B-XVI prepara la visita in Inghilterra con un discorso poco british
3 febbraio 2010 -
Mancano poco più di sette mesi alla visita del Papa in Gran Bretagna – il prossimo settembre – ma già il clima è in fase di surriscaldamento. Le parole poco british che quarantotto ore fa il Papa ha rivolto ai vescovi d’Inghilterra e del Galles ricevuti in Vaticano hanno infatti provocato reazioni variegate. La stampa inglese ha letto il discorso del Papa come un diretto attacco al Labour. Le autorità anglicane come un attacco rivolto a loro. Così pure la Regina d’Inghilterra. Ma c’è chi fa notare argutamente – tra questi Damian Thompson, direttore dei blog del Telegraph e stimato commentatore di cose religiose – che le parole del Papa erano dirette anche alla chiesa cattolica d’Inghilterra, rea di non essersi saputa esprimere durante le polemiche sulle adozioni di bambini da parte di coppie gay in modo univoco e convincente.
Che uno degli obiettivi del Papa fosse il Labour è cosa certa. Ma non il Labour in sé. Bensì il Labour in quanto sostenitore dell’equality bill, ovvero la legislazione britannica contro la discriminazione la quale, a detta del Pontefice, rischia di “limitare” la libertà di azione delle comunità religiose. E, infatti, così ha commentato ieri la stampa inglese: “Il Papa attacca i laburisti sulle leggi per l’eguaglianza”, titolava il Telegraph. “Il Vaticano ha lanciato un attacco senza precedenti alle politiche dei diritti umani di Gordon Brown”, ha scritto il Times. “L’effetto – ha detto Ratzinger – è l’imposizione di limitazioni ingiuste alla libertà di agire secondo il proprio credo a comunità religiose”. E ancora: “Per alcuni aspetti si viola veramente la legge naturale su cui si fonda l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e per mezzo della quale essa è garantita”.
Il conflitto tra stato e chiesa cattolica in Inghilterra sull’equality bill è atavico. Il nodo principale è sempre uno: grazie a queste norme s’impedisce a strutture come le agenzie di adozione qualunque tipo di discriminazione. E, dunque, queste stesse agenzie, nel nome della non discriminazione, sono costrette per legge a concedere l’adozione di bambini anche alle coppie di omosessuali. “C’è stato un conflitto tra noi e il governo a proposito della libertà delle agenzie cattoliche di adozione di agire con integrità e in accordo con gli insegnamenti della chiesa su vita, famiglia, matrimonio” e sull’adottabilità da parte delle solo famiglie rappresentate “da coppie eterosessuali”, ha spiegato due giorni fa il presidente della Conferenza episcopale d’Inghilterra e del Galles, l’arcivescovo di Westminster monsignor Vincent Nichols. Tuttavia il conflitto è, ed è stato, anche intra ecclesiale: alcuni vescovi dell’ala più liberale del paese, infatti, si sono mostrati meno duri verso l’equality bill di quanto avrebbero potuto. E non ha caso due giorni fa il Papa ha ricordato il “diritto” della chiesa di difendere i valori della vita e della famiglia “partecipando al dibattito nazionale attraverso un dialogo rispettoso con gli altri membri della società”.
Quindi gli anglicani e la Regina. Entrambi, la cosa è nota, non hanno ben digerito le recenti aperture del Pontefice ai sacerdoti anglicani. E anche due giorni fa non hanno visto di buon occhio la richiesta rivolta dal Papa ai vescovi cattolici di essere “generosi” nell’applicare le indicazioni del recente decreto Anglicanorum Coetibus. Se è stato l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, a definire la cosa “un attacco” alla propria chiesa, è stata invece la regina Elisabetta a inviare il proprio Lord Chamberlain, Earl William Peel, da Nichols per esprimere preoccupazione e chiedere chiarimenti.
Pubblicato sul Foglio mercoledì 3 febbraio 2010
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