Concistoro all’europea. Così l’impronta di B-XVI inciderà sui nuovi cardinali

Il collegio cardinalizio è un insieme di pesi diversi. E’ il Pontefice regnante che lo modifica con nuovi innesti, offrendo in questo modo indicazioni per la propria, futura, successione. Ogni concistoro, in questo senso, è una scossa da valutare attentamente. L’ultima scossa (la seconda del suo pontificato) Benedetto XVI la diede nel novembre del 2007. La prossima è prevista quest’anno, probabilmente per la vigilia della festa di Cristo Re, sabato 20 novembre. Oggi i cardinali elettori (e cioè i porporati che hanno meno di ottant’anni) sono soltanto 111. Nove in meno, dunque, dei 120 previsti ai sensi del motu proprio Ingravescentem Aetatem di Paolo VI. Ma il numero degli uscenti aumenterà di parecchio nel 2010 (dieci unità) e agli inizi del 2011, tra gennaio e marzo: cinque unità. Ciò significa che i posti a disposizione nel concistoro di novembre saranno ventiquattro, un numero considerevole, e che è in grado di mutare gli equilibri e gli assetti dell’intero vertice della chiesa. Un tetto, tuttavia, che il Papa potrebbe addirittura sforare in eccesso qualora ritenesse opportuno farlo.

A uscire non sono porporati di secondo piano. C’è il cardinale Camillo Ruini che compie ottant’anni nel febbraio del 2011. C’è l’ex primate d’Olanda, Adrianus Johannes Simonis, per anni spinta dei movimenti ecclesiali nel Nord Europa. Ci sono i francesi Bernard Panafieu (ex arcivescovo di Marsiglia) e Paul Poupard. Non secondari anche gli addii dell’americano Bernard Francis Law il quale, pur relegato ad arciprete di Santa Maria Maggiore, resta molto ascoltato negli Stati Uniti. E del cardinale Julián Herranz, legato all’Opus Dei e in grado di garantire una notevole influenza sulla chiesa spagnola.

Ipotizzare chi saranno i 24 (o forse più) entranti è un esercizio delicato ma non impossibile. Tutto fa pensare che il concistoro avverrà dopo che alcuni capi dicastero della curia romana lasceranno il proprio incarico per motivi di età: il prefetto dei vescovi, quello del clero e quello dei religiosi, anzitutto. Se così sarà, e se al posto del cardinale Giovanni Battista Re andrà l’arcivescovo di Sydney, il già cardinale George Pell, nel concistoro di novembre entreranno anzitutto i due nuovi prefetti del clero e dei religiosi e, con loro, l’unico prefetto di congregazione oggi non ancora cardinale, ovvero il salesiano prefetto dei santi Angelo Amato. Quindi gli altri capi di dicastero assimilabili per importanza alle congregazioni: Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo tribunale della segnatura apostolica; Velasio De Paolis, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede; Fortunato Baldelli, dal 2009 penitenziere maggiore al posto di James Francis Stafford; Francesco Monterisi, arciprete della basilica di San Paolo fuori le mura; Paolo Sardi, pro-patrono del Sovrano militare ordine di Malta.

Fin qui i nomi certi. Che già dicono molto. Sono, infatti, cinque gli italiani sicuri della berretta rossa. A questi dovrebbero aggiungersi i tre italiani a capo di sedi vescovili importanti che ancora non sono stati creati cardinali: Paolo Romeo (Palermo), Giuseppe Betori (Firenze) e chi andrà a sostituire Severino Poletto a Torino: con ogni probabilità il vercellese Giuseppe Versaldi, arcivescovo di Alessandria.

Tra i nuovi cardinali sono previsti tanti europei (italiani a parte). Ee è qui, nel peso dato ai porporati d’Europa, che Ratzinger offre al nuovo collegio la sua pennellata più profonda. Molto probabili, infatti, sono le berrette a Reinhard Marx (Monaco di Baviera), Kazimierz Nycz (Varsavia), Braulio Rodríguez Plaza (Toledo), Vincent Nichols (Westminster), Willem Jacobus Eijk (Utrecht), André-Joseph Léonard (Malines-Bruxelles). Senza contare i presuli dei pontifici consigli ancora senza berretta (anche loro tutti europei): Gianfranco Ravasi, Antonio Maria Vegliò, Zygmunt Zimowski, Francesco Coccopalmerio e i due che andranno a sostituire rispettivamente Walter Kasper all’Unità dei cristiani e Paul Josef Cordes a “Cor Unum”.

Ovviamente vi saranno anche nuovi cardinali extra europei. Tre gli africani: Laurent Monsengwo Pasinya (Kinshasa), Simon-Victor Tonyé Bakot (Yaoundé), Cyprian Kizito Lwanga (Kampala). Per le americhe: Thomas Christopher Collins (Toronto), Timothy Dolan (New York), Nicolás Cotugno Fanizzi (Montevideo), Orani João Tempesta (Rio de Janeiro) e uno tra i vescovi di Belo Horizonte e Brasilia. In Asia: Malcolm Ranjith (Colombo); Charles Maung Bo (Yangon) e Peter Takeo Okada (Tokyo). Infine un’ipotesi suggestiva: Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme.

Pubblicato sul Foglio sabato 27 febbraio 2010

Tagged , , , ,