Un’altra storia difficile in Vaticano: l’accademia pontificia della vita, guidata da Fisichella, e il caso Recife
9 febbraio 2010 -
E’ passato quasi un anno dal “caso Recife”, quello della bambina brasiliana di nove anni cui venne inflitto un aborto gemellare e sul quale la chiesa, l’Osservatore Romano e la diocesi locale parlarono con voci aspramente discordi. Le conseguenze di quella storia potrebbero farsi complicate per monsignor Rino Fisichella, presidente della pontificia accademia per la vita. Giovedì, infatti, la pontificia Accademia si riunisce in Vaticano: qui una parte dei suoi membri chiederà a Fisichella spiegazioni per quanto da lui scritto sull’Osservatore Romano il 25 marzo 2009 proprio a proposito di Recife. Gli chiederà spiegazioni e, secondo quanto scrive il vaticanista Sandro Magister, anche le dimissioni.
Tutto cominciò un anno fa. In Brasile, nella città di Recife, una bambina rimasta incinta di due gemelli a seguito di violenza sessuale subita dal patrigno venne fatta abortire dai medici, incalzati da collettivi femministi, attestando un inesistente (secondo la diocesi) pericolo di vita. L’arcivescovo di Recife, José Cardoso Sobrinho, condannò la cosa dicendo che coloro che avevano aiutato la bambina ad abortire erano, ai sensi del diritto canonico, scomunicati latae sententiae. Feroci polemiche scoppiarono in tutto il paese e arrivarono in Europa. I giornali francesi scrissero articoli di condanna contro il “fanatismo” e la “durezza di cuore” della chiesa: erano concordi in difesa della bambina e di coloro che l’avevano aiutata ad abortire. Racconta Magister: il caso volle che in quei giorni in Francia si trovasse una delle editorialiste di punta dell’Osservatore, Lucetta Scaraffia. Questa avvertì il direttore Gian Maria Vian delle polemiche. Vian avvertì il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone che pensò di chiedere a Fisichella un articolo per acquietare gli attacchi contro la chiesa. Fisichella scrisse, Bertone approvò il testo e, senza farlo controllare dalla Congregazione per la dottrina della fede, lo mandò alle stampe. Che cosa scrisse Fisichella? Condannò la posizione di Sobrinho.
L’articolo di Fisichella provocò le proteste dei difensori della vita di ogni concepito e il plauso dei sostenitori della libertà dell’aborto. Sobrinho s’indignò: disse che Fisichella era disinformato sia sulla bambina (non era in pericolo di vita) sia sulla dottrina della chiesa. Scrisse in Vaticano chiedendo di pubblicare una sua nota in merito sull’Osservatore ma non ebbe risposte. Un silenzio che l’Osservatore aggravò quando, qualche tempo dopo, citò un testo di Lucia Annunziata dove, riferendosi espressamente all’articolo di Fisichella, riconosceva alla chiesa “una trasparenza mai vista”.
Per molti la misura era colma anche perché fino ad allora il Papa non era stato informato della gravità della cosa. Ma grazie all’intercessione del cardinale Renato Raffaele Martino, cinque membri della pontificia commissione vennero ricevuti da Benedetto XVI. Gli spiegarono tutto. Ratzinger rimase amareggiato e mormorò: “Si deve fare qualcosa”. L’8 giugno disse a Bertone di far pubblicare sull’Osservatore una nota che riconfermasse come immutata la dottrina della chiesa sull’aborto. La nota uscì, con fatica, il 10 luglio: non si diceva che l’articolo di Fisichella era sbagliato, ma che era stato oggetto di “strumentalizzazione”. Fu un espediente retorico che consentì a Fisichella e Bertone di uscire indenni dalla vicenda.
Ma giovedì ogni cosa potrà essere chiarita. Alla riunione parteciperà anche il belga Michel Schooyans, professore emerito a Lovanio e specialista in antropologia, filosofia politica e bioetica. Questi ha recentemente scritto una dura requisitoria contro la “trappola” nella quale anche Fisichella è caduto: l’uso ingannevole del concetto di “compassione”. Naturalmente l’arcivescovo Fisichella, che è anche cappellano della Camera e rettore della lateranense, avrà modo di contrattaccare con i suoi argomenti. Da seguire, sebbene la riunione sia a porte chiuse.
Pubblicato sul Foglio martedì 9 febbraio 2010
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Bisogna essere per forza “sostenitori della libertà di aborto” per condannare la linea – almeno comunicativa – dell’arcivescovo di Recife?
In una vicenda comunque penosa e tristissima – tanto più per chi è convinto, come me, che è stata soppressa una piccola vita umana – è stato sensato cannoneggiare colpi di diritto canonico, dando l’impressione di non essere minimamente interessati all’altra vittima di questa storia – la bambina – e neanche a colui – il patrigno stupratore – che non può non apparire nel novero dei colpevoli? Non si sarebbe potuto dire, per esempio, che l’aborto aggiungeva dolore a dolore? Non si sarebbe potuto ribadire (mi sembra che la dottrina della Chiesa non noccia) che lo stupro, aggravato dalla vicinanza familiare e dalla giovanissima età della vittima, è un peccato abominevole? Non si sarebbe potuto evitare “l’uso ingannevole del concetto di compassione” usando fin da subito una buona dose di vera compassione umana e cristiana nei confronti di chi ne era inequivocabilmente destinatario?
E se tutte queste cose sono state fatte e semplicemente a noi non sono arrivate per colpa dei media brutti, sporchi e cattivi, non si poteva provare a darne conto? L’arcidiocesi di Recife avrà pure un ufficio stampa.
Mah, mi pare tutto un pò esagerato.
Addirittura chiedere le dimissioni…
Non credo fosse in discussione la buona fede di nessuno, forse le informazioni circolate allora erano carenti e la pressione dell’opinione pubblica ha forzato qualche mano.
Ma insomma, accusare Fisichella di non essere allineato con la dottrina della Chiesa mi pare ridicolo.
Già, e lo stesso concetto di “compassione” viene utillizato nel giustificare l’aborto nei casi di abuso sessuale – a base dell’innocenza della vittima. Tanti sono i cattolici che dichiarono d’esser contro l’aborto “eccetto in casi di…” E a parecchi questa posizione sembra la risposta compassionevole e giustificata. Ma dov’è la “compassione” per l’altra vittima – il bambino – anch’esso innocente? Rimane che l’aborto diretto non è mai giustificato.
Mi pare un argomento molto complicato, mi vengono sempre in mente le donne vittime di stupri di massa durante la tragedia della guerra bosniaca.
In quella circostanza la Chiesa, mi pare, seppe trovare la giusta via tra fedeltà alla dottrina e il volto di misericordia che deve mostrare, anzi, che deve essere il suo.
Inoltre, sappiamo tutti che una cosa sul male, se detta male, peggiora il male.
Quindi anche a Recife potevano stare un pò più attenti a non fare la figura dei tetragoni insensibili.
Pur essendo un antiabortista poco flessibile, poco disposto a estenuanti “trattative” sull’argomento, il caso di Recife mi sembra un caso limite. Se non altro perchè l’aborto delle minorenni è ancora più delicato e da trattare diversamente, con estrema cautela.
C’è sempre uno più puro che ti epura. In che mani poco compassionevoli è finita la diocesi di Camara
Fisichella si debe andare. É chiaro che non puó essere Presidente della Accademia della Vita un uomo che ha dato origine a una nota di smentita della sua posizione dottrinale da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. Non si capisce come ha potuto fare dichiarazioni cosí brutte e contrarie alla dottrina della Chiesa.
Potrei chiosare, non richiesto, Tassinari: la delicatezza del caso non richiedeva certo di cambiare la dottrina (cosa che nessuno ha fatto, tantomeno Fisichella), ma un po’ più di prudenza pastorale e di dosaggio delle affermazioni sì.
@unpopiùchiaro (si fa per dire),
non è assolutamente possibile dire che mons. Fisichella ha fatto dichiarazioni contrarie alla dottrina della Chiesa
Sono totalmente solidale con Mons. Fisichella la cui unica colpa è aver espresso, a differenza del vescovo di Recife che ha saputo solo condannare le persone sbagliate, sollecitudine pastorale verso una sfortunata bimba violentata e messa incinta da uno sporco pedofilo.
Fisichella ha detto quello che non si puó mai dire: che si puó abortare. E per questo si debe andare.
Fisichella ha fatto un grosso errore in quell’articolo: è andato contro le norme del Diritto Canonico in materia. L’errore lo ha fatto anche chi non ha valutato bene l’articolo prima di pubblicarlo. Tra parentesi Fisichella è anche scaduto come mandato alla Lateranense. Che si prendano due piccioni con una fava a breve? Rodari, che ne pensa?
@unpopiuchiaro
Mons. Fisichella non ha scritto niente del genere.
@Rossoporpora
E allo stesso modo non è andato contro le norme del diritto canonico.
Ha semplicemente sollevato dubbi sul fatto che il vescovo di Recife avesse rilasciato quelle dichiarazioni.
Non soltanto é andato contro la dottrina della Chiesa e il diritto canonico. Anche ha agito da curiale prepotente e prima di andare contro il vescovo di Recife neanche se ha dignato di telefonare a Brasile. Peggio non si puó.
In effetti pare che con il confratello nell’episcopato non si sia neanche sentito, almeno così dice il vescovo di Recife…
Magari è stato il fuso orario…
Anonimo, una firmetta? E’ sempre lo stesso o sono in più d’uno?
Martedì 16 grande proiezione alla Lateranense (l’università del Papa) di un film che definire “illuminanente” è poco!
Date una occhiata al sito della PUL!
Il vescovo di Recife dopo questi fatti è cambiato (per raggiunti limiti di età). Lui ha detto sicuramente una cosa esatta dal punto di vista del Diritto, ma è grave che non abbia fatto nessun accenno al dramma subito dalla bambina. Si è sentito così in diritto di ricordare una cosa esatta, ma nulla sul dramma della bambina. Nella diocesi di Recife non lo rimpiangono di certo, anche perchè le attenzioni agli “ultimi” del nuovo arrivato sono nettamente superiori al suo predecessore.