La dura vita del numero due
4 gennaio 2010 -
Da quando ha compiuto 75 anni, e ha raggiunto l’età pensionabile, il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone ha subìto diversi attacchi. Tutti diretti a spodestarlo. Dell’ultimo attacco, in particolare, quello un po’ grezzo per stile (ma comunque preciso quanto a mira) a firma Marco Damilano sull’Espresso, si parla molto oltre il Tevere. Ma, nonostante tutto, non sarà Damilano a spodestare Bertone.
Leggi QUI Marco Damilano per l’Espresso.
Pubblicato su palazzoapostolico.it lunedì 4 gennaio 2010
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Un articolo veramente scannerizzato male. Si fa fatica a leggerlo……
…mi sembra che il nostro giornalista Damilano sia un pò miope. Fulton Scheen diceva che queste persone che annunciano da duemila anni ,un funerale che non passa mai, quello della Chiesa, non sono credibili: la storia stessa si è incaricata di smentilrli.Come diceva il grande cardinal Siri solo la Chiesa è l’unica istituzione al mondo che può pigliarsi il lusso di prendersi malattie mortali uscendone indenne….
Stile a parte, mi sembra che tutti i vaticanisti concordino sull’invasione dei salesiani in Vaticano, imputando questo a Bertone. L’ultimo è Magister che nel suo post di oggi mette nel mirino il salesiano don Palombella, nuovo direttore della Cappella Sistina.
Anche la mia impressione di semplice fedele è che Bertone sia anzitutto concentrato sul “giardino” italiano. Mi sarà sfuggito, ma non colgo la sua presenza nella stampa internazionale sulle grandi questioni che interessano il Vaticano. Ma forse mi sbaglio e sono pronto ad essere smentito.
Damilano ha le sue posizioni, ma conosce la Chiesa, ha passione e scrive bene.
E non confonde l’analisi con l’apologetica o le turibolate d’incenso.
Un giornalista deve fare questo, anche se non solo “contro”.
Per i devoti c’è Radio Maria.
Secondo Bertone farebbe meglio come presidente della conferenza episcopale italiana che come segretario di Stato.
E poi che c’entra la segreteria di stato con la politica italiana??? Come se la Chiesa cattolica si riducesse alla CEI…
L’articolo omette anche le non poche gaffes come la nomina di Wielgus a Varsavia e quella dell’ausiliare di Linz prima nominato e poi abbandonato a se stesso e lasciato dimettersi… senza parlare di fughe di notizie che con, il pur vecchio e malato Woytila, mai si erano avute…