Conto alla rovescia per Los Angeles

Sabato 27 febbraio il cardinale Roger Michael Mahony, arcivescovo di Los Angeles, ha compiuto 74 anni. E come ha ricordato giustamente Rocco Palmo “the countdown begins“, il conto alla rovescia insomma è cominciato: il conto alla rovescia che porterà il Papa nei prossimi mesi a nominare un vescovo coadiutore con diritto di successione. Della cosa ne aveva parlato anche Fr. John Zuhlsdorf: “Coadjutor for Los Angeles?“.

Ora, io non so se davvero Benedetto XVI arriverà tra pochi mesi (o tra poche settimane) a indicare un nome destinato prima ad affiancare e poi a sostituire Mahony. So però che della cosa in Vaticano se ne sta parlando. E so che tra i vari nomi che si fanno c’è anche quello del potente monsignore americano James Michael Harvey. Prefetto della casa pontificia – di lui ne avevo parlato qui: “Barack Obama arriva in Vaticano. Due fazioni lo attendono“, è lui a influenzare – voce ascoltata nella congregazione dei vescovi – le nomine dei vescovi americani.

Il fatto che si parli di Harvey come successore di Mahony può voler dire molte cose: anzitutto che Harvey è ritenuto uno di peso, in secondo luogo che c’è chi lo ritiene adatto per una grande diocesi, oppure che c’è chi ritiene sia arrivato il tempo che lasci Roma.

Io credo sia improbabile (seppure non impossibile) un suo spostamento dalla Santa Sede. Mi sembra più un nome buttato lì così, tanto per vedere l’effetto che fa, piuttosto che un’ipotesi seria. Ma poi così vanno le cose oggi in Vaticano: spesso i nomi vengono avanzati e poi, a furia di avanzarli, possono anche tramutarsi da ipotesi improbabili in realtà.

Pubblicato su palazzoapostolico.it domenica 28 febbraio 2010

L’ennesimo lapsus di Gianni Gennari

Io non so se Gianni Gennari, colui che su Avvenire tutti i giorni dice la sua in “Lupus (lapsus) in pagina”, faccia apposta a non capire oppure proprio non capisce. Fatto sta che la rubrica di oggi intitolata “Pagine strumentali e -cadute- sensazionali” ha dell’incredibile.

Gennari parla del Foglio, in particolare dell’articolo da me scritto su padre Amorth, o meglio sul libro-intervista di Marco Tosatti con padre Amorth: “Se un esorcista in Vaticano scopre di avere molto da fare“. In sostanza dice Gennari che quanto a suo dire sostiene l’articolo, e cioè che Satana è entrato in Vaticano, non è la scoperta del secolo: “In realtà l’esorcismo – scrive Gennari -, a cominciare da quello del Battesimo, è preghiera che in nome di Cristo chiede la liberazione dal male che si insinua in noi. Dunque serve anche in Vaticano! Sensazionale scoperta? Leggi e sorridi- Già descrivendo l’Ultima cena San Giovanni (13,27) e riferendosi a Giuda, ci dice che «Satana entrò in lui»: già allora, uno su dodici! Preghiera e calma: non praevalebunt!”.

Già: che Satana e le preghiere di esorcismo servano anche in Vaticano – ha ragione Gennari – non è una scoperta sensazionale. Peccato però che l’articolo che ho scritto – che riprendeva parole dette da padre Amorth a Tosatti – dica tutt’altro. Non dice semplicemente che Satana è entrato in Vaticano, ma che, secondo Amorth, in Vaticano ci sono dei satanisti. C’è una bella differenza. Io non so se quanto dice Amorth sia vero. So soltanto che lui ha detto queste cose a Tosatti. Ma Gennari, come al solito, fa finta di niente e tira acqua alle sue tesi. Oppure proprio non riesce a capire.

Pubblicato su palazzoapostolico.it sabato 27 febbraio 2010

Concistoro all’europea. Così l’impronta di B-XVI inciderà sui nuovi cardinali

Il collegio cardinalizio è un insieme di pesi diversi. E’ il Pontefice regnante che lo modifica con nuovi innesti, offrendo in questo modo indicazioni per la propria, futura, successione. Ogni concistoro, in questo senso, è una scossa da valutare attentamente. L’ultima scossa (la seconda del suo pontificato) Benedetto XVI la diede nel novembre del 2007. La prossima è prevista quest’anno, probabilmente per la vigilia della festa di Cristo Re, sabato 20 novembre. Oggi i cardinali elettori (e cioè i porporati che hanno meno di ottant’anni) sono soltanto 111. Nove in meno, dunque, dei 120 previsti ai sensi del motu proprio Ingravescentem Aetatem di Paolo VI. Ma il numero degli uscenti aumenterà di parecchio nel 2010 (dieci unità) e agli inizi del 2011, tra gennaio e marzo: cinque unità. Ciò significa che i posti a disposizione nel concistoro di novembre saranno ventiquattro, un numero considerevole, e che è in grado di mutare gli equilibri e gli assetti dell’intero vertice della chiesa. Un tetto, tuttavia, che il Papa potrebbe addirittura sforare in eccesso qualora ritenesse opportuno farlo.

A uscire non sono porporati di secondo piano. C’è il cardinale Camillo Ruini che compie ottant’anni nel febbraio del 2011. C’è l’ex primate d’Olanda, Adrianus Johannes Simonis, per anni spinta dei movimenti ecclesiali nel Nord Europa. Ci sono i francesi Bernard Panafieu (ex arcivescovo di Marsiglia) e Paul Poupard. Non secondari anche gli addii dell’americano Bernard Francis Law il quale, pur relegato ad arciprete di Santa Maria Maggiore, resta molto ascoltato negli Stati Uniti. E del cardinale Julián Herranz, legato all’Opus Dei e in grado di garantire una notevole influenza sulla chiesa spagnola.

Ipotizzare chi saranno i 24 (o forse più) entranti è un esercizio delicato ma non impossibile. Tutto fa pensare che il concistoro avverrà dopo che alcuni capi dicastero della curia romana lasceranno il proprio incarico per motivi di età: il prefetto dei vescovi, quello del clero e quello dei religiosi, anzitutto. Se così sarà, e se al posto del cardinale Giovanni Battista Re andrà l’arcivescovo di Sydney, il già cardinale George Pell, nel concistoro di novembre entreranno anzitutto i due nuovi prefetti del clero e dei religiosi e, con loro, l’unico prefetto di congregazione oggi non ancora cardinale, ovvero il salesiano prefetto dei santi Angelo Amato. Quindi gli altri capi di dicastero assimilabili per importanza alle congregazioni: Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo tribunale della segnatura apostolica; Velasio De Paolis, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede; Fortunato Baldelli, dal 2009 penitenziere maggiore al posto di James Francis Stafford; Francesco Monterisi, arciprete della basilica di San Paolo fuori le mura; Paolo Sardi, pro-patrono del Sovrano militare ordine di Malta.

Fin qui i nomi certi. Che già dicono molto. Sono, infatti, cinque gli italiani sicuri della berretta rossa. A questi dovrebbero aggiungersi i tre italiani a capo di sedi vescovili importanti che ancora non sono stati creati cardinali: Paolo Romeo (Palermo), Giuseppe Betori (Firenze) e chi andrà a sostituire Severino Poletto a Torino: con ogni probabilità il vercellese Giuseppe Versaldi, arcivescovo di Alessandria.

Tra i nuovi cardinali sono previsti tanti europei (italiani a parte). Ee è qui, nel peso dato ai porporati d’Europa, che Ratzinger offre al nuovo collegio la sua pennellata più profonda. Molto probabili, infatti, sono le berrette a Reinhard Marx (Monaco di Baviera), Kazimierz Nycz (Varsavia), Braulio Rodríguez Plaza (Toledo), Vincent Nichols (Westminster), Willem Jacobus Eijk (Utrecht), André-Joseph Léonard (Malines-Bruxelles). Senza contare i presuli dei pontifici consigli ancora senza berretta (anche loro tutti europei): Gianfranco Ravasi, Antonio Maria Vegliò, Zygmunt Zimowski, Francesco Coccopalmerio e i due che andranno a sostituire rispettivamente Walter Kasper all’Unità dei cristiani e Paul Josef Cordes a “Cor Unum”.

Ovviamente vi saranno anche nuovi cardinali extra europei. Tre gli africani: Laurent Monsengwo Pasinya (Kinshasa), Simon-Victor Tonyé Bakot (Yaoundé), Cyprian Kizito Lwanga (Kampala). Per le americhe: Thomas Christopher Collins (Toronto), Timothy Dolan (New York), Nicolás Cotugno Fanizzi (Montevideo), Orani João Tempesta (Rio de Janeiro) e uno tra i vescovi di Belo Horizonte e Brasilia. In Asia: Malcolm Ranjith (Colombo); Charles Maung Bo (Yangon) e Peter Takeo Okada (Tokyo). Infine un’ipotesi suggestiva: Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme.

Pubblicato sul Foglio sabato 27 febbraio 2010

Se un esorcista in Vaticano scopre di avere molto da fare

Satanisti in Vaticano? “Sì, anche in Vaticano ci sono membri di sètte sataniche”. E chi vi è coinvolto? Si tratta di preti o di semplici laici? “Ci sono preti, monsignori e anche cardinali!”. Mi perdoni, don Gabriele, ma Lei come lo sa? “Lo so dalle persone che me l’hanno potuto riferire perché hanno avuto modo di saperlo direttamente. Ed è una cosa ‘confessata’ più volte dal demonio stesso sotto obbedienza durante gli esorcismi”. Il Papa ne è informato? “Certo che ne è stato informato! Ma fa quello che può. E’ una cosa agghiacciante. Tenga presente poi che Benedetto XVI è un Papa tedesco, viene da una nazione decisamente avversa a queste cose. In Germania infatti praticamente non ci sono esorcisti, eppure il Papa ci crede: ho avuto occasione di parlare con lui tre volte, quando ancora era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Altroché se ci crede! E ne ha parlato esplicitamente in pubblico parecchie volte. Ci ha ricevuto, come associazione di esorcisti, ha fatto anche un bel discorso, incoraggiandoci e elogiando il nostro apostolato. E non dimentichiamo che del diavolo e dell’esorcismo moltissimo ne ha parlato anche Giovanni Paolo II”. Allora è vero quello che diceva Paolo VI: che il fumo di Satana è entrato nella chiesa? “E’ vero, purtroppo, perché anche nella chiesa ci sono adepti alle sètte sataniche. Questo particolare del ‘fumo di Satana’ lo riferì Paolo VI il 29 giugno 1972. Poi, siccome questa frase ha creato uno scandalo enorme, il 15 novembre dello stesso 1972 ha dedicato tutto un discorso del mercoledì al demonio, con frasi fortissime. Certo, ha rotto il ghiaccio, sollevando un velo di silenzio e censura che durava da troppo tempo, però non ha avuto conseguenze pratiche. Ci voleva uno come me, che non valeva niente, per spargere l’allarme, per ottenere conseguenze pratiche”.

Padre Gabriele Amorth è oggi uno dei più grandi esorcisti a livello internazionale. Svolge il proprio incarico nella città di Roma. Nelle sue memorie raccolte da Marco Tosatti in “Padre Amorth. Memorie di un esorcista. La mia vita in lotta contro Satana” (Piemme) è anzitutto una denuncia alla chiesa che intende fare. Alla chiesa e ai suoi vescovi: “Abbiamo moltissimi preti e molti vescovi che purtroppo non credono a Satana”, dice. E ancora: “Ci sono nazioni intere senza esorcisti: la Germania, l’Austria, la Svizzera, la Spagna, il Portogallo… Molti vescovi non credono nel demonio e arrivano addirittura a dire in pubblico: l’inferno non esiste, il demonio non esiste. Eppure Gesù nel Vangelo ne parla abbondantemente per cui verrebbe da dirsi, o non hanno mai letto il Vangelo o non ci credono proprio!”.

Molti vescovi non credono nel demonio, dunque. E, infatti, la battaglia di padre Amorth è su due fronti: contro l’avversario di sempre e contro il silenzio o l’incredulità della chiesa: “Il codice di diritto canonico dice che gli esorcisti dovrebbero essere scelti fra il fior fiore del clero”, spiega. E, invece, non avviene così. Spesso i migliori sacerdoti sono destinati dai vescovi ad altri incarichi. E quei pochi esorcisti che ci sono hanno poca esperienza. Dovrebbe essere l’opposto. Per tutti dovrebbe verificarsi quanto capitò a don Amorth: il cardinale Ugo Poletti lo affiancò a padre Candido Amantini che da quaranta anni era esorcista alla Scala Santa. Dice don Amorth: “Devo a lui tutto quello che so”. Racconta ancora don Amorth: “Ci sono vari episodi che mi raccontava padre Candido. Un giorno un sacerdote gli disse chiaramente che non credeva a nulla di tutto questo: demonio, esorcismi e così via. Padre Candido replicò: venga una volta ad assistere. Padre Candido raccontò che questo sacerdote stava con le mani in tasca, in piedi; alla Scala Santa gli esorcismi li fanno in sacrestia, e lui stava lì, con un’aria quasi di disprezzo. A un certo punto il demonio si è rivolto a lui e gli ha detto: tu non credi a me ma alle femmine ci credi, eccome se ci credi nelle femmine. Il sacerdote, camminando all’indietro, tutto vergognoso, ha raggiunto la porta ed è filato via”.

Don Amorth riceve nel suo studio centinaia di persone all’anno. Di queste soltanto poche sono davvero possedute. La maggior parte ha semplicemente gravi problemi psichici e psichiatrici. Ma i posseduti ci sono. Si presentano da don Amorth per essere liberati. Lo fanno spontaneamente seppure la “presenza” che si è impossessata del loro corpo faccia di tutto perché gli esorcismi non abbiano effetto.

Come avviene la possessione? La maggior parte della gente rimane posseduta dopo aver partecipato a messe nere o a riti satanici. Dice don Amorth: “La principale caratteristica delle messe nere è che c’è il disprezzo dell’eucaristia. Nella vera messa nera c’è una donna nuda che fa da altare, e che dovrebbe essere vergine, e viene violentata da quello che fa da sacerdote e poi da tutti gli altri, dopodiché fra di loro succede di tutto. Ossia diventa un vero bordello. Per cui molti alla messa nera ci vanno per il ‘dopo’, per il bordello”.

Don Amorth ha un metodo – che a volte riesce altre no – per riconoscere se una persona è davvero posseduta: l’acqua benedetta. Ne parla raccontando di una donna che gli chiese di essere esorcizzata. Don Amorth non sapeva se si trattava davvero di una possessione. Così preparò sul tavolo due bicchieri, uno con acqua comune e uno con acqua benedetta: “Le offersi da bere l’acqua comune; mi ringraziò e bevve. Alcuni minuti dopo le porsi l’altro bicchiere, con l’acqua benedetta. La bevve, ma questa volta il suo aspetto cambiò di colpo: da bimba impaurita a persona in collera. Scandendo le parole con timbro di voce basso e forte, come se un uomo parlasse dentro di lei, mi disse: ‘Ti credi furbo, prete!’. Ebbe così inizio la preghiera di esorcismo e solo un’ora dopo, compiuto il rito, avvenne la liberazione in chiesa”.

Pubblicato sul Foglio giovedì 25 febbraio 2010

Tim on Tap

L’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, non si smentisce.

Ieri – sulla cosa mi ha indirizzato con la solita arguzia Pasquale Annicchino che ama tenere l’occhio vigile sulle questioni di fede americane –, a un anno esatto dalla nomina nella grande mela, ha festeggiato come solo lui sa fare, ovvero tra la gente, in un pub di Manhattan dove una volta alla settimana si svolge un ciclo d’incontri chiamato Theology-on-Tap.

Ecco alcune battute del grande arcivescovo:

“Grazie dell’invito. Assicuratemi che non dovrò pagare il conto”.

“La folla non è qui per me: gli organizzatori hanno fatto circolare la notizia che il primo ospite sarebbe stato Lady Gaga”.

“Siamo in quaresima, tutto quello che sto bevendo è questo: non vi dirò cos’è. Vorrei solo averci un’oliva dentro”.

“Questa è la cosa più pazza che ho fatto da quando sono monsignore”.

“Molto spesso Signore tu sei stato in posti come questo.. hai mangiato del buon cibo, hai bevuto del buon vino, ti ringraziamo per la tua passione e per la morte sulla croce”.

“Che festa è oggi?” “E’ la festa dell’insediamento, che per me significa autorità, unità, responsabilità”.

“Noi crediamo in Gesù Cristo. E’ il centro della fonte dell’unità”.

“La chiesa è senza peccato ma i suoi membri non lo sono. Abbiamo degli scandali e delle crisi e immoralità a bizzeffe”.

“Il concilio in unione con il vescovo di Roma è l’espressione della più alta dell’autorià della chiesa”

Leggi la cronaca integrale della serata sul blog di Rocco Palmo: “A Year Later, Tim on Tap“.

Pubblicato su palazzoapostolico.it mercoledì 24 febbraio 2010

2050, l’anno del non sacerdozio. Così per la chiesa cattolica in Europa si prepara un futuro senza preti

Quanti sacerdoti ci saranno in Europa tra quaranta, cinquant’anni? A leggere i dati diffusi due giorni fa dal Vaticano e desunti dall’annuario pontificio 2010, ce ne saranno molto pochi. Un minimo storico che non può che preoccupare.

La “radiografia” della chiesa cattolica nel mondo – appunto l’annuario pontificio – è stata mostrata sabato a Benedetto XVI dal segretario di stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, e dal sostituto della stessa segreteria, monsignor Fernando Filoni. La cosa è stata resa nota da un comunicato della sala stampa vaticana dove si dicono molte cose. Anzitutto che i sacerdoti, sia diocesani che religiosi, nel periodo 2001-2008 sono sì aumentati progressivamente ma soltanto dell’uno per cento: dai 405.178 del 2000 si è arrivati ai 408.024 del 2007 e ai 409.166 del 2008. Insieme si spiega che cresce il numero dei seminaristi. E qui, oltre a rilevare che l’aumento è irrisorio (il numero è sempre lo stesso: uno per cento) si fa un quadro per continenti. E si dice che i candidati al sacerdozio crescono soprattutto in Africa (3,6 per cento), in Asia (4,4 per cento) e in Oceania (6,5 per cento), mentre l’Europa ha fatto registrare un calo del 4,3 per cento e l’America risulta stazionaria. Cosa significa tutto ciò? Che andando avanti nel tempo, quando i tanti sacerdoti europei che già oggi hanno più di 65 anni lasceranno, l’Europa si troverà sprovvista di preti e non potrà fare altro che “pescare” altrove. E’ fra trenta, quarant’anni che l’effetto di questa crisi vocazionale mostrerà tutti i suoi effetti. Recentemente è stata pubblicata una proiezione relativa all’Italia: nel 1978 i preti diocesani erano 41.627, nel 2006 soltanto 33.409, il 25 per cento in meno. Ancora più rilevante è il calo dei sacerdoti appartenenti a ordini religiosi, passati da 21.500 a 13.000, il 40 per cento in meno.

La crisi vocazionale europea è senz’altro ascrivibile a una generale secolarizzazione di tutto il continente. Giovanni Paolo II ha fatto molto per arginare questo fenomeno tanto che non in pochi si domandano dove sarebbe arrivata la chiesa se non ci fosse stato lui. Non per niente si deve senz’altro al suo grande pontificato il fatto che è la Polonia, prima dell’Italia e della Spagna, ad avere ancora oggi il maggior numero di sacerdoti e di seminaristi. Seppure il calo rispetto a venti, trent’anni fa, è netto: nel 1972 c’erano in Polonia 8.458 seminaristi, oggi ce ne sono 5.736. Nel 1972 c’erano in Italia 8.131 seminaristi, nel 2007 sono scesi a 5.791. Impressionante il calo della Spagna: nel 1972 di seminaristi ce n’erano 4.583, oggi ce ne sono 2.115. Tra i paesi europei il dato più negativo è quello irlandese: nel 1972 nella cattolica Irlanda c’erano 1.144 seminaristi. Oggi se ne contano soltanto 178.

Anche le principali diocesi europee mostrano dati allarmanti. Milano passa dai 250 seminaristi del 1989 ai 139 di oggi. Torino dai 52 del 1989 ai 19 di oggi. Parigi dagli 81 del 1989 ai 63 di oggi. A Praga nel 1989 c’erano 33 seminaristi, oggi che il regime comunista non c’è più ce ne sono nove. Varsavia è passata da 333 a 193. Cracovia da 395 a 136. L’unica eccezione positiva è Madrid: dai 150 del 1989 ai 191 di oggi.
La chiesa è un’istituzione sempre in movimento e nulla vieta che nel giro di pochi anni questo trend indiscutibilmente negativo cambi di segno. Un indizio (e una speranza per la chiesa) in questo senso viene dai movimenti ecclesiali o comunque dalle associazioni esterne alle diocesi.

Pubblicato sul Foglio martedì 23 febbraio 2010

Ecco la prima contro-smentita

Il caso “Boffo-Vian” non ha pace. Oggi un colpo tremendo alla segreteria di stato vaticana è stato dato da Repubblica. Carte alla mano, il quotidiano di Ezio Mauro ha smentito il comunicato del 9 febbraio della segretreria di stato vaticana laddove si dice, tra le altre cose, che il Santo Padre “è sempre informato”.

Repubblica smentisce questa cosa e scrive (riportando il frontespizio della rassegna stampa della segreteria di stato) che soltanto dal 10 febbraio (il giorno dopo l’uscita del comunicato della segreteria di stato vaticana) al Papa sono stati dati articoli riguardanti il caso. In Vaticano, dunque, gli articoli del Foglio del 23 gennaio (il primo articolo che ha riaperto il caso) e del 30 gennaio (l’intevista a Feltri, mai smentita, nella quale il direttore del Giornale dice che chi gli ha passato la velina fasulla su Boffo e chi gliela ha poi avvalorata è una personalità della chiesa della quale “ci si deve fidare istituzionalmente”), e altri articoli di altri giornali particolarmente eloquenti non sono mai stati fatti girare ufficialmente.

E adesso cosa succederà? Quali altri parti del comunicato del 9 febbraio verranno smentite nei prossimi giorni?

Leggi qui l’articolo apparso oggi su Repubblica di Orazio La Rocca: “Così la segreteria di stato vaticana ha nascosto il caso Boffo al Papa”.

Leggi qui il comunicato della segreteria di stato vaticana del 9 febbraio 2010.

Pubblicato su palazzoapostolico.it sabato 20 febbraio 2010

Passata la bufera, via alle nomine: Bertone vuole un australiano decisionista alla “fabbrica dei vescovi”

Il piano “grandi nomine 2010” in Vaticano è confermato. La bufera che ha investito la curia romana le scorse settimane ha messo in luce molti fili scoperti, molte situazioni da valutare e approfondire ulteriormente e con la dovuta calma, ma non ha mutato gli scenari quanto a new entry nei posti di comando più vicini al Pontefice.

Gli occhi di tutti sono puntati da tempo sulla Congregazione dei vescovi: è qui, infatti, che si fa la chiesa. E’ qui che la classe dirigente del domani viene pensata e immaginata. Dall’attuale dirigenza della stessa Congregazione sono usciti i nomi di due candidati. Prima quello del nunzio apostolico in Italia, il navigato e competente diplomatico Giuseppe Bertello. Poi quello più “minimal” del segretario della Congregazione, l’ex nunzio in Spagna e Andorra, il monsignore portoghese Manuel Monteiro de Castro. Ma a spuntarla (la cosa pare oramai decisa) sarà il candidato del segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, e cioè l’attuale arcivescovo di Sidney, George Pell. Questi è conosciuto in Australia (regione ai confini dell’orbe cattolico) per essere un decisionista, un arcivescovo di polso. Ma non ha nessuna esperienza della curia romana e la cosa non è di secondo piano per chi è chiamato a divenire prefetto dei vescovi. Infatti, è anche per questo motivo che, in Vaticano, c’è chi preferirebbe vedere Pell succedere al cardinale Ivan Dias nella Congregazione di Propaganda Fide piuttosto che al cardinale Re.

Per quanto riguarda le successioni del prefetto del clero, il cardinale brasiliano Claudio Hummes e del prefetto dei religiosi, il cardinale sloveno Franc Rodé, ancor nessuna decisione è stata presa. Ai religiosi c’è chi ha ipotizzato possa arrivare dalla Congregazione per le cause dei santi il salesiano arcivescovo Angelo Amato ma la cosa resta priva di conferme reali. Anche perché Amato è approdato ai santi soltanto un anno e mezzo fa.

Più lineare, invece, la situazione ai Pontifici consigli per la promozione dell’unità dei cristiani e “Cor Unum”. Al posto del cardinale Walter Kasper favorito è il vescovo di Basilea Kurt Koch (“l’unico vescovo svizzero non in odore di eresia” dice ovviamente scherzando un cardinale della curia) mentre per quanto riguarda la successione del cardinale Paul Josef Cordes occorre fare un altro discorso: il Papa ascolterà il pare del suo confratello tedesco ma pare che, nonostante i desideri dello stesso Cordes, non possa essere del tutto peregrina l’idea di inglobare “Cor Unum” a Iustitia et Pax, il dicastero guidato dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson.

Grande movimento c’è anche attorno alle nomine in due tra le diocesi più importanti d’Italia: Milano e Torino. A Milano i tempi sono un po’ più lunghi rispetto a Torino e infatti l’unica certezza viene dalla base, ovvero dal clero: sono i sacerdoti a chiedere un vescovo non soltanto milanese ma anche ambrosiano, che porti con sé insomma l’amore per la chiesa ambrosiana, per la sua gloriosa storia della quale i cardinali Schuster, Montini e Colombo furono un esempio a oggi indimenticato. A Torino, invece, la data del ritiro dell’arcivescovo Severino Poletto è vicina. E una terna di nomi sembra oggi essersi delineata: in pole position anche qui il candidato di Bertone, ovvero il vescovo di Alessandria monsignor Giuseppe Versaldi. Ma crescono le figure di Bertello (se non dovesse andare ai vescovi) e di Gianni Ambrosio, arcivescovo di Piacenza-Bobbio.

Pubblicato sul Foglio giovedì 18 febbraio 2010

A quando la prossima crisi?

In merito alla bufera che ha investito il Vaticano settimana scorsa (la travagliata vicenda che, iniziata ad agosto con l’articolo di Vittorio Feltri e con le dimissioni di Dino Boffo, è apparentemente terminata con uno strano comunicato della segreteria di stato vaticana) c’è molto da leggere.

Scrive Sandro Magister su www.chiesa.espressonline.it che in questa vicenda il Papa non è stato aiutato: “Il comunicato della segreteria di Stato del 9 febbraio scorso è l’ultimo segno di questo dislivello tra il magistero del papa e l’operato della macchina vaticana. Chiamare in causa il papa e farsi scudo di lui per smentire un passaggio di carte dal Vaticano a un giornale, l’utilizzo di un gendarme pontificio come postino e la paternità curiale di un articolo con firma fittizia, sullo sfondo di una vicenda che comunque resta intatta nei suoi tratti sostanziali di conflitto tra la segreteria di Stato e la conferenza episcopale italiana – conflitto al quale il papa era ed è superiore e da nessuno accusato – è parso a molti come un atto fuori misura. Non solo slegato, ma in contrasto stridente con la qualità e i contenuti del magistero di papa Benedetto, a dispetto dell’approvazione formale da lui data alla pubblicazione del comunicato e della fiducia da lui rinnovata ai suoi collaboratori”.

Anche il vaticanista statunitense John Allen su National Catholic Reporter batte il chiodo sull’inefficienza della macchina adibita ad aiutare il Papa: “Da un punto di vista di pubbliche relazioni il Vaticano dà l’impressione di disinnescare bombe dopo un po’ che sono esplose. Fintanto che non saranno affrontati i problemi di gestione e comunicazione, tutto ciò che si può fare è attendere fino a quando spunterà la prossima crisi e, naturalmente, non c’è alcuna garanzia che la prossima ’cause célèbre’ sia limitata all’Italia”.

Leggi il testo di Magister integrale: Quaresima 2010. Le ceneri di papa Benedetto

E qui quello di John Allen: Round up of a week in Rome