la Verità tangibile da tutti, anche dai non credenti. L’operazione che è in cantiere mi sembra che invece parta non da persone che umilmente si mettono alla ricerca di Dio, ma da persone che magari per una ragione strumentale (vedi l’idea della chiesa come baluardo del contrasto al materialismo capitalistico e sessuale che la Kristeva sostiene in chiave psicanalitica) apprezzano il Papa o alcune dottrine della chiesa. L’operazione-evento non credo sia ciò che il Papa desidera. L’evangelizzazione anche dei non credenti non è un ‘evento’, bensì un’azione di annuncio alle anime bisognose di salvezza, anche se il nome di Colui che è Salvezza non lo conoscono ancora. Se poi il dialogo avviene con grandi intellettuali borderline massonico-radical chic, allora perché non cominciare da tutti i massoni (uomini del dubbio aperti al dialogo!) che sono ancora gravati dalla dichiarazione della CDF del 1983? Rifondare una cultura cristiana europea non è semplice. Eppure per farlo non credo servano tanti lustrini e tanti soldini, a volte basta aprire il cuore e la mente e avviare i processi lenti e lievitanti che tanto piaccono a Benedetto XVI, processi di certo non a senso unico. Vedi l’esempio della ‘riforma liturgica’: in pochi anni (3) quante messe nella forma straordinaria ci sono nel mondo? Quanti sacerdoti hanno riscoperto il mistero attraverso un sincero e non ideologico recupero della tradizione? E quanti seguono l’esempio semplice di Papa Benedetto, ponendo un crocifisso dinanzi all’altare durante la liturgia? Far fermentare un nuovo tessuto culturale attraverso una evangelizzazione non relativistica e non intellettualistica, ma ricca di carità e soprattutto Verità: non è forse questo che la Chiesa dovrebbe fare nelle intenzione di Papa Benedetto?”.
Pubblicato su palazzoapostolico.it giovedì 4 marzo 2010
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Il problema non è come suggerisce il titolo “a chi piace o a chi non piace il cortile dei gentili” il problema sta nell’interpetare correttamente ciò che ha detto Benedetto XVI, e al momento mons. Ravasi sembra camminare più cone le sue opinioni che non quelle del Papa…
Sulla base di cosa lo dici?
Trovo il dialogo tra cattolici e non credenti (mi permetto di aggiungere quelli come il sottoscritto, credenti ma non cattolici) la cosa più sensata e intelligente sentita dagli esponenti della Chiesa negli ultimi tempi. Poi bisogna vedere come sarà questo dialogo.
Il problema non è la linea di pensiero della Chiesa in questo momento, i problemi sono il modo di comunicazione (risolvibile difficilmente) e la cancrena (irrisolvibile) che pervade parecchie strutture e non una sola diocesi o un solo vescovo.
E- strana tanta enfasi sul ‘Cortile dei Gentili’. Non era questo il forum naturale scelto dagli apostoli per l’annuncio di quella Buona Novella che fu loro detto di portare oltre confine?
Vista la dimensione strutturale assunta dal ‘piccolo gregge’la chiesa oggi preferisce dedicarsi al proprio ekumene, troppo asservito agli idoli della modernità. a fede non può essere una polizza assicurativa per la vita eterna, ma un lievito per trasformare i cuori e costruire una comunità terrena che assomigli almeno in parte alla città futura. Tutto il resto sono orpelli e tattiche del ‘principe di questo mondo’.
Condivido le posizioni di Ravasi e non quelle di Colafemmina (che, come al solito, cerca di svuotare di significato gli interventi più aperti e dialogici di Benedetto XVI).
San Paolo all’Areopago, poi gli Apologisti hanno cercato di dialogare con gli intellettuali pagani del loro tempo: c’è quindi un bel filo rosso (diverso da quello del principio, male interpretato, “Extra Ecclesiam nulla salus”) che dalle origini cristiane porta sino al “cortile dei Gentili” (ed alla “cattedra dei non credenti” di Martini).
Credo non le sia sfuggito giorni fa l’articolo di John L Allen su mons Veeck: http://ncronline.org/blogs/all-things-catholic/him-or-not-denvers-chaput-very-21st-century-bishop. In ogni caso lo segnalo, compreso il finale del discorso del prelato – On Catholic Higher Education – che mette qualche puntino sulle fragilità del progressismo cristiano, di cui il “Cortile” potrebbe essere voce.